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Coinbase, preleva per sbaglio migliaia di Dollari: conti Criptovalute svuotati

Nelle ultime settimane moltissimi utenti registrati sulla piattaforma di Coinbase hanno avuto una bruttissima sorpresa, infatti sono visti prosciugare il loro conto corrente nonostante avessero utilizzato la loro carta di credito solamente per l’acquisto di Bitcoin o altre criptovalute. Tre migliaia di utenti colpiti, alcuni di loro lamentano una sottrazione di dollari abbastanza importante.

Nonostante tutto la piattaforma Coinbase attraverso il suo blog ufficiale ha voluto tranquillizzare i clienti promettendo che: “garantirà che tutti gli utenti vengano rimborsati per qualsiasi addebito errato”. Dichiarando inoltre che, dopo aver effettuato analisi interne approfondite, è stato identificato il problema che si trovava nella piattaforma Visa e nel sistema che dirige le transizioni.

Tuttavia, i numerosi rimborsi verranno emessi nelle prossime ore, e come avviene in questi casi gli utenti dovranno aspettare il loro turno per vedersi accreditati i loro soldi sul conto corrente.

Come guadagna la piattaforma più popolare per comprare Bitcoin

Coinbase guadagna non sul prezzo di Bitcoin ma sul volume delle transazioni, facendo pagare al compratore e al venditore una commissione variabile tra lo 0,25% e l’1%. Secondo quanto riportato dal magazine Recode, la società guidata da Brian Armstrong, nata nel 2016 e basata a San Francisco, avrebbe dovuto chiudere l’anno con 600 milioni di entrate, ma la corsa dei bitcoin tra il Giorno del Ringraziamento e Natale ha fatto quasi raddoppiare gli incassi.

Soltanto nell’ultima settimana di novembre, riporta Business Insider, oltre 100 mila utenti si sarebbero iscritti alla piattaforma, portando il numero totale a oltre 13 milioni, quasi il triplo rispetto ai 5 milioni del 2016. Sempre secondo il rapporto pubblicato da Recode, la valutazione della compagnia è almeno raddoppiata rispetto alla sua ultima valutazione di 1,6 miliardi di dollari risalente ad agosto.

Il boom è stato così improvviso da aver creato un problema piuttosto insolito per una startup della Silicon Valley: troppi investitori che cercano di entrare nella società. Venture capitalist e broker privati avrebbero infatti iniziato a chiedere agli azionisti di Coinbase se avessero preso in considerazione la possibilità di vendere le loro quote. Ma la società non sembra volerlo consentire.

Questo tipo di valute sono prettamente associate ad internet, poiché utilizzano un sistema di crittografia, un processo di conversione di informazioni leggibili in un codice che non permette la loro leggibilità, per tenere traccia degli acquisti e dei trasferimenti. La prima criptovaluta nata è Bitcoin, creata nel 2009 è ancora la più conosciuta e utilizzata nel mondo. Dopo il suo avvento, nel corso degli anni si è visto un proliferare di monete virtuali, al momento, sono più di 1000 le valute digitali presenti in tutto il mondo. Tra le più importanti in termini di capitalizzazione di mercato ci sono Ethereum e il Bitcoin Cash, oggi rispettivamente al secondo e al terzo posto nella classifica delle criptovalute.

Come funzionano le criptovalute? La criptovalute utilizzano una tecnologia crittografata decentralizzata per consentire agli utenti di effettuare transazioni sicure e di memorizzare denaro senza la necessità di utilizzare il proprio nome o passare attraverso i servizi di una banca. Esiste un registro pubblico distribuito che si chiama “blockchain”, che non è altro che un record aggiornato di tutte le transazioni e dei possedimenti di chi ha questo particolare tipo di valuta. Queste valute sono per natura anonime e decentralizzate, per cui, non essendo rilasciate da enti governativi di nessun tipo, sono teoricamente immuni a qualsiasi manovra. Tra le caratteristiche principali delle criptovalute è la loro alta volatilità. Il movimento dei prezzi giornaliero è molto ampio e questo offre tante opportunità di guadagno ma anche i rischi non devono essere mai sottovalutati.

