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Arriva il Risparmiometro, ecco come i conti correnti verranno spiati

Arriva dopo il redditometro. Continua la lotta all’evasione fiscale per gli italiani, uno strumento informatico all’avanguardia, che riuscirà ad analizzare scrupolosamente in modo sistematico tutti i risparmi dei cittadini italiani che hanno un conto corrente.

Il risparmiometro è un nuovo algoritmo studiato dall’Agenzia guidata daErnesto Maria Ruffini per verificare se la quantità di denaro conservata in banca è congrua rispetto alla dichiarazione dei redditi. Come funzionerà il risparmiatore prova a spiegarlo il sito Laleggepertutti.it.

“Innanzitutto calcola la giacenza presente sul conto corrente, dato che ottiene grazie alle informazioni che le banche sono tenute a fornire in tempo reale all’Anagrafe dei rapporti tributari. Poi compara questo dato con il reddito dichiarato dal contribuente. In base al tenore di vita del contribuente e alla fascia di reddito in cui questo si inserisce, valuta l’entità di spesa che una famiglia media dello stesso livello può sostenere; la differenza costituisce il potenziale risparmio familiare. Ebbene, se il risparmio effettivo è superiore a quello potenziale stimato, allora scatta l’anomalia”.

Ovviamente come il redditometro, anche con il risparmiometro il cittadino potrà difendersi grazie al contraddittorio dinanzi agli ispettori del Fisco a cui potrà presentare prove della sua innocenza fiscale. A cadere nelle trame del risparmiometro tutte le persone fisiche, intestatari di rapporti finanziari in euro e unicamente a loro riconducibili, con codice fiscale presente e valido nella banca dati dell’anagrafe tributaria.

A finire nell’algoritmo del risparmiometro conto corrente, conto deposito titoli e/o obbligazioni, conto a deposito a risparmio libero vincolato, rapporto fiduciario, gestione collettiva del risparmio, gestione patrimoniale, certificati di deposito e buoni fruttiferi, conto terzi individuale e globale fino alle carte di credito, prodotti finanziari emessi dalle assicurazioni, acquisto e vendita di oro e metalli preziosi.

I conti correnti on line

I conti correnti on line sono rappresentati da conti correnti bancari rivolti a consumatori che intendono svolgere operazioni prevalentemente tramite canali virtuali. Nel 2016, la spesa media di gestione di un conto corrente on line è stata pari a 14,7 euro; la composizione della spesa mostra una netta prevalenza delle spese variabili, pari a circa il 63 per cento del totale, soprattutto se la si paragona con i conti tradizionali, le cui spese variabili non superano il 34 per cento del totale. Nell’arco di un anno su questi conti vengono effettuate in media 140 operazioni – un dato sostanzialmente in linea con il resto dei conti pari a 142 unità – il 74,7 per cento delle quali attraverso canali alternativi allo sportello (il 54,7 per cento nei conti tradizionali). Il significativo divario di spesa osservato tra queste due classi di conti (pari a 62,9 euro, di cui 46 riferibili alle spese fisse) è attribuibile prevalentemente alla diversa struttura tariffaria.

Il canone di base, dal cui pagamento è esente oltre il 95 per cento della clientela on line (contro circa un terzo della clientela tradizionale) concorre a spiegare circa 26 euro della differenza osservata. La diffusione di carte di pagamento, più ampia tra la clientela on line, non comporta per quest’ultima aggravi di spesa, poiché i relativi costi sono significativamente inferiori per le carte di credito o addirittura nulli per le carte bancomat; soltanto per le carte prepagate la spesa dei conti on line è di poco superiore a quella dei conti tradizionali; infine, il limitato ammontare delle “altre spese fisse” consente un risparmio di quasi 8 euro. Circa la metà del divario osservato per le spese variabili (pari a 16,9 euro) è attribuibile alle spese di scrittura, completamente gratuite per i conti on line; la parte restante dipende dalle commissioni sulle disposizioni, generalmente molto più vantaggiose per i conti on line, soprattutto per le operazioni effettuate su canali alternativi allo sportello. I conti correnti postali La spesa dei conti postali rilevata nel 2016 è diminuita di 1,2 euro e si è attestata a 47,8 euro.

