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Addio alle monete da 1 e 2 centesimi: vediamo insieme cosa cambia

Addio ufficiale alle monete da 1 e 2 centesimi perché finalmente usciranno direttamente dal circolo e non saranno più valide. Proprio nelle scorse ore è stata ufficializzata la sospensione del conio delle monetine motivata dallo scarso utilizzo a fronte di una produzione costosa. Nonostante però si sia arrivato allo stop del conio di queste monete, il corso legale delle stesse resterà in vigore Finché si passerà alla loro naturale sparizione per il mancato utilizzo come già accaduto in passato con le lire. A prevedere la sospensione del conio di queste monete è stato l’articolo 13 quater del decreto legge numero 50 del 2017 convertito poi dalla legge 96 del 2018. Ma cosa accadrà adesso che le monete da 1 e 2 centesimi non verranno più coniate? In realtà per i cittadini non cambierà sostanzialmente nulla.

Come già abbiamo riferito,  queste monete continueranno ad avere un valore legale fino a che non avverrà il completo esaurimento e quindi i negozianti dovranno assolutamente accettarle. Gli importi in caso di pagamento in contanti Ad ogni modo saranno arrotondati o per eccesso o per difetto e quindi se ad esempio il conto è di 16,22 euro il cliente dovrà pagare €16,20, mentre se il conto è di 17,88 euro si dovrà pagare 17,90.

L’arrotondamento non vale se il pagamento è effettuato con bancomat o carta di credito.  Queste novità porteranno sicuramente un maggiore rischio di rincari per i consumatori anche se per il momento non sembra si siano registrate particolari segnalazioni.  Sono autorizzati ad acconsentire all’arrotondamento di qualunque autonomo importo monetario in euro a debito o a credito, tutti i soggetti sia pubblici che incaricati di pubblici uffici o di pubblici servizi, compresi i loro concessionari rappresentanti e agenti o mandatari. Dovrà essere il garante per la sorveglianza dei prezzi a dover monitorare questa attività trasmettendo circa ogni 6 mesi al Ministero dello Sviluppo Economico le sue considerazioni. Questo su base semestrale dovrà riferire le dinamiche e le eventuali anomalie che si sono rilevate nell’esercizio delle proprie attività con tanta di segnalazioni al Ministero dello Sviluppo Economico e all’autorità garante della concorrenza e del mercato.

La decisione di fermare il conio delle monete di 1 e 2 centesimi era stata presa la scorsa primavera con il solo obiettivo di fare risparmiare allo stato ben 20 milioni di euro all’anno.  Stando ai dati dell’Istituto poligrafico e Zecca dello Stato  responsabile della produzione delle monete su richiesta  del Ministero dell’Economia soltanto nel 2015 sarebbero stati prodotti 405 milioni di pezzi  l’84% composto da monete da 1 e 2 centesimi, rispettivamente 220 e 120 milioni. Secondo le Stime inserite in una mozione presentata circa 4 anni fa in Parlamento, nel 2013 il costo sarebbe stato di circa 23 milioni di euro. Nonostante tutte le raccomandazioni e rassicurazioni, sembra che siano tanti gli italiani ad essere preoccupati dei rincari.

In Finlandia non hanno neanche aspettato l’arrivo delle primissime monetine da 1 e 2 centesimi di euro, per cancellarle. Contestualmente all’avvento della moneta unica, nel gennaio 2002, Helsinki decise per l’arrotondamento dei prezzi ai 5 centesimi più vicini. Decisione seguita due anni dopo dall’Olanda, nel 2010 dall’Irlanda, e nel 2014 dal Belgio. Tutti Paesi dove le monetine più piccole della divisa europea, pur mantenendo pieno corso legale, non vengono usate. Anche perché produrle costa più del loro valore nominale.

Il prossimo Paese europeo ad abbandonare i piccoli centesimi potrebbe essere proprio l’Italia se passasse l’emendamento alla manovra correttiva, all’esame della Camera, presentato ieri dal Pd. La proposta, primo firmatario Sergio Boccadutri (che già nel 2013 tentò invano) prevede che i risparmi della mancata coniazione delle monetine da 1 e 2 centesimi (compito delle banche centrali nazionali, quella olandese, tagliandola, risparmia 36 milioni di euro l’anno) sia destinato al Fondo per la riduzione del debito pubblico. E che il ministero dell’Economia stabilisca i criteri per l’arrotondamento dei prezzi ai 5 centesimi più vicini.

