Il contributo di Margherita Hack alla scienza

30 giugno 2013 08:280 commenti

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Una brutta notizia per il mondo della cultura e per l’Italia in particolare. Si è spenta ieri all’età di 91 anni Margherita Hack. Lascia un enorme vuoto, considerato anche il suo contributo alla scienza. Icona dell’astrofisica mondiale, la Hack verrà ricordata in particolar modo come una straordinaria manager della ricerca.

E’ stata la prima donna a capo di un osservatorio astronomico in Italia, e’ stata il propulsore che ha portato gli osservatori italiani in prima fila a livello internazionale.

Per ventitrè anni la Hack è stata alla guida dell’Osservatorio di Trieste, dal 1964 al 1987, portandolo a diventare partner di grandi progetti di ricerca internazionali, quali il Very Large Telescope (Vlt) dell’Osservatorio Europeo Meridionale (Eso), il Large Binocular Telescope (Lbt) sul Monte Graham in Arizona, il satellite Planck dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) e lo European Extremely Large Telescope.

Con la stessa apertura internazionale Margherita Hack ha diretto anche il Dipartimento di Astronomia dell’università di Trieste dal 1985 al 1991 e dal 1994 al 1997.

I suoi studi scientifici iniziarono ufficialmente con una tesi sulle stelle variabili studiate nel 1912 da una donna, Henrietta Leavitt, e denominate Cefeidi dal nome della prima stella di questo tipo ad essere identificata, Delta Cephei. Spiegò la Hack: “Sono caratterizzate dall’estrema regolarita’ delle loro variazioni luminose e la loro grande importanza consiste nel fatto che c’è una stretta relazione fra il periodo di variabilità e il loro splendore intrinseco”.


In virtù delle sue osservazioni oggi le stelle di questo tipo sono considerate punti di riferimento fondamentali per misurare la distanza delle galassie alle quali appartengono e le distanze trovate con questo metodo sono considerate tra le più accurate attualmente possibili.

Un altro enorme contributo scientifico di Margherita Hack concerne l’astronomia agli ultravioletti, possibile soltanto dallo spazio in quanto i raggi ultravioletti vengono assorbiti dall’atmosfera terrestre. A Margherita Hack va il merito di portato l’astronomia italiana in questo campo fin dagli anni settanta, con la partecipazione alla missione del satellite International Ultraviolet Explorer (Iue), lanciato il 26 gennaio 1978 da Nasa, Agenzia Spaziale Europea (Esa) e Gran Bretagna, attivo per 16 anni, fino al 30 settembre 1996.

Come ella stessa spiegava nelle sue conferenze divulgative, il cielo può essere esaminato in molti modi diversi, dalla luce visibile ai raggi X. Guardarlo ai raggi ultravioletti significa avere la possibilità di osservare fenomeni altrimenti invisibili, i cui protagonisti sono oggetti molto caldi, come le stelle nascenti o quelle che stanno per morire. Grazie alla partecipazione al progetto dell’Italia, coordinata da Margherita Hack, i ricercatori del nostro Paese hanno potuto studiare le migliaia di immagini relative a 10.000 oggetti celesti fra pianeti, comete, stelle, gas interstellare, supernovae, galassie e quasar.

 






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