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Richiamano Tuc Crisp Paprika per allergene non dichiarato: il prodotto nel dettaglio

Ancora una volta il  Ministero della Salute deve divulgare un richiamo urgente di un prodotto alimentare il quale potrebbe causare forti allergie. Infatti, sull’etichetta non viene riportata la presenza della senape. Niente di strano e soprattutto niente di nocivo o di illegale, ma la mancata indicazione nell’etichetta stampata sulla busta è sì un problema. Le confezioni di sfogliatine sono state ritirate tutte dal mercato.

Non tutte le confezioni sono coinvolte nel provvedimento del Ministero della Salute. Sono interessati tutti i lotti e tutte le scadenze fino a ottobre 2018 incluso di sfogliatine croccanti alla paprikavendute in confezioni da 100 g e 30 g.

Il motivo del richiamo è legato al fatto che il prodotto “contiene paprica in polvere, che contiene proteine della senape” quest’ultima non dichiarata in etichetta.

In ogni caso, il Ministero invita chi soffre di allergia e lo avesse acquistato a non consumarlo. In seconda battuta di restituire il prodotti al punto vendita per la sostituzione o per il rimborso.

Il prodotto in questione è distribuito nei vari punti vendita di Auchan (IPER, SUPER e franchising), Carrefour, Coop (compreso Unicoop Tirreno) ed Essenlunga. Per ulteriori informazioni è possibile contattare Mondelez Italia al numero 800 055200.

L ’allergia alimentare (AA), reazione immunologica avversa al cibo, è una malattia con elevato impatto sulla qualità di vita dei soggetti che ne sono affetti e dei loro familiari, con costi sanitari rilevanti per l’individuo e per il Sistema Sanitario Nazionale. La costante vigilanza richiesta per evitare l’alimento in causa, in particolare l’alimento nascosto o non segnalato ed il vivere con incertezza, ansietà, sono problematiche che turbano particolarmente i bambini, gli adolescenti e relative famiglie. Di fronte a questo problema spesso le famiglie si trovano isolate ed impotenti. È pertanto fortemente sentita l’esigenza di un documento di indirizzo nazionale per il management di questa malattia. Nell’ottica di tutelare la sicurezza nutrizionale del consumatore allergico, si è inteso focalizzare l’attenzione sulle varie problematiche connesse all’AA con il documento “Allergie alimentari e sicurezza del consumatore – documento di indirizzo e stato dell’arte”. Questo si rivolge a tutti i settori coinvolti: addetti all’assistenza sanitaria, medici, ditte produttrici di alimenti e di pasti, ristoratori, associazioni di consumatori.

A tal fine, vengono definite le varie modalità di manifestazione, ovvero i quadri clinici delle reazioni avverse agli alimenti; vengono, inoltre, delineate le sostanze che possono scatenare dette reazioni (allergeni) e l’insicurezza attribuita ai prodotti derivanti dall’industria alimentare causa un aumento nell’opinione pubblica della quota di quanti attribuiscono all’allergia alimentare patologie per cui le evidenze sono scarse o nulle come colon irritabile, orticaria cronica, obesità. Ciò crea un’ulteriore difficoltà al paziente con allergia alimentare documentata per una distorta valutazione del rischio. Ci sono stati, negli ultimi anni, grandi cambiamenti nella legislazione dell’etichettatura dei cibi e le informazioni per i consumatori con allergia alimentare crescono di conseguenza. Non è stata però ancora raggiunta una semplificazione della possibilità di praticare una dieta di esclusione e con l’etichettatura “precauzionale” il carico della valutazione del rischio è stato ribaltato sul consumatore, creando insicurezza e frustrazione.