I vantaggi delle criptovalute Dopo aver capito che cosa sono le criptovalute è il momento di scoprire quali sono i reali vantaggi. Anonimato nelle transazioni: Le transazioni in criptovalute vengono eseguite in modo anonimo. Questo è spesso un vantaggio, anche se può dar vita anche ad alcuni problemi, in quanto spesso usate per attività illegali, dovuto appunto al fatto che le transazioni sono anonime. Globalità: Le criptovalute sono monete globali, che valgono dunque in tutto il mondo. Anche se è un mercato “giovane”, se continuano a svilupparsi così come stanno facendo, le criptovalute di fatto distruggerebbero il mondo delle cambi valutari come lo conosciamo oggi. Garanzia di anti-contraffazione: Una criptovaluta non può essere contraffatta. Nella blockchain ogni singola criptovaluta è crittografata e segnata nei diversi database e contiene informazioni su chi è il proprietario e sulle eventuali transazioni.

Come investire e guadagnare con le criptovalute Dopo aver chiarito che cosa sono le criptovalute e quali i vantaggi, vediamo le tre soluzioni principali per investire e guadagnare con le criptovalute: · Comprando criptovalute attraverso una exchange · Producendole con il mining · Facendo trading online Comprare criptovalute attraverso una exchange Una delle soluzioni più note per investire ed utilizzare le criptovalute è quello di utilizzare gli exchange. Esistono svariate tipologie di exchange dove è possibile ottenere criptovalute fornendo i propri euro/dollari o altre tipologie di monete fiat. Alcune di queste sono a tutti gli effetti dei mercati di tipo peer-to-peer, dove gli utenti possono decidere di accordarsi direttamente l’uno con l’altro per scambiare criptovalute. Esistono invece delle altre tipologie di piattaforme, degli appositi exchange di criptovalute, ma i rischi in cui si può incorrere utilizzando queste piattaforme sono senza dubbio moltissimi: · Bancarotta (la piattaforma chiude e si prende tutti i soldi); · Attacco hacker; · Frode (che spesso vengono perpetuati dal sito stesso); Gli exchange non hanno protezione legale alcuna, ed è quindi molto improbabile cercare di riottenere il denaro che è stato perso. A questo vanno inoltre considerati altri aspetti molto importanti, come le commissioni e i numerosi aspetti legati all’anonimato. Guadagnare con le criptovalute attraverso il Mining Un’altro metodo per guadagnare con le criptovalute è quello di “minarli”. Questa attività, dall’inglese “Mining“, sta a significare l’attività di estrazione delle criptovalute

L‘attività di mining consiste nel risolvere, attraverso delle apparecchiature hardware, dei blocchi contenenti delle informazioni circa le transazioni. Gli utenti che mettono a disposizione la potenza dei loro PC vengono ripagati dal sistema in proporzione all’attività svolta. In parole semplici si tratta di creare criptovalute attraverso dei software dedicati. Le criptovalute sono sviluppate con linguaggi open source e con un sistema decentralizzato, ecco perché, chiunque può scaricare un software e contribuire alla produzione delle monete stesse. L’attività di minare criptovalute è possibile solamente se si dispone di computer all’avanguardia molto costosi con un elevato consumo di energia elettrica. Per guadagnare attraverso è necessario quindi fare un analisi reale dei costi, e tempo necessario per la “creazione” di criptovalute. Guadagnare con le criptovalute attraverso il trading online Il trading è uno degli strumenti maggiormente utilizzati per acquistare e vendere criptovalute. Da specificare che il trading non si acquistano realmente criptovalute ma contratti derivati (CFD). Il derivato è uno strumento finanziario che replica l’andamento di un asset, che potrebbe essere il Bitcoin, Ethereum, Bitcoin Cash, Litecoin e altri ancora. Sono molti i vantaggi di fare trading con le criptovalute tra questi: · la semplicità · gli importi ridotti richiesti · la leva finanziaria · gli strumenti per la gestione del rischio · la possibilità di guadagnare sia se i prezzi salgono sia se scendono Per fare trading con le criptovalute è necessario aprire un conto prezzo un Broker che disponga questa tipologia di asset. Non sono ancora molti i broker che offrono la possibilità di comprare o vendere criptovalute (Bitcoin, Ethereum, Bitcoin Cash…), ma alcuni, anche tra i più conosciuti, permette ai suoi clienti di fare trading sulle principali criptovalute.

Ma perchè si continua a parlare così con insistenza di Bitcoin e criptovalute nell’ultimo periodo?

