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Firenze, le imprese cercano 26mila lavoratori e ulteriori. Molte aziende che assumono in tutta Italia

Quasi 26mila, per l’esattezza 25.940, i lavoratori che le imprese della città metropolitana di Firenze stanno cercando nel periodo che va da aprile a giugno 2018.

Il dato, riporta la nota della Camera di Commercio di Firenze, elaborato da Unioncamere per il progetto Excelsior, ha stimato un aumento di quasi 2mila unità rispetto al trimestre gennaio-marzo 2018. 

Il lavoro dipendente si posiziona all’80,5% con un peso preponderante del lavoro a terminee se consideriamo tutte le assunzioni si nota il mantenimento di una quota elevata anche della somministrazione, con un orientamento alla riduzione della durata media del rapporto di lavoro. Ciò dipende, continua la nota della Camera di Commercio di Firenze, dallo spostamento delle preferenze degli imprenditori verso i rapporti a termine e somministrazione come alternativa rispetto all’abrogazione dei voucher e delle collaborazioni insieme ad un effetto ciclico e al contempo al peso della stagionalità.

Fastweb riporta in Italia parte delle attività di assistenza clienti. Una delocalizzazione al contrario quella dell’azienda di telefonia che ha deciso di trasferire parte delle attività di “customer care” – al momento svolte dalle sedi di Comdata in Romania – verso le sedi di Cagliari e Lecce.

Pronti 220 nuovi contratti entro settembre 2018. Una notizia accolta con soddisfazione dal ministro per lo Sviluppo Economico Carlo Calenda. La decisione di Facebook, ha spiegato Calenda, “rappresenta una conferma importante che è possibile combattere e vincere la battaglia contro le delocalizzazioni nel settore dei call center”.

Un’iniziativa che, secondo il Ministero, è una “diretta emanazione del Protocollo di Autoregolamentazione” firmato il 4 maggio 2017 a Palazzo Chigi “da Fastweb e dalle principali aziende italiane committenti di servizi di call center” e “promosso dal Ministero dello Sviluppo Economico”.

Fastweb dal canto suo ha fatto sapere che la scelta di tornare in Italia è stata determinata dalla volontà di garantire ai propri clienti un “più alto livello qualitativo nell’erogazione del servizio” e “al fine di garantire la presenza nel Paese di un’industria dei servizi di Customer Care professionale, di elevata qualità, concorrenziale ed economicamente sostenibile”. L’azienda sottolinea inoltre che quella di tornare in Italia sia anche una scelta “all’insegna di una maggior responsabilità sociale”.

Fastweb assume 220 operatori, le informazioni

Il trasferimento delle attività di call center dalla Romani alle sedi di Cagliari e Lecce sarà completato entro settembre 2018. “Grazie all’accordo – spiega Fastweb – saranno riportate sul suolo nazionale le attività svolte da circa 220 operatori di call center con la conseguente creazione di nuovi posti di lavoro in Italia”.

Per eventuali informazioni sulle modalità di presentazione della propria candidatura, rimandiamo i lettori alle pagine di Faswteb e di ComdataGroup. .

Fastweb: “Orgogliosi dell’accordo stipulato”

“Siamo orgogliosi dell’accordo stipulato con Comdata che permetterà l’acquisizione sul territorio sardo di competenze e figure professionali altamente qualificate” ha dichiarato Andrea Pizzigoni, Chief Consumer & Small Business Officer di Fastweb. “Oltre ad essere leader per innovazione, vogliamo arrivare a indirizzare l’erogazione dei servizi di assistenza verso il consumatore e cittadino con livelli di qualità sempre maggiori e tali da costruire un rapporto di grande fiducia con le famiglie e le imprese che ci scelgono”.

Assunzioni Ferrovie dello Stato febbraio 2018 e ulteriori aziende: cosa devi sapere

Nuove assunzioni nel gruppo Ferrovie dello Stato per maggio 2018. Tutto quello che c’è da sapere per le assunzioni in Ferrovie dello Stato di maggio 2018 nel mondo Trenitalia, RFI, Mercitalia e tutte le ricerche avviate nella sezione “Lavora con noi” con il Recruiting Day che si terrà il 17 maggio. Sono tantissimi, quotidianamente, gli italiani che provano ad entrare nel mondo Trenitalia e anche per aprile 2018 il gruppo Ferrovie dello Stato avvia l’iter per le assunzioni. Diverse le posizioni aperte. Oggi andiamo ad analizzare la posizione di capo-stazione. Quali sono le ricerche del Gruppo Ferrovie dello Stato per il mese di maggio 2018? Quali i ruoli ricercati da Trenitalia? Ecco tutto quello che c’è da sapere sulle posizioni aperte e le ricerche in corso nella sezione “Lavora con noi”. 

Ancora una volta prendono il via le assunzioni per quanto riguarda le ferrovie dello Stato 2018 con una serie di proposte per varie figure lavorative. Sono tantissimi, quotidianamente, gli italiani che provano ad entrare nel mondo Trenitalia e anche per gennaio 2018 il gruppo Ferrovie dello Stato avvia l’iter per le assunzioni. Diverse le posizioni aperte. Dopo aver visto nella giornata di ieri tutto quello che c’è da fare per diventare Macchinisti (sono aperte anche le selezioni per gli esperti, ovvero in mobilità), andiamo ad approfondire adesso quello che c’è da fare per diventare addetti all’assistenza clienti.

Le Ferrovie dello Stato nacquero nel 1905 in seguito alla statalizzazione di numerose ferrovie italiane. Già nel 1945 Azienda autonoma delle Ferrovie dello Stato, sotto il controllo del Ministero dei Trasporti, dal 1º gennaio 1986 fu trasformata in ente pubblico economico in applicazione alla legge 210/1985, che istituiva appunto l’enteFerrovie dello Stato.

