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Washington autorizza uccisione iman americano

AL-AWLAKI

L’amministrazione Obama ha autorizzato l’uccisione mirata di un cittadino americano, di origine yemenita, una decisione molto rara, presa dagli Stati Uniti, una mossa senza precedenti nella storia contro il terrorismo.

Anwar al-Awlaki, 38 anni, è la nuova bestia nera della CIA, è considerato da Washington come uno delle più serie e preoccupanti minacce terroristiche.

Per questo, l’amministrazione Obama ha deciso di neutralizzarlo, in tutti i modi, anche a costo di commettere un assassinio mirato.

Gli Stati Uniti sono pronti ad andare fino in fondo: “Se per la sicurezza nazionale occorre un’azione estrema, fino al punto di uccidere un cittadino americano, cercheremo di ottenere un’autorizzazione che ce la permetterà“, dichiarava già in febbraio Dennis Blair, direttore dei servizi di informazione, durante un’audizione davanti ai parlamentari americani.

Rifugiato dal 2002 nello Yemen, Anwar al-Awlaki è rimasto in contatto con alcuni terroristi del 11 settembre e con colui che compì la strage alla base americana, Fort Hood, in Texas nel mese di novembre scorso.

Ma soprattutto, l’uomo è considerato dai servizi antiterroristici americani, come quello che ha reclutato e trascinato il nigeriano autore del mancato attentato di natale, sul volo Amsterdam-Detroit, che avrebbe potuto costare la vita a 290 passeggeri.

Dunque Barack Obama ha inforzato la sua lotta contro al-Qaida e, in particolare contro il suo ramo yemenita che è sempre più attivo. Una ragione di più per volere la fine di al-Awlaki, uno dei principali porre

Una ragione di più per volere ne finire con Anwar al-Aulaqi che sarebbe Ebbene per gli Stati Uniti uno dei principali terroristi, a fianco ad Osama Bin Laden, della penisola arabica.

Nato nel 1971 in una cittadina del New Messico, da genitori yemeniti, suo padre era presidente dell’università di Sanaa, la capitale dello Yemen, Anwar al-Awlaki viene attratto già in giovanissima età, dal fondamentalismo religioso. A 25 anni, dopo essersi laureato, diventa iman alla moschea di San Diego, in California.

Inizia le sue prime prediche e velocemente, ottiene il massimo rispetto dalla frangia più radicale della comunità musulmana. Nel gennaio 2001, si trasferisce a Washington e diventa iman della moschea di Falls Church, nella periferia della capitale. È là che incontra due membri del commando dell’11 settembre, che lo considerano come un padre spirituale. I suoi sermoni sono attentamente seguiti da un certo Nidal Malik Hasan, autore della carneficina in Texas.

Sempre più vigilato dalla CIA, lascia Washington nel 2002 e si rifugia nello Yemen. A Sanaa, insegna il corano all’università Al Eman che conta più di 6.000 studenti.

La sua rete cresce rapidamente, ma è soprattutto attraverso Internet che al-Awlaki cerca di farsi conoscere. Autore di un blog molto influente, i suoi appelli alle jihad, sono seguiti da decine di migliaia di utenti. È su questo sito, oggi inaccessibile, che viene in contatto con l’attentatore di Fort Hood.

Lo Yemen che tollerava fino a poco tempo fa, la presenza di attivisti radicali sul suo territorio, ha immediatamente lanciato la caccia contro i militanti di al-Qaida. Ma le autorità hanno perso ogni traccia di Anwar al-Awlaki, dal marzo 2009.

L’avevano dato per morto in un attacco aereo yemenita in dicembre, ma l’iman riappare nel marzo 2010 in un messaggio audio, nel quale incita i musulmani americani a ribellarsi contro il loro governo, che “conduce la guerra all’islam.”

E mentre le autorità americane si preoccupano dell’aumento dei casi di estremismo islamico sul loro territorio, al-Awlaki gioca con la provocazione, asserendo che “la jihad sta diventando americana, tanto quanto la torta di mele”

In risposta a queste nuove minacce, Washington ha deciso dunque di reagire e di considerare l’iman come un “nemico militare” che deve essere combattuto con qualsiasi mezzo.

“Il pericolo che rappresenta al-Awlaki per gli Stati Uniti, non è più legato solamente alle parole delle sue prediche. È implicato oramai nei preparativi degli attentati”, spiega un responsabile americano del contro terrorismo al New York Times. Aggiungendo: “È cosciente dei suoi atti e sa che non sarà accolto con i fiori.”

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