Operazione che secondo alcuni rischia di determinare un aumento dell’inflazione, ma che nei Paesi europei dove è già praticata è sempre stata sostenuta dalle associazioni dei consumatori. In Belgio, Olanda, Finlandia e Irlanda, per giunta si arrotonda solo il conto finale della spesa, e non i singoli prodotti, e solo per i pagamenti in contanti: 1, 2, 8 e 9 centesimi si arrotondano a zero mentre 3, 4, 6 e 7 centesimi si arrotondano a 5. I centesimi di euro, compresa la moneta da 5, rappresentano l’80% di tutte le nuove monete coniate nella zona euro. Una produzione decisamente antieconomica, visto che il conio della moneta da 1 centesimo ne costa 4,5 mentre per quella da 2 centesimi ce ne vogliono 5,2.

L’idea di fare a meno dal 2018 delle monetine più piccole Sergio Boccadutri la giustifica con considerazioni di efficienza: siccome emetterle costa più del loro valore facciale, i 2,8 miliardi di esemplari prodotti finora sono costati oltre 245 milioni di euro: il che porta il deputato Pd a calcolare un possibile risparmio di 20 milioni l’anno, che sarebbero destinati al Fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato, ovvero alla riduzione del debito pubblico. Ma di fatto l’abolizione degli 1-2 cent consisterebbe nell’arrotondamento ai cinque centesimi dei prezzi o almeno di quelli pagati in contanti: il che porta con sé il timore di un arrotondamento verso l’alto a svantaggio del consumatore, come ha fatto notare un altro deputato del Pd, Giacomo Portas. Proprio le preoccupazioni per l’inflazione hanno finora impedito che a livello europeo si concretizzasse una misura del genere, tra l’altro piuttosto avversata in Germania. Dunque bisognerà attendere per sapere se questa ipotesi, che pure potrebbe avere qualche vantaggio pratico, è destinata a diventare realtà.

Sicuramente invece sono già usciti di scena, perché ritenuti estranei alla materia del decreto legge, circa 900 emendamenti su untotale di 2.600 presentati. Tra questi c’è anche quello che prevedeva un’imposta sostitutiva del 10 per cento, più favorevole rispetto alla tassazione ordinaria, per i pensionati che vengono a stabilirsi nel nostro Paese: una misura ideata per attirare in Italia anziani facoltosi, ma che non si concretizzerà. Non hanno superato la tagliola nemmeno altre proposte che puntavano a portare al livello minimo, ovvero al 4 per cento, l’Iva sui prodotti sull’infanzia (come biberon e pannolini) e su alcune tipologie particolari di pane.Grande spazio tra gli emendamenti ha trovato il tema degli eventuali strumenti sostitutivi ai voucher appena aboliti dal governo per evitare il referendum promosso dalla Cgil. Le soluzioni proposte sono le più svariate, ma più o meno tutte hanno in comune l’obiettivo di permettere alle famiglie di compensare figure del lavoro occasionale come baby-sitter o insegnanti delle ripetizioni. Così sono stati immaginati coupon, card o libretti: alla fine sarà il governo a tirare le somme e a predisporre la nuova normativa.

LA MONETA ITALIANA

Il 1° gennaio 2002 l’Italia e altri 11 Stati dell’Unione europea hanno introdotto le banconote e le monete in euro per sostituire le valute nazionali di ciascun paese. Oggi l’euro è la valuta di oltre 330 milioni di cittadini di 17 paesi europei. Centocinquanta anni fa l’Italia ha realizzato un’altra unificazione monetaria, naturale conseguenza dell’Unità d’Italia. L’adozione della lira, in sostituzione delle centinaia di segni monetari in uso sino a quel momento, fu il mezzo per avviare l’integrazione economica della penisola, aprire la strada alla partecipazione dell’Italia alle grandi trasformazioni europee e mondiali, porre le basi per il suo sviluppo futuro: gli stessi obiettivi che hanno ispirato il processo di unificazione monetaria e la nascita dell’euro. Attraverso installazioni multimediali e documenti d’archivio, grandi collezioni di monete e macchine industriali, oggetti d’uso comune e libri antichi, banconote moderne e forme di moneta primitiva, il visitatore può ripercorrere le lontane vicende dell’unificazione monetaria italiana con l’occhio rivolto sia alla nostra esperienza odierna, dall’introduzione dell’euro alla diffusione della moneta elettronica, sia ai riflessi che esse ebbero allora sulla vita quotidiana degli italiani.