Il 12 agosto 1992 l’ente fu trasformato in società per azioni con partecipazione statale totale attraverso il Ministero dell’Economia e delle Finanze. Dal 24 maggio del 2011 le Ferrovie dello Stato divengono Ferrovie dello Stato Italiane Spa, in breve FS Italiane Spa (FS Italiane).

Gli interessati alle opportunità di lavoro in Ferrovie dello Stato possono valutare le posizioni aperte per lavorare presso l’azienda di trasporti ferroviari. Periodicamente, infatti, FS seleziona diplomati e laureati, per lo più in vista di assunzioni a tempo indeterminato e contratti di apprendistato.

ASSUNZIONI E LAVORO FERROVIE 2018

Secondo quanto riportato dal portale www.circuitolavoro.it, al momento il Gruppo Ferrovie dello Stato ricerca per la controllata Italferr numerose figure professionali da assumere con contratti a tempo indeterminato. Ecco per voi un’elenco di tutte le posizioni aperte, i posti di lavoro disponibili e i requisiti richiesti per accedere alle selezioni:

12 ASSISTENTI LAVORI CIVILI

Si selezionano nuove risorse da da inserire presso la Direzione Gestione Commesse Captive di Italferr S.p.A. con contratti a tempo indeterminato.  Le sedi di lavoro saranno Milano (5 posti), Verona (4 posti, Napoli (2 posti) e Firenze (1 posto).

Requisiti richiesti:

  • Laurea Magistrale in Ingegneria indirizzo Civile\Trasporti\Edile\Elettrica;
  • abilitazione all’esercizio della professione;
  • corso sicurezza cantieri D.Lgs. 81/2008;
  • esperienza in ambito di cantieri nazionali e internazionali;
  • conoscenza delle principali problematiche realizzative dei processi di costruzione e tecnologie dei materiali;
  • conoscenza di base della normativa rilevante in materia di Lavori Pubblici e di Sicurezza;
  • ottima conoscenza del pacchetto office e di MS Project, BIM;
  • conoscenza della lingua inglese almeno a livello medio superiore (B2 del Quadro di riferimento europeo);
  • disponibilità a trasferte in territorio nazionale e internazionale;
  • buona capacità di analisi, team working, orientamento al risultato e proattività.

SPECIALISTA ESPROPRI

Per la Direzione Gestione Commesse Captive di Italferr S.p.A., si ricerca una risorsa da inserire con contratto a tempo indeterminato presso la sede di Palermo.

Ecco i requisiti richiesti:

  • Laurea Magistrale in Ingegneria Civile e/o Architettura;
  • esperienza di lavoro presso aziende di ingegneria e di costruzioni;
  • esperienza nella predisposizione di atti amministrativi ed elaborati tecnici relativi alle varie fasi del procedimento espropriativo o alla definizione di accordi/convenzioni con Enti:
  • esperienza nel settore delle stime e delle valutazioni di immobili e aree edificabili (estimo);
  • conoscenza delle leggi e normative che regolamentano il procedimento espropriativo, nonché delle normative generali sui Lavori Pubblici (Codice De Lise, etc.) e sulle problematiche ambientali. (d.lgs. 152/2006 e s.m.i.);
  • conoscenza di base del sistema ferroviario nel suo complesso e delle interazioni dei vari elementi che lo compongono;
  • ottima conoscenza del pacchetto Office, Autocad, programmi FEM e linguaggi di programmazione (visual besic, C, C++, ecc.);
  • conoscenza della lingua inglese almeno a livello medio superiore (B2 del Quadro di riferimento europeo);
  • disponibilità a trasferte in territorio nazionale e internazionale.

11 ASSISTENTI LAVORI TECNOLOGIE 

Per la Direzione Gestione Commesse Captive di Italferr S.p.A. presso le sedi di Firenze (2 posti), Bologna (2 posti), Milano (2 posti), Bari (1 posto), Genova (3 posti) e Roma (1 posto), si selezionano risorse da assumere a tempo indeterminato, in possesso dei seguenti requisiti:

  • Diploma Tecnico e/o Laurea in Ingegneria Elettronica/Elettrotecnica;
  • abilitazione all’esercizio della professione;
  • corso sicurezza cantieri D.Lgs. 81/2008;
  • dsperienza in ambito di cantieri nazionali e internazionali;
  • Conoscenze tecnico-specialistiche e informatiche su Impianti e sistemi di segnalamento/Blocco ferroviario, ingegneria dei sistemi, integrazione di sistema ed interfaccia con le diverse tecnologie connesse;
  • conoscenza delle principali problematiche realizzative dei processi di costruzione e tecnologie dei materiali;
  • conoscenza di base della normativa rilevante in materia di Lavori Pubblici e di Sicurezza;
  • ottima conoscenza del pacchetto office e di MS Project, BIM;
  • conoscenza della lingua inglese almeno a livello medio superiore (B2 del Quadro di riferimento europeo);
  • disponibilità a trasferte in territorio nazionale e internazionale.

SPECIALISTA VALUTAZIONE RISERVE 

Si seleziona una risorsa da inserire presso la Direzione Gestione Commesse Captive di Italferr S.p.A. con contratto a tempo indeterminato presso la sede di Napoli.

Si richiede il possesso dei seguenti requisiti:

  • Diploma Tecnico e/o Laurea in area ingegneristica;
  • esperienza di lavoro presso aziende di ingegneria e di costruzioni;
  • esperienza nel campo della gestione contrattuale, della gestione commesse o della gestione subappalti;
  • conoscenza del quadro normativo in cui opera la società, degli aspetti tipici dei contratti con GC e Appaltatori da cui sorgono le criticità che danno luogo a varianti e riserve;
  • conoscenza approfondita della normativa nazionale, comunitaria e di Gruppo relativa agli appalti di sevizi e forniture, norme e procedure in tema di antimafia, affidamenti, subappalti, etc;
  • ottima conoscenza del pacchetto Office, Autocad, programmi FEM e linguaggi di programmazione (visual besic, C, C++, ecc.);
  • conoscenza della lingua inglese almeno a livello medio superiore (B2 del Quadro di riferimento europeo)
  • disponibilità a trasferte in territorio nazionale e internazionale.