I conti postali rimangono significativamente meno costosi rispetto ai corrispondenti prodotti bancari tradizionali; la differenza, complessivamente pari a 29,8 euro (27,5 euro nel 2015), è attribuibile alle “altre spese fisse”, ai canoni delle carte di credito, alle spese per invio di estratto conto; la spesa per i canoni di base e per le carte bancomat risultano sostanzialmente allineate a quelle sostenute dai clienti bancari.

La clientela postale fruisce saltuariamente di servizi quali la tenuta di dossier titoli (il 2,6 per cento dei clienti postali contro il 28,5 per cento dei clienti bancari) e dispone più raramente di carte di credito (11,2 contro 35,3 per cento); per contro il possesso di carte di debito è molto più diffuso tra i clienti postali: tutti i conti postali dispongono almeno di una carta e tale quota si riduce all’88,3 per cento nei conti bancari. La diversa composizione dei servizi contribuisce solo in parte a spiegare la differenza nei livelli di spesa: se si ricalcola la spesa dei clienti postali, lasciando inalterata la struttura delle commissioni e assumendo che fruiscano del medesimo paniere di servizi dei clienti bancari, la differenza di spesa tra le due classi di clienti si riduce da 29,8 a 23,9 euro: la diversa struttura delle commissioni, spiegherebbe pertanto circa l’80 per cento del divario osservato e soltanto il 20 per cento dipenderebbe dal numero e dalla tipologia di operazioni effettuate.

IL CONTO CORRENTE

Che cos’è Il conto corrente è il contratto attraverso il quale si regolano i rapporti tra la banca e il cliente, al fine di poter gestire il proprio denaro. In particolare, la banca, sul presupposto dell’esistenza di una disponibilità presso di sé, si impegna nei confronti del cliente a prestare un servizio, che consiste in sostanza in un servizio di cassa, cioè nel provvedere per conto del cliente correntista, su ordine diretto ed indiretto e con le sue disponibilità, ai pagamenti e alle riscossioni. Come funziona Il conto corrente può essere aperto presso una banca o presso Poste Italiane, nell’ambito dell’attività di Banco Posta. Quando si parla di “apertura”, si fa riferimento all’attivazione del rapporto di conto corrente che avviene a seguito della conclusione del relativo contratto. Con il conto corrente, il cliente può disporre in qualsiasi momento delle somme, provvedendo direttamente al prelievo con semplici operazioni di cassa, ovvero ordinando alla banca di effettuare pagamenti a favore di terzi o autorizzandola ad addebiti sul proprio c/c.

Queste operazioni possono essere commissionate alla banca singolarmente o costituire oggetto di “ordini permanenti” che automatizzano periodicamente una data operazione (es. pagamento mensile rata di un finanziamento), come avviene con il Rapporto Interbancario Periodico, meglio conosciuto come “RID”. L’accreditamento, invece, che comporta l’acquisizione di somme in conto corrente, avviene attraverso versamenti del correntista stesso, bonifici da parte di terzi o incassi dovuti ad altre operazioni (ad es., vendite di titoli o incasso di cambiali). Prima di firmare il contratto di conto corrente, il cliente ha il diritto di consultare la Guida predisposta da Banca d’Italia, in modo da poter conoscere le caratteristiche di questo strumento e ricevere tutte le informazioni relative al contratto, comprese quelle sui costi del servizio, sia verbalmente dal personale bancario che tramite la documentazione di trasparenza: il Foglio Informativo prima di concludere il contratto ed il Documento di Sintesi, generalmente inserito nel contratto come frontespizio (in prima pagina) che riassume tutte le condizioni economiche. Il conto corrente si identifica attraverso il codice IBAN (codice alfanumerico di 27 cifre), composto dal codice dello Stato in cui è aperto, il codice identificativo bancario e il codice BBAN, a sua volta composto dal codice CIN, dal codice ABI della banca presso la quale è domiciliato, dal codice dell’agenzia o succursale e dal numero di C/C. La gestione di un conto corrente ha un costo che può variare da banca a banca, e che può essere riferito ad ogni singola operazione oppure ad un canone mensile omnicomprensivo. Le spese più ricorrenti sono quelle relative alle operazioni effettuate sul conto (prelievi, versamenti) e quelle di rendicontazione, che variano a seconda della periodicità dell’invio dell’estratto conto.

