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Depressione, malattia invalidante possibile richiedere Legge 104

La depressione è una malattia alla quale è prevista l’invalidità e quindi si può richiedere la legge 104. Ecco qui di seguito tutte le novità che sono previste per il nuovo anno.La depressione è una malattia molto invalidante, ed è per questo che ai sensi della legge 104 nel 1992 si può richiedere questo tipo di assistenza. Il disturbo depressivo Maggiore può comportare una vita negativa a chi è affetto da questa patologia.

Nei casi più gravi – quelli che comportano un vero e proprio handicap con conseguente riduzione della capacità lavorativa – con accertata invalidità e non autosufficienza, è quindi possibile richiedere la 104 per depressione.

“Parliamo di invalidità causata dallo stato ansioso depressivo – spiega il portale di informazione legale La Legge per Tutti – quando dalla depressione deriva una riduzione della capacità lavorativa. In particolare, per quanto riguarda i casi più frequenti, relativamente alle patologie depressive, le tabelle relative alle percentuali d’invalidità riconoscibile indicano i seguenti importi:

– Sindrome depressiva endoreattiva lieve: 10%

– Sindrome depressiva endoreattiva media: 25%

– Sindrome depressiva endoreattiva grave: dal 31% al 40%

– Sindrome depressiva endogena lieve: 30%

– Sindrome depressiva endogena media: dal 41% al 50%

– Sindrome depressiva endogena grave: dal 71% all’80%

– Nevrosi fobico ossessiva e/o ipocondriaca di media entità: dal 21% al 30%

– Nevrosi fobico ossessiva lieve: 15%

– Nevrosi fobico ossessiva grave: dal 41% al 50%

– Nevrosi ansiosa: 15%

– Psicosi ossessiva: dal 71% all’80%.

In base alla percentuale di invalidità riconosciuta per depressione, l’interessato può aver diritto a diversi benefici ed a prestazioni di assistenza”.

COSA SPETTA AL RICHIEDENTE – Qualora, spiegano gli esperti, il lavoratore depresso sia dunque riconosciuto portatore di handicap in situazione di gravità, avrà diritto a tutti i benefici connessi alla legge 104, quali, ad esempio, i permessi retribuiti mensili (diritto di assentarsi per 3 giornate al mese), scelta della sede di lavoro, rifiuto al trasferimento, agevolazioni fiscali.

COME FARE DOMANDA – Dopo che il medico curante avrà valutato lo stato depressivo del paziente, verrà emesso un certificato medico introduttivo con l’eventuale indicazione dell’invalidità riscontrata e dell’handicap, poi trasmesso telematicamente all’Inps.

Allegando il numero di protocollo del certificato, la domanda dovrà essere inviata all’Inps attraverso il servizio, accessibile dal sito Web dell’istituto, ‘Domanda di invalidità’. Se non fosse possibile accedervi via internet, la domanda potrà essere inviata anche tramite patronato o Contact Center.

Una volta compilata e inviata la domanda correttamente, l’Inps fisserà un appuntamento con la commissione medica Asl per l’accertamento dell’handicap. Se il richiedente non sarà in grado di recarsi alla visita, sarà possibile richiedere anche una valutazione direttamente al proprio domicilio.

Depressione: Ecco quali sono i sintomi più comuni, i comportamenti e le emozioni tipiche

Attualmente la depressione è considerata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità la seconda causa di disabilità nel panorama delle malattie fisiche e psicologiche. Si stima che nel mondo circa 340 milioni di persone soffrano di depressione. La fascia di età più colpita è quella compresa tra 30 e 49 anni. Il disturbo depressivo è circa due volte più frequente tra le donne. Nel corso degli ultimi anni la prevalenza della depressione è aumentata costantemente e nello stesso tempo l’età di insorgenza è diminuita. I più recenti dati ci raccontano una crescente e necessaria attenzione nei confronti delle malattie psichiatriche. La Fondazione BRF Onlus – Istituto per la ricerca scientifica in psichiatria e neuroscienze si occupa da anni di sviluppare ricerche indipendenti e promuovere divulgazione scientifica e formazione per medici e nello specifico psichiatri.

