Stamina: come il Metodo di Vannoni è diventato un caso giudiziario. Le tappe, i segreti e le falle di questo metodo – Seconda parte

17 gennaio 2014 22:370 commentiDi:

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Nella storia del Metodo Stamina, una lunga storia che affonda le sue origini all’inizio degli anni 2000, quando Davide Vannoni era quasi un perfetto sconosciuto la cui attività principale era quella di docente universitario, è particolarmente complessa, dato anche i tanti attori protagonisti sulla scena.

Sono davvero in tanti ad avere un ruolo di rilievo: oltre a Vannoni e al suo staff, ci sono tutti i pazienti e i loro famigliari, l’opinione pubblica che si schiera unanimemente, o quasi, a favore di questo metodo, c’è un magistrato di Torino che cerca di fare luce su quanto sta avvenendo e ci sono anche il governo italiano e la comunità scientifica internazionale.

Tutti a discutere del Metodo Stamina, della sua efficacia e della sua sicurezza, senza però riuscire a mettersi d’accordo. La discussione sul Metodo Stamina segue delle tappe ben precise, tutte segnate da avvenimenti particolari che hanno aggiunto altra benzina su questo fuoco che non accenna a spegnersi neanche adesso.

Il decreto legge per il Metodo Stamina

Una di queste tappe è il 25 marzo del 2013, giorno in cui il Senato dà vita ad un Decreto Legge sull’uso delle cellule staminali in Italia in cui tenta di regolamentare gli accessi a questa discussa cura: secondo quanto contenuto nel decreto, diventato poi legge e conosciuto come Decreto Balduzzi, i malati che hanno già iniziato le infusioni previste dal Metodo Stamina potranno continuare a farlo, senza dover fare ricorso a nessun tribunale.

Ma non solo. Il Decreto Balduzzi fa un ulteriore passo avanti dando avvio ad una sperimentazione clinica del metodo sotto la supervisione del Centro nazionale trapianti, dell’Istituto superiore di sanità e dell’Aifa, stanziando anche 3 milioni di euro (naturalmente di soldi pubblici) per il finanziamento della ricerca.

► Stamina: come il Metodo di Vannoni è diventato un caso giudiziario. Le tappe, i segreti e le falle di questo metodo – Prima parte

È questo il momento in cui insorge la comunità scientifica internazionale, in cui sono compresi anche i tanti esperti italiani, come Elena Cattaneo, Michele De Luca e Paolo Bianco, e si appella ripetutamente al governo italiano perché faccia marcia indietro su questa decisione. In effetti, la pericolosità di questo metodo era stata già messa in evidenza dalle analisi effettuate dal Dott. Dominici, quelle che portarono l’Aifa a bloccare tutti i trattamenti in corso nell’ambito di Stamina e a chiudere il laboratorio dell’Ospedale di Brescia dove venivano effettuati.

► Metodo Stamina, le analisi screditanti e i servizi de Le Iene

Fu quello l’inizio della trasformazione del Metodo Stamina in un caso giudiziario, ma ancora i tempi non erano maturi per portare alla luce la verità sull’intera vicenda Stamina. Ciò che ha fatto scattare l’allarme è stata la decisione del Governo italiano a dare via libera alla ricerca e a contribuirvi tramite fondi pubblici.

Un fatto inaccettabile per gli scienziati di tutto il mondo che chiedono all’unanimità che vengano resi pubblici i protocolli di Stamina e la documentazione relativa ai brevetti: solo dopo che tutto questo sarà passato al vaglio delle autorità preposte si potrà decidere se ci sono le condizioni necessarie per l’avvio di una sperimentazione. Ma così non è mai accaduto, almeno fino quasi alla fine del 2013.

► Pro e contro del Metodo Stamina, il pensiero della comunità scientifica internazionale

Quei brevetti che non ci sono

È il dicembre del 2009 quando Davide Vannoni presenta quattro istanze di brevetto per il suo metodo. Lo fa in due occasioni in Italia, una in Canada e una negli Stati Uniti. Le due istanze italiane e quella canadese sono state ritirate prima che le autorità preposte potessero esprimersi, mentre dagli Stati Uniti è arrivato un rifiuto, ma con la possibilità per Vannoni di ripresentare l’istanza, cosa però che l’ex professore di psicologia non ha mai fatto.


Altro fatto strano riguardante i brevetti è che il nome di Vannoni non compare in alcuna parte della documentazione: come unica inventrice e responsabile del metodo viene indicata Enrica Molino, una delle sue collaboratrici.

L’Ufficio Brevetti degli Stati Uniti si è quindi espresso sul Metodo Stamina e il se, soprattutto, secondo gli esperti che hanno analizzato i protocolli, il tempo di incubazione indicato sembra essere troppo breve perché le cellule staminali mesenchimali possano trasformarsi in neuroni e, quindi, le trasformazioni che avvengono sono il risultato di trasformazioni citotossiche.

I dati di Vannoni sono copiati?

La mancanza di un reale brevetto è solo la punta dell’iceberg del caso Stamina. Le successive indagini di Nature, una delle maggiori e più accreditate riviste scientifiche, hanno portato alla luce un altro fatto inquietante sul Metodo Stamina, ovvero la possibilità che le prove, poche e poco convincenti che Vannoni ha portato in favore del suo Metodo, potrebbero essere state addirittura copiate.

I dati a disposizione dell’Ufficio Brevetti degli Stati Uniti, l’unico ad avere a disposizione del materiale, dato che dagli altri la documentazione era stata ritirata insieme alla richiesta, contengono due immagini che non sarebbero di proprietà di Vannoni, ma di Elena Schegelskaya, biologa molecolare della Kharkov National Medical University, che nel 2003 pubblicò una prima ricerca sulle cellule staminali contenente le stesse foto.

► Chi è Davide Vannoni? Perché il Metodo Stamina da lui stesso inventato fa così discutere?

Non si tratta qui di una questione di copyright, la faccenda è ben più serie perché la presenza di quelle due immagini sconfessa inconfutabilmente la validità del metodo, non solo perché non originale – altro motivo addotto dall’Ufficio Brevetti americano che ha sentenziato che il metodo di Vannoni non è nulla di più di quanto già si fa con le staminali, ma soprattutto perché quelle foto risalgono al 2003, quattro anni prima della data relativa al Metodo Stamina, il 2007, il che renderebbe le condizioni sperimentali non più ammissibili.

Esiste qualche prova a favore di Stamina?

Allo stato dei fatti, non esistono prove scientifiche che dimostrino l’efficacia del metodo. Le uniche note a favore di Stamina sono le testimonianze dei pazienti, di coloro che si sono sottoposti al trattamento e che in seguito hanno dichiarato di aver avuto dei sensibili miglioramenti delle loro condizioni.

Il problema è che queste testimonianza non sono sostenute da quanto riportato sulle cartelle cliniche degli stessi pazienti. Anche l’unico studio scientifico esistente su Stamina sembra mostrare l’inefficacia dell’infusione di cellule staminali così come previsto da Vannoni.
Lo studio in questione è stato condotto da un gruppo di ricercatori dell’Istituto per l’infanzia ed ospedale specializzato pediatrico regionale “Burlo Garofolo” di Trieste su cinque bambini affetti da atrofia muscolare spinale (SMA) di tipo 1: secondo i ricercatori il trattamento non ha portato ad “alcun cambiamento nel decorso della malattia”.

Le tappe, i segreti e le falle del Metodo Stamina

Prima parte

Seconda parte

Terza parte






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