L’estratto conto può essere interrogato anche tramite il bancomat o il numero verde e l’area on line messi a disposizione dalla banca. Il conto corrente offre molteplici servizi al cliente: accredito/addebito interessi, bonifici bancari, rilascio del libretto di assegni, pagamento utenze (gas, energia, telefono, ecc.), canone della carta di credito e del bancomat, eventuali spese per lo scoperto di conto (fido). Trimestralmente o mensilmente e, in ogni caso, annualmente, la banca invia al correntista l’estratto conto, che contiene le informazioni del saldo liquido disponibile sul conto, e un riepilogo dei movimenti effettuati. I costi sostenuti dal cliente sono riportati sotto la voce “Isc”: per verificare la convenienza del proprio conto corrente basta confrontare il proprio Isc con quello pubblicizzato dalle altre banche relativamente allo stesso tipo di prodotto. Ogni banca, normalmente, ha diverse tipologie di conto corrente da offrire: in proposito, è bene tenere presente che, a prescindere dalla specifica tipologia di prodotto offerto, chi pensa di utilizzare frequentemente il conto corrente (ad es., in caso di prelievi o addebiti giornalieri) farà bene ad optare per un conto corrente “a pacchetto”, cioè una tipologia di conto che prevede un costo a prescindere dall’effettivo utilizzo o dal numero di operazioni. Chi, invece, pensa di utilizzare il conto con minore frequenza (ad es., come conto secondario o per l’addebito di una rata di finanziamento), farà bene a valutare la maggior convenienza di un conto “ordinario” o “a consumo”, cioè che prevede un costo solo al compimento delle operazioni.

Si ricorda inoltre che, recentemente, è stato previsto anche il c.d. “conto base”, cioè un conto di pagamento pensato per chi ha limitate esigenze di operatività, aperto a tutti e offerto gratuitamente per le fasce svantaggiate (Reddito ISEE fino a 7.500 euro, da comunicare alla banca entro il 1° marzo di ogni anno) e per i pensionati fino a 1.500 euro al mese. E’ disponibile dal 1° giugno 2012 e prevede, come unica spesa (nel caso in cui non ricorrano i requisiti per la gratuità), un costo annuale onnicomprensivo e l’impossibilità di ottenere servizi aggiuntivi, salvo che non siano espressamente richiesti dal cliente alla banca. La banca non può, su questo conto, autorizzare nessun tipo di scoperto o di pagamento che possa comportare un saldo negativo per il consumatore.

Cosa fare Prima della conclusione del contratto di conto corrente, è importante leggere attentamente tutta la documentazione di trasparenza. Successivamente, attenzione a monitorare sempre il rapporto di conto corrente, tramite un’attenta lettura degli estratti conto e dei documenti informativi ricevuti a casa, chiedendo, in caso di dubbi, chiarimenti alla banca. E’ inoltre importante prestare particolare attenzione alle c.d. “variazioni unilaterali ex art. 118 Tub”, che comportano modifiche delle condizioni di contratto originariamente pattuite.

A chi rivolgersi Per qualsiasi esigenza è bene che il titolare del conto corrente si rivolga in primo luogo alla banca presso la quale ha aperto il conto. In caso di errori, il cliente potrà rivolgersi all’ufficio reclami della banca e, successivamente, all’Arbitro Bancario Finanziario. In caso di dubbi o di mancato riconoscimento dei propri diritti, è possibile rivolgersi alle sedi territoriali di Adiconsum, (alla voce “Dove siamo”), per usufruire del servizio di consulenza e assistenza individuale.

Determinare il reddito complessivo delle persone fisiche con metodo sintetico significa desumerlo dalle spese sostenute. L’accertamento analitico, invece, ha per oggetto fonti reddituali e redditi appartenenti a specifiche categorie; la determinazione del reddito complessivo è quindi la somma di redditi appartenenti a specifiche categorie.

L’ufficio può adottare il metodo sintetico mettendo a confronto il reddito dichiarato e quello accertabile in via sintetica, senza bisogno di verificare previamente la congruità dei singoli redditi dichiarati.

