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Bollo auto e superbollo 2018: esenzione fiscale e legge 104

A partire dal prossimo primo gennaio 2018 arriva la stretta anti evasione per il bollo auto introdotta con un emendamento che è stata inserita nel decreto legge di correzione dei conti pubblici, da Francesco Ribaudo del Pd. Sostanzialmente, dunque, a partire dal 2018 la revisione della vostra auto sarà immediatamente bloccata nel caso in cui gli uffici competenti dovessero accorgersi del mancato pagamento del bollo e in quel caso il proprietario del veicolo dovrà saldare la tassa comprese quelle arretrate; si tratta di una grande novità, perché lo Stato assegna una nuova funzione di controllo agli uffici competenti del Dipartimento dei Trasporti e alle imprese autorizzate ad effettuare la revisione.

“Devono verificare l’avvenuto pagamento, dell’anno in corso e degli anni precedenti, della tassa di proprietà, della tassa di circolazione e della situazione di fermo amministrativo.” “Nel caso che la verifica dia esito negativo”, continua poi il testo, “Non è possibile procedere con la revisione del veicolo ed il suo proprietario è obbligato ad effettuare i pagamenti mancanti e presentare una nuova richiesta di revisione per poter circolare”, è questo il testo dell’emendamento ha presentato da Francesco Ribaudo del Pd. 

L’emendamento che ha l’obiettivo di contrastare l’evasione alla tassa di circolazione ha superato dunque la prima scrematura così come quello che prevede di abbandonare l’utilità delle monete da 1 e 2 centesimi. L’emendamento è stato presentato in Commissione Bilancio della Camera e stabilisce che gli uffici competenti del Dipartimento dei Trasporti e le imprese autorizzate, prima di eseguire la revisione dei veicoli dovranno “verificare l’avvenuto pagamento, dell’anno in corso e degli anni precedenti, della tassa di proprietà, della tassa di circolazione e della situazione di fermo amministrativo“.

In caso di esito negativo della verifica, l’emendamento prosegue spiegando che non sarà possibile procedere con la revisione del veicolo e il proprietario sarà obbligato a presentare i pagamenti mancanti ed a presentare una nuova richiesta di revisione per poter circolare. Ovviamente l’emendamento dovrà essere prima approvato per poter diventare legge ma già lo scorso mese di dicembre, qualcuno tra le fila del Pd, aveva cercato di legare il pagamento del bollo alla revisione, ma il tentativo non era andato a buon fine in quanto l’emendamento fu respinto perché trasformava le officine in esattori delle agenzie delle entrate. Adesso bisognerà attendere i prossimi mesi per capire se effettivamente questa volta l’emendamento verrà definitivamente approvato e dunque diventerà legge. Si tratta di una stangata sicuramente per i tanti cittadini italiani ma non per lo Stato visto che il bollo auto fa incazzare alle Regioni 5,9 miliardi di euro ogni anno, contando anche le more dovute pagamenti ritardati e alle multe per il bollo non pagato. Non resta quindi che attendere e sperare che questo nuovo emendamento riuscirà, almeno in parte, ad arginare il fenomeno dell’evasione.

Il bollo della tua auto è appena scaduto? Per non ricorrere in nessuna sanzione bollo auto ha pagato entro il mese successivo al giorno di scadenza. È ovvio che se paghi dopo il termine a scadenza applicate sanzioni ed interessi, ma a seconda del ritardo vanno distinti due momenti ben precisi: se ritarda il contenuto entro un anno dal termine di pagamento, rientrerai nei termini del ravvedimento operoso, la sanzione aumenterà progressivamente fino a un massimo del solo 3,75%, mentre gli interessi calcolati al tasso legale, dal 1 gennaio 2018 sono fissati allo 0,3% su base annua. Dopo l’anno di ritardo la sanzione sale al 30% e resta invariata nel tempo, l’importo del bollo continuerà comunque a salire, perché gli interessi continueranno ad essere applicati fino all’avvenuto pagamento. Entro il terzo anno di ritardo la regione di competenza invia una raccomandata ed in mancanza di riscontro la cartella inedita della società di riscossione che applicherà ulteriori rincari.

Ma cos’è il superbollo?

Si tratta in realtà di una sovrattassa che fa lievitare in modo considerevole l’importo base dell’imposta per le vetture con più di 185 Kilowatt (ovvero 251,5 cavalli). Per ogni kilowatt che supera tale soglia si incorre in un aumento di 20 euro sul bollo. Tuttavia è prevista una riduzione graduale con l’invecchiamento del veicolo: 12 euro, 6 euro e 3 euro, rispettivamente allo scadere dei 5, 10 e 15 anni di età dall’immatricolazione, mentre nessun importo si deve al compimento del 20° anno.

“È necessario eliminare il superbollo”, commenta il massimo esponente dell’ACI, “perché non deve essere penalizzato un comparto su cui l’Italia ha delle eccellenze come Ferrari, Maserati e Lamborghini. Infatti, questa misura non ha portato i risultati attesi dal Governo, ma anzi ha avuto un gettito inferiore alle attese”. I numeri dicono che lo Stato ha incassato appena un terzo del previsto: la stima dell’esecutivo era di circa 168 milioni di euro l’anno mentre i reali introiti sono stati di 60 milioni di euro. Questa disparità è dà attribuire al fatto che il superbollo ha allontanato gli acquirenti dalle auto più performanti, la cui esportazione è cresciuta del 115%.

Sticchi Damiani ribadisce anche la necessità di abolire la normale imposta sulle auto ultraventennali, ripristinata dal Governo a partire dal 2015. “Bisogna riordinare il bollo per le vetture ultraventennali veramente storiche”, spiega il presidente,“che ogni anno aumentano di circa mille unità. Vanno tutelate solo queste, esentandole dal pagamento del bollo auto anche perché tutte le altre circolanti ogni giorno sono inquinanti, poco sicure e dannose per l’ambiente”.

Per la tassa di proprietà è invece bene ricordare che si prescrive dopo tre anni. A stabilirlo è stata una recente sentenza della Cassazione che fa cadere il precedente periodo che lo quantificava in 10 anni. Dunque va considerata illegittima una cartella di pagamento notificata dopo questo termine, con i 36 mesi che sono calcolati a partire dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui il pagamento dell’imposta fa riferimento. Ad esempio, per il bollo non versato nel 2014, la prescrizione scatta il 31 dicembre del 2017, rendendo impugnabili dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale le notifiche recapitate dopo quest’ultima data. Tuttavia, il mancato ricorso entro sessanta giorni rende la cartella esecutiva.

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