Perché il 18 gennaio è stato il giorno più triste del 2016

Ieri era lunedì 18 gennaio e per molti il 18 gennaio è stato il giorno più triste del 2016: l’equazione matematica vuole dunque che lunedì 18 gennaio sia stato il giorno più triste del 2016, pertanto possiamo ricominciare a sorridere, perché il peggio è passato. Ma cos’è questa storia del Blue Monday, ovvero il nome con cui viene definito per l’appunto il terzo lunedì del mese di gennaio? C’entra qualcosa di matematica, ma il fatto ha anche a che fare con le bufale – e soprattutto con il fatto che è lunedì. 

Tutto ha inizio nei primi anni 2000, quando il ricercatore dell’Università di Cardiff, tale Cliff Arnall, dette vita a un’equazione prendendo in considerazione numerose variabili, come ad esempio le condizioni del tempo, la situazione economica dopo le festività natalizie, la presa di consapevolezza che le feste siano finite e l’urgente bisogno di darsi da fare, che stabilì pertanto come il terzo lunedì di gennaio sia davvero il giorno in cui siamo tutti un po’ più tristi del solito.

L’equazione matematica sopraccitata, in verità, cela al suo interno fin troppe variabili da essere considerata una formula matematica vera e propria, tuttavia in Gran Bretagna il Blue Monday è preso molto sul serio, anche perché è proprio nel terzo lunedì di gennaio che si registrano più assenze al posto di lavoro. Con l’avvento dei social network, poi, il Blue Monday è diventato anche un hashtag di tendenza – lo fu anche l’anno scorso.

Il terzo lunedì di gennaio, il giorno più triste dell’anno, si chiama Blue Monday in onore di una canzone dei New Order, scritta appositamente – si dice – per la delusione di non aver mai ricevuto una richiesta di bis dai loro fan. Il presidente della Società italiana di psichiatria, Claudio Mencacci, ha voluto comunque tranquillizzare tutti, affermando come sia chiaro che di lunedì si è tutti un po’ più tristi rispetto al solito, ma, Inside Out docet, di vivere la tristezza come una delle tante emozioni che abbiamo, senza abbandonarci nello sconforto.

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