D’altra parte va segnalato che, senza limiti di legge, le aziende si trovano in oggettiva difficoltà. L’obiettivo da raggiungere, mediante l’azione congiunta delle associazioni di consumatori con allergia alimentare e delle società scientifiche specialistiche, è quello di ottenere dall’industria, etichette sempre più consone alle reali esigenze del consumatore, la cui lettura permetta di verificare con certezza la non allergenicità di un prodotto. I consumatori allergici al cibo necessitano sempre più del consiglio dello specialista che insieme a loro deve essere in grado di leggere ed interpretare le informazioni presenti in etichetta. Viene riportata una panoramica dell’epidemiologia, nazionale e internazionale, della malattia. Elementi cardine per affrontare tale patologia sono: la diagnosi posta correttamente, da specialisti in allergologia ed immunologia clinica, in base a metodiche validate, la costante vigilanza per evitare gli allergeni alimentari, la chiarezza dell’etichetta dei prodotti alimentari. Attualmente la valutazione del rischio non è sistematica, ossia non viene attuata in modo adeguato e uniforme in tutto il territorio nazionale e, non di rado, la malattia è sottovalutata o non diagnosticata correttamente.

Vi sono eccezioni costituite da centri di allergologia ed immunologia clinica collegati in rete regionale. È auspicabile che questa realtà positiva possa ampliarsi e coinvolgere tutte le Regioni, il che consentirebbe di avere dati epidemiologici nazionali e, quindi, di affrontare meglio la malattia, di incrementare la sicurezza e migliorare l’assistenza del soggetto allergico riducendo i costi sanitari. Altri aspetti rilevanti sono l’informazione e formazione degli addetti alla produzione/distribuzione di prodotti alimentari e pasti, la possibilità di individuare gli allergeni in etichetta al fine di consentire al soggetto allergico di consumare senza rischi prodotti alimentari, piatti pronti e pasti fuori casa.

Aspetti peculiari dell’AA sono rappresentati, tra l’altro, dalla necessità per il soggetto allergico di escludere in modo adeguato l’allergene (fatto non sempre semplice considerato che non è nota la dose soglia e che la gravità della reazione avversa all’ingestione può essere imprevedibile) e dalla scarsa reperibilità sul mercato di prodotti specifici dedicati (es. del latte idrolizzato per la prima infanzia). Il documento affronta il tema delle metodiche analitiche che il settore della produzione alimentare ha a disposizione, segnalando le criticità ad esso connesse, al fine di fornire un indirizzo uniforme a livello nazionale e utile agli operatori alimentari. La certezza da parte del consumatore di poter escludere l’allergene nei prodotti alimentari, piatti pronti e pasti fuori casa, comporterebbe vantaggi ai soggetti allergici, alle ditte produttrici, ai ristoratori e determinerebbe anche una riduzione dei costi dell’assistenza sanitaria, ad esempio, contenendo gli interventi d’urgenza ed i ricoveri. Attualmente, per l’assenza di un sistema di rilevazione dei dati a livello nazionale, non è ben definibile una stima dei costi che l’AA comporta per il SSN, ma, dai dati parziali a disposizione, si intuisce che sono di notevole entità. Il documento “Allergie alimentari e sicurezza del consumatore – documento di indirizzo e stato dell’arte” è stato elaborato dall’ufficio V della Direzione Generale Igiene Sicurezza Alimenti e Nutrizione con la collaborazione di un gruppo di esperti nei vari ambiti (clinico, chimico, biotecnologico ecc.) della complessa tematica*.

Definizione e terminologia L’AA è una reazione immunologica avversa al cibo. È una vera e propria malattia con precise caratteristiche che riguarda singoli individui geneticamente predisposti. Pur non essendo trasmessa secondo le leggi mendeliane, l’AA presenta componenti genetiche che ne determinano la predisposizione. Diversamente dalle sostanze tossiche o dagli agenti infettivi, che costituiscono un pericolo per la popolazione, nel caso dell’AA sono taluni costituenti alimentari, innocui per i più, in grado di determinare reazioni immediate o ritardate che possono raggiungere gradi elevati di gravità fino ad essere fatali. Per chi è affetto da AA, in particolare nell’infanzia ed in alcune forme cliniche, la continua esposizione ad allergeni alimentari può aggravare il quadro clinico. Non essendo ancora stata attuata una valutazione sistematica del rischio, l’inquadramento e le indicazioni terapeutiche nei singoli pazienti, spesso, sono non univoche e lasciate all’esperienza del sanitario. Il paziente non sempre viene indirizzato correttamente al medico specialista in Allergologia ed Immunologia Clinica (referente per questa patologia) e ciò determina una carenza di dati epidemiologici e clinici, oltre a ripercuotersi negativamente sui tempi della diagnosi e sui costi sanitari diretti ed indiretti. A differenza di altre patologie importanti (come ad es.: l’asma bronchiale allergico), l’AA anche in forma grave, non è individuata nell’elenco per le quali sono definiti livelli essenziali di assistenza (LEA). L’AA è una malattia che si correla con la produzione di anticorpi, immunoglobuline E (IgE), o con risposte cellulo-mediate, nei confronti di proteine alimentari, da parte di soggetti geneticamente predisposti.

