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Assegno di ricollocazione per i disoccupati, come funziona e chi può richiederlo

Pochi mesi fa è partita la sperimentazione sull’assegno di ricollocazione, una politica attiva del lavoro che aiuta a trovare un’occupazione, sono stati selezionati 30.000 persone ma pieno regime l’assegno di ricollocazione riguarderà tutti. Sei un disoccupato e ricevi già da quattro mesi l’indennità di disoccupazione Naspi? Non trovi lavoro e dal bisogno d’aiuto?

Ecco come funziona: hai ricevuto la comunicazione che sei una delle 30.000 persone selezionate per la sperimentazione? Chiedi l’assegno di ricollocazione, è uno degli strumenti di politica attiva che ti aiutano a trovare lavoro, è un servizio che può utilizzare per ricevere assistenza nella ricerca di un lavoro presso i centri dell’impiego o altri soggetti accreditati. L’assegno di ricollocazione dura sei mesi, solo in casi particolari può essere prolungato fino a 12 mesi. Puoi chiedere questa misura di politica attiva su www.anpol.go.it o presso un centro per l’impiego.

Sapete che cos’è l’assegno di ricollocazione e come eventualmente richiederlo? Si tratta di uno strumento che è destinato ai disoccupati che sono in cerca di una occupazione ed è una misura che però è ancora in fase di sperimentazione. Esattamente sono partite a marzo del 2017 le prime 30000 lettere inviate ai primi beneficiari e secondo l’Agenzia Nazionale politiche attive lavoro nei primi mesi di quest’anno, l’assegno di ricollocazione dovrebbe entrare a regime per tutti i potenziali destinatari previsti da questa normativa ma al momento nulla è stato fatto sapere a tal proposito. Dunque, a partire dal prossimo mese di aprile dovrebbe partire una nuova fase di sperimentazione dell’assegno di ricollocazione che va dai 500 fino ai €5000 per una media di 3- 3500 euro l’anno. Quindi da 1000 a €5000 sarà l’importo qualora il disoccupato trovi un nuovo impiego a tempo indeterminato apprendistato, compreso mentre l’importo andrà da 500 a €2500 qualora il disoccupato firmi un contratto a termine di almeno sei mesi.

Nelle regioni meno sviluppate tra le quali la Campania e la Basilicata, la Puglia, la Sicilia e la Calabria si può scendere a €250 per un massimo di €1250 qualora il disoccupato instauri un rapporto a tempo tra i 3 e i 6 mesi. L’assegno di ricollocazione comunque considerata una misura molto importante che si pone l’obiettivo di riqualificare e formare Chi perde il lavoro Dopo una prima sperimentazione su un campione di circa 27 mila disoccupati che percepiscono il naspi da almeno 4 mesi.

“Partiamo con 200 milioni di euro. Considerando un valore medio dell’assegno intorno ai 3mila euro contiamo di reinserire almeno 60/70mila disoccupati. Con le regioni abbiamo condiviso un cronoprogramma preciso: entro marzo dovrà essere pronta la nuova infrastruttura tecnologica e formati tutti gli operatori. Dal 3 aprile il sistema dovrà partire”, spiega il professor Del Conte, ovvero il Presidente di Anpal. Nella legge di bilancio che è stata approvata alla fine del 2017 è stato stanziato un importo pari a €5000000 per l’anno 2018 e ben 15 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019 e 2020 al fine di concorrere al finanziamento delle spese per l’implementazione dell’assegno di ricollocazione.

È stato lo stesso ministro del lavoro Giuliano Poletti che ultimamente ha detto che l’obiettivo del Governo è quello di dare piena attuazione all’assegno di ricollocazione. Per chi non avesse ancora ben chiaro, l’assegno di ricollocazione è una somma di denaro che viene erogata nei confronti di un disoccupato che può spenderla per le proprie esigenze. L’importo viene riconosciuto al soggetto che eroga il servizio di assistenza alla ricollocazione solo se la persona titolare dell’assegno trova lavoro. Dunque, non si tratta di denaro liquido ma consiste in un voucher il quale può essere speso per presso tutti i centri per l’impiego pubblici o privati che siano accreditati nelle singole regioni.

L’assegno di ricollocazione: cosa è e come funziona

Un contributo figurativo che il disoccupato può spendere presso un centro per l’impiego o una delle agenzie private accreditate, che lo incasserà solo a risultato raggiunto. Sono circa 25mila i disoccupati da almeno quattro mesi che nei prossimi giorni riceveranno (via posta e anche via sms o e-mail) le comunicazioni relative all’assegno di ricollocazione, uno strumento pensato per favorire la ricerca di un lavoro da parte di chi è rimasto senza un’occupazione. È soltanto l’avvio della fase sperimentale (secondo la Fondazione dei consulenti del lavoro la platea potenziale è di 1,1 milioni di persone), ma almeno il meccanismo si è messo finalmente in moto. L’assegno di collocazione, infatti, è la misura conseguente al Jobs act che ancora mancava all’appello, quella che appartiene all’ambito cosiddette “politiche attive del lavoro” che nel nostro Paese, purtroppo, sono state sempre largamente deficitarie.

