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Bonus casa, mobili e elettrodomestici 2018: come ottenerlo

Confermato anche per il 2018 il bonus mobili. La detrazione ristrutturazione è del 50% sull’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici ed è valida per tutto il 2018, sempre però in correlazione ad una ristrutturazione valida. La spesa dovrà essere sostenuta entro il 31 dicembre 2018 tramite bonifico o carta di credito (o bancomat).

In arrivo novità per quanto riguarda il bonus mobili e bonus arredi 2018 che per chi non lo sapesse consiste una detrazione fiscale della quale alcuni soggetti Possono usufruire per l’anno corrente. Questa detrazione riguarda per lo più l’acquisto dei mobili elettrodomestici e comprende anche i lavori di ristrutturazione, che abbiano comunque una dovuta documentazione. L’importo detratto sarà pari al 50%. Dunque, il bonus mobili sarà attivo anche per l’anno corrente e consiste in una detrazione IRPEF del 50% sull’acquisto di nuovi mobili e grandi elettrodomestici di classe energetica non inferiore alla A +++, incluso anche il trasporto il montaggio. Secondo quanto chiarito dall’ufficio delle Entrate, la detrazione è stata provocata dalla legge di bilancio anche per tutti gli acquisti che saranno effettuati nel corso del 2018 ma potrebbe essere richiesta soltanto da coloro che realizzano un intervento di ristrutturazione edilizia iniziata a partire dal primo gennaio 2017.

Per scoprire come funziona il bonus, proseguite con la lettura. La detrazione verrà ripartita In 10 quote annuali di uguale importo calcolata su importo massimo di €10000. Potranno beneficiare della detrazione tutti i soggetti che fruiscono della detrazione con la maggiore aliquota con il maggior limite di €96000 di spese ammissibili, Ovvero le ristrutturazioni edilizie con spese sostenute dal 26 giugno 2012. Nella categoria mobili rientrano Dunque armadi, letti, librerie, cassettiera e tavoli, scrivanie, comodini, sedie, divani, credenze, poltrone, materassi tutti gli apparecchi di illuminazione che costituiscono un complemento d’arredo. Sono esclusi pavimentazioni porte Tende e Tendaggi e tutti altri complementi di Arredo.

Previsto anche un bonus per l’acquisto degli elettrodomestici Ma la norma stabilisce che il bonus Vale soltanto per gli elettrodomestici con etichetta energetica di classe A più o superiore, A o superiore per i giorni che per quelle tipologie è obbligatoria l’etichetta energetica. Al fine di poter ricevere la detrazione Bonus Mobili, bisognerà pagare con bonifico bancario oppure postale e conservare la ricevuta completa del causale del versamento nel codice fiscale del beneficiario della detrazione e il numero di partita IVA o codice fiscale del destinatario del bonifico.

Il pagamento può essere anche effettuato con carta di debito o di credito. Su parla anche di bonus verde o bonus verde urbano e consiste in una detrazione IRPEF pari al 36% delle spese sostenute per la riqualificazione del Verde dei Giardini terrazzi e balconi sia privati che condominiali per un massimo di spesa detraibile pari a €5000. Anche in questo caso, la detrazione sarà ripartita In 10 quote annuali e tutte di pari importo nell’anno di sostenimento delle spese e in quelli successivi. E’ inoltre previsto anche un Sismabonus ovvero un’ agevolazione fiscale molto importante per la sicurezza e la prevenzione del rischio di sisma e sarà valida fino al 31 dicembre 2021.

Bonus mobili ed elettrodomestici 2018: i lavori di ristrutturazione ammessi

Come detto in precedenza, sono soltanto alcuni i lavori ammessi per ottenere la detrazione fiscale. Ecco nel dettaglio le tipologie di lavori validi per la richiesta del bonus:

  • Lavori di manutenzione straordinaria, per il restauro o il risanamento conservativo dell’immobile.
  • Ricostruzione di immobili danneggiati da eventi calamitosi. In merito deve essere stato dichiarato lo stato di emergenza.
  • Manutenzione ordinaria o straordinaria delle parti comuni di un condominio.

Non sono invece considerati validi i lavori di manutenzione ordinaria come la sostituzione dei pavimenti o la tinteggiatura delle pareti.

