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La manovra del governo Monti ha reintrodotto l'imposta sulla casa, l'Imu, in sostituzione della vecchia Ici: ecco come calcolarne l'importo.

Come calcolare IMU (ex ICI)

Pdl, Pd e Terzo Polo stanno in questi giorni pensando ad un mini-emendamento che alleggerisca l’impatto dell’Imu, la nuova imposta sulla casa introdotta dal governo Monti col cosiddetto decreto “Salva Italia” in sostituzione dell’Ici, escogitando misure che rendano meno gravosa la nuova tassa soprattutto per le famiglie appartenenti a ceti più deboli e a rischio povertà che, secondo uno studio dell’Istat presentato in commissione Bilancio della Camera, sarebbero circa un terzo del totale. Tra le proposte vi è quella di un aumento della franchigia (da 200 a 400 euro) o di uno slittamento di un anno nell’applicazione dell’imposta sulla prima casa, o ancora di una tassa a misura di famiglia che tenga conto del numero dei figli e del patrimonio. Il problema principale, comunque, rimane quello di trovare le risorse necessarie a coprire gli eventuali sgravi.

Ecco, dunque, come calcolare l’importo della nuova tassazione, che introduce un aliquota di base del 4‰ sulla prima casa e del 7,6‰ sulla seconda abitazione, in assenza di emendamenti che apportino modifiche al provvedimento.

Per il calcolo dell’imposta bisogna partire dalla rendita catastale dell’abitazione, indicata nell’atto di compravendita dell’immobile o che è possibile reperire in alternativa sul sito dell’Agenzia del Territorio inserendo il proprio codice fiscale e gli estremi catastali del fabbricato. Il valore originario dell’immobile andrà poi rivalutato del 5% così da ottenere quello della rendita catastale rivalutata (RC).

Per il secondo passaggio è necessario conoscere la classificazione dell’immobile, in base alla quale va individuato il moltiplicatore corrispondente (M): esso è di valore 160 per tutti gli immobili di classe A (abitazioni private), B (servizi vari) e C (attività commerciali) ad esclusione degli A/10 (uffici e studi privati) e D (capannoni ed alberghi) per i quali il moltiplicatore è di 85, e degli C/1 (botteghe e negozi) cui corrisponde un moltiplicatore di 55. Sarà così ottenuto il valore catastale dell’immobile (VC) che è la base imponibile dell’Imu.

Moltiplicando il valore catastale per l’aliquota d’imposta (del 4‰ o del 7,6‰) si ottiene l’importo dell’Imu al lordo di eventuali detrazioni, che per la prima casa ammontano alla somma di 200 euro. Va ricordato che le aliquote possono essere variate dai comuni entro una forchetta del 2‰ per la prima abitazione e del 3‰ per la seconda.

Esemplificando, se la rendita catastale originaria dell’immobile è di 1000 euro, bisogna innanzitutto aumentare tale valore del 5% (RC: 1000 x 5% = 1050), dopodiché si calcola il nuovo valore catastale applicando il relativo moltiplicatore (VC: 1050 x 160 = 168000) dal quale, applicando l’aliquota si ottiene l’Imu lorda per la prima casa (168000 x 0,004 = 672 euro). Da tale somma va infine detratta la franchigia (672 – 200 = 472 euro).