La criptovaluta toglie come detto alle banche centrali degli stati la possibilità di regolare l’offerta monetaria per questo motivo gli amministratori delle grandi banche mondiali guardano con molto disprezzo (a volte soprattutto all’inizio anche con molta superficialità) BitCoin e criptovalute. Le demonizzano come uno strumento di illegalità destinato a sgonfiarsi e morire in breve tempo.

In realtà, invece, la diffusione di Bitcoin e criptovalute è in costante aumento, gli investimenti sono ad oggi tutti molto rilevanti, anche se sulla convenienza occorre un approfondimento, con una crescita dei numeri complessivi che non sembra arrestarsi e che comunque mantiene stabilità nel tempo.

Bitcoin e Criptovalute sono come l’oro, un bene solido protetto dall’influenza politica, dalle leggi nazionali e da ogni proibizionismo.

Purtroppo a causa delle proprietà che garantiscono sicurezza e anonimato a livello mondiale, è diventato uno strumento di pagamento il mercato nero e qualsiasi attività illegale come quelle dei siti del Deepweb.

Il mondo delle criptovalute è un Far West. Si possono fare guadagni enormi o perdere tutto in un attimo. Probabilmente è l’ambiente più vicino all’idea astratta di libero mercato perché non è regolamentato, e come tale non propriamente indirizzato a cassettisti o risparmiatori prudenti. Certo che la tentazione di cavalcare l’onda può essere grande: il 26 agosto 2016 il Bitcoin valeva 578,16 dollari, venerdì 25 agosto 2017 era scambiato a 4.475,59 dollari, nuovo record di tutti i tempi. In un anno il suo valore si è moltiplicato quasi per 8. Questo è un anno storico per il Bitcoin perché il 3 marzo il suo valore ha sorpassato per la prima volta quello dell’oro (1.268 dollari contro 1.233 dollari).

Un evento che ha sdoganato la criptovaluta sui media mainstream. Tanto che in molti hanno cominciato a parlarne come di un bene rifugio. Una follia? Per dare una risposta a questa domanda bisogna capire la filosofia che sta dietro alla criptovaluta. Nel novembre 2008 un’e-mail presenta il progetto di un sistema di pagamento online peer-to-peer che non richiede il coinvolgimento di un intermediario, ovvero di un’istituzione finanziaria come una banca che certifichi la transazione. La lettera porta la firma di Satoshi Nakatomo. Chi sia costui ancora oggi non lo sa nessuno. È probabile che il nome si riferisca a un gruppo di persone di varie nazionalità.

Sono nerd, smanettoni, gente che vive inchiodata davanti a un pc ma con una coscienza politica. Si possono definire cyberpunk, gente convinta che si viva meglio senza un governo che interferisca nelle faccende? Libertari, anarchici o Sovversivi? Le definizioni sono oziose, conta quello che vogliono: i cyberpunk credono che con un’efficace privacy online e un’altrettanto efficace crittografia (una scrittura che non può essere compresa dalle persone non autorizzate a leggerla) gli individui siano in grado di proteggere se stessi e i loro interessi meglio di quanto non faccia un governo. Nel gennaio 2009 vengono emessi i primi bitcoin e avviene la prima transazione nella criptovaluta. Il momento per il lancio di una moneta alternativa non poteva essere migliore: il sistema finanziario mondiale è scosso dalla crisi iniziata nell’agosto 2007 e poi esplosa in maniera virulenta il 15 settembre 2008 con la bancarotta di Lehman Brothers. Il re è nudo, si scopre che il sistema si reggeva sui mutui subprime, ovvero prestiti per acquistare una casa concessi a chiunque, anche a nullatenenti. In quei mesi concitati le banche centrali di tutto il mondo cercano di tappare le falle, ma la fiducia nelle istituzioni finanziarie è crollata.

Le banche impacchettavano i mutui subprime con altri prodotti finanziari e li sbolognavano ad altre banche, agli investitori istituzionali e direttamente ai risparmiatori. Il mercato era intasato da titoli tossici. Di fronte a questo scenario, la Federal Reserve, la Bce, la Banca del Giappone non hanno mosso un dito prima che avvenisse il crollo. Si capisce allora che qualcuno possa avere sentito la necessità di creare una moneta svincolata da questa istituzioni. Al momento della sua nascita, però, il bitcoin era conosciuto da pochi smanettoni, molti ragazzi lo consideravano una specie di gioco. Ovviamente non la pensavano così i suoi creatori. E avevano ragione. Visto il suo successo sono nate altre criptovalute, litecoin, iota, nem dash, nero, monero, soprattutto l’ethereum, la seconda criptomoneta per capitalizzazione creata dal russo Vitalik Buterin, questo sì un nome che corrisponde a un essere in carne e ossa. Il giovanotto ha solo 23 anni ed è stato benedetto da Valdimir Putin. Attenzione, in Russia lo Stato è forte.