Bonus arredi 2018: l’infografica dell’Agenzia delle Entrate

Bonus mobili ed elettrodomestici 2018: come richiederlo

Per avere accesso alla detrazione Irpef del 50% bisogna per prima cosa dimostrare di aver effettivamente eseguito dei lavori di ristrutturazione in casa, appartenenti alle tipologie precedentemente citate. E’ importantissimo conservare tutti i documenti che attestano gli avvenuti pagamenti, che quindi dovranno essere effettuati con mezzi tracciabili, come i bonifici bancari e postali o i pagamenti con carta di credito e bancomat. Tutte le fatture di pagamento vanno conservate, sempre per dimostrare la spesa effettuata.

Bonus mobili ed elettrodomestici 2018: quali acquisti fare per usufruire della detrazione fiscale

Ecco quali sono i casi in cui si può richiedere il bonus mobili per gli acquisti avvenuti entro il 31 dicembre 2018:

  • Mobili nuovi come letti, armadi, tavoli, sedie e divani.
  • Grandi elettrodomestici come frigoriferi e congelatori con classe energetica A+.
  • Forni, anche modelli di classe energetica A.

Ricordiamo inoltre che tutte queste spese dovranno essere inserite nella Dichiarazione dei redditi. La detrazione, in caso di accettazione, è del 50% su spese che possono arrivare massimo a 10mila euro, con il rimborso che avverrà in 10 anni.

La legge di bilancio come ogni anno è intervenuta sulle agevolazioni ed ha prorogato gli incentivi potenziati. Le detrazioni fiscali al 50% riguardano i bonus di ristrutturazione edilizia, quindi, momento in cui, nella mia casa oppure in un edificio residenziale voglio fare una manutenzione straordinaria o un recupero edilizio o anche in un condominio con una manutenzione ordinaria si ha diritto ad un’agevolazione del 50% un tetto di spesa di 96.000 €.

Potranno essere ristrutturati i balconi, cortili, Giardini contando proprio su un incentivo pubblico per il verde privato. Sembra proprio che in queste detrazioni valgono anche gli acquisti di impianti di irrigazione, Pozzi e piante, supporto al verde, strutture di coperture, giardini, pensili nonché tutte le spese di progettazione e di manutenzione. E’ tuttavia previsto un limite di spesa che ammonta a €5000 per la singola unità immobiliare. Nel caso si tratti di condomini, l’importo va rapportato al numero delle unità e la detrazione sarà suddiviso tra i condomini. La legge però impone che questi pagamenti vengono effettuati attraverso strumenti idonei a consentire la tracciabilità delle operazioni e quindi serviranno bonifici che possano poi essere utilizzati per ottenere le detrazioni sul recupero edilizio e anche sul risparmio energetico.

Proprio le disposizioni legate a quest’ultimo, ovvero il risparmio energetico pare che in questo 2018 abbia un ruolo molto importante soprattutto per quel che riguarda la sostituzione degli impianti di riscaldamento, per cui è previsto uno sconto del 65%. Per poter usufruire di questa detrazione sarà necessario sostituire l’impianto obsoleto con impianti dotati di caldaie a condensazione, generatori d’aria calda a condensazione, impianti dotati di apparecchi ibridi costituiti da pompa di calore integrata con caldaia a condensazione che siano assemblati in fabbrica e concepiti dal fabbricante per funzionare in abbinamento tra loro.

Si parla, dunque, di una detrazione del 65% anche se alcune condizioni possono ridurre questa percentuale al 50%. Procedendo, diciamo subito che questi incentivi possono essere estesi anche all’acquisto e posa in opera di microcogeneratori in sostituzione di impianti esistenti e in questo caso il valore massimo della detrazione è fissato  a €100000. Previste anche delle detrazioni fiscali nel caso in cui si debbano effettuare interventi di riqualificazione energetica abbinati al miglioramento della classe di rischio sismico, per gli edifici condominiali che siano posizionati in aree sismiche 1, 2 e 3; nello specifico si tratta di una detrazione fiscale maggiorata al 80% nel caso si tratti di miglioramenti di una classe di rischio e 85% nel caso si migliori di due classi.