L’unificazione monetaria Il 24 agosto 1862 Vittorio Emanuele II firmò la legge di unificazione del sistema monetario. La lira italiana sostituiva le monete precedenti e iniziava la sua storia, che sarebbe durata sino all’introduzione dell’euro. “La moneta, mentre corre nelle mani di tutti come segno ed equivalente di ogni valore è pure il monumento più popolare, più costante e più universale che rappresenti l’unità della nazione”. Così era scritto nella relazione che accompagnava il progetto di legge. Ma le abitudini non si cambiano facilmente, soprattutto in una popolazione in larga misura analfabeta e legatissima alle tradizioni locali. Le operazioni di conversione delle vecchie monete procedettero in maniera abbastanza spedita al Centro Nord, e verso la fine del 1865 potevano dirsi concluse. Andarono invece a rilento nelle province meridionali, sia per la quantità delle monete da ritirare (pari al 60 per cento del totale), sia per una sottovalutazione delle difficoltà da parte del governo centrale, alle prese con brigantaggio e rivolte locali. Al centro della stanza è esposto l’originale della legge del 1862 e un’installazione audiovisiva narra simbolicamente il processo di unificazione monetaria. Sulle pareti della stanza trova posto la cronologia della unificazione monetaria italiana, dai provvedimenti di Napoleone dopo la campagna d’Italia del 1796 sino alla nascita della Banca d’Italia nel 1893. A quelle vicende si affianca la storia della unificazione europea e della nascita dell’euro. Le isole tematiche – con oggetti, documenti e installazioni interattive – consentono uno sguardo più approfondito su alcuni grandi temi, storici e analitici, legati alle vicende narrate.

Soldi,denaro, monete La moneta è tra gli oggetti di uso quotidiano più frequente. Quasi mai tuttavia ci soffermiamo a riflettere su cosa sia, su quale sia la sua natura. Nei secoli, popoli differenti hanno utilizzato monete e banconote che hanno assunto, nel corso del tempo, una straordinaria varietà di aspetti e di contenuti. Potrai realizzare un viaggio nel tempo, osservando gli esemplari di monete e banconote antiche provenienti da varie parti del mondo, a partire dallo statere in argento della Lidia (561-546 a.C.) e dal sesterzio in bronzo di Roma (41-54), per passare al carlino in oro del Regno di Napoli e Sicilia (1266-1282) e alle 100 lire in oro dello Stato Pontificio (1846-1878), per finire poi con le banconote da 1 lira della Banca Nazionale nel Regno (1869), da 500.000 lire della Banca d’Italia (1997) e da 500 euro della Banca Centrale Europea. Potrai inoltre ammirare un esempio di moneta proveniente dall’isola di Yap, prestito del Royal Coin Cabinet Museum di Stoccolma. Si tratta di un disco di pietra – utilizzato per secoli sull’isola di Yap (Stati Federati della Micronesia) – che può raggiungere anche i 4 metri di diametro. La pietra con cui è realizzata veniva estratta da cave presenti su isole che distano centinaia di miglia da Yap. Il valore della moneta, oltre che dal peso, dalle dimensioni e dalla bellezza del materiale, traeva origine anche dalle difficoltà di trasporto. Le monete più grandi non “circolavano” materialmente: i pagamenti avvenivano attraverso una semplice registrazione del cambio di proprietà della moneta-pietra.

Moneta e fiducia La moneta svolge molte funzioni. In primo luogo, è quella cosa che è accettata da tutti in cambio di qualsiasi altra cosa. Con l’euro – la nostra moneta – puoi comperare in tutta Europa arance, DVD, biglietti del treno, mentre se hai un biglietto del treno, ad esempio per Parma, ti sarà difficile scambiarlo con arance, a meno che il fruttivendolo non debba andare a Parma proprio quel giorno. Pensa a un mondo senza moneta: per un lungo tratto della storia umana lo scambio di merci si è basato sul baratto. Come si sarebbe potuto scambiare latte di capra per un cappello? Occorreva la perfetta coincidenza dei bisogni, ad esempio fra il “lattaio” e il “cappellaio”. Per risolvere il problema si utilizzarono via via – come mezzi di scambio intermedi – il bestiame, la pelle conciata, i metalli preziosi, la moneta coniata e infine le banconote, che hanno il vantaggio di costare pochissimo e di essere più comode da trasportare. Della cartamoneta è però facile abusare, mettendone in circolazione quantità eccessive. Ci sono molti esempi di governi che hanno abusato di questa facoltà. Questi esempi ci hanno anche mostrato gli effetti negativi in termini di inflazione e di crisi finanziarie. Contro l’abuso della cartamoneta hanno scritto legislatori ed economisti di ogni epoca. Con la creazione dell’euro, l’Europa ha stabilito regole chiare e precise per garantire la stabilità monetaria. In questa isola potrai vedere, tra l’altro, una tavoletta cuneiforme della Mesopotamia, risalente al 1800 a.C. Sulla tavoletta d’argilla è registrato un contratto di prestito in sicli d’argento della durata di tre mesi e all’interesse di 36 grani per siclo.

