La Bundesbank sulla crisi della zona Euro

14 novembre 2012 14:350 commentiDi:

La banca centrale europea (Bce) conferma che la crisi della zona euro è ancora una minaccia, manifestando un certo pessimismo che è in contrasto con una visione più ottimistica propagata qualche settimana fa.
La Bundesbank, nel suo rapporto annuale sulla stabilità finanziaria del Paese più stabile dell’Unione europea, aveva detto che i rischi per il sistema finanziario tedesco non sono inferiori a quelli del 2011.
A preoccupare è in particolare il rischio che i tassi di interesse bassi portino ad un aumento dei prezzi degli immobili nelle aree urbane, dopo che per anni gli stessi sono rimasti praticamente invariati. Bisogna ricordarsi che le bolle immobiliari sono state alla base della crisi negli Stati Uniti, in Spagna e in Irlanda.
È ancora presto per dire che i prezzi degli immobili rappresentano una minaccia per la stabilità finanziaria della Germania, ma vista la recente storia della crisi la situazione preoccupa. Andreas Dombret , membro del comitato esecutivo della Bundesbank, ha detto in un comunicato che i bassi tassi di interesse e la liquidità elevata possono incoraggiare esagerazioni sui mercati immobiliari.
Poco tempo prima, Draghi aveva detto che le tensioni nella zona euro erano attenuate. Merito del fatto che i Paesi hanno cominciato a tenere sotto controllo i loro debiti, del fatto che i costi del lavoro sono diminuiti e della conseguenza di una maggiore competitività sui mercati mondiali. Una ripresa quindi lenta e graduale.
Ora ecco il rapporto della Bundesbank che ha criticato alcune delle misure adottate dalla Bce per calmare la crisi, come la promessa di acquistare obbligazioni di Paesi in crisi come la Spagna per contenere il loro debito. La Germania può prendere denaro in prestito a tassi bassi, a differenza di Italia e Spagna, grazie alla fiducia degli investitori.
La Bundesbank, oltre che temete per l’aumento degli immobili in Germania, dice pure che le banche tedesche sono più solide rispetto a un anno fa. Maggiore raccolta di fondi, aumento della quantità di capitale e ridotta quantità di denaro nei Paesi a rischio come la Grecia. Questi i dati incoraggianti.

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