Il Bonus verde per le ristrutturazioni di giardini e terrazzi: è una delle novità della Legge di Bilancio 2018. Ecco come funziona la nuova detrazione fiscale. Bonus verde 2018: la nuova detrazione inserita nella Legge di Bilancio è rivolta ai contribuenti che effettuano lavori di ristrutturazione alle aree verdi di condomini o edifici privati.
Il bonus fiscale potrà essere richiesto dai contribuenti che, a partire dal 1° gennaio 2018, effettueranno lavori di ristrutturazione su terrazzi, giardini o aree condominiali e darà diritto ad una detrazione fiscale da richiedere, come di consueto, con la dichiarazione dei redditi.
Il nuovo bonus verde è soltanto una delle novità in tema di detrazioni fiscali della Legge di Bilancio 2018: mentre sembra ormai certa la proroga non soltanto dell’Ecobonus, ma anche del bonus ristrutturazione, nei prossimi giorni si attendono ancora novità in merito alla possibilità di beneficiare anche della detrazione fiscale per l’acquisto di mobili.
Intanto, il bonus verde 2018 raccoglie il plauso della Coldiretti e si appresta ad essere una delle detrazioni fiscali più richieste a partire dal prossimo anno al fine di abbellire abitazioni e spazi verdi delle città.
Ecco come funziona il bonus verde per la cura di giardini, terrazzi e aree verdi di edifici condominiali.

Tra le novità della Legge di Bilancio 2018 una delle meno attese e che attualmente incuriosisce molti contribuenti è il bonus verde, introdotto per agevolare i contribuenti nella cura di giardini e terrazzi.
Stando a quanto previsto, il bonus verde consentirà a partire dai lavori effettuati dal 1° gennaio 2018 di beneficiare di una detrazione fiscale pari al 36% in relazione a lavori di ristrutturazione di giardini, balconi e terrazzi.
La detrazione potrà essere richiesta per un massimo di 5.000 euro di spesa, andrà indicata in dichiarazione dei redditi e consentirà, secondo il Ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina, di ridurre l’inquinamento delle città.
In attesa di conoscere i dettagli del testo della Legge di Bilancio 2018, attualmente si sa che il bonus verde potrà essere richiesto per le ristrutturazioni e gli interventi su aree di
pertinenza di edifici privati e dei giardini di interesse storico.
La detrazione Irpef per la cura di giardini e terrazzi si aggiunge al pacchetto di bonus casa prorogati dalla Legge di Bilancio 2018: bonus ristrutturazioni, Ecobonus, Sismabonus e l’ancora incerta proroga del bonus mobili anche per le giovani coppie.
Bonus verde 2018, la nuova detrazione per ristrutturazioni di giardini e terrazzi
Bonus fiscali Legge di Bilancio 2018: tra conferme e possibili proroghe
Dalle indiscrezioni che hanno preceduto l’approvazione del testo della Legge di Bilancio 2018 da parte del Consiglio dei Ministri, era già stato reso noto come tra i bonus fiscali disponibili anche per il prossimo anno vi sarebbe stato certamente l’Ecobonus.
La misura è stata confermata anche se, secondo le notizie degli ultimi giorni, la misura della detrazione fiscale potrebbe essere rivista e portata dal 65% al 50%, con una probabile rimodulazione basata sull’obiettivo di risparmio energetico conseguibile.
Nell’attesa di conoscere ulteriori novità, pare ormai certa la proroga anche del bonus ristrutturazioni del 50%, che anche nel 2018 sarà rivolto ai lavori di recupero del patrimonio edilizio.
Ancora dubbi, invece, sulla proroga del bonus mobili, sebbene le associazioni dei costruttori abbiano mostrato al Governo i dati positivi della possibilità di detrarre l’acquisto degli arredi nel 2016 e nel 2017.
Ulteriori dettagli saranno certamente resi noti nei prossimi giorni, quando si avrà la possibilità di prender visione della bozza della Legge di Bilancio 2018 e quando inizierà la discussione della misura in Parlamento.
Per il momento ai contribuenti resta la certezza che dal prossimo 1° gennaio 2018 sarà possibile abbellire la propria casa con un tocco di verde in più: l’idea è che sia nelle grandi che nelle piccole città il bonus verde diventerà una delle detrazioni fiscali più gradite.