Sentirsi depressi – spiega la Prof.ssa Donatella Marazziti, responsabile ricerche della Fondazione BRF – significa vedere il mondo attraverso degli occhiali con le lenti scure: tutto sembra più opaco e difficile da affrontare, anche alzarsi dal letto al mattino o fare una doccia. Molte persone depresse hanno la sensazione che gli altri non possano comprendere il proprio stato d’animo e che siano inutilmente ottimisti.
I sintomi della depressione più comuni sono la perdita di energie, senso di fatica, difficoltà nella concentrazione e nella memoria, agitazione motoria e nervosismo, perdita o aumento di peso, disturbi del sonno (insonnia o ipersonnia), mancanza di desiderio sessuale e dolori fisici. Le emozioni tipiche sperimentate da chi è soffre di disturbo depressivo sono la tristezza, l’angoscia, disperazione, insoddisfazione, senso di impotenza, perdita della speranza, senso di vuoto. I sintomi cognitivi sono la difficoltà nel prendere decisioni e nel risolvere i problemi, la ruminazione mentale (restare a pensare al proprio malessere e alle possibili ragioni), autocritica e autosvalutazione, pensiero catastrofico e pensiero pessimista. I comportamenti che contraddistinguono la persona depressa sono l’isolamento sociale, i comportamenti passivi, frequenti lamentele, la riduzione dell’attività sessuale e i tentativi di suicidio.
La depressione può presentarsi come un singolo evento nella vita dell’individuo o come condizione ricorrente, oppure far parte del disturbo bipolare, con vari sottotipi più o meno gravi, in cui episodi depressivi si succedono ad altri di polarità opposta. L’impatto sociale  dei disturbo dell’umore è enorme, in termini sia di qualità della vita e adattamento sociale di chi ne è affetto che di costi per al società“.

Per depressione intendiamo i disturbi dell’umore che vanno dalla cosiddetta depressione minore (o distimia) ad una vera e propria patologia psichica detta depressione clinica o maggiore. Quando il tono dell’umore è decisamente rivolto verso il basso, e non si tratta di uno stato d’animo passeggero ma ricorrente e accompagnato principalmente da bassa autostima, si può parlare di depressione. Se per la salute in generale l’alimentazione equilibrata previene e aiuta a curare le malattie, in caso di depressione occorre concentrarsi sull’assunzione raccomandata di determinati nutrienti che agiscono sul buon funzionamento del sistema nervoso.

Come riconoscere il disturbo dell’umore

I sintomi con i quali si presenta la depressione sono diversi:

  • Mancanza della cura di sé
  • Diversa percezione di se stessi
  • Perdita d’interesse per le cose
  • Incapacità nel provare piacere
  • Apatia
  • Mancanza di concentrazione
  • Mancanza di autostima e sensi di colpa
  • Disturbi del sonno
  • Modifica del desiderio sessuale
  • Tendenza ad isolarsi
  • Mancanza di energia
  • Scarso appetito condizionante perdita di peso, o al contrario, aumento dell’appetito e del peso corporeo che, in entrambi i casi, può determinare squilibri nutrizionali e deficit.

Da dove viene e chi ne soffre

Le cause che la provocano (eziologia) sono ancora in parte sconosciute. Nel tempo sono andate sempre più consolidandosi le teorie legate a due neurotrasmettitori delle cellule nervose (neuroni): serotonina e noradrenalina che nel caso di malattia depressiva presentano uno squilibrio (rilascio e ricaptazione) che determina un mal funzionamento della trasmissione tra le cellule, in parte causa dei disturbi citati.
La depressione è un disturbo sempre più diffuso nella nostra società, ne soffrono circa 15 persone su 100. E’ più frequente tra i 25 e i 44 anni, ma può colpire a qualunque età, ed è due volte più comune nelle femmine sia adolescenti che adulte. In Italia la prevalenza della depressione maggiore e della distimia (disturbo dell’umore) è del 4,5 % dopo i 65 anni, mentre è presente in età adulta circa nel 10% della popolazione.

Alimentazione per combattere la depressione

L’interazione tra cibo e malattie è sempre più frequente e la depressione non ne è ovviamente esclusa, inoltre è consolidata nella classe medica la convinzione che il cibo può essere importante nel determinare un abbassamento del tono dell’umore. L’equilibrata alimentazione fornisce tutti i nutrienti necessari al buon funzionamento dell’organismo, ma purtroppo una grande parte della popolazione non la osserva e così facendo non assume dal cibo quei nutrienti che potrebbero aiutare anche uno stato depressivo. L’equilibrata alimentazione, e le sue regole, possono contribuire al  miglioramento dei sintomi depressivi perché puntano a :

  • Fornire al nostro corpo più energia e nutrienti specifici per la funzionalità cerebrale.
  • Fornire alimenti che stabilizzano il livello di zucchero nel sangue.
  • Fornire alimenti che stimolino i neurotrasmettitori cerebrali come la serotonina.
  • Fornire i giusti apporti di Sali minerali e vitamine.