Dato il suo carattere presuntivo, l’accertamento sintetico non è ammesso per qualsiasi scostamento tra quanto dichiarato e reddito accertabile, ma solo quando il reddito accertabile si discosta di almeno un quinto da quello netto dichiarato.

Oggetto dell’accertamento sintetico – come detto – è il reddito complessivo, ma sono deducibili gli oneri previsti dall’art. 10 T.u.i.r. e si applicano le detrazioni dall’imposta.

L’accertamento sintetico ha come base «le spese di qualsiasi genere sostenute nel periodo d’imposta». Ciò implica che l’ufficio impositore può e deve prendere in considerazione tutto ciò che il contribuente e il suo nucleo familiare hanno speso nel periodo d’imposta (per consumi e per investimenti) e la c.d. quota risparmio. Se la somma è superiore al reddito netto dichiarato si presume che la differenza sia reddito imponibile non dichiarato.

L’ufficio  può avvalersi del redditometro. Infatti, la ricostruzione sintetica del reddito «può essere altresì fondata sul contenuto induttivo di elementi indicativi di capacità contributiva individuato mediante l’analisi di campioni significativi di contribuenti, differenziati anche in funzione del nucleo familiare e dell’area territoriale di appartenenza, con decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale con periodicità biennale».

Il decreto ministeriale racchiude un regolamento; pertanto, le sue previsioni – se giudicate illegittime – possono essere annullate dal giudice amministrativo o disapplicate dal giudice tributario.

Il redditometro dev’essere dunque aggiornato periodicamente. Per gli accertamenti relativi agli anni dal 2011 in poi è da applicare il D.m. 16 settembre 20154 , che disciplina «il contenuto induttivo degli elementi indicativi di capacità contributiva», ossia gli indizi di reddito, desunti dalla «spesa sostenuta dal contribuente per l’acquisizione di servizi e di beni e per il relativo mantenimento», da usare per l’accertamento sintetico.

Al decreto è allegata una tabella che elenca le spese per consumi e per investimenti da prendere in considerazione. Le spese sono le più varie. Si va dalle spese per alimenti e abbigliamento e per l’abitazione (mutuo, affitto, condominio, combustibili, acquisto di mobili), alle spese mediche e per i trasporti, per l’istruzione, per il tempo libero.

Rilevano dunque le spese presuntivamente sostenute per i bisogni ordinari (per vitto, abitazione e simili), per spese voluttuarie (viaggi, crociere, quote associative a circoli sportivi, ecc.), per l’acquisto di beni durevoli (elettrodomestici, mobilia, auto).

Le spese sono quantificate tenendo conto della spesa media, per gruppi e categorie di consumi, del nucleo familiare del contribuente. L’ufficio può utilizzare anche voci di spesa non comprese nella tabella allegata al redditometro e prendere in considerazione la quota risparmio, formatasi nell’anno e non utilizzata.

Per gli incrementi patrimoniali occorre verificare l’ammontare speso in un dato periodo d’imposta (meno la somma mutuata), la quota-risparmio presuntivamente accantonata negli anni che precedono l’investimento, i disinvestimenti dello stesso anno e dei quattro anni precedenti.

Gli uffici si avvalgono, oltre che dei dati che raccolgono direttamente, dei dati presenti nell’Anagrafe tributaria, nella quale sono registrate, tra le altre, le operazioni comunicate dai soggetti Iva, di importo non inferiore a 3.000 euro (c.d. spesometro).

Non di poco rilievo sono i profili procedimentali, perché le presunzioni contenute nel redditometro hanno natura di presunzioni semplici; perciò, non hanno valore di per sé, in quanto previste dal redditometro, ma devono essere dimostrate dall’ufficio volta per volta, in esito al procedimento accertativo, che deve essere svolto in contraddittorio.

È del resto espressamente previsto l’obbligo del contraddittorio. L’ufficio deve invitare il contribuente a comparire (di persona o per mezzo di rappresentanti) per fornire dati e notizie rilevanti ai fini dell’accertamento e, successivamente, deve avviare il procedimento di accertamento con adesione.

