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Marco Travaglio: ipocriti difensori della libertà di satira (VIDEO)

Nell’editoriale immediatamente seguente alla notizia del tragico attentato di Parigi, Marco Travaglio non poteva esimersi dal dire la sua sull’argomento. Il giornalista se la prende con gli ipocriti, non pochi, che oggi in Italia si sono innalzati a difensori della satira, non memori dei casi clamorosi di censura nella tv e nella stampa nazionali. Politici, giornalisti e semplici commentatori hanno urlato che Charlie Hebdo “ha tutto il diritto di sbeffeggiare l’Islam come tutte le religioni. Perché la satira non ha limiti. Qualunque limite sarebbe una censura, e noi siamo contrari alla censura”. Ma il giornalista ricorda che in Italia abbiamo fatto di peggio: abbiamo eliminato la satira per non doverla censurare.

Noi si che siamo democratici sorride beffardo. Travaglio prosegue il suo editoriale con il suo inconfondibile stile cronologico e passa in rassegna i casi più clamorosi di censura in tv e nella stampa. Il primo caso a cui fa riferimento è quello del 2001: Gasparri si prese la briga di telefonare alla redazione di Quelli che il calcio in diretta tv per commentare una battuta di Gene Gnocchi su una stagista accusata di essere raccomandata perché imparentata con lui. Simona Ventura, ai tempi conduttrice del programma, fece fatica a spiegargli i concetti di democrazia e di diritto di satira. Nel 2002 la Rai censurò Biagi, Santoro e Luttazzi giustificandosi con l’orario inadeguato. Biagi propose di andare in onda a mezzanotte ma venne censurato ugualmente perché considerato troppo costoso. Provocò ancora dichiarandosi disponibile ad andare in onda gratuitamente ma l’azienda di viale Mazzini si oppose mettendo avanti esigenze di svecchiamento. Tre giornalisti mandati via e, badate bene, “per ordine di un tizio che parla dall’estero,ma non ha né barba né turbante”. Possiamo parlare di censura proprio noi? Nel link sotto trovate il video completo dell’editoriale di Marco Travaglio a Servizio Pubblico.

MARCO TRAVAGLIO CONTRO L’IPOCRISIA DEL CASO CHARLIE HEBDO