Home / economia / Disoccupazione in Europa, non tornano i conti, dati non sembrano precisi

Disoccupazione in Europa, non tornano i conti, dati non sembrano precisi

Non c’è alcun dubbio che in Italia ci sia una crisi nazionale norme, gli ultimi dati pubblicati dall’Istat risalente lo scorso settembre, hanno evidenziato la disoccupazione pari all’11% della forza lavoro. Un piccolo miglioramento rispetto all’anno precedente che era di 11,8%. Nel dettaglio, siamo passati da 3.045.000 persone in cerca di lavoro dato relativo al trimestre 2016, a 2.000.891 mila disoccupati nella stessa data ma nel 2017.

L’esecutivo comunitario sottolinea i cambiamenti positivi registrati a livello generale. Attualmente la popolazione attiva europea (15-64 anni) è di 240,3 milioni di persone, vale a dire 4,3 milioni in più rispetto ai livello del 2008, l’anno in cui è scoppiata la crisi. In un anno l’occupazione è crescita dell’1,7%, che nella pratica vuol dire quattro milioni di lavoratori in più (di questi, 2,7 milioni sono nella zona euro), e ancor più in generale il tasso occupazionale dell’Ue per la fascia d’età compresa tra i 20 e i 64 anni «è aumentato costantemente nel corso degli ultimi tre anni», attestandosi al 72,3% nel terzo trimestre del 2017. E’ questo «il livello più alto mai registrato», sottolinea il commissario per l’Occupazione e gli affari sociali, Marianne Thyssen, secondo cui è questo il momento di spingere per più ampie riforme del mercato del lavoro. «Dovremmo sfruttare al massimo questa dinamica economica positiva e offrire ai cittadini diritti nuovi e più efficaci», vale a dire «condizioni di lavoro eque, accesso paritario al mercato del lavoro e protezione sociale dignitosa».

La buona notizia è che ci sono progressi anche «forti», la cattiva notizia è che non bastano. Mettendo a confronto le cifre di dicembre 2016 con quelle di dicembre 2017, il tasso di disoccupazione giovanile è diminuito di 6,9 punti percentuali. Nessuno ha fatto meglio dell’Italia, che rimane però ai primi posti per numero di under25 senza lavoro (terza, con il 32,2% del totale della fascia di popolazione), dietro a Grecia (40,8%) e Spagna (36,8%). Ciò non toglie che vengono riconosciuti i meriti del caso: «Il tasso di disoccupazione giovanile è diminuito in modo considerevole in Italia», riconoscono a Bruxelles.

Si mette inoltre in risalto il contributo nazionale alla generale diminuzione della disoccupazione nell’Ue e nell’Eurozona. In termini assoluti il taglio dei senza lavoro in Italia è il secondo (-270mila), ma il Belpaese viene preso a modello, con tanto di citazione, anche per motivi meno positivi. Nonostante i miglioramenti, il mercato del lavoro italiano è uno di quelli dove si fa più fatica a rientrare una volta usciti. L’Italia è il terzo Paese dell’Ue per tasso di disoccupazione di lunga durata, quella che dura dai 12 ai 24 mesi, dietro Grecia e Spagna. E poi ancora l’Italia è quella che più di tutti fa fatica a intercettare il potenziale lavorativo esistente. L’11,4% della popolazione in età attiva sarebbe abile al lavoro, ma non oltre a non svolgerlo neppure lo cerca. E’ questo il dato più elevato d’Europa. Impliciti suggerimenti per riforme o misure da prendere.

A giugno 2017 la stima degli occupati cresce dello 0,1% rispetto a maggio (+23 mila), recuperando parzialmente il calo registrato nel mese precedente (-53 mila). Il tasso di occupazione si attesta al 57,8%, in aumento di 0,1 punti percentuali.

La lieve crescita congiunturale dell’occupazione è interamente dovuta alla componente femminile, mentre per gli uomini si registra un modesto calo, e interessa i 15-24enni e i 35-49enni. Aumentano i dipendenti a termine, sono stabili i dipendenti a tempo indeterminato mentre diminuisce il numero degli indipendenti.

Nel periodo aprile-giugno si registra una crescita degli occupati rispetto al trimestre precedente (+0,3%, +64 mila), determinata dall’aumento dei dipendenti, sia permanenti sia, in misura maggiore, a termine. L’aumento riguarda entrambe le componenti di genere e si concentra quasi esclusivamente tra gli over 50.