L’avviso di accertamento dev’essere motivato indicando anche le ragioni per cui non sono state accolte le deduzioni con cui il contribuente ha giustificato il maggior reddito®. L’ufficio deve indicare nell’avviso di accertamento (e provare in giudizio) i fatti su cui si basa la presunzione di un reddito non dichiarato.

Il contribuente può difendersi dimostrando, in sede amministrativa o contenziosa, che il finanziamento degli elementi considerati dall’ufficio «è avvenuto con redditi diversi da quelli posseduti nello stesso periodo d’imposta, o con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o, comunque, legalmente esclusi dalla formazione della base imponibile».

A finire nell’algoritmo del risparmiometro conto correnteconto deposito titoli e/o obbligazioni, conto a deposito a risparmio libero vincolato, rapporto fiduciario, gestione collettiva del risparmio, gestione patrimoniale, certificati di deposito e buoni fruttiferi, conto terzi individuale e globale fino alle carte di credito, prodotti finanziari emessi dalle assicurazioni, acquisto e vendita di oro e metalli preziosi.

Che avere un conto bancario significhi solo pagare per un servizio visto che i rendimenti sono arrivati ormai allo 0,1% lordo è cosa nota agli italiani ma nell’ultimo periodo si è assistito a un costante incremento dei costi per i servizi bancari che hanno portato alcuni conti ad essere decisamente onerosi. Aumentano i costi sui conto corrente. Stando a una stima effettuata da sostariffe per conto de laStampa, è emerso un rincaro in alcune circostanze del 40%.

Tuttavia, nell’ultimo periodo c’è stato un incremento di oltre 36 €. Il rincaro è stato più marcato specialmente nell’ultimo periodo dell’anno 2017, e a detta dell’associazione dei consumatori continueranno anche nel 2018. L’aumento è rivolto soprattutto ai conti correnti misti, ossia quelli che si possono gestire on-line è un’altra parte allo sportello.

Stangata sui conti correnti in arrivo. Dal 1° ottobre infatti alcune banche introdurranno nuove spese per il cliente alzando i costi di gestione, quelli per le operazioni e i prelievi allo sportello. Ad approfondire quali saranno i costi da sostenere è Studio Cataldi, che spiega come si possa arrivare “secondo le stime, fino a ben 4 euro per un’operazione allo sportello, a 2 euro per l’invio dell’estratto conto e a 35 euro per l’apertura di un conto online dalla filiale fisica”.

Un vero e proprio salasso per il titolare del conto, con variazioni dei costi che, continua Studio Cataldi, “riguarderanno il 12,5% delle banche e toccheranno prelievo contante allo sportello, movimenti allo sportello, bonifici disposti in filiale, costo per ogni utenza domiciliata in banca“.

 Ma non finisce qui. Ad aumentare saranno infatti anche i conti correnti online, alcuni dei quali finora a canone zero: per gli istituti di credito attivi sostanzialmente sul web, le variazioni di costo riguarderanno “ogni utenza domiciliata, prelievo Atm su propria banca, altra banca e prelievo in un altro paese dell’Unione”.

Il metodo che ti fa risparmiare il 35% su tutto

Digita “kakebo” in Goo- gle e ti si aprirà un mondo. C’è Amazon che ti propone le edizioni più recenti, i siti che ti insegnano a creare il tuo personalizzato, quelli che te lo fanno scaricare in pdf e pure l’applicazione per cellulari. Il segreto di questo metodo antico che oggi è più che mai di tendenza è però analogico, per niente digitale. Lascia da parte smartphone ed internet, prepara matita e gomma da cancellare: il quaderno che promette di farti risparmiare il 35% in un anno funziona così. Si chiama Kakebo, dalgiappo- nese puoi tradurre semplicemente “libro dei conti di casa”. Per migliaia di italiani è diventato una vera e propria esperienza di vita. Lo ha inventato Motoko Hai, la prima giornalista giapponese, una donna che ha incoraggiato le sue lettrici a prender nota di entrate, spese e risparmi per promuovere il controllo dell’economia domestica.

