Perché si parla della riduzione del buco dell’ozono

11 settembre 2014 21:380 commenti

Il buco dell’ozono ed in particolare il suo ingrandimento è stato un tormentone per gli ecologisti, con un apice di popolarità intorno agli anni Ottanta-Novanta: all’epoca qualsiasi azione contribuiva all’aumento del buco dell’ozono e di riflesso al riscaldamento globale. Buco nell'ozono

Oggi che la popolazione mondiale è aumentata e così anche i mezzi di trasporto e le industrie che producono CO2, il buco dell’ozono non si sta più allargando. Incredibile, è vero, ma a dirlo non sono i sostenitori del progresso a tutti i costi ma uno studio scientifico patrocinato dalle Nazioni Unite. Si specifica nel documento che questa inversione di tendenza sarebbe dovuto al trattato del 1987, sottoscritto dalla comunità internazionale, che avrebbe messo d’accordo i popoli sulla necessità di ridurre le emissioni di anidride carbonica.

> Scoperto nuovo buco nell’ozono

L’ozono, lo strato che protegge la Terra dai raggi ultravioletti del Sole, si era notevolmente assottigliato per via dell’inquinamento, soprattutto in Antartide. Qui il buco era arrivato ad estendersi per 30 milioni di chilometri quadrati con la conseguenza che i ghiacci si stavano sciogliendo.

> Artide perde il 40% del suo strato di ozono

Adesso il WMO, l’organizzazione meteorologica mondiale, ha spiegato che il buco ha smesso di crescere. Entro dieci anni, se si continuasse con questo buon lavoro, potrebbe iniziare anche a ridursi. L’origine di queste buone pratiche si è avuto quindi nel 1987 con il Protocollo di Montréal: in pratica si riduceva e si vietava ogni attività che determinasse la liberazione di sostanze che potevano danneggiare l’ozonosfera, anche quelle presenti nei frigoriferi o nelle bombolette spray.

Una storia di successo, dunque, che dovrebbe incoraggiare la popolazione mondiale a continuare nel rispetto dell’ambiente.

Tags:

Lascia una risposta