Colazione del mattino 
La prima colazione è fondamentale per mantenere un livello adeguato di energia durante la giornata e il buonumore, come dimostrano la maggior parte degli studi pubblicati sull’argomento:

  • le persone che fanno colazione ogni mattina hanno un maggiore livello di energia durante il giorno e il loro umore è influenzato positivamente.

Carboidrati 
I carboidrati (o zuccheri) sono la fonte di energia preferita dal corpo umano e aumentano i livelli di serotonina (nota anche come ormone del buonumore). Le diete che li escludono non sono corrette in generale e per niente raccomandabili in caso di depressione.

  • I cereali, come pane, pasta e riso, meglio se integrali, sono assorbiti lentamente, mantenendo stabili i livelli di energia e di zucchero nel sangue, e stabilizzano l’umore.

Si consiglia quindi di distribuire i carboidrati in tutti i pasti della giornata, compresa la colazione e di mangiare 5 volte al giorno facendo piccoli pasti o spuntini ogni tre/quattro ore  piuttosto che pochi pasti troppo sostanziosi; questa è una strategia per stabilizzare il livello di zucchero nel sangue.

Alimenti nervini 
Assumere alimenti che stimolino i neurotrasmettitori cerebrali perché contengono sostanze nervine che influiscono sul metabolismo migliorando temporaneamente la concentrazione, la sonnolenza, spesso tipica di chi è depresso, e l’energia in generale. Naturalmente questi alimenti vanno assunti con criterio e mai in presenza di casi clinici in cui sono sconsigliati.

  • Caffè, te, alimenti con cacao, sono suggeriti  a colazione e durante il mattino quando la depressione è in genere più sintomatica.
  • I nervini, anche se in forma “leggera”, vanno invece evitati in presenza di insonnia. La qualità del sonno deve essere buona per affrontare meglio la giornata successiva e un sonno ristoratore migliora la depressione.

Sali minerali e vitamine 
I Sali minerali e le vitamine sono fondamentali per combattere la depressione, in particolare quelli maggiormente implicati sembrano essere:

  • Il cromo: ha un ruolo importante nell’aumentare i livelli di serotonina e melatonina che aiutano a regolare le emozioni e l’umore. Lo si può trovare maggiormente nei broccoli, nell’uva, nelle patate e nella carne di tacchino.
  • L’Acido folico , o vitamina B9 (folati): aiuta il corpo a sintetizzare nuove cellule e contribuisce a regolare la serotonina. Bassi livelli di acido folico possono provocare stanchezza e si associano a stati depressivi. Lo si trova in verdure come spinaci, asparagi, cavolini di Bruxelles.
  • Il ferro: è importante per la funzionalità cognitiva e cerebrale. Bassi livelli provocano fatica e depressione. In caso di perdite ematiche importanti si ha una ripercussione anche sull’umore: questo stato carenziale sembra responsabile della depressione post parto. Lo si trova soprattutto nelle carni e genericamente in quantità inferiori nei legumi. Nelle verdure è poco biodisponibile se non è associato alla vitamina C .
  • Il magnesio: gioca un ruolo importante nello sviluppo della serotonina che contribuisce al senso di felicità e aiuta a regolare le emozioni. Una sua carenza può provocare irritabilità, affaticamento, confusione mentale e predisposizione allo stress. Si trova in mandorle, spinaci e noccioline.
  • La vitamina B12: è fondamentale per la formazione e il buon funzionamento del sistema nervoso, bassi livelli possono avere un peso in disturbi come difficoltà di ragionamento, paranoia e depressione. La vitamina B-12 si trova soprattutto negli alimenti di origine animale e in particolare nel fegato e interiora in genere, nelle carni, uova, formaggio stagionato come il Grana Padano DOP, uova di pesce e pescato in genere.
  • La Vitamina D è importante per molte funzioni dell’organismo tra le quali la crescita delle cellule. Bassi livelli sono associati a sintomi depressivi e sono legati spesso a stili di vita molto ‘casalinghi’,  o vissuti per lo più in luoghi chiusi e poco o per nulla esposti al sole. L’assunzione di questa vitamina è importante soprattutto nel periodo invernale quando la luce del sole, produttrice naturale della vitamina D, latita. La si trova tra l’altro in salmone, pesce spada, latte e burro.
  • Zinco e selenio: modulano la trasmissione degli impulsi nervosi. Bassi livelli possono portare, dal punto di vista psicologico, a stati depressivi. Oltre che nelle ostriche e nei crostacei si trovano nei cereali, nelle carni, nel latte e nel formaggio Grana Padano DOP che ne è un concentrato.

