Yara Gambirasio prelevato Dna a otto salentini

18 luglio 2011 21:200 commentiDi:

Dal Nord al Sud d’Italia, l’inchiesta della piccola Yara Gambirasio, la tredicenne rapita a Brembate Sopra, il 26 novembre 2010 e ritrovata uccisa dopo tre mesi nella campagna di Chignolo d’Isola, è infatti sbarcata in Puglia, dove otto salentini sono indagati per l’omicidio della giovanissima atleta, un caso che, a tutt’oggi, è rimasto ancora irrisolto.

Secondo quanto scrive la “Gazzetta del Mezzogiorno”, si tratta di residenti a Gallipoli, Galatina, Otranto, Borgagne e San Pietro in Lama. Su ognuno di questi otto salentini individuati i carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale di Lecce hanno effettuato i prelievi di saliva per confrontare il loro Dna con quello isolato sugli indumenti di Yara e che, secondo gli inquirenti, apparterrebbe all’assassino.

Le indagini sono state così  allargate, in quanto, questo gruppo di persone salentine, durante i fatidici giorni del sequestro e omicidio della ragazzina,  si trovavano proprio in tale zona, i loro celluari hanno, infatti, agganciato le celle telefoniche che coprono l’area del terribile delitto.


Gli otto sospetti sono anche stati sentiti in relazione alla loro presenza nel Bergamasco. Non si sa nulla in merito alle loro dichiarazioni.

Non si conosce ancora la loro identità e sul caso esiste il massimo riserbo.

Il passo successivo degli investigatori è la comparazione del Dna con tutti i titolari delle utenze telefoniche che quel giorno, per motivi che gli investigatori stanno verificando, si trovavano nella zona di Brembate e Chignolo d’Isola. Si tratterebbe, secondo indiscrezioni trapelate, di non meno di 2500 persone, abitualmente residenti in altre parti d’italia.

Le persone in questione potrebbero essere finite nella lista della procura di Bergamo pur senza aver mai conosciuto Yara, senza essere mai entrate in contatto con lei. Tuttavia, non è detto che qualcuno di loro possa avere conosciuto la ragazzina nel Salento, dove spesso si recava in vacanza dai nonni paterni, esattamente a  Tricase porto.

L’unica speranza è che lo spietato assassino avesse  con sé il telefonino, quel maledetto giorno in cui a  Yara strappò la sua giovane vita.

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Ultimo aggiornamento 18 luglio 2011 ore 23,15






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