SPECIALISTI GESTIONE CONTRATTI

Per la Direzione Gestione Commesse Captive di Italferr S.p.A. a Genova e Verona, si ricercano due risorse in da assumere con contratto a tempo indeterminato, in possesso dei seguenti requisiti:

  • Laurea Magistrale in Ingegneria;
  • esperienza nella gestione realizzativa di progetti di investimento;
  • esperienza nella gestione di contratti d’appalto per progetti di investimento, con particolare riferimento a quelli multidisciplinari;
  • esperienza maturata nel ruolo di Direttore Lavori/Supervisore Lavori di progetti di elevata estensione/complessità (es. tratte, nodi, ecc.);
  • conoscenza delle principali metodologie e tecniche di Project Management;
  • conoscenza di strumenti, modelli, software, best practices in Contract Management;
  • esperienze nella gestione del contratto per tutto il relativo ciclo di vita;
  • conoscenza del processo e delle problematiche autorizzative, delle priorità per affrontarle e delle funzioni specialistiche da attivare;
  • conoscenza di contrattualistica e appalti, dei processi di costruzione e tecnologie dei materiali, della normativa rilevante in materia di Lavori Pubblici e di Sicurezza;
  • ottima conoscenza del pacchetto office e di MS Project, BIM;
  • conoscenza della lingua inglese almeno a livello medio superiore (B2 del Quadro di riferimento europeo);
  • disponibilità a trasferte in territorio nazionale e internazionale.

1 ASSISTENTE LAVORI SENIOR 

Per l’Unità Organizzativa Direzione Sviluppo Mercato Estero di Italferr S.p.A. con sede a Verona (possibilità di trasferta a Fortezza), si ricerca una risorsa da assumere a tempo indeterminato, con i seguenti requisiti richiesti:

  • Laurea Magistrale in Ingegneria Civile;
  • qualificata esperienza e competenza nel campo di consolidamento dei terreni sia in campo geotecnico che geomeccanico;
  • comprovata esperienza sulla tecnica del congelamento dei terreni nelle costruzioni civili;
  • esperienza da progettista\tecnico di cantiere\ direzione lavori presso società del settore ingegneria del sottosuolo\costruzioni civili;
  • esperienza nella progettazione geotecnica;
  • capacità di coordinare risorse;
  • gestione di attività di direzione lavori;
  • disponibilità a presidiare attività durante le ore notturne;
  • buona conoscenza degli applicativi CAD, Microsoft e Plaxis 2D;
  • conoscenza della lingua inglese almeno a livello medio superiore (B2 del Quadro di riferimento europeo);
  • buona capacità di analisi, team working, orientamento al risultato e controllo operativo.

È richiesta una conoscenza della lingua inglese almeno a livello medio superiore (B2 del Quadro di riferimento europeo). Per conoscere nel dettaglio le mansioni da svolgere e le modalità di candidatura si rimanda alla sezione Ricerche in corso del sito aziendale.

Nuove opportunità di lavoro offerte da San Carlo, si cercano figure con diverse esperienze lavorative sia per diplomati o laureati oppure prima esperienza.

Iniziare una collaborazione lavorativa con san Carlo? Magari! Si aprono molte opportunità lavorative per laureati e diplomati in molte sezioni Aziendali e poi, entrare non bellissimo contesto che rappresenta uno stimolo ulteriore per riuscire a far bene il proprio lavoro.

San Carlo: come candidarsi

Il principale canale di raccolta delle candidature è il web, vale a dire il portale riservato alle carriere e selezioni, San Carlo lavora con noi, che viene costantemente aggiornato con le posizioni aperte. I candidati interessati alle assunzioni San Carlo possono utilizzare la piattaforma web per prendere visione delle opportunità professionali, per inserire il cv nel data base aziendale, anche in vista di prossime selezioni di personale, e per rispondere online agli annunci di interesse. I candidati ritenuti interessanti vengono chiamati per un colloquio personale, dapprima con le Risorse Umane e, in seguito, con i Managers di funzione.

Lavoro da sogno a Dubai come agente immobiliare: stipendio da capogiro

Sta facendo parecchio discutere l’offerta di lavoro di un azienda Britannica. L’offerta in questione è per un lavoro da sogno a Dubai per cui non è necessaria alcuna esperienza pregressa nel settore delle vendite per poter essere assunti. Non solo, ma al fortunato verrà fatto un contratto da 200000 sterline l’anno pari a €233.000. Solitamente quando si leggono queste offerte di lavoro si è portati a pensare che si tratti di una truffa, Ma questa sembra proprio essere una vera e propria offerta di lavoro miliardaria. Come scrive il Coventry Telegraph sembra che un’agenzia immobiliare di Coventry con sede negli Emirati Arabi stia cercando nuovi agenti per la compravendita di lussuose case a Dubai, promettendo una paga davvero da sogno ovvero 200000 sterline l’anno, quasi 17 mila sterline al mese. Secondo quanto riferito, il salario sarebbe esente da tasse e l’azienda  che dovrebbe essere la Allsopp & Allsopp,  fa sapere che sarà ben lieta di aiutare i nuovi membri della squadra a trovare anche casa vicino l’ufficio.