Acidi grassi 
Gli acidi grassi polinsaturi Omega 3 sono costituenti delle membrane cellulari e costituiscono circa il 30% della guaina dei neuroni, l’assunzione inferiore a quella raccomandata può determinare soprattutto una carenza di EPA e DHA acidi grassi che si sono dimostrati efficaci nel contrastare l’effetto depressivo.

  • Gli alimenti ricchi di Omega 3 sono soprattutto i pesci grassi (salmone, sgombro, alici-sardine, aringa, tonno) e nel mondo vegetale soprattutto negli oli monoseme, lino, arachidi, mais, soia, e nella frutta secca, mandorle e noci .

Stili di vita e depressione

Alimentazione. 
Deve essere equilibrata e ricca di omega 3, vitamine, sali minerali, antiossidanti, prediligere il consumo di cereali integrali (ricchi di fibra e magnesio), con una corretta idratazione (anche una lieve disidratazione può rallentare il metabolismo e diminuire l’attenzione).

Esposizione alla luce. 
La luce solare è un vero e proprio nutrimento per il nostro corpo e per il nostro essere. Oltre ad essere importante per la produzione di vitamina D è fondamentale per la qualità dei pensieri e delle emozioni, perché questa luce ha un potere benefico sul piano mentale ed emozionale.

Attività fisica. 
Svolgere attività fisica per più di 40 minuti tre volte a settimana ha un effetto molto importante sul sistema nervoso centrale, in particolare per quanto riguarda la neurogenesi e le capacità di attenzione, concentrazione e memoria. Di conseguenza, è fondamentale l’influsso sull’umore.

In tavola tutti i giorni

In caso di depressione è ancora più importante cercare di soddisfare quotidianamente il fabbisogno giornaliero di nutrienti del nostro organismo, per evitare che le carenze di cui abbiamo parlato non complichino il quadro clinico di questo disturbo.
Un piccolo segreto, abitudine molto diffusa in Italia, è consumare il Grana Padano DOP, alimento funzionale anche nel caso di diete ipocaloriche e particolarmente utile a contribuire al fabbisogno raccomandato quotidiano di alcuni nutrienti dei quali è bene evitare la carenza. Il Grana Padano apporta buone quantità di selenio e magnesio e ottime di zinco e vitamina B12, pertanto mentre lo usiamo per insaporire la pasta, minestre o passati di verdura con un cucchiaio (10 g) stiamo anche contribuendo a coprire i fabbisogni di quegli importanti nutrienti. Per fare un esempio, se ogni giorno una persona dai 18 ai 60 anni e più, mangiasse come grattugiato o come scaglie per l’aperitivo, o come secondo al posto di carne e uova, 25 grammi di Grana Padano contribuirebbe a coprire il fabbisogno giornaliero di nutrienti come:

  • Zinco          25%
  • Selenio       25%
  • B12             35%

Oltre a ciò assumerebbe anche ottime quantità di calcio (300 mg) vitamine A e del gruppo B, e naturalmente le proteine del latte ad alto valore biologico. Il Grana Padano DOP è meno grasso del latte intero con cui è fatto (15 litri per un chilo di formaggio) perché il latte viene decremato per affioramento durante la lavorazione portando la percentuale di saturi al 68% e insaturi al 32%  e solo 98 calorie.
Seguendo il consiglio di fare 5 pasti al giorno uno snack interessante per combattere i disturbi dell’umore è certamenteGrana Padano, noci, pane e miele: zinco, selenio, B12, carboidrati e omega 3.

