Perché troppi medici si suicidano?

5 settembre 2014 11:450 commenti

Un interessante articolo del New York Times si pone l’interrogativo sul perché dei suicidi dei medici che sono i primi a consacrare l’esistenza al salvataggio delle vite altrui. L’interrogativo nasce dall’ascesa dei suicidi in ambito medico.

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Di suicidi illustri, purtroppo, se ne sentono tanti. Si pensi soltanto a quello di Robin Williams che durante l’estate ha gelato le vacanze di numerosi fan e lavoratori del mondo dello spettacolo.

Due settimane fa, però, si sono suicidati anche altri due medici, due dottori con percorsi professionali diversi, uniti dalla scelta di porre fine alla loro vita. Sicuramente avevano vite diverse e hanno optato per il suicidio per motivi differenti. Eppure che si suicidi un medico è davvero un fatto curioso. L’entusiasmo dei neodottori, per esempio, è tutto legato alla voglia di guarire i malati e salvare le vite, anche se questo comporta stress, fatica ed esaurimento emotivo.

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I medici, secondo le statistiche, proprio in virtù della loro professione, hanno il doppio delle possibilità rispetto agli altri cittadini di suicidarsi e le dottoresse hanno il triplo delle probabilità di suicidarsi rispetto ai loro colleghi maschi. Ogni anno, in America si suicidano 400 giovani medici, all’inizio della carriera. Sembra questo periodo di iniziazione, quello più difficile. E infatti il 9,4% degli studenti di medicina al quarto anno dichiara di aver avuto pensieri suicidi.

La soluzione potrebbe essere nell’evitare turni di lavoro massacranti e fornire al personale medico un servizio di assistenza extralavorativo che attutisca la tendenza all’autoisolamento ed eviti l’abnegazione che poi, alla lunga, rende lo stress estremo.

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