Dopo l’incremento rilevato a maggio, la stima delle persone in cerca di occupazione a giugno cala del 2,0% (-57 mila), tornando su un livello prossimo a quello di aprile. La diminuzione della disoccupazione interessa uomini e donne ed è distribuita tra tutte le classi di età ad eccezione degli ultracinquantenni. Il tasso di disoccupazione scende all’11,1% (-0,2 punti percentuali); anche il tasso di disoccupazione giovanile torna a scendere (-1,1 punti), attestandosi al 35,4%. n La stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni a giugno sale dello 0,1% (+12 mila), sintesi di un aumento tra gli uomini e un calo tra le donne. L’inattività risulta in calo tra i 15-24enni e i 35-49enni e in crescita nelle restanti classi di età. Il tasso di inattività è pari al 34,9%, invariato rispetto ad maggio.

Nel trimestre aprile-giugno alla crescita degli occupati si accompagna un significativo calo dei disoccupati (-3,9%, -115 mila) e l’aumento degli inattivi (+0,4%, +50 mila). n Su base annua si conferma l’aumento del numero di occupati (+0,6%, +147 mila). La crescita, è determinata principalmente dalle donne e riguarda i lavoratori dipendenti (+367 mila, di cui +265 mila a termine e +103 mila permanenti), mentre calano gli indipendenti (-220 mila). A crescere sono gli occupati ultracinquantenni (+335 mila) a fronte di un calo nelle altre classi di età (-188 mila). Nello stesso periodo diminuiscono i disoccupati (-5,6%, -169 mila) e gli inattivi (-0,6%, -80 mila). n Al netto dell’effetto della componente demografica, su base annua cresce l’incidenza degli occupati sulla popolazione tra gli ultratrentacinquenni mentre cala tra i 15-34enni.

L’elaborazione dei dati: processo, strumenti e tecniche Il mese di giugno 2017 va da lunedì 29 maggio 2017 a domenica 2 luglio 2017. Lo stimatore utilizzato per la produzione delle stime mensili è lo stimatore composto di regressione (regression composite estimator) 1 . Si tratta di uno stimatore che può essere efficacemente utilizzato in caso di indagini longitudinali con campione parzialmente sovrapposto e che sfruttando la componente longitudinale migliora l’efficienza sia delle stime di livello sia delle stime di variazioni tra mesi. Al fine di poter analizzare opportunamente i dati in un’ottica congiunturale, tutti i dati mensili riportati nel comunicato stampa sono sottoposti mensilmente ad una procedura di destagionalizzazione, includendo ogni volta l’ultimo dato disponibile e aggiornando la stima dei modelli. Con riferimento ai soli dati destagionalizzati, pertanto, possono verificarsi variazioni anche nei mesi già consolidati (le cui stime non destagionalizzate sono divenute definitive) che derivano dalla replicazione della procedura di destagionalizzazione con l’aggiunta dell’ultimo dato disponibile. Per la procedura di destagionalizzazione si utilizza l’algoritmo TRAMO-SEATS, implementato nel software Demetra 2.0. La dinamica della partecipazione al mercato del lavoro per classi di età risente dei mutamenti demografici che negli anni recenti evidenziano un progressivo invecchiamento della popolazione. In particolare, si osserva il calo della popolazione tra 15 e 49 anni (negli ultimi mesi mediamente circa – 1,5% annuo, pari a quasi 400 mila persone) determinato dalla fuoriuscita dalla classe di età delle folte generazioni dei 49enni, non compensata dall’ingresso dei 15enni. Simultaneamente si rileva la crescita della popolazione nella classe 50-64 anni (mediamente +1,8% annuo, pari a oltre 200 mila persone). Al fine di valutare l’impatto dei mutamenti demografici sulla stima delle variazioni tendenziali di occupati, disoccupati e inattivi per classi di età, è possibile utilizzare tecniche di standardizzazione della composizione per età della popolazione. Mediante tali tecniche le variazioni tendenziali sono state scomposte nella somma di due componenti. La prima componente misura l’effetto che deriva dalle variazioni di popolazione a distanza di 12 mesi, nell’ipotesi che l’unico fattore a determinare un cambiamento nelle stime sia la variazione della popolazione (mentre si ipotizza che rimangano invariate le distribuzioni relative per condizione professionale in ciascuna classe di età considerata). La seconda componente è l’effetto “atteso” sulla variazione tendenziale al netto della componente demografica, nell’ipotesi che il fattore variabile sia la distribuzione relativa per condizione professionale stimata in ciascuna classe di età, mentre si ipotizza che non sia intervenuta alcuna variazione della popolazione rispetto a 12 mesi prima. Le stime delle variazioni tendenziali al netto della componente demografica sono state effettuate per occupati, disoccupati e inattivi, nelle tre classi di età 15-34, 35-49 e 50-64 anni.