L’agenzia in questione è dunque una agenzia immobiliare di Coventry con sede negli Emirati Arabi la quale Come già abbiamo riferito, sta selezionando alcuni agenti di vendita per delle ville lussuose al Dubai. Come già riferito, non sono richiesti requisiti particolari e non è neanche richiesta un’esperienza pregressa nel settore ma per essere assunti sarà fondamentale essere delle persone solari ed essere molto entusiasti e per il lavoro che si andrà a svolgere. In seguito alla diffusione della notizia è intervenuto colui che gestisce le risorse umane per la società dicendo di avere degli eccitanti piani di ampliamento per Dubai e di essere in cerca di risorse determinate e che negli ultimi due anni hanno raggiunto importanti traguardi di vendita e non necessariamente in ambito immobiliare.

Lo stipendio di 200.000 sterline l’anno sembra essere uno stipendio base, Visto che secondo quanto riferisce l’azienda tutti i dipendenti avranno la possibilità di crescere all’interno dell’azienda e di arrivare a guadagnare anche €300000 l’anno. Nonostante sul sito dell’azienda non sia presente ancora alcun annuncio di lavoro relativo a Dubai e dunque inerente a quanto finora detto, è pur Certo che il prossimo 14 novembre e ci sarà una giornata dedicata alla raccolta di curriculum.

Per questo motivo, il consiglio per coloro che vorranno accertarsi che si tratta di una offerta di lavoro veritiera è quello di fare un biglietto per Liverpool perché è proprio lì che si svolgeranno i colloqui. In alternativa si potrà inviare il proprio curriculum attraverso una mail all’indirizzo careers@allsoppandallsopp.com. Proprio nelle scorse ore il blog dell’azienda immobiliare  ha fatto anche sapere il perché oggi conviene investire in immobili a Dubai, Considerando la forte crescita del settore turistico.

Offerte di lavoro Zara e Capgemini: posti e requisiti ad aprile 2018

Sono oltre 100 le figure professionali ricercate da Zara, tra principali società di moda internazionale appartenente al gruppo Inditex. Negli oltre 340 negozi sparsi in tutta Italia. Ma vediamo in dettaglio le posizioni aperte.

Offerte di lavoro Zara, 5 possibilità

1 Responsabile di reparto a Roma. Per questa posizione è richiesta un’esperienza di almeno 1 anno maturata in ambito Retail, preferibilmente nel settore moda; in contesti dinamici e con grandi volumi di prodotto. Il contratto offerto è a tempo determinato full time.
2 Responsabile di negozio Padova e Trieste. Esperienza di almeno 3-5 anni maturata in ambito Retail, preferibilmente nel settore moda, in contesti dinamici e con grandi volumi di prodotto. Richiesta conoscenza della lingua inglese.
3 Vice responsabile di negozio a Teramo, Marcon (VE), Bologna. La personalità ricercata ha un’esperienza di almeno 2-3 anni maturata in un ruolo simile in ambito Retail, preferibilmente nel settore moda. Inoltre, è disponibile a muoversi sul territorio nazionale.

5 visual merchansider in-store a Chieti, Milano, Orio al Serio (BG), Perugia, Ferrara. Esperienza nel ruolo di almeno 2-3 anni in ambito Fashion Retail. Disponibilità a lavorare su turni dal lunedì alla domenica e a viaggiare.
4 Vetrinisti itineranti a Napoli, Olbia, Brescia e Piacenza. Non è necessario avere esperienza come vetrinista, ma è fondamentale aver lavorato all’interno di un negozio di abbigliamento/accessori per 1-2 anni; poi dimostrare un interesse concreto per questa mansione (corsi, coinvolgimento nella realizzazione di vetrine e/o visual).

Requisiti e richieste di lavoro

Disponibilità a lavorare Full time. Richiesta patente di guida (B) e disponibilità a viaggiare (il ruolo è itinerante. Nonché una buona conoscenza della lingua inglese. Per ragioni organizzative, è fondamentale avere domicilio nei comuni in cui si trovano i relativi negozi di riferimento.
1 Specialista di contabilità a Milano per sostituzione maternità. Si cerca un laureato in economia con solido background contabile/fiscale/amministrativo, con esperienza (1-3 anni) nella gestione dei rapporti con istituti bancari e tesoreria. La provenienza da contesti strutturati e multinazionali costituirà un valore aggiunto. Preferibile una buona conoscenza della lingua inglese, lo spagnolo verrà considerato un plus.

Poi numerosi addetti vendita a Teramo per nuova apertura punto vendita, Varese e Rozzano (MI). Esperienza di almeno un anno come commesso, preferibilmente nel settore moda. Il candidato ideale ha una buona conoscenza della lingua inglese. Inoltre, è disponibile a lavorare su turni dal lunedì alla domenica.
2 Operation manager di negozio a Marcianise (CE) e Bologna. I candidati ideali hanno un’esperienza di almeno 2 anni maturata in ambito Retail; preferibilmente nel settore moda come operation manager o nell’area logistica e magazzini.Richiesta disponibilità a lavorare su turni dal lunedì alla domenica. Tra le 7 e le 23 (con almeno un riposo settimanale).

Offerte di lavoro, le posizioni aperte

Poi varie figure responsabilità a Teramo. Esperienza di almeno 1-2 anni (per vice Responsabile) e 3-5 anni (per Store Manager) maturata in un ruolo simile in ambito Retail; preferibilmente nel settore moda.
Per tutte le posizioni aperte è richiesta ottima capacità organizzativa e gestionale (lettura/gestione KPIs – indicatori di performance – fondamentale); inoltre senso commerciale e un’innata passione per il settore moda. In aggiunta leadership, autonomia, forti capacità di decision-making e di problem-solving sono le soft skills richieste. Nonché senso di responsabilità, commitment, attitudine positiva e innovazione.

Offerte di lavoro Capgemini

Inoltre per candidarsi alle posizioni aperte, è necessario registrarsi alla pagina web apposita. Posizioni aperte anche in Capgemini, società leader mondiale nei servizi di consulenza e tecnologia. Nello specifico, in Italia l’azienda ha intenzione di assumere, entro la fine del 2018; 700 nuove figure tra neolaureati (prevalentemente ingegneri e architetti) e giovani laureandi, nonché professionisti del settore.