Bonus casa 2018, detrazione fiscale ristrutturazioni: novità e cosa cambia

Bonus casa 2018 per lavori di ristrutturazione: ecco le novità approvate dal Governo con la Legge di Bilancio 2018 sulla detrazione fiscale prevista in caso di riqualificazione energetica.
Bonus casa 2018 e detrazioni fiscali per ristrutturazioni: ci sarà o no l’agevolazione?
Questa è una delle domande che in molti, interessati ad effettuare lavori di ristrutturazione in casa beneficiando delle agevolazioni fiscali previste, si pongono ad ormai pochi mesi dalla fine dell’anno.
Numerose novità per i bonus casa nel 2018, quando scadrà il termine ultimo per beneficiare della proroga degli incentivi stabilita con la scorsa Legge di Bilancio.
Nel comunicato stampa pubblicato a seguito dell’approvazione della Legge di Bilancio 2018 da parte del Governo la proroga dell’Ecobonus è contenuta all’interno del pacchetto competitività:
“Sono confermate molte misure di contenimento della pressione fiscale e sviluppo, già contenute nella precedente legge di bilancio, quali le agevolazioni per gli interventi di ristrutturazione edilizia ed energetica
Non è chiaro tuttavia se la proroga riguardi sia l’Ecobonus che il bonus ristrutturazioni e mobili; dubbi che potranno essere chiariti soltanto con la pubblicazione di ulteriori dichiarazioni del Governo.

Anche nell’ipotesi peggiore, la detrazione fiscale prevista dall’art. 16-bis del Dpr 917/86 per lavori di ristrutturazione edilizia ci sarà anche nel 2018 ma il bonus cambierà: non più detrazione al 50% e neppure il limite di 96.000 euro di spesa massima consentita.
In mancanza di proroga, a partire dal 1° gennaio 2018 il bonus ristrutturazioni tornerà alla misura prevista dalla normativa di riferimento; per l’Ecobonus, la detrazione fiscale prevista per interventi di riqualificazione energetica, il Governo ha approvato una proroga dell’incentivo, ma con modifiche sostanziali. Resteranno in vigore fino al 2021 le agevolazioni fiscali dell’Ecobonus condomini e il Sisma Bonus per interventi volti a ridurre il rischio sismico degli immobili.
Ecco come sarà il bonus ristrutturazioni nel 2018 e quali saranno importo, limite e misura della detrazione fiscale per chi vuole ristrutturare la propria casa.
Bonus casa 2018, ecco come cambierà la detrazione per lavori di ristrutturazione
A partire dal 1° gennaio 2018, salvo ulteriori proroghe nella prossima Legge di Bilancio, il bonus per lavori di ristrutturazione edilizia tornerà alla misura originaria prevista dall’art. 16-bis del TUIR.
Per i lavori di ristrutturazione in casa la norma prevede una detrazione Irpef pari al
36% delle spese sostenute, fino al limite di 48.000 euro per ciascuna unità immobiliare.
Con il decreto legge n. 83/2012 è stato, per la prima volta, portato al 50% il bonus ristrutturazioni e a 96.000 euro il tetto di spesa agevolata.
Uno dei bonus casa più apprezzati, più volte prorogato e da ultimo con la Legge di Bilancio 2017 fino al 31 dicembre, tornerà nella sua misura originaria a partire dal 1° gennaio 2018. La detrazione per i lavori di riqualificazione energetica, l’Ecobonus al 65%, rientrerà tra le agevolazioni disciplinate dall’art. 16-bis del TUIR, tornando dunque alla misura originaria del 36%, anche se attualmente il Governo è orientato verso una proroga dell’agevolazione seppur in misura ridotta.
Con la fine dell’anno saranno diverse le agevolazioni fiscali per la casa che i contribuenti dovranno salutare.
Oltre alla maggiorazione per ristrutturazioni e riqualificazione enegetica, il 31 dicembre 2017 è l’ultimo giorno utile in cui sarà possibile portare in detrazione il 50% della spesa sostenuta per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici finalizzati all’arredo di immobili oggetto di ristrutturazione edilizia iniziata a partire dal 1° gennaio 2016.
Si attendono tuttavia novità sulla proroga del bonus ristrutturazioni e della detrazione per l’acquisto di mobili.

