Nasce in America il movimento anti-selfie

7 ottobre 2014 11:410 commenti

Farsi gli autoscatti, fino a poco tempo fa, era normale ed era normale anche condividerli. Poi questa pratica è stata messa sotto la lente d’ingrandimento, si è passati a chiamare queste foto selfie e si è scatenata la mania. Oggi è quasi impossibile non chiedere agli amici di farsi un selfie.

Farsi un selfie non vuol dire soltanto immortalare una serata, un evento, una meta raggiunta con un emblematico autoscatto, vuol dire avviare un percorso lungo di condivisioni, like e proliferazione sociale di quella foto. Insomma il selfie ha una vita oltre lo scatto. Peccato che adesso si sia arrivati ad una stomachevole sovraesposizione cui anche le star dicono basta. La prima a scagliarsi contro l’abuso di selfie è Kirsten Dunst mentre l’autoscatto spopola anche tra Papa Francesco e i neologismi del dizionario oxfordiano.

selfies


Negli Stati Uniti, dove arrivano sempre un po’ prima di noi alla soluzione di questo genere di problemi, è nato il movimento Anti-Selfie che si promuove attraverso un cortometraggio di cui la Dunst è protagonista. Si evidenzia come il selfie possa diventare un’ossessione, quella per una vita sempre connessa e sempre in mostra. Il corto si chiama Aspirational e lo proponiamo di seguito.

Il messaggio è semplice: è arrivato il momento di essere Unselfie. In Italia, tanto per calarsi nella nostra realtà, Samsung spiega che si scattano circa 28 milioni di selfie al giorno e più della metà dei ragazzi tra 15 e 35 anni potrebbe aver condiviso online questo scatto. Le star, esposte per lavoro, sono sempre più lontane da questa pratica. Lo stesso Di Caprio ha rifiutato di farsi foto nel giorno del suo compleanno.






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