La lunga storia della boxe nel cinema

8 gennaio 2014 19:260 commentiDi:

rocky

Arriva domani al cinema una delle commedie più attese dell’anno: si tratta de “Il grande match”, commedia sulla boxe che vede protagonisti, e per la prima volta sul ring insieme, Sylvester Stallone e Robert De Niro che hanno già dato prova di cosa sono capaci di fare davanti alle cineprese con un paio di guantoni rispettivamente nel ruolo di Rocky nella fortunata saga e di Jack La Motta in Toro Scatenato di Martin Scorsese.

Stallone e De Niro sono stati dei grandi interpreti di pugili sullo schermo e molto probabilmente lo saranno ancora, lo sapremo definitivamente solo domani dopo aver visto il film, ma sono solo gli ultimi in ordine di tempo di una filmografia a tema davvero molto nutrita.

Forse pochi sanno che uno dei primi sperimentatori della boxe al cinema è stato Charlie Chaplin che nel febbraio del 1915 arrivò nelle sale con “Charlot boxeur (The champion)”, da lui diretto e interpretato. Nella versione italiana lo conosciamo come “Charlot il re del ring”.

Sono passati quasi cento anni, e “Charlot Boxeur” è profondamente diverso dai film sulla boxe che siamo abituati a vedere: muto e in bianco e nero, racconta la storia di un pugile squattrinato che tenta la fortuna in una sfida di boxe lanciata da una palestra dopo aver trovato un ferro di cavallo a terra che userà per mettere ko il suo avversario.

Ferraglie protagoniste anche di un altro indimenticabile pezzo della storia della boxe al cinema. Più di quindici anni dopo il primo esperimento di Chaplin, infatti, altri due interpreti d’eccezione fanno questo esperimento, si tratta di Stanlio o Ollio che portano sui grandi schermi nel 1932 il film “Pugno di Ferro” nel quale a fare la fortuna del malcapitato Stanlio, mandato sul ring al suo posto dal perfido Ollio, è un guanto riempito con della ferraglia che gli permette di abbattere l’avversario e anche chiunque altro incontra sulla sua strada.

Facciamo un salto di qualche anno e arriviamo direttamente nel 1949 quando sui grandi schermi arrivò il film che rese celebre Kirk Douglas, “Il grande campione”, pellicola che inaugura anche tutto un nuovo filone di film sulla boxe che esplorano il umano del pugile e della sua vita, molto spesso in toni drammatici.

Diretto da Marl Robs ed interpretato da un giovanissimo e atletico Kirk Douglas, “Il grande campione” racconta la storia di un giovane pugile che pur di diventare un grande campione abbandona la moglie da poco sposata e anche tutti coloro che gli sono intorno pur di rincorrere fama e ricchezza.

Ci riesce, ma non potrà goderne, dato che troverà la morte nello spogliatoio dopo uno dei suoi incontri più importanti.

Continuando a scorrere la filmografia sulla boxe, poco dopo “Il grande campione” troviamo un’altra pellicola sulla boxe che rappresenta una pietra miliare di questa parte di cinema. E’ “Lassù qualcuno mi ama” di Robert Wise che vede Paul Newman vestire i panni di Rocky Graziano, pugile italo americano il cui vero nome è Thomas Rocco Barbella.

Come molti altri ragazzi come lui degli anni ’40, la vita è fatta di piccoli furti e rapine con le quali sbarcare il lunario, ma diversamente dagli altri Rocky ha un asso nella manica, ovvero il suo talento innato come pugile. Rocky entra ed esce continuamente di prigione ma alla fine trova il modo per redimersi e per riuscire a realizzare il sogno di una vita: diventare campione del mondo dei pesi medi.


Perché questo film è così importante? Abbastanza semplice da intuire dato il nome del protagonista della pellicola e le sue origini: anche se non esplicitamente, infatti, la figura del pugile italo americano che sguazza nei bassifondi degli Stati Uniti è stato ripreso da John G. Avildsen che insieme allo sceneggiatore e protagonista Sylvester Stallone, dà alla vita Il Film sulla boxe, “Rocky”.

Il primo capitolo della lunga saga dedicata a Rocky Balboa ottiene un successo inimmaginato: 225 milioni di dollari al botteghino, tre premi Oscar (Fil, Regia e Montaggio) e il David di Donatello a Sylvester Stallone come miglior attore straniero (agli Oscr non andò oltre la nomination).

Sono ben sei i film si Rocky Balboa:

Rocky

Rocky II

Rocky III

Rocky IV

Rocky V

Rocky Balboa

Con Rocky è avvenuta la definitiva consacrazione della boxe al cinema e i film sul tema sono diventati sempre più frequenti. Rocky ci ha accompagnato per ben trent’anni, dal 1976 al 2006, anche se nessuno dei sequel ha raggiunto la bellezza e la poeticità del primo capitolo, nel frattempo al cinema sono arrivati “Hurricane – Il grido dell’innocenza (The Hurricane)” di Norman Jewison con protagonista con Denzel Washington.

In questa pellicola si racconta la storia del pugile Rubin Carter, anche lui giovane boxeur dal passato difficile, ma per diversi motivi. Lui è nero in un mondo governato dai bianchi che gli impediscono di combattere facendolo rinchiudere in prigione.

Una prima novità questa, per la prima volta sullo schermo c’è un pugile di colore, cosa che accadrà anche qualche anno dopo con “Alì”, la pellicola dedicata al grandissimo Cassius Clay, meglio conosciuto nel mondo della boxe e non solo come Muhammad Ali, impersonato sul grande schermo da Will Smith.

Sdoganati i pugili di colore, non potevano che arrivare le donne sul ring cinematografico. A fare questo grande passo è Clint Eastwood che nel 2004 arriva al cinema con uno dei suoi film meglio riusciti, “Million Dollar Baby” interpretato dallo stesso Clint Eastwood con Hilary Swank e Morgan Freeman.

“Million Dollar Baby” è forse uno dei film più drammatici tra tutti quelli che sono stati girati sulla boxe: Maggie Fitzgerald, la protagonista interpretata da Hilary Swank che si è aggiudicata anche l’Oscar come Migliore Attrice Protagonista per questa sua interpretazione – è una giovane sola che si appassiona alla boxe e riesce ad arrivare ai massimi livelli nonostante nessuno credesse in lei.

Ultimo film sulla boxe in ordine di tempo è “Il grande match” ma, per potervi dire se ci piace o meno, si dovrà aspettare fino a domani.






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