E’ possibile il fallimento in Italia?

26 gennaio 2014 10:310 commentiDi:

Banca-dItalia

Una delle domande che negli ultimi anni ha sicuramente maggiormente preoccupato gli italiani che, mese dopo mese, a partire dall’inizio della crisi finanziaria del 2007 – 2013 hanno visto le condizioni economiche del loro stato, come colto da improvvisa malattia, peggiorare sempre di più di giorno in giorno, è stata quella relativa alle concrete possibilità di fallimento dell’Italia

Gli italiani, cioè, hanno cominciato a chiedersi, anche alla luce di quanto avvenuto in Grecia più o meno nello stesso periodo, a partire dal 2009 in avanti, quanto fosse reale il rischio di default per il Belpaese. Ed oggi, nonostante comincino ad arrivare le prime conferme della fine della crisi economica e i primi segnali di uscita della recessione, ancora continuano probabilmente a domandarselo.

Cosa si può, allora, alla luce della situazione attuale, rispondere ad una domanda di questo genere? L’Italia è, o è stata, sull’orlo del fallimento? O è’ possibile che la nostra nazione anche in futuro arrivi a dichiarare il default?

E’ possibile il fallimento in Italia?

Le possibili cause del default di uno stato

In un post pubblicato in precedenza su questo stesso sito abbiamo visto che esistono di norma due fondamentali ragioni per cui una nazione può arrivare a dichiarare il fallimento e il default. 

Il fallimento di uno stato può essere infatti connesso con l’incapacità di quest’ultimo di restituire ai creditori il proprio debito pubblico, incapacità a sua volta legata con l’aumento del deficit pubblico – costituito dalla differenza tra le entrate finanziarie statali e le spese pubbliche nel bilancio dello Stato.
Il fallimento di uno stato sovrano, tuttavia, può verificarsi anche in una seconda situazione, ovvero quando gli interessi sui titoli e sulle obbligazioni di stato diventano così alti da risultare insostenibili per la loro copertura statale, con la conseguente mancata emissione di nuovi titoli utili a coprire il deficit. In questo fenomeno gioca una parte molto importante il cosiddetto spread, di cui da alcuni anni si sente così tanto parlare, ovvero il differenziale tra il tasso di rendimento delle obbligazioni e dei titoli di stato e quello di altri titoli presi come riferimento.

Le possibili cause del fallimento dell’Italia

Sulla base di queste premesse, quindi, l’Italia potrebbe arrivare al fallimento se;

  • non riuscisse più a restituire il suo enorme debito pubblico ai vari soggetti creditori che le hanno sottoscritto credito nell’acquisizione di obbligazioni o titoli di stato
  • gli interessi sui titoli e sulle obbligazioni di stato diventassero così alti da risultare insostenibili al fine della copertura statale.

Ma tale ragionamento apre quindi la strada anche ad altri tipi di considerazioni logico – deduttive, la cui sostanza è quella di presentare un possibile fallimento della nostra nazione, qualora quest’ultima nel tempo non riuscisse a mettere in pratica tutte quelle strategie che di norma vengono impiegate dagli stati per scongiurare il pericolo di defalut, e che servono come mezzo di contenimento del debito pubblico.

Tra queste vi sono, ad esempio, oltre alla restituzione del debito maturato nei tempi e con le modalità di scadenza prestabilite dai titoli stessi, le seguenti misure di contenimento del debito:


  • la possibilità di stampare nuova cartamoneta, nella speranza di svalutare il debito maturato;
  • la possibilità di ricorrere nel breve periodo a politiche di risanamento dei conti pubblici attraverso l’applicazione di misure restrittive o di rigore – la cosiddetta austerity – con il conseguente abbattimento del deficit pubblico o la creazione di un avanzo primario (risultati che in genere si ottengono attraverso l’aumento delle  imposte, il contrasto dell’evasione fiscale e la riduzione della spesa pubblica – la famosa spending review
  • ricorrendo nel medio-lungo periodo a politiche di bilancio di tipo espansivo – cioè agevolando gli investimenti – stimolando la crescita economica e l’incremento del PIL, che produce un aumento del relativo gettito fiscale.

I principali rischi cui è soggetta l’Italia

Alla luce di tutte queste considerazioni i fattori di rischio di maggior peso per l’Italia nei confronti di un possibile default possono essere considerati:

  • il suo alto debito pubblico
  • l’aumento del deficit pubblico
  • l’aumento dello spread su obbligazioni e titoli di stato
  • la mancanza di apposite politiche di contenimento del debito pubblico
  • la bassa crescita economica  – aumento del PIL.

Forse non tutti sanno, inoltre, che nel mondo della finanza la probabilità di fallimento dell’Italia viene praticamente quotata tutti i giorni dai mercati. Si tratta di una operazione che viene compiuta attraverso il mercato dei CDS, che può essere descritto in maniera un po’ semplicistica come un mercato delle assicurazioni sul default.

Secondo gli indici di questo mercato, l’Italia nel 2011, anno in cui forse il nostro paese è andato maggiormente vicino a questo remoto rischio, aveva il 16,5 per cento di probabilità di fallire nei successivi 2 anni e il 35 per cento di probabilità di fallire nei successivi 5.

Previsioni che in parte non si sono avverate, dunque, per nostra fortuna, ma ancora non del tutto estranee all’orizzonte della nazione. A queste previsioni del passato si può poi accostare l’esempio della famosa “profezia di Krugman“, Paul Krugman, il noto economista di fama internazionale, che sempre qualche anno fa aveva dato il Belpaese come spacciato, in virtù dei passati tassi di interessi dei BTP nazionali. Anche questa profezia non ha fortunatamente avuto un riscontro sul campo, ma forse non si è ancora esattamente capito quale ottica di lungo termine il Premio Nobel abbia utilizzato per formularla.

C’è da dire, tuttavia che nel corso degli ultimi anni, a partire dal 2011 ad ora, la situazione dell’Italia ha potuto contare, nei confronti del rischio di un possibile default, anche di una serie di solide garanzie, che sono state via via messe in luce dai Bollettini sulla stabilità finanziaria emessi dalla Banca d’Italia.

In questi anni, infatti, l’Italia ha potuto proteggersi dal rischio di un possibile fallimento grazie a:

  • il suo contenuto livello di disavanzo di bilancio rispetto ad altre importanti economie dell’Europa
  • il relativamente basso indebitamento del settore privato
  • la solidità del suo sistema bancario
  • il relativamente basso debito estero.

Non ultimo in fatto di importanza, inoltre, deve poi essere ricordato in questa lista anche l’operato compiuto in questi anni dalla Banca Centrale Europea – BCE, che sin almeno dai tempi della nomina di Mario Draghi a suo Direttore, ha energicamente contribuito al mantenimento dello stato di salute del sistema bancario del paese.

 






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