I dati assoluti rilevati dall’indagine, elaborati all’unità, vengono arrotondati alle migliaia nei valori e nelle variazioni assolute. Le variazioni sono calcolate sui dati all’unità e non su quelli arrotondati alle migliaia. Nelle variazioni percentuali e nei tassi nonché nelle differenze in punti percentuali l’arrotondamento è al primo decimale. Le variazioni in punti percentuali tra i tassi vengono calcolate sui tassi con tutti i decimali prima di essere approssimate2 . Gli eventi sismici verificatisi a fine ottobre 2016 hanno colpito 13 comuni campione (su un totale di 1270) della Rilevazione sulle forze di lavoro (cfr. Allegati 1 e 2 del decreto legge n. 189/2016, come modificato dalla legge n. 229/2016 per l’elenco completo dei comuni colpiti dagli eventi sismici). E’ dunque stato necessario sospendere la rilevazione nei suddetti comuni a seguito delle difficoltà incontrate nelle operazioni di raccolta dei dati. La mancata raccolta di interviste in tali comuni ha determinato un impatto sulle stime in termini di tassi di risposta, soprattutto nelle province e nelle regioni maggiormente colpite dal terremoto. In assenza delle informazioni riguardanti i comuni terremotati, le stime diffuse in data odierna sono da considerarsi provvisorie e suscettibili di possibili revisioni future. L’output: principali misure di analisi La rilevazione sulle forze di lavoro ha l’obiettivo di produrre stime sulla partecipazione al mercato del lavoro. La popolazione di riferimento viene ripartita in tre gruppi esaustivi e mutualmente esclusivi3 : gli occupati, coerentemente con gli standard dell’ILO, costituiti dalle persone che hanno svolto almeno un’ora di lavoro retribuita nella settimana di riferimento (oltre alle persone assenti dal lavoro in quella settimana); i disoccupati (o persone in cerca di occupazione), che cercano attivamente un lavoro e sarebbero immediatamente disponibili a iniziare a lavorare; gli inattivi (o non forze di lavoro), che non lavorano e non cercano lavoro (o non sarebbero disponibili a iniziare a lavorare), per esempio perché impegnati negli studi, in pensione, o dediti alla cura della casa e/o della famiglia4 . Gli occupati e i disoccupati, insieme, costituiscono le forze di lavoro, cioè la parte di popolazione attiva nel mercato del lavoro. La definizione di disoccupazione e i principi per la formulazione dei quesiti necessari a identificare gli occupati e i disoccupati sono riportati nel Regolamento della Commissione europea n. 1897/2000. Nel comunicato stampa mensile “Occupati e disoccupati” vengono diffuse le stime dei tre aggregati totali, le disaggregazioni per genere e per classi di età, oltre ad un’analisi degli occupati per posizione professionale e carattere dell’occupazione. Inoltre, vengono analizzati i tassi di partecipazione al mercato del lavoro. Il tasso di occupazione misura la quota di popolazione che svolge un lavoro: in un’ottica economica rappresenta la parte dell’offerta di lavoro che ha trovato incontro con la domanda, in rapporto alla popolazione. Il tasso di disoccupazione è dato dal rapporto tra i disoccupati e la forza lavoro: rappresenta quindi la quota di forza lavoro che non ha trovato un incontro con la domanda, in rapporto alla forza lavoro stessa. Il tasso di inattività misura la quota di popolazione che non partecipa al mercato del lavoro. Ulteriori informazioni relative alla partecipazione al mercato del lavoro vengono analizzate su base trimestrale e annuale nel comunicato stampa “Il mercato del lavoro”.

Loading...