Parola dell’architetto Sergio Fabio Brivio, Presidente Finco, che insieme alle Associazioni federate chiede lo stralcio della riduzione dell’aliquota di detrazione al 50% con la conferma dell’attuale aliquota del 65%. Si
tratta di componenti che in 10 anni di bonus fiscali hanno rappresentato la quota più significativa di apporto al risparmio energetico degli edifici: nel 2016, sulle 360.000 domande circa il 75% hanno riguardato infissi e schermature solari.
Invece di togliere la detrazione, Finco chiede che fra i parametri richiesti per l’ottenimento delle detrazioni del 65% vengano inseriti requisiti come la classe di permeabilità all’aria e l’esecuzione a regola d’arte della posa in opera dei serramenti, che rappresenterebbero elementi nuovi e ulteriormente qualificanti per la riduzione delle dispersioni energetiche del patrimonio edilizio nazionale.
Ogni anno, in occasione della discussione per la Legge di Bilancio, si accende il dibattito sulla proroga degli incentivi e delle detrazioni per la riqualificazione energetica. In particolare, si pone l’attenzione sul minor gettito portato dall’Erario dai bonus, vale a dire sul minor introiti IVA, IRPEF/IRES ed IRAP. Solo in seconda battuta si valuta il contributo occupazionale delle detrazioni che hanno consentito di creare, o mantenere, l’occupazione a oltre 200.000 addetti qualificati, e non si dice che, solo nel 2016, ci siano state circa 360.000 domande di intervento da parte dei privati cittadini per l’efficientamento energetico delle loro case. Questi interventi hanno hanno generato miliardi di investimenti. Il contributo della detrazione 65% consiste anche nell’emersione e nella spinta all’innovazione tecnologica indotta dalla ricerca del rispetto dei restrittivi limiti imposti per accedere alle misure fiscali. Questi gli argomenti di Brivio, che in effetti sono piuttosto attenti ai dati concreti.
E continua su questo registro. La gran parte del “mancato introito” per l’erario va attibuita alla detrazione del 50% per le ristrutturazioni edilizie, sia per la maggior longevità della misura, sia per il più elevato numero di interventi effettuati rispetto alla detrazione 65%.
Per il 65%, il mancato introito è assai più contenuto.
>>> Manovra 2018: l’Ecobonus cambia (come e perchè), il Bonus ristrutturazioni resta uguale
Come si stima il supposto minus erariale?
Si prendono le domande, si stima la somma del loro importo, si calcola la parte che lo Stato avrebbe incassato come imposta a valere sul 65% di detrazione. Aggiungendo a questo, paradossalmente, le minori entrate derivanti all’Enel e all’Eni, ecco la cifra di minor introito.
Alcune domande, continua Brivio, rimangono senza risposta: quanti contribuenti avrebbero realizzato gli interventi (o li realizzeranno) senza detrazioni fiscali? Quanto nero è emerso con l’Ecobonus per serramenti, schermature solari, caldaie e pompe di calore? I due dati sarebbero veramente utili per verificare i reali minori incassi da accise e Irpef. Gli interventi fatti, si sarebbero fatti anche senza la detrazione? I mancati introiti si riferiscono a lavori che sarebbero comunque stati fatti anche in mancanza delle agevolazioni?
“Credo che tali informazioni sfuggano anche al MEF. In linea teorica si può al massimo affermare che i contribuenti che hanno fatto il cappotto di casa o sostituito gli infissi, lo avrebbero forse ugualmente fatto, e che a pensar bene il nuovo impianto sarebbe stato regolarmente acquistato e fatturato. Ma come ovvio siamo nel campo delle ipotesi”.
Se l’abbassamento della detrazione dal 65% al 50% per certi interventi venisse confermato a causa del minor gettito sarebbe un grave errore, perché è un errore equiparare l’Ecobonus per serramenti, schermature solari e pompe di calore alle detrazioni fiscali per le semplici ristrutturazioni. Sarebbero equiparati alla stessa aliquota di detrazione interventi di riqualificazione energetica che necessitano di certificazione prestazionale e interventi di semplice ristrutturazione edilizia che possono essere attivati anche senza verifica dei requisiti prestazionali dei componenti consentendo, di fatto, l’installazione di componenti non in grado di assicurare un reale efficientamento energetico.
Perché il consumatore italiano dovrebbe accedere al bonus energetico per sostituire componenti comunque agevolati dalla stessa aliquota di detrazione con una procedura significativamente semplificata come quella per le semplici ristrutturazioni, che consente – fra l’altro – di comprare prodotti a prezzi inferiori a quelli dei componenti prestazionalmente migliori?
Le conseguenze
Abbassando la detrazione di serramenti, schermature solari, caldaie e pompe di calore si infliggerebbe un colpo troppo duro alla Filiera industriale e alle imprese italiane che hanno, in questi anni difficili, investito per migliorare continuamente le prestazioni dei loro prodotti in chiave energetica, e si vanificherebbe lo sforzo verso il raggiungimento degli obiettivi complessivi di riduzione delle emissioni di gas serra fissati per il 2020. Significa penalizzare le industrie italiane che tanto hanno investito nella progettazione e nella realizzazione di prodotti sempre più performanti, compiere un passo indietro rispetto all’affermazione di un’edilizia di qualità certificata.