Costituita nell’aprile 1996, o.n.l.u.s., si prefigge lo scopo di favorire l’approfondimento scientifico, la sensibilizzazione, la divulgazione e la prevenzione in materia di depressione, ansia e disturbi da attacchi di panico nei loro aspetti medici, sociali e psicologici. Per quanto riguarda l’aspetto informativo, a cura dell’Associazione sono stati editati tre opuscoli, fuori commercio e a carattere divulgativo. Il primo, “Il male curabile”, presenta i disturbi depressivi, d’ansia e d’attacchi di panico, la loro sintomatologia clinica, il corretto approccio terapeutico e i più comuni pregiudizi che li riguardano. Il secondo opuscolo, “La depressione oggi”, consiste nell’elaborazione di alcuni dati clinici sui temi suddetti, utilizzando parametri quali la diffusione a seconda di età, sesso, professione, ecc. E’ inoltre valutata l’efficacia della terapia farmacologica. Il terzo, “Depressione ansia e dap: ombre e luci”, consiste in un lavoro epidemiologico in cui sono state elaborate le risposte ad un questionario di un campione statisticamente significativo della popolazione torinese. E’ stato inoltre pubblicato il libro dal titolo “Eva e Doc”, il cui contenuto consiste nel racconto di una relazione analitica, fatto a due voci: quella dell’analista e quella della paziente. Il presente volume tratta delle strategie terapeutiche da mettere in atto nei disturbi depressivi, ansiosi e nei disturbi da attacchi di panico. E’ più corretto parlare di “strategia terapeutica” piuttosto che di semplice terapia perché, come cercherò di illustrare, è necessario mettere in atto una serie di misure terapeutiche tali da risolvere la fase acuta, ma anche da evitare che la crisi si ripresenti in un tempo successivo. E’ inoltre importante che le strategie terapeutiche siano personalizzate e siano fondate sulla realtà, interna ed esterna, di ogni singolo individuo. Il Servizio d’Ascolto dell’Associazione per la Ricerca sulla Depressione Un’attenzione particolare merita il Servizio d’Ascolto. Nato nel settembre 1998, è attivo dal lunedì al venerdì ed è svolto da psicologi volontari. Lo scopo è di offrire un primo momento di supporto psicologico, integrato da informazioni sulle possibili terapie da intraprendere e da risposte a quesiti sulla sintomatologia ansioso-depressiva e sugli specialisti cui rivolgersi. Dalla sua attivazione sono state circa 15000 le telefonate giunte. La possibilità di mantenere al telefono l’anonimato e, quindi, di non esporsi in modo diretto, ha aiutato le persone a “prendere in mano la cornetta” e ad esprimere il disagio, la paura, l’angoscia e la rabbia con cui vivono il proprio disturbo. Da un lavoro di ricerca effettuato sulle chiamate ricevute emerge che hanno telefonato più donne che uomini, coerentemente con il dato epidemiologico della maggiore incidenza di questi disturbi nelle donne, con un rapporto di due a uno. Le donne appaiono più capaci di riconoscere la dimensione emotiva del sintomo che, per contro, è vissuta con assai maggiore disagio e/o tendenza alla negazione da parte degli uomini.

Spesso comunque sono solo portavoci di un disturbo che affligge il proprio compagno, figlio o conoscente. Capita di frequente che il diretto interessato telefoni in seconda battuta, dopo aver ricevuto indirettamente le prime informazioni. La patologia più frequente denunciata da chi ha telefonato è sicuramente la depressione, seguita dall’ansia e dal disturbo da attacchi di panico.

Sono in aumento le persone che soffrono di dap, soprattutto giovani, che chiamano nella fase iniziale del disturbo. Descrivono in modo chiaro e preciso la sintomatologia dell’attacco di panico, ma il più delle volte non si rivolgono agli specialisti pensando che sia un disturbo non curabile. Spesso hanno inoltre la convinzione di essere gli unici a soffrirne. Alcune volte chiedono notizie sull’Associazione, ma solo come modo per passare poi ad esporre il disagio di una sofferenza vissuta con imbarazzo, vergogna e colpa a causa dei troppi pregiudizi che circondano questi disturbi. Nel 21% dei casi le persone telefonano perché spinte dalla solitudine e dal bisogno di avere un loro “spazio” per parlare ed essere ascoltati. Un dato che segnala lo stato di solitudine è il seguente: sono state circa 3000 (vale a dire 1 su 5) le telefonate giunte all’Associazione attraverso una ricerca solitaria effettuata sulle Pagine Gialle.

In diversi casi vi sono persone che chiamano periodicamente e chiedono di parlare con l’operatore della volta precedente perché già conosce la loro storia. Se l’operatore non è di turno, preferiscono richiamare quando sarà presente e ciò segnala che, anche telefonicamente, il rapporto si personalizza. Circa un terzo di coloro che telefonano chiedono informazioni sulla via da seguire per curare il proprio disturbo ed indicazioni sulle figure professionali cui rivolgersi. In coloro che già assumono farmaci è presente il bisogno di rassicurazioni sulla terapia, sulle possibili controindicazioni o sulla paura di restarne dipendenti e ciò a causa del pregiudizio collettivo che assimila gli psicofarmaci alle sostanze stupefacenti. Dall’insieme delle telefonate, risulta evidente che le persone sono poco informate sui luoghi di cura e spesso non sanno che presso ogni ASL sono attivi degli ambulatori specialistici psichiatrici. E’ in ogni caso molto forte il desiderio di leggere ed informarsi: in molti chiedono i nostri opuscoli, indicazioni di letture in materia e l’indirizzo del nostro sito Internet. Le domande più frequenti e le relative risposte saranno presentate.

