Dismissione del patrimonio immobiliare degli Enti Previdenziali

5 febbraio 2014 10:300 commentiDi:

Inps

Un evento degli ultimi giorni ha gettato una improvvisa luce su una questione che in Italia è passata invece attraverso una esistenza umbratile e seminascosta per più di 18 anni. Si tratta della dismissione del patrimonio immobiliare degli Enti Previdenziali pubblici, ovvero della vendita di quell’altissimo numero di appartamenti, case e dimore di proprietà di enti pubblici come l’INPS, l’INPDAI, l’INPDAP  e l’ENPALS, che da quasi due decenni aspettano pazientemente di essere venduti ai legittimi inquilini, che li abitano da ancora più tempo. 

L’evento “occasionale” che ha gettato luce su questa datata ma ancora irrisolta situazione sono state le dimissioni presentate il 1 febbraio scorso, 2014, dal presidente dell’INPS Antonio Mastrapasqua, che ha lasciato dopo anni il suo ruolo di guida a capo dell’Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale, sollevandosi anche dall’onere di vedere risolta la questione.

Da molti anni, tuttavia, numerosi cittadini, anziani e pensionati, in prima persona coinvolti nella faccenda, perché diretti inquilini degli stabili, chiedono a gran voce la risoluzione del contenzioso che nel frattempo è sorto con gli Enti Previdenziali pubblici per la realizzazione delle attese vendite dei beni immobili, vendite del resto, di anno in anno sempre impedite o procrastinate.

Ma quali sono state, al di là delle dimissioni del Presidente dell’INPS Mastrapasqua, le alterne vicende che hanno impedito per così tanti anni la risoluzione della faccenda e la finale dismissione del patrimonio immobiliare degli Enti Previdenziali?

La Dismissione del patrimonio immobiliare degli Enti Previdenziali

La vicenda, come immaginabile, è passata attraverso diverse tappe giuridiche, consistenti in una serie di normative, nulla osta, rinvii, cavilli, decreti, che ancora oggi sono come sospese in attesa si un possibile decreto.

La vicenda giuridica ha avuto origine nel lontano 1996 quando un apposito Decreto – Decreto Legislativo 16 febbraio 1996 n. 104, emanato dal Governo su delega della legge n. 335 del 1995 – ha avviato la dismissione del patrimonio immobiliare degli Enti Previdenziali, che si sarebbe dovuta risolvere nel giro di soli 5 anni. Ottimisti, quindi, erano stati i primi calcoli, che avrebbero voluto la questione risolta già all’inizio del 2001.

Il Decreto originario conferiva la precedenza nell’acquisto, come auspicabile, agli inquilini che già si trovavano a risiedere all’interno degli immobili, che in questo modo sarebbero potuti agevolmente diventare proprietari di prima casa.

Ma così non è stato perché nel 2001, al fine di facilitarne la vendita, gli immobili sono stati oggetto di cartolarizzazione attraverso la costituzione di una apposita società pubblica la S.C.I.P. Srl. Anche le cartolarizzazioni, tuttavia, non hanno avuto il successo sperato e alcuni anno dopo, nel 2008 il patrimonio immobiliare degli Enti Previdenziali pubblici è stato ritrasferito per la seconda volta agli Istituti che erano in origine i proprietari.

Nel frattempo, però, sempre attraverso l’opera della S.C.I.P. Srl una parte del patrimonio è stato anche alienato agli inquilini, tanto che nel 2009, quando una legge parlamentare ha nuovamente disposto la prosecuzione delle operazioni di vendita dei beni residui, le unità immobiliari ammontavano a 27.122 e avevano un valore  complessivo di 2,4 miliardi di euro.

 

Nello stesso anno, tuttavia, l’Istituto Nazionale per la Previdenza sociale ha costituito attraverso il suddetto patrimonio immobiliare da reddito un Fondo Immobiliare ad apporto privato e ha devoluto al suo interno anche tutti gli altri immobili residenziali risultati invenduti dopo la fine delle cartolarizzazioni.