Bonus Verde 2018, tutti i dettagli che abbiamo finora

Nella manovra 2018, che andrà all’esame del Parlamento a partire dal 26 ottobre, è stata introdotto il Bonus‪ verde con detrazioni del 36% per la cura, la ristrutturazione e l’irrigazione dei giardini e del verde privato: terrazzi e giardini, anche condominiali, coperture a verde e giardini pensili, esclusi i lavori di recupero di giardini pubblici e storici. Il bonus vale fino a un massimo 5mila euro di spesa. Le detrazioni attualmente esistenti non hanno mai coperto il verde urbano, si tratta di una novità.

Il Governo prevede di raddoppiare il perimetro del settore verde. Il Bonus Verde ha un bacino potenziale di 1,2 miliardi di euro: una metà circa sono investimenti aggiuntivi, l’altra metà riguarda spese che sarebbero state comunque realizzate, anche senza detrazione specifica. Solo nel 2018 il Bonus porterà un aumento del gettito pari a 40,9 milioni di euro.

Il Bonus Verde è nella Manovra 2018: gli altri contenuti della Manovra

Bonus verde, quali interventi sono detraibili

Quindi, in sostanza: dal primo gennaio 2018, sarà detraibile il 36% delle spese documentate relative al verde, fino a un massimo di spesa di 5 mila euro per ciascuna unità immobiliare. La nuova detrazione sarà dedicata alla sistemazione a verde di aree scoperte private di edifici esistenti, unità immobiliari, pertinenze o recinzioni. Interventi a verde su terrazzi e giardini di case singole e condominiali, villini e palazzi di pregio, coperture a verde e giardini pensili, messa a dimora di piante e arbusti. Tra le spese detraibili non solo i lavori, ma anche la progettazione e la manutenzione.

Il Bonus Verde non riguarda i giardini pubblici e i giardini storici, come sembrava essere. Forse l’quivoco era nato dal fatto che si parla di Bonus Verde “urbano”, ma per verde urbano s’intende in questo caso quello delle case, delle ville e dei condomini.

Bonus verde, come funziona la detrazione

La detrazione spetta non solo alle singole unità condominiali ma anche per le spese condominiali e anche in questo caso si applica il tetto di 5000 euro, per ogni appartamento. I pagamenti, come per le detrazioni per la ristrutturazione e l’efficienza energetica, dovranno essere fatti con bonifici parlanti, la detrazione fiscale rientrerà in dieci quote annuali.

I costi per lo Stato

Con la detrazione al 36% e il totale degli investimenti a 1,2 miliardi di euro, il costo per lo Stato dovrebbe essere di 43,2 milioni di euro ogni anno, sui dieci anni di vita della detrazione. Per il 2018 la spesa sarà di 150 milioni di euro.

Gli investimenti previsti

Gli investimenti in verde urbano potrebbero riguardare, secondo le stime del Governo, per il 15% le ville e per il 5% i condomini. Saranno le ville a funzionare meno, i condomini investiranno meno: circa 2.500 euro però per ogni unità immobiliare.