Quadri clinici La sintomatologia clinica può essere diversificata in base al coinvolgimento di anticorpi o altri mediatori cellulari. Quadri clinici IgE mediati includono principalmente: shock anafilattico, orticaria-angioedema, manifestazioni allergiche (orticaria e anafilassi) associate all’esercizio fisico dopo consumo di un alimento (Food-associated exercise-induced anaphylaxis), disturbi respiratori (asma e rinite), sindrome orale allergica, disturbi gastroenterici. La caratteristica fondamentale è l’immediatezza della loro insorgenza: i sintomi insorgono a breve distanza dall’assunzione del cibo (1 – 2 ore) e sono tanto più gravi quanto più precocemente insorgono; shock anafilattico reazione sistemica a rapida insorgenza coinvolgente diversi organi ed apparati che può includere la perdita di conoscenza; è correlata con la liberazione immediata di mediatori vasoattivi, come l’istamina e può insorgere a qualsiasi età. Tutti gli alimenti possono indurre anafilassi, ma più frequentemente sono in causa alimenti come la frutta secca (arachidi, nocciole), i crostacei (gamberi), il pesce, il latte, le uova. La diagnostica molecolare (Food Component Resolved Diagnosis) ha consentito di evidenziare che a causare tale reazione sono molecole allergeniche particolarmente potenti, non alterate dalla digestione peptica, né dal calore, né dalla lavorazione industriale. I quadri clinici gravi più spesso si correlano con la sensibilizzazione nei confronti delle Lipid Transfer Protein (LTP) e di altre molecole con tali caratteristiche;

orticaria – angioedema manifestazioni cliniche, caratterizzate dalla comparsa di manifestazioni cutanee eritemato-pomfoidi di varia grandezza migranti e fugaci con prurito (orticaria), associate o meno all’edema delle mucose esterne (angioedema delle labbra, palpebre, genitali) o interne (glottide), possono verificarsi a qualsiasi età, sembrano più frequenti nell’età pediatrica; qualsiasi alimento può scatenare tali sintomi; manifestazioni allergiche (orticaria e anafilassi) associate ad esercizio fisico dopo consumo di un alimento si tratta di un’entità clinica, la cui insorgenza, spesso drammatica, consegue a due condizioni: l’assunzione di cibo verso il quale si è allergici, associata ad esercizio fisico di una determinata entità ed effettuato a breve distanza dall’assunzione del cibo stesso. La sintomatologia insorge in genere con sintomi prodromici, quali prurito agli arti, stanchezza e calo della prestazione, per manifestarsi poi con quadri anche drammatici. Si manifesta più spesso in soggetti giovani adulti, in condizioni di clima caldo-umido e può essere favorita anche dall’assunzione di farmaci della categoria dei FANS (antiinfiammatori non steroidei). Pertanto, si consiglia di effettuare l’esercizio fisico dopo almeno 4-6 ore da qualsiasi pasto, evitando comunque gli alimenti verso i quali si è allergici. Inoltre, si consiglia di effettuare sempre una forma di “riscaldamento” prima di iniziare l’attività fisica, di interromperla alla minima comparsa di sintomi e di iniziare subito il trattamento farmacologico; disturbi respiratori Le forme respiratorie, benché rare, sono più frequenti nell’età pediatrica e possono manifestarsi nei confronti dell’aerodispersione nell’ambiente di allergeni alimentari come le proteine del latte e dell’uovo. La rinite e l’attacco asmatico possono preannunciare un quadro clinico sistemico, anche anafilattico; spesso si tratta di forme occupazionali, fra queste senz’altro la più frequente è l’asma del panificatore che si correla con allergia IgE mediata verso componenti del grano ed in particolare verso l’omega-5-gliadina. Può riscontrarsi sintomatologia respiratoria anche nei lavoratori dell’industria alimentare (latte, uovo, pesce); spesso la manifestazione respiratoria conseguente all’esposizione ad allergeni alimentari si riscontra in soggetti che hanno una condizione infiammatoria respiratoria allergica di base non sufficientemente controllata; sindrome orale allergica (SOA) o Pollen – Food related si caratterizza per l’insorgenza di prurito con edema limitato esclusivamente al cavo orale. Si correla con la cross reattività fra pollini ed alimenti del mondo vegetale e quindi si rileva nei casi di sensibilizzazione a proteine condivise come le profiline e le PR-10; si tratta di molecole inattivate dalla digestione peptica, dalla temperatura e quindi dalla lavorazione industriale; la sintomatologia segue spesso l’andamento stagionale della pollinosi (ad es. allergia ai pollini di betulla ed in particolare Bet v 1 e allergia alla mela con IgE verso la componente molecolare Mal d 1). Raramente evolve verso manifestazioni cliniche che superino il cavo orale (7% circa) o verso l’anafilassi (1-2%). Gli alimenti più frequentemente in causa sono mela, pera, pesca, carota, melone; disturbi gastroenterici l’allergia alimentare IgE mediata può determinare quadri intestinali sia con manifestazioni drammatiche (coliche addominali violente, diarrea, vomito) che rappresentano lo shock anafilattico addominale, sia con manifestazioni croniche correlate con la pluripositività verso allergeni alimentari che determinano un quadro infiammatorio eosinofilo (enterite eosinofila) nel quale può essere presente anche un meccanismo cellulo– mediato.