Diffusione della depressione, dell’ansia e degli attacchi di panico Alcuni dati epidemiologici Una ricerca a cura dell’Organizzazione Mondiale della Sanità del 1994, protratta per circa due anni e che ha interessato un campione di circa 80 mila soggetti, pazienti e medici di base, ha portato alle seguenti conclusioni: 1. In Italia sono circa 8,5 milioni le persone che soffrono di disturbi depressivi e 3 milioni di disturbi d’ansia (ricerca effettuata mediante somministrazione diretta di apposite scale valutative ai Medici di Base). 2. Per quanto riguarda gli attacchi di panico, ne soffre il 33% della popolazione giovanile tra i 18 e i 25 anni. 3. Nel 70% dei casi i suddetti disturbi non sono diagnosticati correttamente. 4. Delle persone affette da depressione o da sintomatologie associate ad ansia o attacchi di panico, solo una minoranza (circa il 18%, cioè circa uno su cinque) consulta lo specialista di competenza, lo psichiatra. 5. Il costo sociale di depressione, ansia e attacchi di panico è in Italia di circa 400 milioni di € l’anno. 6. Il pregiudizio “antipsicofarmaco” è molto diffuso. 7. Depressione, ansia e attacchi di panico sono molto diffusi ma sottodiagnosticati e malcurati. 8. Eppure nell’80-90% dei casi questi disturbi, correttamente diagnosticati e curati, sono risolvibili, nelle loro fasi acute, nel giro di 4-6 settimane. I pregiudizi più diffusi Abbiamo visto che solo una minoranza (circa uno su cinque) di chi soffre di depressione, ansia e dap consulta lo specialista di competenza, vale a dire lo psichiatra. Ciò che s’interpone alla cura è la presenza radicata di pregiudizi. Uno di essi riguarda la figura dello psichiatra e può essere così esemplificato: “Lo psichiatra cura i matti e se mi rivolgo ad uno psichiatra, sono anch’io matto o sono considerato tale”. Questo ostacolo è difficilmente superabile a causa della presenza di un sentimento di vergogna tanto forte da inibire l’acquisizione d’informazioni sia presso amici e conoscenti sia rivolgendosi al medico di base. Un altro pregiudizio è che gli psicofarmaci siano dannosi. In realtà la terapia farmacologica può essere dannosa solo se assunta senza l’assistenza dello specialista. Questo preconcetto, come quello secondo cui gli psicofarmaci danno dipendenza, sono figli del fatto che, a livello d’immaginario collettivo, vi è un’assimilazione tra farmaci e sostanze stupefacenti. In realtà è scientificamente dimostrato che gli antidepressivi non danno dipendenza e che la loro sospensione, graduale e controllata, non determina nessuna sindrome da astinenza. Altro pregiudizio molto diffuso, come testimonia la pratica giornaliera, è quello della “volontà”, secondo il quale si ritiene che sarebbe sufficiente uno sforzo di volontà per superare il disturbo depressivo. Tale pregiudizio prescinde dal livello sociale, culturale ed intellettivo ed è compito dello specialista sottolineare la falsità e i danni che ne derivano, poiché alimenta i già presenti sensi di colpa. La sua infondatezza risulta evidente dalle seguenti considerazioni: – la volontà è la quantità d’energia psichica che una persona ha a disposizione e che, quindi, può investire nelle proprie attività quotidiane; – fa parte, però, del quadro depressivo, vale a dire dello stato di malattia, una netta riduzione della quantità d’energia di cui un soggetto può disporre.

