The Wolf of Wall Street: punto per punto, un confronto tra realtà e finzione

22 gennaio 2014 10:440 commentiDi:

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Manca solo un giorno all’uscita al cinema del nuovo ed attesissimo film di Martin Scorsese, “The Wolf of Wall Sreet”, pellicola che racconta la storia di Jordan Belfort, uno dei broker più famosi e più ricchi della finanza internazionale degli anni ’90.

Sul grande schermo Jordan Belfort avrà il volto di Leonardo DiCaprio, per la quinta volta protagonista di un film di Scorsese.

“The Wolf of Wall Street” sta facendo molto discutere già da tempo, anche da prima che il film uscisse nelle sale americane, che vincesse un Golden Globe (andato a Leonardo DiCaprio come miglior attore maschile in un film musicale o in una commedia) e che fosse nominato a ben cinque premi Oscar (se ne vincerà qualcuno lo sapremo solo il 2 marzo prossimo, quando si terrà la cerimonia di premiazione).

Non potrebbe essere altrimenti, primo perché si tratta di un film di Martin Scorsese, regista che sembra in grado in ogni sua pellicola di superare se stesso e il suo talento, secondo perché il regista ha deciso di affidare il ruolo del protagonista a Leonardo DiCaprio, ruolo per il quale è stato nominato all’Oscar come miglior attore protagonista (le sue probabilità di vittoria sono molto alte, se così fosse sarebbe il suo primo premio Oscar), e terzo perché il film si ispira al romanzo scritto dallo stesso Jordan Belfort una volta uscito di prigione, dopo aver scontato solo 22 mesi di pena per aver truffato i risparmiatori americano per ben 22 milioni di dollari.

Il romanzo ha lo stesso azzeccatissimo titolo del film, The Wolf of Wall Strett (in Italia il libro è edito dalla Rizzoli), e ha fruttato a Belfort un bel po’ di soldi – la Random House, la casa editrice che accettò di pubblicarlo, pagò un milione di dollari solo come anticipo – somma accresciuta non di poco con la cessione dei diritti per il film di Scorsese, che hanno sicuramente fatto comodo a Belfort, condannato dalla giustizia statunitense a versare il 50% dei suoi guadagni ad un fondo di compensazione a favore delle vittime delle sue truffe.

La droga, le prostitute e la dissolutezza della versione cinematografica de The Wolf of Wall Street sono talmente stravaganti che gli spettatori che non hanno letto il libro da cui è tratto potrebbero pensare che il regista si sia preso un bel po’ di licenza creativa nel raccontare la storia di Jordan Belfort, ma non è così: il film di Scorsese segue fedelmente la storia che Belfort ha raccontato nelle sue memorie.

Jordan Belfort nel suo libro fa una sorta di revisionismo di quanto realmente accaduto (o comunque da quanto emerge dalle indagini fatte su di lui che hanno poi portato alla sua incriminazione per truffa e al suo arresto), cercando di ‘glorificare’ le sue gesta alquanto discutibili: Martin Scorsese sa benissimo che il narratore della storia che lui stesso vuole raccontare non è affidabile, e cerca di dimostrarlo in tutta la durata del film, eppure ne segue fedelmente il racconto.

Questo pone una serie di interrogativi tanto sul film che sul libro al quale è ispirato, interrogativi che hanno il fine di comprendere quanto c’è di reale nel romanzo di Belfort e nel film di Scorsese rispetto a quanto realmente accaduto, ovvero i fatti che hanno portato Belfort dall’essere uno dei più grandi broker che Wall Street ricordi a pericolo criminale e poi, ancora, a uomo d’affari con la coscienza pulita che tiene seminari motivazionali.

Ci sono alcuni episodi della vita di Belfort che sono particolarmente famosi e sono proprio questi a fare della storia del broker una storia tanto interessante da essere portata sul grande schermo: alcun sono reali, altri un po’ meno e altri ancora non sono mai accaduti, ma sono solo frutto del revisionismo di Belfort.

The Wolf of Wall Street: punto per punto, confronto tra realtà e finzione

Il segreto del successo nel mondo della finanza sono la masturbazione, la droga e le prostitute.

Belfort racconta nel suo libro che questo fu il primo insegnamento ricevuto dal suo primo boss, fatto che sembra corrispondere alla realtà: questo, infatti, era il credo di Mark Hanna (che nel film di Scorsese ha il volto di Matthew McConaughey), il broker che ha instradato Belfort sulla via del successo.

La Stratton Oakmont e le sue attività

Belfort era realmente il proprietario della Stratton Oakmont, una società di intermediazione finanziaria che ha fondato insieme al suo socio Danny Porush grazie alla quale ha ottenuto i primi grandi guadagni: l’attività principale della società era quella di vendere dei grandi stock di azioni (solitamente fasulle o con scarse possibilità di guadagno) a prezzi gonfiati e con commissioni del 50%.
L’esistenza della Stratton Oakmont è più che provata dai fatti, così come l’esistenza di Porush, che però nel film di Martin Scorsese si chiama Donnie Azoff ed ha il volto di Jonah Hill.

Altri fatti raccontati tanto nelle memorie di Belfort che nel film di Scorsese sono veri e aderenti alla realtà, come, ad esempio, il riciclaggio di denaro sporco in conti svizzeri intestati alla madre e alla zia di sua moglie, ma in alcuni casi la scena cambia radicalmente.

Festini, sesso e droghe: come Belfort ha romanzato la sua vita

Nello specifico, si tratta degli episodi più caratteristici della sua vita, come ad esempio la sua dipendenza dal Quaaludes, un medicinale dagli effetti sedativi, non più legale negli Stati Uniti, che Belfort amava particolarmente per il fatto che non lascia particolari strascichi il giorno successivo.

Nel libro Belfort racconta di aver guidato una Lamborghini sotto l’effetto di questa droga, fatto ripreso anche nel film di Scorsese, ma non del tutto vero: l’auto guidata da Belfort era una Mercedes.

Secondo le memorie di Belfort, inoltre, i suoi festini prevedevano, oltre alla presenza di prostitute e una grande selezione di droghe, anche un particolare tipo di intrattenimento, il lancio del nano. I festini a abse di sesso e droga di Belfort sono uno dei punti cardine del suo libro, ripresi in tutto e per tutto anche nel film, ma nessuno è ancora riuscito a provare la presenza dei nani a queste feste.

Assolutamente veri, nella vita reale, nel libro e nel film, l’affondamento dello yacht posseduto da Jordan Belfort e precedentemente di Coco Chanel (al largo delle coste della Sardegna), il fatto che cambiò il nome di sua moglie da Nadine a Naomi e anche la sua attività sotto copertura per conto del governo degli Stati Uniti, attività che ha portato all’incriminazione di molti suoi colleghi e amici.

Jordan Belfort, Robin Hood depravato

Sembra tutto molto fedele ai fatti, quindi, ma c’è un punto su cui la realtà è ben diversa da quanto vogliono raccontare Belfort e Scorsese.

A Scorsese sono arrivate parecchie critiche proprio per la scelta di rappresentare lo stile di vita di Belfort e le sue follie senza mostrare le vittime delle sue truffe. Belfort afferma nel suo libro – così come fa Scorsese nel film – di aver truffato solo i ricchi, ma come scrive anche il New York Times, negli Stati Uniti ci sono ancora molti proprietari di piccole imprese che stanno cercando di recuperare i risparmi di una vita persi a causa delle attività di Belfort.

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