Le cause della disoccupazione La disoccupazione è prima di tutto uno spreco sciagurato. Il numero dei disoccupati è infatti misura dello spreco economico e sociale che risulta dalla sproporzione tra sviluppo delle forze produttive (ciò che consentirebbero di fare le risorse umane e materiali e le conoscenze scientifiche e tecniche disponibili), e i rapporti di produzione (i rapporti esistenti tra chi potrebbe dare lavoro e chi lo cerca). In termini puramente quantitativi, il prodotto sociale effettivo è inferiore a quello potenziale di una percentuale approssimativamente pari al tasso di disoccupazione. Almeno equivalente, se mai è possibile misurarla, è la quota dei bisogni sociali insoddisfatti, della domanda di valori d’uso cui sul mercato, luogo dei valori di scambio e del profitto, non corrisponde un’offerta adeguata. Perché c’è la disoccupazione? La risposta banale è: Perché c’è la crisi! Domanda e risposta si potrebbero però invertire: Perché c’è la crisi? Perché c’è la disoccupazione! Se il lettore comune si aspetta dalla teoria economica una risposta non circolare, ne avrà almeno due.

Prima risposta La prima e prevalente è questa. Le imprese assumeranno nuovi lavoratori se e soltanto se il salario non è maggiore della produttività del lavoro: se con la loro prestazione lavorativa i lavoratori rendono al datore di lavoro non meno di quanto gli costano. Dal punto di vista della singola impresa la risposta è sensata: la singola impresa contabilizza il salario soltanto come un costo, e il lavoratore deve meritarselo. Dunque, se c’è disoccupazione, è perché il salario è troppo alto rispetto alla produttività del lavoro. In breve: se c’è disoccupazione, è colpa dei lavoratori e delle loro organizzazioni, che chiedono salari troppo alti. Segue: se non ci fossero impedimenti giuridici o sindacali, cioè se il mercato del lavoro fosse flessibile così come si dice che il Mercato dovrebbe essere, sul mercato del lavoro si stabilirebbe un livello di equilibrio del salario, tale che non ci sarebbe disoccupazione involontaria, cioè tale che troverebbero lavoro tutti i lavoratori disposti a sottoscrivere un contratto di lavoro per quel salario. Risulterebbero non occupati soltanto quei lavoratori che pretendono un salario più alto della loro produttività, e dunque si tratterebbe di disoccupazione volontaria. Le imprese, d’altra parte, produrrebbero tutto quanto sono in grado di produrre, e tutto quanto venderebbero. Chi sostiene questa tesi, infatti, sostiene anche che tutta la moneta disponibile verrà impiegata per comperare merci, anziché trattenuta in forma liquida o usata a fini speculativi. Per eliminare la disoccupazione involontaria, basterebbe dunque una adeguata riduzione dei salari. La risposta sembra convincente; e lo è tanto che ha ispirato e ispira tutte le cosiddette riforme ‘strutturali’ del mercato del lavoro. Però è una risposta perlomeno incompleta.

Seconda risposta La seconda risposta alla domanda: Perché c’è la disoccupazione? è questa. Supponiamo, per semplicità, che il salario possa scendere a zero. In verità ciò è impossibile: se gli operai potessero vivere d’aria, non si potrebbero comperare a nessun prezzo. Infatti la forza lavoro è una merce che il suo possessore, il salariato, vende al capitale. Perché la vende? Per vivere. Supponiamo dunque che i salari siano molto bassi: in questo caso, ci sarebbe piena occupazione? Ci sarebbe soltanto un tasso di disoccupazione ‘naturale’ o ‘frizionale’? È ovvio che così potrebbe essere se e soltanto se tutte le merci prodotte potessero essere vendute. Viene allora il dubbio che conti non tanto o soltanto l’offerta, ma anche e soprattutto la domanda; e se i salari sono bassi, bassa sarà la domanda da parte di chi vive di salario. La domanda aggregata è costituita dalla domanda per consumi, dalla domanda per investimenti, e dalla domanda estera. La domanda per consumi, a sua volta, è costituita dalla domanda di quanti hanno un reddito da lavoro e dalla domanda di merci di lusso da parte di quanti vivono di rendita o di profitti. In una situazione di disoccupazione e di bassi salari, aumenta la quota – sul prodotto sociale – delle rendite e dei profitti. Si può forse pensare che i maggiori

consumi di lusso bastino a compensare i minori consumi dei lavoratori? Ovviamente no. Si può allora pensare che gli alti profitti indurranno le imprese a aumentare la produzione di beni di consumo, dunque l’offerta, dunque l’occupazione? No, perché le loro aspettative di vendita di beni di consumo saranno pessimistiche e liquideranno le scorte. Compenseranno dunque la minore domanda per consumi con loro nuovi investimenti? No: perché mai aumentare la capacità produttiva, se le prospettive di vendita sono pessimistiche? Dunque l’unico effetto di bassi salari saranno alte rendite e alti profitti, e l’impiego di questi e di quelle nella speculazione finanziaria. Speculazione finanziaria che nel migliore dei casi è un gioco a somma zero, in cui Tizio guadagna e Caio perde; ma talvolta, come oggi, sarà un gioco in cui perde anche Sempronio. Resta la terza componente della domanda aggregata, le esportazioni. La capacità di esportare dipende forse da un basso prezzo delle merci offerte sul mercato internazionale? Per un lungo periodo così è stato, per le imprese italiane: fino a quando hanno potuto godere di svalutazioni competitive (ma su cui non potranno più contare, nemmeno se l’Unione europea e dunque l’euro si sgretolano). Quanti prodotti ad alto contenuto tecnologico abbiamo nella nostra casa, di produzione delle imprese nazionali?

