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Striscia di Gaza come vive la popolazione

striscia di gazaIl blocco imposto dall’esercito israeliano dal giugno 2007, ha posto in ginocchio l’economia di Gaza. 

La Striscia di Gaza, uno stretto lembo di terra con una superficie di circa 370 chilometri quadrati, che ospita 1,6 milioni di persone, è sottomessa ad un rigoroso blocco imposto dallo stato di Israele,  a seguito della sua acquisizione con il controllo effettivo da parte del movimento islamista di Hamas nel giugno 2007,  nel corso di un colpo di stato contro l’Autorità Palestinese di Mahmoud Abbas. 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), lo scorso 18 maggio, ha imposto a Israele la fine del blocco. 

Un mese prima, durante una visita verso l’enclave palestinese, Ban Kimonn, il Segretario generale dell’ONU, aveva annunciato che: ” l’embargo israeliano non è sostenibile, il blocco di Gaza deve essere immediatamente revocato perché punisce civili e innocenti”. 

L’ultima relazione della Commissione europea sulla Striscia di Gaza, pubblicata nel marzo 2009, ha stimato il danno causato dal blocco sull’economia del territorio, per tutti i settori economici e sociali insieme, per 514.300.000 euro. Il PIL nei territori palestinesi è sceso dal 5% nel 2006 al 3% nel 2007 e 2,7% nel 2008.  

Il tasso di disoccupazione era pari al 38,6% della forza lavoro nel 2009, secondo l’ufficio statistica palestinese, il 70% della popolazione della striscia di Gaza, vive sotto la soglia di povertà, secondo la CIA. 

L’UNRWA (Agenzia delle Nazioni Unite, che si occupa dei profughi palestinesi nel Vicino Oriente) ha stimato che il numero dei rifugiati che vivono in estrema povertà a Gaza, è triplicato dall’inizio del blocco nel 2007, da circa 100.000 unità a circa 300.000. 

Attualmente l’insicurezza alimentare coinvolge il 60,5% delle famiglie,  in base ai dati della FAO. Nella sua relazione, la Commissione sottolinea che oltre il 90% della popolazione dipende dagli aiuti alimentari da parte delle agenzie delle Nazioni Unite.

Nel febbraio 2009, le Nazioni Unite lanciarono un appello al fine di apportare urgenti aiuti alla popolazione della Striscia di Gaza. 

Dalla relazione della Commissione europea, si evince  che il 46% dei terreni agricoli nella regione, sono ritenuti “inaccessibili”,  i lavoratori agricoli rappresentavano solo il 7,4% della forza lavoro nel quarto trimestre del 2009, contro il 12,7% nel secondo trimestre del 2007, secondo l’ufficio di statistica palestinese. 

L’organizzazione commerciale Palestina Trade Center (Paltrade) ha dichiarato che, senza le restrizioni imposte sul trasporto delle merci, si potrebbe esportare dalla Striscia di Gaza, ottimi prodotti agricoli come tonnellate di lamponi,  milioni di fiori recisi e  tonnellate di  pomodorini ogni anno. 

Anche la pesca è un settore molto sofferto. Dal gennaio 2009, le aree accessibili ai pescatori sono state ulteriormente ridotte. Di conseguenza, il pesce catturato  è diminuito del 47% tra il 2008 e il 2009, secondo il Ministero dell’Agricoltura palestinese. 

Riferendosi sempre ai rapporti della Paltrade, il 95% di 3750 aziende nella Striscia di Gaza sono state chiuse o distrutte, lasciando circa 40mila lavoratori disoccupati (94%). 

L’industria alimentare, per esempio, nel 2009 ha registrato perdite per 37,1 milioni di dollari a causa della completa cessazione delle esportazioni . Lo scorso anno erano presenti solo 16 aziende, contro  30 nel 2008 e 100 nel 2005. Duramente colpiti anche altri settori, in particolare l’edilizia, l’energia, i trasporti e le telecomunicazioni. 

Le infrastrutture di Gaza sono letteralmente devastate dalla mancanza di materiali e attrezzature da costruzione. Una carenza che deriva direttamente dal blocco imposto sul territorio, ha riferito il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP). 

Durante l’operazione militare “Piombo fuso” condotta dall’esercito israeliano nella Striscia di Gaza, furono danneggiate e distrutte, tre quarti delle infrastrutture, tuttora non ancora ricostruite (UNDP). 

Dalla relazione delle Nazioni Unite redatta lo scorso anno, si stima che il costo dei danni causati sulle strade e sui ponti nella Striscia è salito a 18.600.000 euro e l’82,5% delle scuole sono ancora in rovina.

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