Moneta e società Nella società ottocentesca il denaro era certamente meno presente nella vita quotidiana di quanto accade oggi, e molti scambi avvenivano ancora per baratto. Generalmente le banconote servivano solo per le grandi transazioni commerciali e non per gli scambi più minuti. Erano di taglio molto elevato: nel 1859 la banconota più piccola della Banca Nazionale valeva 20 lire, un terzo dello stipendio mensile di un suo impiegato. Solo dopo il 1866 cominciarono a diffondersi biglietti di piccolo taglio. Solo i ricchi maneggiavanole monete di elevato valore, d’oro e d’argento, oppure lettere di credito, assegni, “buoni”. Tra loro e gli appartenenti alla classe dei lavoratori, degli operai e dei braccianti, le distanze monetarie erano abissali. Dopo l’Unità, la più piccola moneta d’oro – poco più grossa di un’unghia – valeva 5 lire, che per alcuni era pari al salario di una settimana. Anche le monete di piccolo conio non circolavano in grande quantità. Chi lavorava all’interno della famiglia ne vedeva di rado, come molti contadini o le domestiche che prestavano servizio nelle famiglie di città. E, se possibile, era meglio non spenderle e accantonarle per i giorni difficili. La letteratura pedagogica insisteva sulla virtù del risparmio. Altrimenti si sarebbe stati costretti a impegnare i propri beni al “Monte di pietà” o a chiedere la carità per poche monetine, che qualcuno sognava di trasformare in migliaia di lire con il colpo di fortuna delle lotterie, dei giochi d’azzardo, delle tombole. In questa isola potrai osservare, tra l’altro, un “libretto di depositi fruttiferi” in uso nel 1878 presso una banca piemontese e un grazioso salvadanaio in ceramica cinese distribuito da una Cassa di Risparmio ai suoi clienti, quale esempio di incoraggiamento al risparmio da parte delle banche. Ma anche alcune fiches da gioco originali usate nel XIX secolo (perché i ricchi, pur avendo confidenza con monete e biglietti, non amavano maneggiare direttamente il denaro).

Gli italiani prima e dopo il 1861 All’inizio del Seicento gli stati della penisola italiana erano ancora tra i più ricchi del mondo. “Tre generazioni più tardi – ha scritto Carlo M. Cipolla – l’Italia era un paese sottosviluppato, prevalentemente agricolo, importatore di manufatti ed esportatore di prodotti agricoli”. Nel 1820 il prodotto per abitante era ancora fermo al livello di due secoli prima. Anche di questo arretramento economico dell’Italia rispetto ai paesi più sviluppati si nutrì la volontà di riscatto e di unità nazionale del Risorgimento italiano. Nel 1861 i consumi medi di un italiano, al potere d’acquisto attuale, erano intorno ai 1.120 euro l’anno, destinati essenzialmente ai consumi alimentari. Il 78 per cento della popolazione era analfabeta; la quota saliva al 90 per cento nel Mezzogiorno. Alla celebrazione del primo cinquantenario dell’Unità, nel 1911, i consumi medi degli italiani erano saliti a 1.700 euro l’anno, con un incremento di oltre il 50 per cento, e la percentuale di analfabeti era scesa al 38 per cento. Nel 1872 gli italiani avevano una “speranza di vita alla nascita” di circa 30 anni (una delle più basse in Europa), mentre alla vigilia della Prima guerra mondiale un neonato italiano aveva una vita attesa di 50 anni. Oggi gli italiani hanno una aspettativa di vita tra le più elevate al mondo, seconda solo a quella del Giappone. Grazie a uno schermo interattivo, potrai capire meglio come l’unificazione ha inciso su alimentazione, alfabetizzazione, speranza di vita e persino sulla statura media degli italiani.

