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Ape volontaria e Isopensione 2018: Come fare domanda e chi può richiederla

Dal 1 maggio 2017, i lavoratori che compiranno 63 anni potranno procedere alla pensione anticipata grazie all’ Ape volontaria: potranno ricevere mensilmente dall’Inps una somma economica sino al raggiungimento dell’età pensionabile, questa somma economica viene definita un prestito fondo perché l’Inps anticipandola ai lavoratori che una volta raggiunti i requisiti dell’età di vecchiaia, dovranno istituire questa somma di denaro in vent’anni e 240 rate.

Ovviamente, questa è una fase sperimentazione, e i campioni saranno quei soggetti del 1951 del 1953, possono usufruire di questa apre volontaria proprio perché manca al loro o sei mesi, o massimo tre anni e sette mesi.

La possono chiedere i lavoratori dipendenti, i lavoratori parasubordinati, i lavoratori autonomi. Tutte queste categorie devono avere almeno vent’anni di contributi e una pensione futura non inferiore a 700 €.

Per fare richiesta bisogna procedere in due fasi: la prima fase bisogna inoltrare la domanda all’Inps di certificazione al diritto della pensione, il quale a sua volta verificherà la posizione del lavoratore e verificherà si ha diritto all’Ape volontaria, nel momento in cui il lavoratore ne ha pieno diritto, la seconda fase è quella di attivazione dell’anticipo di finanziamento. Questa somma economica, non è altro che un finanziamento, che però, il lavoratore dovrà restituire una volta raggiunta l’età pensionabile.

Parlando invece dell’Ape aziendale, è a carico dell’impresa, quindi del datore di lavoro che si mette d’accordo con il lavoratore aiutandolo con un contributo che il datore di lavoro verserà all’Inps facendo riferimento all’ultima busta paga prima della cessazione del rapporto di lavoro, lo scopo di questo versamento è quello di ridurre un aumento della pensione al lavoratore che compenserà gli oneri che dovrà sostenere.

L’isopensione è uno strumento introdotto dalla legge Fornero successivamente modificato per inserire nella legge di bilancio 2018.

È rivolta a tutte quelle aziende, che hanno gravi difficoltà economiche e durano per forza di cose sfoltire il proprio organico. Invece di ricorrere al taglio del personale, si può usufruire di questa particolare possibilità, fornendo, garantendo piccolo reddito a chi è vicino al pensionamento, in modo da non creare eccessivi traumi.

L’isopensione è assimilata alla pensione anticipata, formalmente è un trattamento a sostegno del reddito, come la disoccupazione e la mobilità: è quanto confermato sia dall’Inps che da una circolare del Ministero del Lavoro .In particolare, come riporta laleggepertutti.it la prestazione alla quale il lavoratore ha diritto è di importo pari al trattamento di pensione che spetterebbe in base alla normativa vigente. Il datore di lavoro è obbligato al versamento della contribuzione fino alla data di raggiungimento dei requisiti per il pensionamento.

Non tutti i lavoratori possono fruire di tale sistema di pensionamento anticipato, ma soltanto il personale di aziende che occupino mediamente più di 15 dipendenti, ai quali mancano non più di 4 anni al raggiungimento dei requisiti per la pensione.

Per essere sicuri del possesso dei requisiti, è opportuno richiedere all’Inps (direttamente online o tramite patronato) l’Ecocert, cioè l’Estratto conto certificativo: si tratta del documento in cui appaiono tutti i contributi accreditati a favore del lavoratore e gli anni nei quali sono stati effettuati i versamenti contributivi.

Il lavoratore non può domandare autonomamente l’isopensione: la procedura di richiesta è piuttosto complessa, deve essere effettuata dall’azienda e necessita della stipula di accordi sindacali in merito. Ecco i passi da seguire:

– l’impresa individua l’insieme dei lavoratori in esubero e dichiara il dato al Sindacato;

– viene sottoscritto un accordo sindacale, che individua, quale eccedenza, l’insieme dei lavoratori che entro 4 anni possono accedere alla pensione di vecchiaia o anticipata;

– l’azienda propone la pre-adesione ai lavoratori interessati e presenta all’Inps le pre-adesioni e l’accordo sindacale;

– l’Istituto valuta la posizione dei lavoratori interessati all’adesione ed invia all’azienda un documento di stima della spesa nel periodo di prepensionamento;

– i dipendenti interessati vengono informati riguardo ai calcoli dell’Inps e decidono se accettare, o meno, l’isopensione;

– prima che l’Inps liquidi l’isopensione al lavoratore, l’azienda è tenuta a corrispondere all’Istituto gli importi conteggiati; il pagamento può essere unico o rateale, ma l’impresa è tenuta a predisporre a garanzia del debito una fideiussione bancaria;

– una volta effettuati tali adempimenti, l’isopensione è posta inpagamento.

Le aziende e i lavoratori (a fine carriera) che vogliono chiudere il rapporto di lavoro possono contare dal 2013, tra l’altro, su uno strumento finalizzato a condurre alla quiescenza alcune categorie di dipendenti vicini al pensionamento. Si tratta del cosiddetto esodo dei lavoratori anziani (o Isopensione), introdotto dalla riforma Fornero, che può essere utilizzato solo da aziende che occupano mediamente più di 15 dipendenti in esito ad un accordo raggiunto tra azienda, Inps e sindacati dei lavoratori. Il meccanismo consente un anticipo dell’età pensionabile sino ad un massimo di 4 anni rispetto alla normativa Fornero a patto che l’azienda esodante corrisponda, con oneri interamente a suo carico, un assegno ai lavoratori di importo equivalente alla pensione (l’assegno prende il nome di isopensione) per l’intero periodo di esodo, sino al perfezionamento dei requisiti per il pensionamento. L’azienda dovrà versare, oltre all’assegno, anche la relativa copertura contributiva (cioè la contribuzione correlata), utile a garantire ai lavoratori la copertura pensionistica fino al raggiungimento del diritto all’assegno di quiescenza definitivo. Resta inteso, comunque, che potranno rientrarvi soltanto i lavoratori cui manchino, al massimo, 4 anni per l’accesso, sia alla pensione di vecchiaia che alla pensione anticipata. Tanto per fare un esempio, quindi, possono aderire nel 2016 i lavoratori che hanno non meno di 63 anni di età e che, pertanto, otterrebbero la pensione di vecchiaia nel 2020 a 67 anni di età; o ancora coloro che hanno 39 anni e 3 mesi di contributi e che, pertanto, andrebbero in pensione anticipata nel 2020 con 43 anni e 3 mesi di contributi (le donne un anno in meno).