Risulta quindi evidente che non si può puntare sulla volontà per il superamento di una crisi depressiva. Questo tema sarà ripreso nella parte dedicata alla descrizione dei sintomi del disturbo depressivo. Di fatto, la depressione è una malattia curabile, specialmente con gli strumenti efficaci di cui disponiamo. E’ necessario uscire dalla dimensione parascientifica in cui questi disturbi sono collocati e ricondurre il problema in ambito medico. Il mondo scientifico è oggi in grado di dare una risposta adeguata ai problemi di cui ci stiamo occupando e può fornire un valido aiuto alla maggior parte di coloro che si rivolgono allo specialista, in possesso di strumenti molto più efficaci e raffinati rispetto a quelli anche solo di 10- 15 anni addietro. La fase acuta del disturbo deve essere attaccata con un intervento farmacologico che è in grado, nell’80-90% dei casi, di determinare il miglioramento della sintomatologia nel giro di poche settimane. I farmaci, però, curano solo i sintomi e non le loro cause e la risoluzione della sintomatologia acuta non va intesa come la risoluzione definitiva del problema. E’ quindi importante un’attenta e accurata valutazione non solo dei sintomi del paziente, ma anche della sua personalità globale, in modo da poter fornire, una volta risolto lo stato di sofferenza acuta, indicazioni personalizzate. Queste possono consistere in semplici consigli sulla necessità di modificazioni dello stile di vita, oppure in indicazioni di tipo psicoterapeutico o analitico (freudiano, adleriano o junghiano), di terapia sistemica o anche di terapia cognitivo-comportamentale, senza pregiudizio alcuno sui vari tipi d’intervento, che sono tutti validi purché effettuati da persone preparate e competenti. Questi ultimi temi verranno ripresi nei capitoli successivi.

Uno studio epidemiologico della Associazione Spesso coloro che hanno la sfortuna di soffrire di depressione, ansia o d’attacchi di panico non sono in possesso di sufficienti informazioni circa i disturbi di cui soffrono, non riescono a definirli e non sanno a chi rivolgersi. Allo scopo di quantificare le precedenti affermazioni, presentiamo i risultati di un lavoro effettuato nel 1999 da parte degli operatori del Centro Depressione Ansia e Attacchi di Panico di Torino, consistente nella elaborazione delle risposte ad un questionario somministrato ad un campione di 401 soggetti. Il questionario è composto di 16 domande a risposta multipla. Le prime tre vertono sulle definizioni di depressione, ansia e attacchi di panico. Un secondo gruppo di domande mira a rilevare la prevalenza dei disturbi in esame nella famiglia e tra gli amici/conoscenti delle persone alle quali il questionario è stato somministrato. Un terzo gruppo di domande ha l’obiettivo di verificare i percorsi terapeutici delle persone colpite dai suddetti disturbi. I restanti quesiti cercano di evidenziare qual è l’atteggiamento mentale nei confronti dell’uso dei farmaci, quali comportamenti sono da tenere nei confronti di persone malate e quali sono i consigli che sono loro dati. Cercheremo ora di sintetizzare i dati salienti emersi dalla ricerca. Conoscenza dei disturbi Per quanto riguarda il disturbo depressivo, facendo riferimento a studi epidemiologici degli anni Ottanta, possiamo sicuramente affermare che sono in progressivo aumento le conoscenze relative alla depressione e ciò in conseguenza alle crescenti informazioni fornite dai mass media. Anche se solo il 28% del campione ne segnala la peculiarità clinica (disturbo del tono dell’umore), il 57% ne sottolinea le caratteristiche di malattia (fisica e/o psichica) e ciò è estremamente importante perché è la necessaria premessa per attivare il consulto medico e quindi la terapia specifica.

Possiamo quindi affermare che, da un punto di vista culturale, il disturbo depressivo, relegato fino a pochi anni addietro in un ambito di mistero, magia e vergogna, comincia ad essere annesso ai territori della scienza medica e quindi della cura. Va comunque sottolineato che permane un atteggiamento negativo e svalutante dello stato depressivo da parte di quell’11% che definisce la depressione come una “mancanza di volontà”. Il 54% del campione lo definisce correttamente come stato di tensione emotiva accompagnato da sintomi fisici. Il 28% sottolinea l’aspetto di “eccessiva preoccupazione” dello stato ansioso e ciò va verso la direzione di una valutazione della persona ansiosa come emotivamente fragile e incapace di far fronte alle difficoltà quotidiane. Anche in questo caso, come già in quello depressivo, vi è il rischio di sminuire il vissuto di sofferenza ed impotenza della persona che subisce le crisi d’ansia. Per quanto riguarda i dap, le conoscenze sono buone: il 65% ne dà la definizione corretta di episodio acuto di ansia improvviso, breve e ricorrente. Diffusione dei disturbi La lettura dei dati relativi alla conoscenza, di parenti, amici e conoscenti colpiti dai disturbi di cui trattiamo, evidenzia l’enorme diffusione di depressione, ansia e dap: circa il 60% degli intervistati conosce una o più persone che ne hanno sofferto. E’ probabile che l’aumento delle conoscenze e delle informazioni attenui, nei pazienti, il disagio nei confronti del proprio malessere e renda loro più facile il parlarne. Comportamento tenuto in passato Questa parte dell’indagine ha evidenziato il fatto che le conoscenze acquisite non si traducono in comportamenti adeguati. Se da un lato è vero che è presente la tendenza culturale a riconoscere a depressione, ansia e dap la dignità di malattia (disturbi, cioè, che devono essere curati), è altrettanto vero che sono ancora presenti interferenze pregiudiziali tali da rendere difficoltoso seguire i percorsi terapeutici corretti.