Dall’approvazione del decreto 150 che riordina i servizi per il lavoro e l’accordo tra ministero, regioni e Anpal (la neo-costituita Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro) ci sono voluti oltre un anno e quattro mesi per arrivare all’accordo che il 7 febbraio scorso ha sbloccato la situazione. Un tempo enorme se si considera la drammaticità e l’urgenza del problema disoccupazione e tenuto anche conto che dall’inizio dell’anno non sono più disponibili due strumenti come la mobilità e la cassa integrazione in deroga che finora hanno contribuito a tamponare le situazioni più acute. L’Anpal conta di portare a regime il sistema dell’assegno di ricollocazione entro l’estate. Ma vediamo in sintesi di che cosa si tratta. L’assegno è un contributo figurativo (nel senso che non vengono erogati materialmente soldi) che il disoccupato può spendere presso un centro per l’impiego o una delle agenzie private accreditate. In pratica è una sorta di “premio” che uno di questi enti, scelto dal disoccupato, incasserà soltanto a risultato raggiunto, cioè alla stipula di un contratto di lavoro. Gli importi sono variabili a seconda del tipo di contratto: da 1.000 a 5.000 euro per i rapporti a tempo indeterminato (compreso l’apprendistato); da 500 a 2.500 euro per i rapporti a termine di almeno 6 mesi e oltre; da 250 a 1.250 euro per i rapporti a termine da 3 a 6 mesi. Quest’ultima possibilità è prevista solo in Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia, regioni in cui il problema della disoccupazione è ancora più grave che altrove.

L’altro criterio che influisce sull’importo dell’assegno, oltre al tipo di contratto, è infatti il profilo di “occupabilità” del disoccupato, cioè la sua minore o maggiore distanza dal mercato del lavoro. Più difficile è la situazione di partenza, più alto sarà l’assegno e viceversa. Nel determinare il profilo concorrono sia le caratteristiche individuali (genere, età, titolo di studio, durata della disoccupazione ecc.) sia quelle relative al territorio in cui la persona risiede (tasso di disoccupazione, incidenza delle famiglie a bassa densità di lavoro, densità delle imprese, ecc.). Presso il centro che avrà scelto secondo certi criteri, il disoccupato sarà seguito da un tutor che lo aiuterà a compilare il curriculum, ad aggiornare le sue competenze anche con corsi di formazione e a prepararsi ai colloqui con le imprese. Il sistema prevede delle sanzioni, fino alla perdita dell’assegno, per incentivare il suo impegno. L’ente prescelto percepirà una somma minima (fino a 106 euro) in rapporto alle azioni svolte anche in caso di mancato raggiungimento dell’obiettivo. Ma per evitare che giochi al ribasso, “parcheggiando” i disoccupati per i 6 mesi previsti dalla normativa così da lucrare comunque l’importo fisso, tale importo sarà erogato soltanto se la sede coinvolta nella ricerca di un lavoro raggiungerà un certa soglia di successi. Il buon funzionamento del meccanismo, del resto, è fondato proprio sulla convenienza che tutti i soggetti coinvolti hanno nel trovare un lavoro per il disoccupato. L’interesse di quest’ultimo è evidente, ma è evidente anche l’interesse economico dei soggetti (centri degli enti locali o privati) che in caso di esito positivo incasseranno l’assegno.

C’è anche un interesse economico pubblico generale (al di là, ovviamente, del beneficio sociale complessivo) perché per ogni contratto stipulato si risparmieranno i costi dei trattamenti previsti per i disoccupati. Insomma, almeno sulla carta l’assegno di ricollocazione sembra essere uno strumento importante e innovativo. Bisognerà verificare in concreto la sua attuazione e il modo in cui sarà coordinato con gli altri interventi di politica attiva del lavoro promossi dallo Stato e dalle Regioni, nonché con tutto quanto la società civile ha saputo mettere in campo in questo settore. Nessuno ha la bacchetta magica.

L’assegno di ricollocamento – spiega Gentiloni – “non si sostituisce a forme di sostegno al reddito ma è una specie di incentivo per il futuro che servirà ad un’impresa che darà un contratto di lavoro e ad avere, a seconda delle qualifiche, un assegno più o meno consistente”. Il periodo transitorio necessario per permettere di utilizzarli a chi li ha già acquistati.

Sono partite oggi le 30mila lettere che l’Anpal, l’Agenzia Nazionale Politiche Attive del Lavoro, ha inviato ai destinatari della sperimentazione del cosiddetto assegno di ricollocazione.

Possono usufruire dell’assegno di ricollocazione anche i lavoratori a rischio disoccupazione, ossia coloro che sono posti in cassa integrazione straordinaria a seguito di una cessazione dell’attività dell’azienda, chi è posto in cassa integrazione in deroga e i lavoratori con contratti di solidarietà. Può essere richiesto dalle persone disoccupate che ricevono la Nuova assicurazione sociale per l’impiego (Naspi) da almeno 4 mesi.

Questo istituto di tipo sperimentale è stato ovviamente pensato per supportare il lavoratore involontariamente disoccupato e che tenta di inserirsi di nuovo nel mondo del lavoro. Secondo la dirigente sindacale “le politiche attive non hanno vita lunga se non sono accompagnate da politiche di sviluppo nazionali e territoriali capaci di attrarre e generare nuovi investimenti e, di conseguenza, nuove opportunita’ occupazionali”.

LAVORATORE TENUTO AD ACCETTARE PROPOSTE DI FORMAZIONE O LAVORO PENA LA PERDITA DELLA NASPI: “Lei si impegnerà – si legge nella lettera inviata ai primi 30.000 disoccupati – a partecipare alle iniziative di politica attiva che le saranno proposte e sarà tenuto ad accettare le offerte di lavoro che le saranno fatte sempre che siano congrue ai sensi della normativa vigente”.

Il percorso di ricerca di lavoro con l’affiancamento di un tutor avrà durata semestrale, che potrà essere prorogato per ulteriori 6 mesi, per un totale di 1 annodi ricerca di lavoro con il finanziamento dello Stato tramite assegno di ricollocazione.

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