Caro Autostrade – Rincari infiniti sui pedaggi e proposte per bloccare gli aumenti

19 gennaio 2014 09:000 commentiDi:

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A partire dal 1 gennaio 2014 è scoppiato in Italia un vero e proprio caso Autostrade. Sono infatti scattati in quella data gli aumenti generalizzati delle tariffe dei pedaggi autostradali, così come previsto dai contratti di concessione attualmente in vigore.

Gli aumenti delle tariffe autostradali a partire dal 1 gennaio 2014

L’aumento medio delle tariffe  è stato pari al 3,9 per cento, anche se le società gestori avevano chiesto addirittura il 4,8 per cento. Ma milioni di italiani si sono comunque ritrovati a fare i calcoli, sin dall’inizio dell’anno, con importi molto più salati del passato. La media nazionale, infatti, maschera anche punte di rincaro che arrivano al 15 per cento.

La più cara, ad esempio, è risultata essere la Torino – Aosta, l’A5, ma anche Autovie venete, Passante di Mestre e A4 Venezia – Torino non scherzano affatto, dal momento che gli aumenti qui si sono concentrati tra il 12 e il 14 per cento. L’incremento più insolito ha toccato poi la Venezia – Padova, che ha improvvisamente subito un rincaro del 400 per cento, passando dai 70 centesimi circa del 2013 ai 3 euro del 2014.

A quale ragione devono però essere imputati questi aumenti che renderanno sicuramente più difficile la vita ad automobilisti e autotrasportatori – nonché a tutto l’indotto e il commercio che viaggia su gomma? Alcune società concessionarie hanno precisato che si è trattato di un normale aumento dovuto al contratto di convenzione siglato con l’Anas per la gestione delle tratte autostradali.

Dunque ci troviamo di fronte ad un banale adeguamento delle tariffe al costo della vita – cioè al tasso di inflazione programmato -, agli investimenti infrastrutturali realizzati negli anni passati e al mantenimento della qualità del servizio. Le entrate in più che le tariffe produrranno a partire da quest’anno serviranno cioè a pagare i soldi che sono già stati spesi, tra il 2009 e il 2013, per ammodernare la rete stradale italiana, renderla efficiente e sicura e assicurare i servizi di manutenzione e gestione.

Dunque normale amministrazione, o meglio, normale gestione autostradale. Solo tre tratte autostradali in Italia, tuttavia, per qualche motivo, non sono state interessate dall’ondata dei rincari stellari. Si tratta, giusto per fornire una dritta agli automobilisti che volessero ancora concedersi una alternativa alle strade senza pedaggio, dell’Autostrada dei Fiori, della Torino – Savona e della tangenziale di Napoli.

Ma, come è noto, il più delle volte quelli autostradali sono passaggi obbligati e gli automobilisti italiani si troveranno comunque alle prese con tariffe molto più care, che graveranno soprattutto sulle spalle di coloro che affrontano lo stesso viaggio tutti i giorni, i pendolari.

I primi interventi del governo sulle tariffe

Eppure, su questa situazione, è già intervenuta una prima volta la mano del governo. Sia il Ministero dell’Economia e delle Finanze, sia il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, infatti, hanno emanato nei giorni passati appositi decreti per tamponare la situazione, che si prospettava particolarmente onerosa in tempi di crisi economica.

Ma i decreti ministeriali di Fabrizio Saccomanni e di Maurizio Lupi non sono probabilmente bastati per salvare gli automobilisti dal caro tariffe autostradale e, a partire dal 1 gennaio, le tariffe sono lievitate anche oltre il 10 per cento. Le uniche società e consorzi a non essere assolutamente toccate dagli aumenti sono state il Consorzio Autostrade Siciliane, le Autostrade Meridionali e la Asti – Cuneo.

Attraverso i dati diffusi dal Ministero delle Infrastrutture viene messo in evidenza, inoltre, che vi sono alcune tratte in cui il rincaro ha raggiunto e superato l’8 per cento: si tratta ad esempio della Strada dei Parchi, quella che collega il Lazio all’Abruzzo e delle Autostrade Centropadane.

Così, sin dai primi giorni del 2014, attorno al problema delle tariffe autostradali si è concentrata l’attenzione di molti, compresi coloro che hanno da subito ritenuto ingiustificata questa nuova ondata di aumenti, per cui è stato richiesto anche l’intervento del Presidente del Consiglio Enrico Letta.

La proposta di uno sconto del 20 per cento sui pedaggi per i pendolari

Solo in questi ultimi giorni, tuttavia, dopo ore di trattative e di polemiche, si è arrivati alla definizione di un nuovo accordo tra il governo e i rappresentanti delle società di gestione delle tratte autostradali, che sono state convocate per trovare soluzione al problema. Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Maurizio Lupi, ha quindi annunciato che il governo ha chiesto alle società di gestione di istituire delle agevolazioni tariffarie per i pendolari a partire dal mese di febbraio.

Ora, quindi, la parola passerà proprio alle concessionarie, che saranno ascoltate nuovamente all’inizio della prossima settimana e saranno chiamate ad esporre le loro proposte di agevolazione per i pendolari. Le agevolazioni sulle tariffe dovrebbero in particolar modo interessare gli automobilisti che:

  • percorrono più di 50 km di autostrada al giorno per almeno 20 giorni al mese
  • compiono un percorso di andata e ritorno, per un totale di 40 tratte al mese.

Per questi automobilisti, quindi, le società di gestione dovranno prevedere uno sconto sulle tariffe pari almeno al 20 per cento, così come capita per tutti i pendolari di altri servizi di trasporto.

Oltre a questa prima proposta, tuttavia, le richieste del governo all’Aiscat hanno riguardato la possibilità di istituire degli sconti graduali anche per quegli automobilisti che percorrono le tratte autostradali per meno di 20 giorni al mese. Ma i singoli automobilisti non sono stati gli unici ad essere interessati dal confronto governo – concessionarie.

Fin dalla sua origine, la protesta contro il caro autostrade ha coinvolto anche le associazioni di categoria degli autotrasportatori, che nei momenti di maggiore tensione hanno addirittura minacciato la ripresa degli blocchi dei forconi. Ora il governo ha dato rassicurazioni anche a questa categoria, dicendo che sul fronte istituzionale continuerà il dialogo e l’impegno per cercare di ridurre il peso delle tariffe per chi lavora nel settore trasporti.

Il governo ha infine ricordato che dalla precedente contrattazione, tutti gli utilizzatori erano riusciti ad ottenere uno sconto sugli aumenti di diversi punti percentuali, passati dall’originario 4,8 per cento, richiesto dalle società di gestione, all’attuale 3,9 come dato medio. L’attività di mediazione delle istituzioni, tuttavia, in questo frangente non può non tenere conto anche degli accordi presi in precedenza con le società concessionarie e rispettare quanto previsto.

I confronti sul tema delle tariffe autostradali proseguiranno anche nei prossimi giorni, quindi, ma, come sembra intuibile, per usare una metafora in tema, non si potrà di certo invertire il senso di percorrenza all’interno della stessa corsia di marcia.

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