Shining, la mini serie tv scritta da Stephen King. La trama e le curiosità

7 gennaio 2014 11:591 commentoDi:

shining serie tv

Uno dei libri più attesi di questo 2014 è senza dubbio Doctor Sleep, il nuovo romanzo del re dell’horror Stephen King che arriverà nelle nostre librerie a partire dal prossimo marzo. Perché tanta attesa?

Da un lato sicuramente perché quando arriva un libro di King in libreria c’è sempre una certa aspettativa da parte dei tanti fan dello scrittore che non vedono l’ora di conoscere quale nuovo incubo è stato partorito dal suo genio, dall’altro ci sono i librai e le case editrici, che ben sanno che King porta in alto il volume delle vendite.

Ma c’è anche un altro motivo per cui Doctor Sleep è così atteso: questo nuovo romanzo, infatti, è il sequel di Shining, terzo romanzo in carriera dello scrittore di Portland, del quale sarà protagonista Danny Torrance, ovvero il figlio del protagonista del primo episodio, Jack Torrance, che si troverà a combattere con i fantasmi del suo presente e con quelli del passato.

Chi non ha letto il libro, avrà sicuramente visto il film che Stanley Kubrick ha tratto da questo romanzo, il cui protagonista maschile aveva il volto di Jack Nicholson che qui ha dato vita ad una delle sue interpretazioni migliori, anche se questo non è bastato a King per apprezzare la versione cinematografica del suo capolavoro.

Per questo a quasi venti anni dall’uscita del film, Stephne King ha deciso di mettere mano ad una versione televisiva di Shining, una mini serie in tre puntate da 90 minuti l’una. La motivazione alla base di questo grande progetto era portare sul piccolo schermo tutto ciò che Kubrick aveva tralasciato di menzionare ed è stato lo stesso King a scriverne la sceneggiatura e ad occuparsi della produzione insieme alla Warner.

Shining la serie tv, la trama e lo sviluppo della narrazione

Il risultato è un adattamento tanto fedele al punto di essere pedante. Il ritmo è troppo lento per i tempi della televisione e sembra che King abbia voluto nella sua versione tutto quello che Kubrick non ha messo nella sua, il che significa indagare a lungo sulle motivazioni che hanno portato Jack Torrance a stabilirsi nell’isolato Overlook Hotel, trasformando i flussi di coscienza presenti nel libro in altrettanti dialoghi o monologhi e, nonostante la presenza di un attore del calibro Elliott Gould, la serie sembra perdersi troppo in parole senza mai passare davvero all’azione: ci vuole tutto il primo episodio e una parte del secondo per riuscire a vedere i Torrance nella loro nuova dimora, la nevicata che li blocca all’interno dell’enorme struttura arriva solo a metà del secondo e tutta la parte dedicata alla follia di Jack Torrance è concentrata nel terzo episodio.

Oltre a questo, il formato da 90 minuti non sembra aver aiutato il romanziere di Portland, così come gli effetti speciali che a volte sembrano davvero risibili.


Stephen King ha puntato molta della sua attenzione alla scenografia, con l’intenzione di focalizzare l’attenzione sul posto che lo ha ispirato nella scrittura di Shining, il The Stanley Hotel. Ma, mentre sarebbe davvero interessante vedere l’originale, un luogo fisico reale difficilmente può essere ricostruito su un set cinematografico: l’architettura da torta nuziale del The Stanley è troppo bella per essere sinistra e macabra, mancano il senso di minaccia e di terrore possedute dal The Timberline Lodge in Oregon utilizzato da Kubrick. 

Shining in tv, la costruzione dei personaggi

Ma c’è anche un’altro fattore che King ha voluto evidenziare nella sua versione televisiva di Shining: l’alcolismo. Nel 1997 Stephen King aveva ormai combattuto la sua dipendenza e voleva che la mini serie parlasse anche di questo. Ha provato per questo a dare un’immagine diversa di Jack, mostrando non solo il suo sforzo nel limitare le bevute ma anche il suo tentativo di diventare una persona migliore. Quindi ha mostrato sul piccolo schermo Jack che va alle riunioni degli alcolisti anonimi, leggere libri sulla dipendenza e le sue profonde lotte con la parte più oscura di sé.

Il problema è che il personaggio manca di uno spessore adatto e la volontà di mostrare i differenti stati d’animo di Jack e la loro evoluzione purtroppo risulta sfumata ed inconsistente.

Anche Danny è molto diverso da quello che abbiamo conosciuto nel romanzo di Shining: nella mini serie tv Danny Torrance ha sette anni e non cinque e passa la maggior parte del suo tempo a piagnucolare con i genitori, mentre sia nel libro che nel film Danny raramente dice quello che pensa; inoltre, nella mini serie conosciamo anche Tony, l’amico immaginario del piccolo Torrance, qui in carne ed ossa.

Se c’è una nota positiva per la serie tv che Stephen King ha scritto ispirandosi al suo Shining è la scelta dell’attrice che impersona Wendy, la moglie di Jack e madre di Danny, che ha il volto di Rebecca De Mornay: bionda di nuovo come nel libro (nel film di Kubrick è castana) riesce alla perfezione ad interpretare una donna sull’orlo della disperazione, che accetta il lavoro del marito all’hotel solo perché consapevole che quella è la loro unica chance per tenere insieme la sua famiglia.

La Wendy della serie capisce che è l’Hotel a guidare i folli gesti del marito e, quando l’istinto di sopravvivenza la spinge ad uccidere l’uomo che una volta amava teneramente, per lei non c’è trionfo, ma solo una dolorosa perdita.

King, Kubrick e ancora King

E’ un fatto noto che Stephen King non abbia mai  sembra proprio una confutazione formale di quanto fatto dal regista. E’ anche un’eccellente illustrazione del perché gli adattamenti dei lavori letterari di Stephen King tendono a non funzionare sullo schermo: King non è un pensatore visivo, ama raccontare, piuttosto che dare spettacolo.

Un regista come Kubrick (o Frank Darabont o Rob Reiner) può prendere una storia del re dell’horror e distillare il suo significato in simboli visivi, tagliare l’esposizione e sorvolare un sacco di lanugine emotiva senza però tralasciare di comunicare il sottotesto psicologico che è il cuore storia. Tanti registi hanno provato a farlo, ma non sempre i risultati sono stati quelli sperati.

Ora resta da capire cosa ne sarà di Doctor Sleep, se riuscirà ad avere lo stesso successo e se, anche in questo caso, ci sarà qualche regista pronto a mettersi in gioco per restituircene una versione cinematografica.

Così, quando tutto si riduce ad essa, quale versione di Shining è il migliore?






Tags:

1 commento

  • Personalmente ritengo il libro inarrivabile, sia dal film di Kubrick, sia da quello dello stesso King. Credo comunque che, parere puramente personale, se il film di Kubrick avesse avuto un attore diverso da Jack Nicholson, probabilmente non avrebbe avuto lo stesso impatto e lo stesso successo. Rimane il fatto che Shining di Kubrick sia un film di tutto rispetto.

Lascia una risposta