A ciò si deve aggiungere anche il fatto che l’INPS nel 2003 ha inviato in ritardo le proposte di acquisto in opzione degli appartamenti a moltissimi inquilini che pure avevano sin dal 2001 manifestato la loro volontà di acquisto degli immobili.

Un paio di anni fa, infine, all’INPS sono stati accorpati anche altri enti previdenziali, come l’INPDAP, l’ENPALS, INPDAI, e l’IPOST, ma l’istituto maggiore ha bloccato le vendite degli immobili anche di questi altri enti, nonostante nel loro caso le vendite stessero procedendo in maniera regolare.

L’INPS cioè ha ancora una volta impedito le vendite degli immobili agli inquilini che avrebbero voluto finalmente diventare i legittimi proprietari delle case che avevano da tempo abitato, opponendosi oltretutto anche alle decisioni del Governo e del Parlamento che nel frattempo, negli ultimi anni, hanno più volte sollecitato l’Istituto a procedere con il completamento delle dismissioni immobiliari.

Nel  2011 è stato infatti promulgato l’art. 33, del D.L. 6-7-2011 n. 98, convertito in L. 15 luglio 2011, n. 111, che imponeva all’istituto la prosecuzione delle vendite. L’anno seguente, però, nel 2012, contrariamente alle aspettative, la complessa vicenda giuridica ha imboccato una via di stallo perché l’INPS ha presentato una relazione anche davanti la Commissione Parlamentare con la quale ha rinviato nel tempo le vendite.

Un’altra tappa della vicenda è stata infine giocata il 30 maggio 2013, con la pubblicazione sulla G.U. n. 125 del decreto del Mef datato 19 marzo 2013, con cui è stata istituita la società per azioni InvImIt SGR S.p.a. cui è stata data la facoltà di gestire Fondi immobiliari. La vicenda è poi proseguita con la legge di Stabilità finanziaria 2013 che autorizzato la società a proseguire nel programma straordinario di cessioni di immobili pubblici. Gli immobili, tuttavia, come da precedente disposizione, saranno venduti in regime di libera concorrenza.

Queste dunque sono state le principali tappe che, nel corso di 18 anni hanno portato alla attuale mancata vendita degli immobili finiti nel patrimonio immobiliare dell’INPS.

A conti fatti, dunque, secondo gli ultimi atti ufficiali depositati, il patrimonio immobiliare dell’INPS è composto da 25.440 unità immobiliari per un valore di circa 2,4 miliardi di euro, delle quali il 40% sono di tipo residenziale e, di queste, il 20% sono libere, il 75% sono occupate da inquilini con contratti scaduti o inoptate e il 5% sono occupate da non aventi diritto.

Le questioni ancora aperte sulla dismissione del patrimonio immobiliare

Nella complessa vicenda della dismissione del patrimonio INPS, duque, restano al momento aperte alcune questioni.

Da una parte migliaia di inquilini sono stati danneggiati perché per molti anni hanno dovuto continuare a pagare il canone di locazione senza poter entrare in possesso degli immobili in cui abitavano e si chiedono ora se e quali immobili verranno ad essere compresi nella InvImIt SGR S.p.a e se saranno venduti.

In secondo luogo poi, nel frattempo, gli inquilini delle zone più centrali non hanno visto ridursi i prezzi delle loro case così come accaduto per la restante parte del patrimonio immobiliare perché ubicate in zone pregio. Si è venuto di conseguenza a determinare una inaccettabile disparità di trattamento tra gli inquilini delle case appartenente allo stesso ente.

In terzo luogo, infine, coloro che sono in attesa dell’acquisto chiedono che siano comunque rispettati i valori di vendita di mercato proposti dalla normativa del 2001  e non quelli successivi, così come stabilito anche da una sentenza della Corte di Cassazione.

 

 

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