Laissez faire e intervento dello Stato La prima delle due risposte suggerisce la conclusione che la colpa della disoccupazione è dei lavoratori e dello stato sociale, in quanto quelli chiedono troppo e questo troppo concede, così introducendo rigidità sul mercato del lavoro e troppo gravando sul bilancio dello Stato. Sarebbe dunque necessaria e sufficiente una politica di laissez faire. La seconda risposta fa invece venire in mente che qualche responsabilità ce l’abbiano anche le imprese, ad esempio per quanto riguarda salari che sarebbero troppo alti e produttività del lavoro che sarebbe troppo bassa. E fa venire in mente che ciò che non fanno le imprese, potrebbe e dovrebbe fare lo Stato, indirettamente attraverso le imposte e direttamente mediante politiche economiche e sociali appropriate (a cominciare dalle scuole pubbliche di ogni ordine e grado). Si badi bene che “L’agenda più importante dello Stato concerne non quelle attività che gli individui realizzano di già, ma quelle funzioni che cadono al di là della sfera individuale, quelle decisioni che nessuno adotta se non le adotta lo Stato. La cosa importante non è che il governo faccia un po’ meglio o un po’ peggio quelle cose che gli individui stanno già facendo, ma che faccia quelle cose che al momento non si fanno del tutto”.

La condizione occupazionale dei giovani in Italia Le analisi e le riflessioni, che si sono accumulate sul mercato del lavoro nel corso degli ultimi anni in Italia, hanno quasi esclusivamente focalizzato l’attenzione sulla condizione occupazionale dei giovani. L’attenzione è giustificata dal progressivo innalzamento del tasso di disoccupazione giovanile osservato dal momento in cui la crisi finanziaria del 2008 ha immerso l’Italia nella Lunga Recessione e che tuttora mantiene livelli assai elevati rispetto a quanto accade in altri paesi europei o anche semplicemente rispetto al passato. Un altro fenomeno ha poi contribuito a svelare nuovi comportamenti e nuovi atteggiamenti da parte dei giovani nei confronti del lavoro. I cosiddetti Neet (Not in education, employment or training) spesso diventano veicolo di proiezioni pessimistiche sulle sorti della società italiana e, nello stesso tempo, alimentano discussioni di ampia portata sull’(in)efficacia delle politiche attive del lavoro messe in atto nel nostro Paese. Un altro aspetto collegato al tema dei giovani è poi dato dal conflitto generazionale che contrappone gli adulti occupati ai giovani disoccupati o anche occupati, dove i primi – in forza anche di riforme previdenziali attuate nel recente passato – manterrebbero una posizione di privilegio rispetto a chi il lavoro lo cerca o rispetto a chi non trova spazi di carriera e di crescita professionale. Infine, la dilatazione del precariato e dell’instabilità lavorativa, che si sono diffusi fra chi il lavoro è riuscito comunque a ottenerlo, ha ulteriormente complicato il quadro di riferimento dei giovani, generando incertezza e disincanto fino a modificare la visione tradizionale del lavoro come fattore identitario e centrale nell’organizzazione della vita individuale e nella costruzione delle aspettative personali. Crisi, disengagement rispetto al lavoro e all’istruzione, contrapposizione fra giovani e adulti, svalutazione del lavoro hanno tessuto la trama di una vera e propria emergenza sociale le cui ricadute a livello generale hanno avuto e stanno avendo un chiaro impatto su almeno tre ambiti di grande rilevanza:

– la ricerca del lavoro (e dunque gli atteggiamenti e i comportamenti che prefigurano una visione del lavoro inedita da parte dei giovani rispetto alle generazioni precedenti); – l’orientamento delle politiche del lavoro (con tentativi spesso ondivaghi rispetto alla flessibilità in entrata e in uscita e con orientamenti non chiari rispetto alle priorità che emergono dall’evoluzione del mercato del lavoro italiano); – le attese e le potenzialità di crescita futura per l’Italia (in una logica di investimento sul capitale umano, sul lavoro e sull’innovazione, unici elementi che consentono di ampliare l’orizzonte delle opportunità individuali e collettive). Dei tre temi sopra indicati, le analisi che seguono si soffermano sul primo, lasciando gli altri due a eventuali e ulteriori approfondimenti. Infatti, è dalla prospettiva della ricerca del lavoro che si possono intravvedere quegli aspetti che stanno modificando la cultura del lavoro e che possono gettare una luce diversa sulle politiche del lavoro e sulla loro efficacia, e anche sulle sfide future che attendono non solo i giovani ma la società nel suo complesso.

Il punto di vista della ricerca del lavoro – sviluppato in maniera specifica nella survey su 1000 giovani appartenenti alla fascia d’età fra i 18 e i 34 anni e illustrato nel capitolo successivo – necessita però di una base di partenza e di un quadro di riferimento che descriva la situazione attuale del mercato del lavoro italiano, letta attraverso i dati strutturali della componente giovanile. Alla luce dei dati Istat sulla serie storica 2007-2016, emerge in primo luogo un elemento di primaria importanza: l’effetto demografico sulla consistenza dei giovani (il progressivo calo delle nascite registrato negli ultimi decenni) riduce di un milione e 265mila le unità nel periodo di riferimento preso in esame. Lo stock dei giovani nella fascia d’età 18-34 anni è oggi pari a poco meno di 11 milioni, mentre dieci anni fa superava i 12 milioni e 200mila. Nei dieci anni la distanza fra uomini e donne tende ad ampliarsi, passando da un saldo positivo a favore degli uomini pari a 102mila unità nel 2007, a un saldo del 2016 che raggiunge le 177mila unità, sempre a favore degli uomini.

