Cattivi nei videogiochi, più sensibili nella vita

15 settembre 2014 15:190 commenti

Interpretare il ruolo dei cattivi nei videogiochi, rende le persone più sensibili. Lo ha scoperto uno studio americano dell’università di Buffalo in Michigan riabilitando quei giochi anche un po’ splatter che piacciono ai ragazzi e preoccupano i genitori.

call of duty videogioco

Tante mamme e tanti papà sono preoccupati quando i figli scelgono videogiochi violenti e si trasformano in mostri che uccidono chicchessia. Invece, se nei videogiochi s’interpreta il ruolo dei cattivi, nella vita quotidiana si diventa più sensibili. Almeno questo è il risultato della ricerca americana “Being Bad in a Video Game Make US More Morally Sensitive”, pubblicata su CyberPsychology, Behavior e Social Networking.

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Un ambiente virtuale molto violento, fa presupporre che chi lo vive ha un lato violento pronto ad esplodere anche nella vita di tutti i giorni. Invece è il contrario. Molti dei ragazzi che hanno dimostrato una preferenza per questi giochi pieni di sangue e violenza, sono stati poi più facilmente impegnati in attività di volontariato.

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Quindi il meccanismo che scatta, tanto per essere chiari, non è quello di emulazione e tanto meno chi sceglie questi videogiochi ha una violenza repressa. Il meccanismo che scatta è il senso di colpa: gli utenti che hanno atteggiamenti immorali nella vita virtuale, sono più sensibili, per via del senso di colpa, rispetto alle tematiche e alle proibizioni morali che hanno messo a repentaglio con il comportamento virtuale.

Quindi il senso di colpa virtuale determina una maggiore predisposizione alla moralità e al rispetto delle regole nella vita di tutti i giorni. Lo studio ha coinvolto 185 soggetti.






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