Viene così tradito lo spirito anarchico dei cyberpunk? Il tema è affascinante, ma attenzione: sta nascendo una tendenza che potrebbe cambiare le carte in tavola. Pochi giorni fa l’Estonia ha annunciato di stare lavorando al lancio di una sua criptovaluta, l’estcoin, con la consulenza di Buterin. Mentre il vice primo ministro russo, Igor Shuvalov, ha detto di essere a favore della creazione di un «cripto-rublo». Il lancio di criptovalute nazionali potrebbe rassicurare i risparmiatori tradizionali. A costoro, leggendo di un giapponese che probabilmente non esiste e di un ragazzotto  russo, si sarà accapponata la pelle. Ma nel mondo delle criptovalute credono (o perlomeno sono convinti che possa fruttare loro enormi guadagni) anche personaggi molto stimati e istituzionale. Basta vedere i consulenti di Xapo, la prima carta di debito che permette di usare i bitcoin per prelevare contanti dal bancomat. Quali bancomat? Tutti quelli che accettano la Visa, praticamente tutti i bancomat che stanno in Italia, quindi i bitcoin vengono automaticamente trasformati in euro. Advisor di Xapo sono Larry Summers, segretario al Tesoro Usa durante la presidenza di Bill Clinton; Dee Hock, il fondatore di Visa; John Reed, ex ceo di Citibank. Nomi che dovrebbero rassicurare anche i pensionati. Tuttavia il mondo delle criptovalute è in continuo movimento, le sorprese sono sempre in agguato.

Il 22 agosto Xapo ha annunciato che dal prossimo 15 ottobre sospenderà il servizio per tutti i detentori della loro carta di debito che vivono fuori dall’Europa. I cittadini italiani possono stare tranquilli, ma la motivazione di questa sospensione non è stata data. Si suppone che ci siano problemi di regolamentazione negli Stati Uniti. E qui si arriva al punto dolente. Un sistema crittografico inespugnabile è alla base del bitcoin. L’anonimato è quasi assicurato. Inevitabilmente la cosa ha attirato l’attenzione della malavita. Droga e armi spesso vengono pagati in bitcoin. Ci sono criminali che entrano nei sistemi informatici degli alberghi e si fanno pagare un riscatto in bitcoin per non violare i dati dei clienti. Qualcuno ha etichettato le criptovalute come i soldi della mala. Un discorso che non sta in piedi: sarebbe come dare la colpa a Mario Draghi per tutti gli euro falsi in circolazione. Resta il fatto che un bel giorno anche il Far West è stato regolamentato. E lo stesso accadrà per le criptovalute.

Nel frattempo l’investitore non sa che cosa fare. Chi compra e vende bitcoin deve pagare la tassa sul capital gain? L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato la Risoluzione 72/E del 2016 in cui considera le criptovalute alla stregua di banconote estere. «Per quanto riguarda, la tassazione ai fini delle imposte sul reddito dei clienti della Società, persone fisiche che detengono i bitcoin al di fuori dell’attività d’impresa, si ricorda che le operazioni a pronti (acquisti e vendite) di valuta non generano redditi imponibili mancando la finalità speculativa», dice la risoluzione, che, incredibilmente, da qualche tempo è scomparsa dalle pagine web dell’Agenzia delle Entrate. Ci sono investitori italiani che pagano comunque la tassa sul capital gain per dormire sonni tranquilli. Il vero terrore è che un giorno uno Stato decida di mettere fuori legge i bitcoin e le altre criptovalute. Avvisaglie in questo senso ci sono già state. All’inizio dell’anno la Banca centrale cinese ha deciso una stretta sulle principali borse che scambiano bitcoin in Cina per combattere la fuga di capitali. Al momento le criptovalute sono ancora un fenomeno di nicchia. La loro capitalizzazione totale è di 153,2 miliardi di dollari. Il bitcoin capitalizza 73,1 miliardi, ethereum 31,5 miliardi, bitcoin cash, nato dallo sdoppiamento dei bitcoin, 10,5 miliardi. Niente, di fronte alla capitalizzazione di Amazon, pari a 474,4 miliardi, o di Apple (815,4 miliardi)