PERCHÉ USARLO

Il primo Kakebo della storia lei lo lanciò sul mercato nel 1904. Oggine puoi trovare numerose versioni. In Italia la prima casa editrice a pubblicarlo – e che oggi gli appassionati indicano come “l’originale” – è stataVallardi, che per l’edizione 2018, come spiega il direttore editoriale Marcella Mecia- ni, punta a vendere 30mila copie. «Il kakebo segna numeri in crescita: chi lo ha utilizzato è determinato a continuare a farlo», spiega Meciani.

«Se volete iniziare a risparmiare e non sapete come;se avete bisogno di uno strumento che vi aiuti a ordinare le spese quotidiane in modo semplice e funzionale; se siete alla ricerca di regole che vi aiutino a osservare le vostre modalità di consumo e riflettere sul modo di sostituire le cattive abitudini con altre migliori», recita l’edizione Vallardi. Il metodo è antico. Lo facevano le nostre nonne e il primo bilancio di famiglia che sia stato rinvenuto nella penisola è del 1700. Giovanni Vecchi, professore di Economia politica all’Università di Roma Tor Vergata, in 20 anni ha raccolto centinaia di migliaia di quaderni del bilancio familiare del Belpaese. Continua a farlo per il progetto di ricerca internazionale “Historical hou- sehold budget” e attraverso questi rendiconti studia la distribuzione della ricchezza e la diseguaglianza tra classi sociali.

«Il Kakebo», spiega, «è un metodo simile a quello delle nostre nonne, anche se con regole precise: tenere la contabilità aiuta ad acquisire consapevolezza e protegge il denaro».

Come funziona? Il Kakebo prevede che ogni mese si stabilisca quali sono le entrate e le uscite fisse – dall’affitto al corso di formazione, dalle rate delcompu- ter alla previdenza integrativa – stimando il risparmio possibile.

Saprai così quanto denaro disponi per sopravvivere. Prima di iniziare, il consiglio è di riflettere su quali siano gli obiettivi del mese. E si fa anche qualche proposito: dal ridurre i pacchetti di sigarette all’uscire meno alla sera. Ogni elemento è arricchito da consigli. Poi viene la parte più laboriosa: ogni giorno dovresti conservare le ricevute degli acquisti o segnarli, e aggiornare il Kakebo al massimo la mattina dopo durante la colazione. Ogni colonna corrisponde a un giorno, ogni riga a una categoria. Sono solo quattro quelle pensate da Motoko Hani: sopravvivenza; optional (bar, ristoranti, cosmetica o shopping); cultura (libri, musica e spettacoli); extra (viaggi, regali e spese per la casa).

Una pagina di Kekebo

Sommate tutti i totali giornalieri e otterrete la somma della settimana. Alla fine di ogni mese, arriva il momento della verità: inizia la battaglia tra il lupo della spesa e il maialino del risparmio, due mascotte che caratterizzano questo kakebo.Hai raggiunto i tuoi obiettivi mensili? Hai mantenuto le promesse? Una serie di domande stimola la riflessione. E per ogni acquisto ci si deve domandare se sia necessario, se ce lo si possa permettere fino ad arrivare a rivedere le proprie priorità.

CONTABILITÀ

Basta comprare l’agendina e il risparmio è assicurato? Non ne è convinta Alessandra Ziliotto, l’organizzatrice professionista. In pratica, aiuta le persone a tenere in ordine tempo e spazi. E spesso consiglia ai suoi clienti Kakebo. «Ho sempre utilizzato fogli excel per i miei conti ma ho poi capito che fare le somme da sola e senza l’aiuto del computer mi aiutava a prendere maggior consapevolezza, in modo più veloce, del mio tenore di vita. E il solo fatto di doverlo scrivere è per me un deterrente per un ulteriore esborso di giornata. Basta dedicare al Kakebo 3 o 4 minuti al giorno, e avrà un incredibile impatto sulla tua propensione alla spesa. In tre mesi ho cambiato stile di vita: mi sono resa conto che uscivo tre volte a settimana a cena, decisamente troppe per il mio budget. Molte persone faticano a imporsi una griglia di categorie. Per questo io stessa ho creato ulteriori categorie. Ad esempio, la voce “viaggi”. Così consiglio ai miei clienti. Ogni metodo di organizzazione è da personalizzare e cucire in base alle proprie esigenze».