dermatite atopica è una sindrome caratterizzata da sintomi che possono coinvolgere variamente diverse fasce d’età e diversi apparati; nello stesso soggetto possono aversi negli anni sintomi a carico della cute (manifestazioni eczematose) con distribuzione diversa, dell’apparato respiratorio (l’asma bronchiale è frequente nell’adulto affetto da dermatite atopica, con manifestazioni cutanee prevalenti nell’età pediatrica), del tratto gastrointestinale. Nell’età pediatrica l’associazione con la sensibilizzazione IgE mediata ad alimenti è nell’ordine di circa il 35%, e sono descritte anche cellule T alimento–specifiche; più frequentemente sono coinvolti uovo e latte; ma è fondamentale che venga correttamente accertato che ci sia un nesso di causalità con alimenti, che è molto meno frequente di quanto abitualmente si creda, per evitare diete inutili e, a volte, dannose; gastroenteropatie eosinofile la sintomatologia varia a seconda della sede del processo infiammatorio eosinofilo: può aversi a livello esofageo (disfagia e dolore) come a livello intestinale (diarrea, dolore addominale) ed anche generalizzata (ascite, perdita di peso, edema ed ostruzione intestinale). Tutti gli alimenti possono essere in grado di determinare tale condizione in qualsiasi fascia d’età e spesso la condizione è persistente. Quadri clinici cellulo mediati: enterocolite allergica da proteine alimentari, proctite da proteine alimentari. enterocolite allergica da proteine alimentari (anche denominata food protein induced enterocolitis syndrome – FPIES) interessa sostanzialmente l’età pediatrica e di solito va incontro a risoluzione. L’esposizione continuativa alle proteine alimentari in causa comporta emesi, diarrea, letargia, scarsa crescita. Gli alimenti più spesso coinvolti sono latte, soia, riso. La FPIES a volte si manifesta con vomito incoercibile e/o diarrea profusa con possibile progressione, in circa il 20% dei casi, verso la disidratazione e lo shock ipovolemico. I sintomi insorgono tipicamente dopo 2-3 ore dall’assunzione dell’alimento sospetto e regrediscono completamente dopo la sospensione dello stesso. proctite da proteine alimentari è tipica dell’infanzia, è correlata con infiammazione eosinofila localizzata ed è caratterizza dalla comparsa di sanguinamento e mucillagini con le feci; si correla con latte vaccino.

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