Confindustria dice no al versamento del TFR in busta paga

6 ottobre 2014 08:000 commentiDi:

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Una delle ultime proposte del governo Renzi è stata quella di anticipare il TFR, ovvero il trattamento di fine rapporto che ora il lavoratore riceve dopo anni di lavoro poco prima della pensione, in busta paga, con piccole quote che vengono retribuite mese per mese. La proposta ha fatto molto discutere, numerose parti sociali sono intervenute sull’argomento e da Napoli, dal meeting della Piccola Impresa, fanno sentire la loro voce anche gli industriali italiani di Confindustria. 

L’articolo 18 frena gli investimenti, parola di Confindustria

In merito alla possibilità del versamento del TFR in busta paga e non a conclusione del rapporto di lavoro, il parere del numero uno di Confindustria, Giorgio Squinzi, è stato molto netto, e si è espresso in un vivo rifiuto. Per gli industriali quindi questa proposta del governo non sembra da prendere in considerazione, almeno per due ordini di ragioni.

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In primo luogo, infatti, la proposta sembra essere volta a completo vantaggio del fisco, che avrebbe una maggiore entrata dalla tassazione degli importi del TFR distribuiti mese per mese. In secondo luogo perché le imprese italiane, in un periodo di grandi difficoltà economiche e di recessione, avrebbero dalla misura un aggravio finanziario, non potendo più contare su risorse quantizzabili in 10 o 12 miliardi di euro, a cui ora fanno riferimento proprio grazie al trattamento di fine rapporto.

In un periodo in cui l’Italia fatica a far crescere il suo PIL, quindi, il governo deve invece portare avanti il cammino intrapreso in relazione alle modifiche dell’articolo 18 e dello statuto dei lavoratori, per il quale mancano solo alcuni passi finali, e deve discutere un piano condiviso di interventi riassumibile in 10 punti su quale concentrare l’attenzione per la crescita.

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