LE PROVINCE E LE PROSPETTIVE DI CARATTERE ORDINAMENTALE

La legge 56/2014: necessità di una revisione

La legge n. 56/14 è stata predisposta ed approvata in una logica di transitorietà, in vista della riforma Costituzionale che avrebbe, se confermata a seguito di referendum, eliminato le Province quali enti costitutivi della Repubblica.Per questo, a valle dell’esito della consultazione referendaria, occorre rivedere in profondità la legge 56/14 , sia con riferimento alle funzioni fondamentali che in riferimento agli organi e alla governarne, nonché sul sistema elettorale.

Si tratta di valorizzare gli aspetti di semplificazione istituzionale, procedimentale e amministrativa che la riforma presenta, ma che, nella prospettiva transitoria, non sono stati fino ad ora in alcun modo analizzati, affrontati e sostenuti sia dalla legislazione nazionale sia da quella regionale.

La legge 56/14, infatti, assegna alle Province funzioni fondamentali di impatto immediato sulla vita dei cittadini (la gestione delle scuole superiori italiane, la gestione dei 130 mila chilometri di strade provinciali e gli interventi per l’ambiente e la difesa del suolo), e funzioni strategiche per lo sviluppo dei territori che caratterizzano il nuovo ruolo di queste istituzioni (stazione unica appaltante, gestione dei servizi in forma associata, assistenza ai Comuni di piccola e media dimensione).

2. La nuova Provincia: funzioni, autonomia finanziaria, autonomia organizzativa
La nuova Provincia è il soggetto pubblico deputato dalla legge a realizzare sul territorio una concreta e misurabile semplificazione dell’architettura istituzionale nelle Regioni di riferimento, e a garantire una reale spending review, attraverso la cancellazione degli enti strumentali e intermedi (agenzie, enti, consorzi, ecc.) origine di diseconomie e duplicazioni gestionali e finanziarie.
Occorre quindi come condizione principale e irrinunciabile ripristinare un adeguato livello di autonomia finanziaria e tributaria e altresì di autonomia organizzativa intesa come possibilità di costruire un nuovo modello di ente che garantisca l’esercizio delle funzioni fondamentali, orientando la programmazione e la gestione nel senso sopra descritto.
La Provincia dovrà essere valorizzata sul versante delle funzioni fondamentali e dovrà essere rafforzata quale di ente di assistenza e supporto dei piccoli e medi comuni
(stazione unica appaltante, ufficio unico per i concorsi, ente che fornisce servizi generali e amministrativi ai piccoli comuni realizzando economie di scala, ente che supporta la progettazione per le opere pubbliche dei piccoli comuni, ente che funge da cabina di regia nella ripartizione degli spazi finanziari di cui al vincolo di finanza pubblica relativo al pareggio di bilancio, ecc.).

3. La Provincia: ente che rilancia gli investimenti
In questo contesto la Provincia dovrà tornare ad essere ente orientato prioritariamente agli investimenti (con particolare riferimento alla rete viaria e agli edifici scolastici) come hub del territorio, in rapporto con i comuni medi e medio-piccoli (azione di coordinamento e gestione degli spazi finanziari anche al fine di evitare situazioni di overshooting negli enti medio piccoli del territorio, ente attrattivo di finanziamenti europei, statali e regionali da destinare alla spesa di investimento, ente di programmazione e gestione oculata dell’indebitamento).

4. Un nuovo rapporto Provincia – Regione
Occorre altresì realizzare un rapporto nuovo con le Regioni che consenta il rispetto del principio di coordinamento di finanza pubblica nell’esercizio delle funzioni di carattere non fondamentale conferite (rapporto risorse/ funzioni), e garanzie organizzative per l’esercizio delle funzioni medesime. Un rapporto che non deve quindi essere limitato alle sole funzioni non fondamentali, ma ricostruito sulla natura della nuova Provincia,
favorendo le peculiarità di questi enti quali, prioritariamente, la semplificazione dell’architettura istituzionale sub – regionale e la capacità di spesa di investimento.