. Insomma, le criptovalute non fanno ancora paura, non sono al momento in grado di fare ombra a dollaro, euro e alle altre monete tradizionali. Ma il loro valore sembra destinato ad aumentare esponenzialmente dopo che molti hedge fund hanno annunciato l’intenzione di investire in bitcoin e Goldman Sachs ha pubblicato un report in cui sostiene che per gli investitori istituzionali è sempre più difficile ignorare le criptovalute. Soprattutto sono i rialzi ancora possibili a fare gola. Secondo Kay Van-Petersen, l’analista di Saxo Bank che finora le ha indovinate tutte, nel giro di 10 anni il bitcoin potrà valere 100 mila dollari in quanto ha stimato che nel 2027 gli scambi di criptovalute costituiranno il 10% dei volumi di scambio delle monete tradizionali. Sempre che nel frattempo le autorità tradizionali non decidano di mettere fuori legge queste entità che non sono in grado di controllare. Intanto si stanno moltiplicando i milionari, se non miliardari, in bitcoin. E questo può spostare gli equilibri consolidati di potere, portando alla ribalta una nuova generazione di ricchi. Verranno accettati o verranno spossessati? A seconda della risposta, è consigliabile o meno investire in bitcoin.

Nonostante la mancanza di un ente o istituzione centrale che gestisca la distribuzione dei bitcoin, utilizzare e anche investire nella criptovaluta non comporta nessuna difficoltà di ordine tecnico né particolari rischi, tolti naturalmente quelli di cambio legati alle forti oscillazioni che hanno già dimostrato e ancor più potrebbero avere in futuro. La piattaforma più diffusa per conservare e utilizzare i bitcoin è coinbase (www.coinbase.com), una piattaforma tecnologica creata e gestita da una startup californiana con sede a San Francisco che annovera tra i propri finanziatori alcuni dei venture capital più influenti della Silicon Valley, tra cui Andreessen Horowitz, Union Square Ventures and Ribbit Capital. Coinbase consente di conservare, acquistare e vendere bitcoin tanto attraverso il proprio sito che tramite app per smartphone compatibili tanto con iPhone che con la miriade di dispositivi basati su Android. Per iniziare a operare con la criptovaluta è sufficiente registrarsi al servizio indicando una casella di posta elettronica valida e quindi collegare all’account una carta di credito, o anche una carta di debito o un conto corrente, che serviranno per il pagamento dei bitcoin acquistati o l’appoggio dei proventi di quelli venduti.

Necessario anche, in sede di registrazione, verificare il numero di telefono e fornire un documento di identità valido come passaporto o patente di guida. Prescrizioni che limitano molto l’effettivo anonimato delle transazioni concluse in bitcoin e legate alle normative in vigore contro i reati finanziari alle quali intermediari come Coinbase devono sottostare. La piattaforma Coinbase gestisce allo stesso modo anche le altre due criptovalute più diffuse, ovvero ether (parte della piataforma ethereum) e litecoin, fornendo anche grafici aggiornati e altri strumenti a supporto dell’investitore, oltre a strumenti per trasferire da un soggetto e un altro fondi in criptovalute. Caratteristiche simili per la piattaforma Conio, un borsellino elettronico disponibile sotto forma di app per smartphone Apple e Android che consente di acquistare, vendere, conservare e trasferire bitcoin dopo aver fornito un numero di telefono e un documento di identità valido oltre naturalmente a una carta di credito una prepagata. L’elenco dei negozi virtuali che accettano invece i bitcoin per effettuare acquisti online di bene e servizi è lunghissimo e in continua crescita e comprende brand come Microsoft (giochi su Xbox e app su Windows Store), la catena di Fast Food Subway, la piattaforma di prenotazioni turistiche Expedia e Virgin, oltre a singoli esercenti, almeno negli Stati Uniti, mentre in Italia sono ancora limitati. Anche se non è certo pensata per un uso convenzionale e fisico, non comportando neanche la necessità di un conto bancario, il bitcoin può consentire di prelevare in caso di necessità contanti in valute tradizionali come il dollaro statunitense. Xapo, piattaforma di gestione dei bitcoin simile a Coinbase, consente infatti di ottenere una vera e propria carta di debito per prelevare in tutto il mondo banconote in valuta locale presso i normali bancomat che accettano il circuito Visa, ovvero pressoché la totalità degli apparecchi.

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