I migliori – e i peggiori – amministratori delegati del 2013

6 gennaio 2014 18:140 commentiDi:

soldi

Ci sono uomini, nel mondo, le cui decisioni sono in grado di rovesciare, nel bene e nel male, le sorti di intere aziende, di intere nazioni, di interi mercati. In una società sempre più globalizzata, le scelte degli uomini che sono a capo delle grandi multinazionali della Terra, strettamente connesse con il mondo della finanza, pronto ad elargire immense fortune e amari tonfi, possono senza dubbio fare la differenza.

Si può dire, infatti, che le redini dell’economia mondiale siano per buona parte nelle mani e nella testa di quei pochi amministratori delegati cui spetta il compito di decidere la strategia da applicare ai vertici dell’organizzazione aziendale e sui quali si concentrano di conseguenza le aspettative di mezzo pianeta.

Anche nel corso del 2013, dunque, fare il CEO non deve essere stato così semplice. L’anno appena trascorso ha infatti riservato ad alcuni manager grandi soddisfazioni e fortune, mentre ad altri una serie di insuccessi a catena, che neanche gli analisti più esperti avrebbero potuto immaginare.

Ma se volete conoscere quali sono stati i manager dei manager che a livello mondiale si sono distinti nel corso del 2013, vi basterà scorrere la classifica riportata qui di seguito, che elenca quali sono stati senza ombra di dubbio i migliori e i peggiori amministratori delegati del 2013 e, soprattutto, cosa hanno fatto per meritarsi tale titolo!

I peggiori amministratori delegati del 2013

Per una vecchia regola del vantaggio, ci sentiamo però di iniziare con la classifica di coloro per i quali il 2013 è stato, in definitiva, un anno da dimenticare. Arrivati molto spesso da un passato di grandi soddisfazioni, reduci di enormi fortune in campo dirigenziale e finanziario, temuti e invidiati nell’intero mondo del business, i peggiori CEO del 2013 si sono distinti per avere raccolto con poche mosse i più grandi insuccessi della loro vita.

Ecco appunto quali sono stati e cosa hanno combinato, per la BBC, gli amministratori delegati da non imitare nel corso del 2014!

5. Steve Ballmer di Microsoft

Un premio alla sua carriera di amministratore delegato dimissionario è andato a Steve Ballmer, fino a poco tempo fa a capo di Microsoft. A livello personale questo CEO continua a accumulare una serie di profitti – i meglio informati parlano di circa 20 miliardi di dollari l’anno – ma la società che si è trovato a dirigere dopo il ritiro di Bill Gates, ha perso parecchio terreno in molti settori strategici e nessuno può affermare che la situazione, anche a livello di organizzazione aziendale sia ancora come quella di prima. Sembra proprio quindi che Steve Ballmer nel corso del 2013 abbia vissuto di rendita grazie al monopolio creato dai suoi predecessori.

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4. Eddie Lampert di Kmart

Al quarto posto della classifica troviamo un esperto giocoliere di hedge fund, Eddie Lampert, a cui però nel 2013 deve essere sfuggita di mano più di qualche pallina. Dopo aver rilevato nel 2003 la catena di discount Kmart che si trovava in bancarotta, Lampert ha acquistato la Sears, ma gli affari non sono andati come forse aveva sperato. Non solo l’anno passato, tuttavia, è stato avaro di buoni risultati, ma anche quelli precedenti. Nel suo portfolio vi sono oggi 27 trimestri di vendite in calo, perdite che ammontano a 800 milioni di dollari, debiti che schizzano a quota 7 miliardi. Giudicate un po’ voi…


3. Thorsten Heins di BlackBerry

Quando il gioco si fa duro, solo i duri continuano a giocare. E’ un po’ la metafora di quello che deve essere successo a Thorsten Heins, amministratore delegato di BlackBerry nel corso dello scorso anno, quando il CEO non ha di certo saputo fronteggiare la competitività dilagante di colossi come Apple, Samsung e Google ed è rimasto, per questo, un po’ tagliato fuori. Dopo le ingenti perdite, quindi, nella sua azienda sono anche arrivati i licenziamenti a pioggia. Thorsten è stato alla guida di BlackBerry fino a pochi mesi fa, quando ha dovuto cercare una nuova occupazione: ma nel frattempo i titoli della compagnia avevano perso il 60 per cento. Da non imitare.

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2. Ron Johnson di JC Penney

Al secondo posto della classifica degli amministratori delegati più sfortunati del globo nel 2013 troviamo Ron Johnson, che era arrivato alla guida della nota catena americana di retail JC Penney sotto i migliori auspici. Era infatti uno degli ex manager d’oro di Apple. Solo qualche tempo prima era riuscito a far decollare il grande business degli store della Mela insieme a Steve Jobs, ma con il retail non è stato in grado di ripetere la magia. In più, per viaggiare ogni settimana tra casa e lavoro, l’una nella Silicon Valley, l’altro a Dallas, pretendeva di utilizzare sistematicamente il jet privato aziendale, e questo non deve aver accresciuto la sua popolarità all’interno del gruppo. Ma anche le cifre parlano chiaro: prima del suo licenziamento le azioni della catena erano crollate del 50 per cento, la società aveva accumulato mezzo miliardo di perdite e perso altri 4 miliardi di ricavi.

1. Eike Batista di Ogx – Osx

Al primo posto della classifica dei peggiori CEO del 2013 troviamo Eike Batista, sicuramente il più ambizioso del gruppo. Aveva dichiarato, infatti, in passato di voler diventare l’uomo più ricco del mondo e sposato una modella di Playboy. La sua fortuna proviene dall’oro, dalle miniere che ha gestito in Canada e in Brasile, grazie alle quali è riuscito ad inserirsi anche nelle liste di Forbes, raggiungendo l’ottavo posto tra gli americani, con un patrimonio da 30 miliardi di dollari. A partire dal 2007, però, ha cercato di diversificare, forse per prevenire i rischi. Ma a quanto pare il suo progetto di investire nell’offshore in Brasile non è andato a buon fine, i titoli della sua società, la Ogx – Osx hanno perso il 95 per cento e il suo patrimonio si è ridotto addirittura del 99 per cento nel 2013!

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I migliori amministratori delegati del 2013

Ma il 2013, come abbiamo accennato, non ha dispensato solo amarezze a tutti i CEO del mondo. Vi sono stati anche alcuni che si sono distinti per i loro eccezionali successi e che hanno ampiamente meritato di ricevere il titolo di migliori amministratori delegati per l’anno passato. Ecco chi sono:

6. Mark Zuckerberg per la crescita dei titoli di Facebook pari a 92 per cento

5. Jeff Weiner di LinkedIn, per discrezione e incremento dei titoli pari al 114 per cento

4. Marissa Mayer di Yahoo, per essere l’unica presenza femminile in azione e per la crescita del 68 per cento dei titoli

3. Gary Kelly di SouthWest Airlines, che è stato in grado di riportare i conti della compagnia ai livelli precedenti la crisi

2. Reed Hastings di Netflix, che ha portato a casa una crescita del 237 per cento

1. Eleon Musk di Tesla Motors, per la chiarezza delle sue idee e per l’incredibile rialzo del 300 per cento delle sue azioni.

 






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