ANALISI E PROPOSTE SULLE PRINCIPALI CRITICITÀ’ DI CARATTERE FINANZIARIO E ORGANIZZATIVO

Superata la prospettiva temporanea, occorre ora che il Governo assicuri nella Legge di bilancio 2018/2020 un quadro finanziario certo per le Province, in grado di superare la fase emergenziale sia finanziaria sia organizzativa che ha caratterizzato questa istituzione negli ultimi tre anni e consolidare il nuovo quadro ordinamentale in piena coerenza con il quadro costituzionale, ed in particolare con l’articolo 119 della Costituzione.
A questo scopo è necessario:
– Superare la situazione di “emergenza finanziaria” che ha costituito il presupposto degli interventi legislativi e attuativi approvati negli ultimi esercizi anche con evidenti distorsioni e forzature nell’applicazione dei principi dell’ordinamento contabile degli enti di cui al D. Lgs. 118/2011 e s.m.i. più volte richiamate dalla Corte dei Conti (avanzi utilizzati per l’equilibrio ex-ante della situazione corrente, bilancio solo annuale, rinegoziazione per tre anni consecutivi dei mutui con CassaDDPP, ecc.).
– Superare l’impostazione emergenziale volta a garantire “esclusivamente il mantenimento degli equilibri finanziari e non l’adeguato finanziamento delle funzioni fondamentali”.
– Ripristinare la corretta visione pluriennale e la capacità di programmare, annullata dalla legislazione degli ultimi esercizi, ritornando ad assicurare la piena garanzia prima di tutto, e in termini reali e sostenibili nel tempo, dell’esercizio adeguato delle funzioni fondamentali, secondo aggiornati e congruenti valutazioni effettuate con la metodologia dei fabbisogni standard.
– Aggiornare i fabbisogni standard sulla spesa corrente per funzioni fondamentali, adeguandoli in modo da prevedere la definizione dei medesimi anche sulla spesa di investimento, per garantire i contenuti dell’attività delle Province. L’aggiornamento non deve essere solo su alcuni contenuti parametrici mantenendo la metodologia del passato ma deve “guardare” alla “nuova Provincia” per garantire un “livello adeguato di servizi nel contesto delle funzioni fondamentali assegnate” e altresì una adeguata propensione alla spesa di investimento per le stesse funzioni e per il territorio (rapporto con i Comuni).
– In questo contesto valutare le entrate – standard di cui l’ente può disporre per l’esercizio delle funzioni fondamentali (effetto perequativo), ripristinando la capacità programmatoria delle Province, a livello triennale, sia per la spesa corrente sia per la spesa di investimento.

Garantire il ripiano dello squilibrio tra risorse a disposizione, anche standardizzate, (al netto degli interventi straordinari pluriennali già previsti a legislazione vigente) e il fabbisogno standard sulle funzioni fondamentali per il triennio 2018/2020.
– Prevedere flussi finanziari standardizzati per il finanziamento della spesa di investimento, per contrastare il progressivo deterioramento del patrimonio affidato in gestione a queste istituzioni (in particolare edifici scolastici superiori e rete viaria provinciale) e giungere ad una situazione normalizzata di interventi programmati. In questo contesto rilanciare gli investimenti anche con una concreta azione di supporto ai piccoli e medi Comuni.
– Garantire che la copertura delle funzioni non fondamentali (sia sugli oneri diretti, sia sugli oneri indiretti legati alle stesse) avvenga integralmente attraverso fondi regionali senza operare “distrazione” di risorse destinate alle funzioni fondamentali.
– Ripristinare l’autonomia organizzativa delle Province eliminando i vincoli normativi previsti dalla legge n. 190/14 (comma 420), imposti in vista del superamento dell’ente, ed oggi in palese contrasto con l’autonomia costituzionale garantita. Conseguentemente consentendo di strutturare il nuovo ente su un modello organizzativo fondato sulle funzioni fondamentali e più coerente con la missione attribuita alle province. L’introduzione di adeguati piani di riassetto organizzativo deve consentire di orientare la qualificazione del personale assunto e da assumere alla nuova “mission” della Provincia.
– Affrontare e risolvere la criticità degli enti in situazione di “riequilibrio pluriennale ex art. 243 – bis del TUEL” e degli enti in dissesto finanziario ex art. 244 del TUEL. Disequilibri finanziari che hanno la caratteristica di essere “situazioni indotte” dalla insostenibilità delle manovre finanziarie 2015 – 2016 e anni precedenti e non da gestioni fina