La lettura dei dati attraverso l’uso dei numeri indice (con base pari a 100 per il 2007) mette in maggiore evidenza la rilevanza del progressivo indebolimento delle prospettive occupazionali: le forze di lavoro perdono 17,7 punti nei dieci anni contro i 10,4 della popolazione; la disoccupazione raggiunge un picco nel 2014 (189,4) per poi assestarsi intorno ai 170 nel 2015-2016. Più evidente l’incidenza del fenomeno fra i maschi, dove la dinamica della disoccupazione arriva a raddoppiare la consistenza dello stock nel biennio 2013-2014 (un milione e 609mila nel 2014) per poi riallinearsi intorno a numeri indice prossimi a 190 nei due anni successivi (valore corrispondente a un milione e 450mila nel 2016). Tornando al tema dell’inattività, i dati Istat consentono di analizzare gli atteggiamenti dei giovani nei confronti del lavoro utilizzando una disaggregazione fra l’area “grigia” dell’inattività e l’area dell’inattività pura e semplice che deriva da definizioni legate alla ricerca di lavoro. Nel primo caso la definizione di “zona grigia” è attribuita a tutti quegli individui che dichiarano: • Di cercare lavoro, sebbene non attivamente (cosa che li distingue dall’area della disoccupazione, nella quale ricadono le persone che cercano lavoro e cioè ex occupati, ex inattivi e disoccupati senza esperienza di lavoro), non avendo effettuato un’azione di ricerca nei 30 giorni precedenti alla rilevazione;

Di cercare lavoro ma di non essere, allo stato attuale, disponibili a lavorare; • Di non cercare lavoro, pur essendo disponibili a lavorare. Nel secondo caso la definizione è attribuita agli individui che dichiarano di non cercare lavoro e di non essere disponibili a lavorare. Sulla base dei dati già richiamati nella tabella 1, lo stock corrispondente alla “zona grigia” è passata, fra il 2007 e il 2016, da 763mila unità a 695mila, determinando quindi un calo di poco inferiore alle 70mila unità. Sempre nel periodo considerato questa componente presenta una certa stabilità nel tempo, con una leggera impennata negli anni 2014 e 2015 e un marcato ridimensionamento nell’ultimo anno. In termini relativi la “zona grigia” tende a mantenere una quota sulla popolazione che oscilla intorno all’11%. Le persone che non cercano lavoro e si dichiarano in ogni caso non disponibili a lavorare coprono una quota del 28,8% nel 2016. Questo è il dato più alto registrato nei dieci anni e segnala la presenza nella popolazione dei giovani con età compresa fra i 18 e i 34 anni di un bacino di poco più di 3 milioni di individui che risultano oggettivamente lontani dal mercato del lavoro. In questa componente ricadono le casalinghe e gli studenti non interessati a lavorare, le persone che si dichiarano indisponibili per motivi familiari. In sostanza, volendo fornire una fotografia attuale dei giovani nella fascia d’età fra i 18 e i 34 anni, si otterrebbe un profilo in cui su 100 giovani: • 59 appartengono alle forze di lavoro, di cui 46 occupati e 13 in cerca di occupazione; • 41 sono inattivi, e di questi 12 sono riconducibili alla “zona grigia” e 29 alla totale indisponibilità al lavoro.

Il fenomeno dei Neet Come già accennato, un altro fenomeno legato ai giovani ha contribuito ad alimentare il dibattito sulla condizione occupazionale e professionale di questa parte della popolazione, e cioè il fenomeno dei Neet. Anche in questo caso è opportuno partire dalla definizione che utilizza l’Istat che, come tale, ci consente di individuare, all’interno delle categorie occupazionali fin qui richiamate, l’area dei giovani che è racchiusa nell’acronimo Neet – Not in education, in employment or in training. Definire in maniera chiara cosa s’intende per persone che “non studiano, non lavorano o non seguono percorsi formativi” significa anche sgombrare il campo da facili conclusioni sul “disinteresse” dei giovani rispetto al lavoro o rispetto al valore dell’acquisizione di competenze da spendere nel mercato del lavoro. Soprattutto significa utilizzare una modalità di osservazione che non si rifà alla ricerca di lavoro e al grado di attività e di impegno nella ricerca di lavoro (che come si è visto caratterizza in maniera univoca la condizione professionale, date determinate azioni e decisioni individuali messe in atto in un periodo di riferimento preciso, da cui discendono le indicazioni relative alla componente delle forze di lavoro e degli inattivi sul totale della popolazione corrispondente). Dalla definizione così concepita si può ricavare, in sostanza, una “snapshot” che cerca di rappresentare la condizione “puntuale ed effettiva” dei giovani rispetto all’occupazione, alla disoccupazione e all’inattività, a prescindere dalla disponibilità o meno a cercare lavoro. I Neet in Italia (dati 2016) sono pari a 3 milioni e 191mila, con un incremento di 528 mila unità rispetto al 2007: di questi un milione e 301 mila sono quelli che “non hanno lavoro” e nello stesso tempo non stanno seguendo percorsi di istruzione o formazione “formale” o “non formale”. Questi numeri non tengono conto di quanti pur non avendo lavoro, svolgono invece attività formative formali e informali (sono quindi disoccupati, avendo dichiarato di cercare lavoro) e quelli che seguono attività formative “informali” come l’autoapprendimento o modalità di apprendimento non riconducibili ad attività svolte nei luoghi di lavoro o di istruzione e formazione (tab. 4). Questi ultimi ricadono invece nella componente dei Neet considerata “inattiva”: la dimensione di questo aggregato ha raggiunto nel 2016 un milione 890mila individui, con un calo nello stock, rispetto al 2007, di 30mila unità e di 167mila rispetto al 2013 (anno di maggiore dilatazione del numero di Neet). In termini relativi, la declinazione dei Neet, rispetto alle altre categorie, determina che:

– Il rapporto fra disoccupati Neet e il totale dei disoccupati nella classe d’età 18-34 anni è pari al 89,8%; – Su 100 inattivi complessivamente definiti, gli inattivi Neet sono il 42,5%; – Il rapporto fra i Neet e i non occupati (inattivi e disoccupati) è pari al 54,1%; – La quota dei Neet sulla popolazione di riferimento (sempre 18-34 anni) è, nel 2016, pari al 29,2%, contro il 21,8% del 2007, e il 30,7% del 2014. Senza queste distinzioni e senza aver ben presenti le sovrapposizioni che determinano i due diversi approcci di rappresentazione della condizione giovanile, il rischio di alimentare in maniera fuorviante il dibattito intorno a un fenomeno certamente preoccupante resta comunque elevato.