Babele nella penisola Baiocco, carantano, carlino, doppia, ducato, fi orino, franceschino, francescone, lira, lirazza, marengo, onza, paolo, papetto, piastra, quattrino, scudo, soldo, svanzica, tallero, testone, fi no agli zecchini di Pinocchio. Questi sono solo alcuni dei nomi delle monete usate in Italia prima dell’Unità. Esistevano sei diversi sistemi monetari, ma anche al loro interno la situazione non era affatto omogenea: si utilizzavano contemporaneamente monete locali e straniere, antiche e recenti, conformi o meno al sistema legale. Nei territori che formarono nel 1861 il Regno d’Italia circolavano 236 diverse monete metalliche. Se poi si aggiungono quelle delle province venete e romane, al momento del loro ingresso nel Regno, allora il totale delle monete metalliche sale a 282. Potrai rivivere l’esperienza di un viaggiatore nell’Italia del XIX secolo e usare gli strumenti di allora per scoprire se è più conveniente comprare una merce a Milano o a Firenze, a Roma o a Napoli; tradurre pesi e misure non solo fra Torino e Palermo, ma anche da Milano a Como e da Napoli ad Avellino; calcolare il valore di una moneta rispetto all’altra, cercando di evitare di essere imbrogliato; pagare i dazi ogni volta che varchi una frontiera, ma anche quando entri in città dalla campagna. Nella vetrina sono esposti strumenti che facilitavano la conversione di pesi e misure da un sistema all’altro e una serie di francobolli preunitari, a indicare le differenze esistenti tra i vari stati italiani anche in questo campo.

Oro,argento o entrambi? Tutti nel nuovo Parlamento italiano erano d’accordo sull’unificazione monetaria, ma non sul tipo di sistema da adottare. Su quale metallo doveva fondarsi il nuovo sistema monetario nazionale? Sull’oro come in Inghilterra, oppure sull’argento come nel Regno delle Due Sicilie? Sarebbe stato preferibile adottare un sistema bimetallico, fondato cioè su monete sia in oro che in argento, come nel Regno di Sardegna e in Francia? La scoperta di nuove miniere d’oro in California e in Australia intorno alla metà del secolo spostò la preferenza verso i sistemi aurei, che, per effetto della maggiore disponibilità di materia prima, garantivano la possibilità di una più ampia crescita della moneta rispetto a quelli argentei. Nonostante una chiara preferenza verso il sistema aureo all’inglese, gli stretti legami che il nuovo Stato aveva con la Francia spinsero l’Italia ad adottare il sistema bimetallico di stampo francese e ad aderire nel 1865 all’Unione Monetaria Latina. Il trionfo del sistema aureo prese avvio nel 1873, quando la Germania lo adottò come base per la propria unificazione monetaria, grazie alla enorme indennità di cinque miliardi di franchi in oro imposta alla Francia sconfitta. Il dibattito accese anche la campagna elettorale americana del 1896. Nella vetrina sono esposti spille e distintivi indossati dai sostenitori dei diversi regimi monetari e la Convention monetaire di Parigi, sottoscritta da Francia, Belgio, Italia e Svizzera per la creazione dell’Unione Monetaria Latina, un’area monetaria basata sul sistema bimetallico.

Giro del mondo in 80 giorni Nel corso del XIX secolo ai processi di unificazione monetaria se ne affiancano altri non meno importanti, primo fra tutti quello che riguarda lo sviluppo dei trasporti e della comunicazione tra parti diverse dell’Italia, dell’Europa e del mondo. Si tratta di innovazioni tecnologiche che riducono i tempi di viaggio di persone e merci e facilitano lo scambio di idee. Strumenti di questo cambiamento sono le ferrovie, le navi, le strade e i telegrafi . Il famoso romanzo di Jules Verne è esemplare nel descrivere la percezione, sempre più diffusa, di un mondo che si va restringendo. Non si trattava solo della possibilità di spostarsi da un luogo all’altro del pianeta, ma anche dell’opportunità di comunicare, in tempo quasi reale, con persone che si trovavano a chilometri di distanza tra loro. Gli oggetti esposti in questa isola testimoniano questo processo di evoluzione, a partire da un esemplare originale di telegrafo modello “Stilo”, risalente al 1870, per arrivare a una sezione di cavo per le telecomunicazioni posato sulla tratta Cagliari-Napoli nel 1863.

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