Evasione fiscale – Ecco dove e come sono stati recuperati quasi 60 miliardi nel 2013

24 gennaio 2014 17:300 commentiDi:

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L’anno che si è da poco concluso, il 2o13, potrà essere ricordato anche come l’anno in cui enti e governi hanno cercato di dare una maggiore stretta all’annoso problema dell‘evasione fiscale, non solo intensificando i controlli sul territorio e negli uffici competenti, ma anche introducendo una serie di nuove misure che hanno cambiato le regole del gioco in ambito fiscale.

Se si guarda al 2013 in prospettiva, infatti, ci si ricorda di una serie di provvedimenti appositamente presi proprio per ridurre le possibilità di evasione da parte dei contribuenti. Tra questi è almeno doveroso ricordare l’introduzione del famoso Redditometro, nel corso dell’estate, i lavori di perfezionamento del cosiddetto Spesometro – l’obbligo di comunicazione delle operazioni IVA superiori ad una certa cifra  – i primi passi della riforma del Catasto, con le operazioni di censimento degli immobili ancora non inseriti nei registri dell’Agenzia del Territorio.

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A distanza di mesi, quindi, si può forse dire che oggi, per i contribuenti irregolari, sia più difficile sfuggire alla morsa del fisco? A tal proposito è giusto però lasciare la parola alle statistiche.

Le attività di controllo e recupero della Guardia di Finanza nel corso del 2013

La Guardia di Finanza ha infatti tracciato un bilancio di tutte le attività compiute nel corso dell’anno appena passato e i risultati di questa statistica sono stati più che impressionanti.

Nel corso del 2013, infatti, i controlli delle Fiamme Gialle hanno individuato:

  • 8 mila evasori totali – coloro che per l’anno 2012 non hanno dichiarato neanche un centesimo
  • 12 mila posizioni irregolari – coloro che sono stati accusati di reati fiscali
  • 27 mila lavoratori in nero – una media città di risorse senza tasse e né contributi
  • 15 miliardi di redditi non dichiarati a livello internazionale – il noto problema di elusione – evasione
  • 5 miliardi di IVA non versata.

Alla luce di questi allarmanti numeri le forze dell’ordine italiane sono quindi riuscite a recuperare alla collettività ben 60 miliardi di euro, cifra da non sottovalutare se si pensa che il piano attualmente in via di definizione per la spending review italiana prevede un recupero di 32 miliardi di euro in 5 anni.

In Italia, si sa, l’evasione fiscale è un problema vecchio, imponente e noto. Ma le cifre che trapelano da questo bilancio 2013 della Guardia di Finanza fanno riflettere ancora di più sullo stato di diffusione del fenomeno, che in un solo anno, per i curiosi delle conseguenze pratiche di tali controlli, ha portato a:

  • 12 mila sanzioni
  • più di 200 arresti
  • 3 mila omissioni nella presentazione della dichiarazione dei redditi
  • l’individuazione di 6 mila fatture false
  • l’occultamento di 2 mila profili contabili.

Questi sono dunque i numeri della fiscalità occulta per l’anno appena passato. Anno in cui, lo ricordiamo, gli strumenti di controllo non hanno lavorato ancora a pieno regime. Il famigerato Redditometro, infatti, di cui sono scattati nell’autunno scorso i primi controlli, ha infatti operato per il momento sui redditi del 2009, dal momento che si tratta di uno strumento dotato di una certa retroattività.

Per quanto riguarda la riforma del Catasto, invece, grazie all’incrocio di diverse banche dati a disposizione dell’Agenzia del Territorio e dell’Agenzia per le erogazioni in Agricoltura, sono stati individuati nei mesi scorsi più di 5000 immobili ancora del tutto sconosciuti al fisco, ai quali è stata attribuita finalmente una rendita catastale.


Un capitolo a parte, poi, nel 2013 è stato rappresentato dal problema dell’evasione internazionale, oggi molto sentito in numerosi stati europei e anche a livello globale.

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In Italia, come abbiamo visto poco fa, grazie alla collaborazione di altri stati europei, sono stati individuati ben 15 miliardi di versamenti evasi, generati attraverso gli ormai noti espedienti dei trasferimenti di residenza di persone fisiche e giuridiche in paesi esteri che possono a buon diritto essere considerati paradisi fiscali, oppure grazie all’esistenza, sempre all’estero, di stabili organizzazioni occulte, con sedi secondarie non dichiarate al fisco.

Per quanto riguarda invece il “gettito” dell’evasione made in Italy, nel nostro paese le Fiamme Gialle hanno, se non proprio recuperato, almeno individuato 16 miliardi di euro dagli 8 mila evasori totali, 20 miliardi di euro circa dalle altre frodi contabili, 5 miliardi di euro dall’IVA non versata – forse non del tutto colpa dell’aumento al 22 per cento dell’aliquota  a partire dal 1 ottobre 2013 – , 2 dei quali relativi a transazioni con l’estero.

Le cifre del rapporto stilato dalla Guardia di Finanza per il 2013 continuano quindi a destare meraviglia. Ma a quanto ammonta l’effettivo recupero dei tributi evasi? In questo caso i dati parlano di circa 4,2 miliardi di euro, almeno per tutti i provvedimenti che hanno già portato ad una adesione dei contribuenti non in regola ai verbali di constatazione, mentre ad una cifra di poco inferiore ai 5 miliardi di euro ammonta il totale dei beni mobili e immobili sequestrati ai contribuenti.

Ma se da una parte sembra stringersi ancora di più il cerchio attorno alla macchina sommersa dell’evasione fiscale – non ultima l’introduzione di nuove regole per il pagamento dei canoni di locazione  e la registrazione dei contratti a partire da gennaio e febbraio 2014 -, dall’altra proprio in questi giorni arriva il bilancio dell’attività svolta da Equitalia, l’agente di riscossione dell’Agenzia delle Entrate, relativo agli ultimi 15 anni di crediti fiscali inesatti.

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Il presidente della società di recupero crediti Attilio Befera ha infatti illustrato in Commissione Anagrafe Tributaria l’anomala situazione di quei 545 miliardi di euro di crediti vantati e non riscossi dallo Stato italiano negli ultimi 15 anni, crediti che in massima parte non sarà però possibile recuperare perché relativi o a persone ormai decedute o a società non più esistenti, che hanno dichiarato fallimento.

Di questa ingentissima mole di crediti, dunque, il Fisco e lo Stato italiano potranno nella migliore delle ipotesi recuperare solo una piccola parte, pari a circa 32 miliardi di euro – il 5 o il 6 per cento del totale. Ma se si vuole guardare la faccenda con maggiore ottimismo, ciò significa che, dove possibili, i tentativi di recupero, di riscossione coatta, sono stati già attuati.

E per evitare forse che, entro i prossimi 15 anni, questa drammatica situazione si ripeta, ecco arrivare da Equitalia – e dalla Legge di Stabilità – una sanatoria sui crediti più recenti, quelli del 2013, che potranno essere pagati entro il 28 febbraio 2014 in un’unica soluzione senza interessi.

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