Ecco cosa fanno gli italiani per superare la crisi: un bilancio del 2013

6 gennaio 2014 14:360 commentiDi:

CRISI POVERTA' DISOCCUPAZIONE

Da quel fatidico autunno del 2007, anno in cui si individua ufficialmente l’inizio del periodo di recessione economica che molti paesi tra cui il nostro stanno ancora attraversando, la parola crisi è stata probabilmente una delle più pronunciate e scritte dell’intero mondo dei media.

Ma come oggi, a più di cinque anni di distanza, con i primi timidi spiragli di ripresa all’orizzonte, si avverte la necessità di altro tempo prima che i benefici effetti siano recepiti dall’economia reale, così allora, nel 2008, ci sono voluti alcuni mesi, se non addirittura anni, prima che la recessione si facesse veramente sentire sulle spalle delle persone.

Il risultato di questo altalenante processo è stato che probabilmente solo negli ultimi tre o quattro anni i cittadini italiani si sono progressivamente accorti di essere veramente in crisi e hanno cercato di mettere in atto tutte le strategie possibili per non farsi investire da questo inarrestabile fenomeno. A volte riuscendoci, altre volte meno.

Anche il 2013 che è appena terminato, quindi, nonostante ciò che ne dicano gli indicatori macroeconomici globali, può essere considerato uno degli anni in cui la crisi economica ha maggiormente colpito i cittadini italiani, che si trovano ad emergere da una situazione che, se guardata da vicino, non appare affatto rosea.

L’amaro quadro della crisi italiana nel Rapporto sulla Coesione Sociale del 2013

E per chi volesse toccare con mano quanto la recessione economica abbia inciso e cambiato vite e abitudini sociali nell’ultimo biennio basta leggere i dati statistici che l’INPS, l’Istat e il Ministero del Lavoro hanno raccolto all’interno del Rapporto sulla Coesione Sociale del 2013 (basandosi anche su dati nella maggioranza dei casi del 2012).

Uno dei grandi fenomeni che ha investito in maniera massiccia il nostro paese negli ultimi anni è stato quello della disoccupazione, che ha colpito soprattutto le fasce più giovani fra gli italiani e ancora appare in galoppante crescita. Nel 2012, infatti, il tasso di disoccupazione italiano ha raggiunto il 10,3 per cento della popolazione, con un incremento di circa 2,3 punti rispetto all’anno precedente e se si vanno a guardare le percentuali di quella giovanile si trova una percentuale del 35 per cento per lo stesso anno, in crescita di addirittura sei punti sull’anno precedente.

Anche il numero dei disoccupati è di conseguenza salito in questo torno di tempo per raggiungere l’amara cifra di oltre 2 milioni e 700 mila, sempre in crescita rispetto al 2011 e per la prima volta anche con una consistente crescita del fenomeno tra la popolazione straniera, che speranzosa, continua ad approdare nel nostro paese in cerca di migliore fortuna.

Il rovescio della medaglia di questo quadre vuole quindi che nel corso del 2012 siano diminuiti coloro che dispongono di una occupazione, che per il 2012 sono stati poco meno di 23 milioni, di cui solo una minima parte, circa 2 milioni e 375 mila con un posto di lavoro a tempo determinato.

lavoro-stipendio

La diminuzione dell’occupazione in questi ultimi anni si è però anche accompagnata con un altro fenomeno di grande importanza sociale: il blocco delle retribuzioni. Gli stipendi degli italiani, infatti, nel corso del 2012 sono rimasti praticamente fermi rispetto all’anno precedente, con una media nazionale che si attesta sui 1300 euro mensili circa, con una differenza di circa 300 euro  tra le retribuzioni di uomini e donne. Ma il dato più interessante è che nel giro di due anni gli stipendi degli italiani hanno subito un incremento di soli 4 euro, che certo non è servito a coprire neanche l’inflazione.

Ma meno lavoro e meno reddito a disposizione non hanno potuto che incrementare la diffusione di soglie di povertà che in passato non era neanche possibile immaginare. Da alcuni anni a questa parte, infatti, si sente sempre più spesso parlare di povertà assoluta e relativa. Gli italiani in condizione di povertà relativa per il 2012 sono stati circa il 12 per cento delle famiglie residenti in Italia e più del 15 per cento degli individui.

Si parla invece di povertà assoluta nel rapporto per il 6,8 per cento delle famiglie e per l’8 per cento dei cittadini. Il più alto numero di poveri italiani oggi come un tempo risiede nelle regioni del Mezzogiorno ma il fenomeno negli ultimi anni ha colpito sempre di più anche il Nord Italia.

Il problema della povertà, in Italia, è però anche collegato con il basso impatto che hanno le agevolazioni sociali offerte dallo stato, almeno rispetto al resto delle nazioni europee. Gli aiuti alla popolazione sono stati cioè piuttosto modesti e non sono riusciti ad abbassare di molto le percentuali delle famiglie in difficoltà. Nella lista dei paesi europei più virtuosi sotto questo importante aspetto del welfare, l’Italia si situa purtroppo solo prima della Grecia.

Una necessaria menzione per completare il quadro della crisi italiana nel biennio 2012 -2013 è quella relativa alla condizione dei pensionati, che in Italia rappresentano oggi più 16 milioni di persone. Si deve quindi considerare che il 75 per cento di questi percepisce solo pensioni di invalidità, vecchiaia o per i superstiti, mentre il 25 per cento anche pensioni di tipo indennitario o assistenziale. La metà di costoro, tuttavia, riceve assegni inferiori ai mille euro.

Questo, a brevi linee, è più o meno il quadro con cui si sono trovati a convivere gli italiani negli ultimi anni, al quale hanno però cercato e ancora cercano di reagire in diversi modi. 

soldi

Ecco cosa fanno gli italiani per superare la crisi

Colpite dalla crisi, infatti, le famiglie italiane hanno ancora una volta attuato rigidi metodi da spending review per far quadrare conti e bilanci familiari e in due anni sono riuscite a risparmiare qualcosa come 50 miliardi di euro. Anche nel 2013, infatti, il loro contributo ai tagli è stato pari a 16 miliardi e ha interessato tutti gli aspetti della vita quotidiana.

Auto, carburanti, vacanze, ma anche cibo e medicinali hanno subito in questi mesi tagli profondi, che sono partiti dai consumi meno necessari o superflui, come vestiti e profumi, per finire in alcuni casi su quelli più ordinari, come gli alimentari. Per la prima volta dal Dopoguerra, inoltre, gli italiani hanno risparmiato anche su medicinali e cure mediche.

Un’altra grande vittima delle recenti restrizioni dovute alla crisi è stato il sogno della casa, che è rimasto, per la maggior parte delle persone, appunto, soltanto un sogno. Prezzi comunque alti, incertezze nel mercato del credito e poche risorse a disposizione. Il mercato immobiliare nel 2013 si è contratto meno del 2012, ma di certo non attraversa ancora un buon periodo.

Ora gli italiani si sono lasciati alle spalle anche il 2013. Nell’attesa, però, che arrivino dati più aggiornati sulla situazione degli ultimi mesi e di vedere se si realizzeranno le promesse di crescita che da tempo si sente ripetere, è probabile che gli italiani ancora non abbandoneranno le loro austere strategie di sopravvivenza.

Tags:

Lascia una risposta