Disoccupazione e lavoro – Le previsioni dei prossimi due anni nonostante la “ripresa”

21 gennaio 2014 15:000 commentiDi:

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La ripresa sta arrivando, è alle porte, lo dicono ormai in molti. Compresa la Banca d’Italia, che nel suo ultimo bollettino economico ha confermato una crescita del prodotto interno lordo pari allo 0,7 per cento per il 2014 e una crescita dell’1 per cento per il 2015.

Le previsioni della Banca d’Italia su crescita e occupazione nel 2014 – 2015

Ma se i risultati del PIL italiano per il futuro sono abbastanza incoraggianti, la stessa cosa non si può dire anche dei numeri relativi all’occupazione nel nostro paese. I buoni risultati conseguiti a livello di prodotto nazionale, infatti, tarderanno a contagiarsi al mercato del lavoro. Per questo motivo anche Bankitalia prevede per il 2014 un incremento della disoccupazione al 12,8 per cento per il 2014, e, per il 2015, un ulteriore aumento al 12,9 cento.

Ci saranno, quindi, ancora due anni di penuria occupazionale nel nostro paese. La ragione di questo fenomeno deve essere individuata nella mancata ripresa della domanda interna. Fino a quando i consumi non torneranno ai livelli del passato, o ad ogni modo a livelli più alti di quelli attuali, sarà difficile vedere la macchina del lavoro rimettersi in moto.

Dall’altro lato si può dire poi che sì, la ripresa è iniziata, ma da questo processo sono rimaste escluse le moltissime piccole aziende che costituiscono il tessuto produttivo del nostro paese e che in condizioni di normalità sarebbero le prime a creare occupazione.

I successi dell’economia italiana, cioè, sono in questo momento trainati soprattutto dall’export, dalle aziende di più grandi dimensioni, perfettamente internazionalizzate, mentre quelle che si rivolgono solo al mercato interno non possono godere dello stesso beneficio. Almeno fino a quando non torneranno a crescere i consumi, le ordinazioni, la produzione, le vendite.

Quella che l’Italia si avvia a vivere nei prossimi mesi, dunque, sembra sempre di più essere una ripresa senza occupazione ed è anche questa la visione che ne ha dato recentemente l’Ilo – International Labour Organization, nel suo recente rapporto sulle dinamiche dell’occupazione nel mondo – Global Emplyment Trends 2014.

La disoccupazione in Italia nel 2014 – 2015 secondo l’Ilo

Secondo l’osservatorio internazionale, infatti, anche nel corso del 2014 e del 2015 la disoccupazione in Italia continuerà a crescere. L’Ilo parte infatti da una analisi dei dati del 2013 in cui il tasso di disoccupazione italiana viene visto al 12,2 per cento, destinato ad evolvere in un incremento al 12,6 per cento nel corso dell’anno che è appena iniziato per poi toccare la cifra del 12,7 per cento nel 2015 e nel 2016.

Non si tratta, dunque, solo di cifre, ma, anche per l’organizzazione internazionale, come per la Banca d’Italia, la percentuale dei senza lavoro italiani è vista in crescita nei prossimi due anni. L’Ilo, anzi, traccia per l’Italia un’analisi ancora più particolareggiata per il mercato occupazionale italiano a differenza di quello di altre nazioni europee di cui si parla all’interno del rapporto.


Nel nostro paese secondo l’Ilo la grande emergenza non è rappresentata dai giovani con una età fino a 25 anni, che in altre nazioni incarnano il più grande problema sociale, ma da quella fascia di lavoratori con una età compresa tra i 25 e i 34 anni, i cosiddetti giovani adulti, che hanno pesantemente subito gli effetti della crisi economica. Ed è proprio l’alto numero di giovani tra i disoccupati a frenare ancora di più le possibilità di ripresa o di una ripresa in breve tempo, a meno dell’attuazione di specifici interventi governativi per la risoluzione della situazione.

A livello mondiale, poi, sempre secondo l’Ilo, l’Italia ha recentemente acquisito anche un altro record. Quello di essere il paese con il più alto numero di Neet, cioè di giovani inattivi, che non studiano e non lavorano. Settima su 40 paesi censiti, l’Italia ha un tasso di inattivi pari al 25 per cento, con un incremento di 5 punti percentuali rispetto al 2007, anno di inizio della crisi.

La disoccupazione nel mondo nel 2013 secondo l’Ilo

Allargando lo sguardo alla situazione mondiale, tuttavia, il quadro in cui l’Italia è inserita non è parimenti entusiasmante. Solo nel 2013, infatti, il numero dei disoccupati nel mondo è salito a 202 milioni, con un incremento di altri 5 milioni, e a pagarne le spese sono stati soprattutto i giovani con un’età compresa tra i 15 e i 24 anni, che sono arrivati a sfiorare i 75 milioni con un incremento di quasi un milione rispetto all’anno precedente.

Il tasso di disoccupazione giovanile ha così raggiunto il 13,1 per cento a livello mondiale ed è arrivato a rappresentare il triplo di quella degli adulti. Particolarmente colpiti da questo fenomeno sono stati quei paesi che  hanno vissuto regimi di austerity piuttosto severi, in cui però le politiche della sobrietà non sono riuscite a conseguire il duplice scopo della riduzione del debito pubblico e della ripresa economica.

Tra questi paesi vi sono ad esempio Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna, in cui le misure di contenimento fiscale hanno purtroppo sortito l’effetto di una depressione della crescita superiore a quella del debito pubblico.

Questa è dunque l’analisi globale stilata dall’Ilo. Ma anche l’Eurostat ha pubblicato gli ultimi dati relativi alla composizione del mercato e della forza lavoro italiana, che negli ultimi mesi sta assumendo un volto sempre più particolare.

In aumento il numero degli italiani che non cerca più lavoro

In Italia, infatti, nel terzo trimestre del 2013 è particolarmente cresciuto il numero di coloro che pur essendo disponibili a lavorare, non cercano affatto un impiego, che ha raggiunto la cifra record di 3,3 milioni di persone, con un incremento tendenziale dello 0,9 per cento. Quasi un terzo dei lavoratori italiani, dunque, si trova in questa situazione, cifra superiore per ben tre volte alle medie dell’Europa allargata, che ha segnato un vero e proprio record.

Per l’Eurostat sempre nel terzo trimestre del 2013 il numero dei disoccupati in senso stretto è stato pari a 2,84 milioni, cioè l’11,3 per cento, percentuale comunque in crescita rispetto all”anno precedente. Ma se a questa cifra si va ad aggiungere anche la realtà di coloro che pur essendo disponibili a lavorare non lo cercano perché convinti di non trovarlo, si ottiene davvero un esercito imponente di oltre 6 milioni e 15 mila persone scoraggiate sulle prospettive di trovare lavoro in Italia.

E gli scoraggiati, l’ultima frontiera del mercato del lavoro italiano, sono risultati in preoccupante aumento sia su base tendenziale che congiunturale.






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