Lo specialista cui compete la cura è lo psichiatra, ma questi è stato consultato solo nell’11% dei casi. Giocano un ruolo importante di tipo inibitorio al consulto il fatto che, nell’immaginario collettivo, egli evoca la dimensione della follia: è il medico dei “matti” e rivolgersi a lui equivale a rientrare in questa categoria. Più consultato è il neurologo (19%). Si può presumere che tale figura professionale faccia meno paura dello psichiatra: è il medico dei “nervi” e in caso di “esaurimento nervoso” il neurologo è vissuto come lo specialista adeguato. Lo psicologo è stato consultato nel 16% dei casi. Questo dato attesta che, almeno in parte, è riconosciuta una matrice emotiva e conflittuale ai disturbi presi in considerazione in questa ricerca. In circa 1/4 dei casi è stato il medico di base ad essere consultato in prima battuta e ciò è dovuto al rapporto di fiducia tra medico e paziente, elemento la cui presenza è sempre necessaria per qualunque tipo di trattamento terapeutico, ma che in questi casi è assolutamente indispensabile. Tra le persone colpite da un disturbo depressivo, ansioso o dap, il 31% non si è invece rivolta a nessuna figura professionale, con prezzi in termini di sofferenza e/o cronicizzazione facilmente immaginabili. Comportamento da tenere L’indagine, oltre alle esperienze passate dirette o indirette, ha anche cercato di individuare quale comportamento gli intervistati avrebbero tenuto in futuro, in caso di presenza dei disturbi di cui trattiamo. Il dato più evidente riguarda l’alta percentuale di soggetti che si rivolgerebbe allo psicologo (circa il 40% contro il 16% del passato). Ciò conferma che un aumento delle conoscenze e delle informazioni determina una maggiore consapevolezza dell’origine psicologica dei disturbi. Dal confronto delle tre patologie, risulta che la depressione è percepita meno delle altre come malattia da curare: il 18% degli intervistati non si rivolgerebbe a nessuno o al massimo ad amici. Riteniamo ciò conseguente al pregiudizio che la depressione sia dovuta a una “volontà insufficiente” o a una “debolezza di carattere” e quindi che non sia di competenza medica. La percentuale di coloro che non si rivolgerebbe a nessuno scende nel caso degli ansiosi (14%) e ancora di più nel caso di dap (13%) e ciò riteniamo sia conseguente al fatto che le manifestazioni di questi disturbi avvengono in forma di crisi acute, la cui evidenza sottolinea la necessità dell’intervento medico. Relativamente alla variabile sesso, le donne si rivolgerebbero allo psicologo in misura doppia rispetto agli uomini (20% contro il 10%). Possiamo utilizzare chiavi di lettura diverse di questo dato: una di tipo epidemiologico, in base alla quale l’incidenza dei disturbi depressivi e di dap è, nelle donne, doppia rispetto all’uom

E’ anche possibile utilizzare una chiave di lettura culturale: l’uomo tende tradizionalmente a identificarsi con modelli eroici e disconoscere le proprie parti deboli e sofferenti. Ne consegue che tende a negare le motivazioni psicologiche della propria sofferenza, quando questa si manifesta. Conoscenza delle figure professionali Il dato più rilevante di questo settore dell’indagine è il seguente: il 73% degli intervistati ritiene di conoscere la differenza tra le professioni di neurologo, psichiatra e psicologo e le loro specifiche aree di intervento. Ciò entra in forte contraddizione con quanto emerso invece nel comportamento da tenere quando i disturbi si manifestano: solo l’11%, ad esempio, si rivolgerebbe allo psichiatra. Se, da un lato, è vero che le conoscenze in merito a questi disturbi sono in via di aumento, è altrettanto vero che non sono ancora penetrate nel tessuto pregiudiziale che li avvolge e non sono ancora tali da determinare comportamenti più adeguati.

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