Berlusconi denuncia la scelta di S&P

20 settembre 2011 14:051 commentoDi:

Il capo di governo, Silvio Berlusconi, stigmatizza le pressioni politiche e mediatiche che avrebbero motivato il declassamento del rating dell’Italia. Tuttavia S&P ribadisce che le sue decisioni sono “apolitiche„.  

Il Cavaliere non ha apprezzato di vedersi arretrare il rating del suo paese: “le valutazioni di S&P sono state suggerite dagli articoli giornalistici e non dalla realtà dei fatti e influenzate negativamente da considerazioni politiche„, ha  dichiarato Silvio Berlusconi in un comunicato. 

Il premier ricorda che il paese ha già approvato misure importanti per raggiungere l’equilibrio di bilancio entro il 2013, inoltre è pronto ad adottarne altre per rilanciarne la crescita. 

Tuttavia la manovra varata lo scorso 14 settembre di  54,2 miliardi di euro, non sembra aver convinto l’agenzia di rating, che dubita anche della credibilità del governo e del suo presidente. 


Senza alcun comunicato ufficiale, che risponde  direttamente all’attacco del premier, Standard & Poor’s si difende: “Il rating sovrano è una valutazione apolitica, basata sull’analisi dettagliata e indipendente delle prospettive economiche e fiscali, nonché del rischio di credito fornito agli investitori„, afferma l’agenzia americana. 

Standard & Poor’s respinge, quindi, tutte le accuse di faziosità che le sono state lanciate dai diversi esponenti politici italiani, e di illegalità sulle sue attività da alcune associazioni di consumatori. S&P ritiene che l’Italia sia vulnerabile agli accresciuti rischi su economia, finanza e conti pubblici. 

Articolo correlato: Standard & Poor’s declassa l’Italia decisione scorretta per Berlusconi  

Ultimo aggiornamento 20 settembre  2011 ore 16,05

 






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  • Il meccanismo al quale Standard&Poor’s e Moody’s rispondono è ormai chiaro ed anche in Italia economisti illustri cominciano a spiegarlo al grande pubblico: Le agenzie di rating, indipendenti, è vero, dalla politica ma dipendenti eccome dal potere bancario, declassano arbitrariamente il rating del paese preso di mira; Gli “investitori” ovvero poche grandi banche transnazionali, vendono grandi quantità di bot del paese in oggetto, deprezzando il valore del titolo sui mercati. Sceso il suddetto valore, gli stessi che lo hanno prima venduto, lo riacquistano a prezzi stracciati realizzado enormi profitti, non sulla rendita del titolo stesso come sarebbe legittimo, ma sulla base di un meccanismo speculativo artefatto ed oserei dire criminale. E la politica cosa fa? è costretta a fare manovre “lacrime e sangue” per compensare le perdite del titolo. I vertici della politica, i ministri delle finanze, i giornalisti economici lo sanno, ma invece di invocare ed attuare decisioni squisitamente “politiche” atte ad interrompere questa spirale diabolica che rende il debito pubblico di fatto “inestinguibile”, fanno a gara sul “come” è meglio tassare gli italiani, avendoli peraltro convinti che è colpa loro se le cose vanno così. Berlusconi ha ragione, la responsabilità dei giornalisti esiste, ma non è quella che dice lui, è al contrario quella di far finta di ignorare le dinamiche di cui sopra facendo di tutto per parlare d’altro. La responsabilità, enorme, della politica di destra come di sinistra, è quella di tacere su questo che è il “cuore” del problema da cui discende la necessità per i politici stessi di tartassare gli italiani con manovre sempre più feroci. Se ci fosse qualcuno, qualche politico degno di questo nome, in Italia che avesse conservato un minimo senso dell’onore ed avesse il coraggio di dire finalmente la verità ed agire di conseguenza, rimarrebbe, costui sì, nel libro d’oro della storia di questo paese.

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