Nel quarto trimestre 2017 si conferma una tendenza, seppure lieve, all’incremento congiunturale dell’occupazione, con un rallentamento della crescita su base annua . Le dinamiche del mercato del lavoro si sono sviluppate in un contesto di significativa e persistente crescita del prodotto interno lordo, che ha segnato un aumento congiunturale dello 0,3%, con un tasso di crescita tendenziale dell’1,6%; l’input di lavoro misurato in termini di Ula (Unità di lavoro equivalenti a tempo pieno) mostra una dinamica più debole rispetto a quella del Pil (+0,1% sotto il profilo congiunturale e +1,2% in termini tendenziali), segnalando incrementi di produttività del lavoro. Il tasso di occupazione destagionalizzato è risultato pari al 58,1% (Tavola 4), in crescita di un decimo di punto rispetto al trimestre precedente. Considerando l’ultimo decennio (2008-2017), il tasso aumenta di quasi tre punti percentuali rispetto al 55,4% valore minimo del terzo trimestre 2013, proseguendo nella tendenza al recupero dei livelli massimi pre-crisi (58,8% nel secondo trimestre del 2008). In questo contesto, l’insieme dei dati provenienti dalle diverse fonti mette in luce i seguenti aspetti: £ La crescita tendenziale dell’occupazione è ancora interamente determinata dalla componente del lavoro dipendente in termini sia di occupati (+2,2%, Istat, Rilevazione sulle forze di lavoro) sia di posizioni lavorative riferite specificamente ai settori dell’industria e dei servizi (+3,0%, Istat, Rilevazione Oros). Ciò trova conferma nei dati del Ministero del lavoro e delle politiche sociali tratti dalle Comunicazioni obbligatorie (CO) rielaborate1 (+443 mila posizioni lavorative nel quarto trimestre 2017 rispetto al quarto del 2016, Tavola 1) e nei dati dell’Inps-Osservatorio sul precariato riferiti alle sole imprese private (+488 mila posizioni lavorative al 31 dicembre 2017 rispetto al 31 dicembre 2016). L’aumento tendenziale delle posizioni lavorative dipendenti riguarda tutte le classi dimensionali d’impresa .

Il lavoro indipendente continua a diminuire a livello sia tendenziale (-102 mila occupati, -1,9%, Istat, Rilevazione sulle forze di lavoro), riguardando in circa un quarto dei casi i collaboratori , sia congiunturale (-20 mila occupati, -0,4%, Istat). £ Le posizioni lavorative dipendenti presentano, nei dati destagionalizzati, un incremento congiunturale concentrato soprattutto nel settore dei servizi. Nel quarto trimestre 2017 in base alle CO le attivazioni sono 2 milioni 336 mila e le cessazioni 2 milioni 262 mila, determinando un saldo positivo di 75 mila posizioni di lavoro dipendente . Ciò è sintesi della crescita nei servizi (+74 mila posizioni), nell’industria in senso stretto (+18 mila) e, seppure ridotta, nelle costruzioni (+5 mila) e della riduzione nell’agricoltura (-23 mila). Andamenti analoghi si riscontrano nelle posizioni lavorative dei dipendenti del settore privato extra-agricolo (Istat, Rilevazione Oros) dove la variazione congiunturale di 0,5% (+56 mila posizioni) è dovuta a un aumento più marcato nei servizi (+0,6%, +49 mila posizioni) e meno sostenuto nell’industria in senso stretto (+0,2%, +8 mila) a fronte di una variazione nulla nelle costruzioni . £ Con riferimento alla tipologia contrattuale, l’aumento congiunturale delle posizioni lavorative dipendenti sulla base delle CO è sintesi di un incremento di 108 mila posizioni a tempo determinato e di un calo a tempo indeterminato (-34 mila). Se le prime crescono ininterrottamente dal secondo trimestre 2016, quelle a tempo indeterminato si riducono per la seconda volta dopo dieci trimestri di crescita . Il numero di attivazioni a tempo determinato raggiunge il livello massimo (1 milione 891 mila) della serie storica dal primo trimestre 2011. £ Secondo i dati delle CO, su base annua, l’aumento del lavoro dipendente a tempo determinato continua per il settimo trimestre consecutivo a ritmi crescenti (+403 mila). Questi segnali si rafforzano per le imprese industriali e dei servizi che mostrano, secondo la fonte Inps-Uniemens che include il lavoro in somministrazione e a chiamata, un forte incremento del tempo determinato (+547 mila su base annua; Tavola 1) anche a seguito dell’abolizione dei voucher. Contestualmente, per le posizioni lavorative a tempo indeterminato si osserva un consistente rallentamento della crescita nei dati delle CO (+40 mila posizioni) e una riduzione in quelli Inps (-59 mila). £ Secondo i dati Istat sulle forze di lavoro, si continua a registrare un aumento tendenziale dell’occupazione (+279 mila unità) a fronte della diminuzione delle persone in cerca di lavoro (-247 mila) e degli inattivi (-118 mila). Nel quarto trimestre 2017 continua a crescere l’occupazione anche per i giovani e il relativo tasso, ma soltanto in termini tendenziali (Tavola 4). Significativo l’impatto dell’invecchiamento della popolazione sul mercato del lavoro che contribuisce a spiegare la crescita del numero degli occupati ultracinquantenni (Figura 4), indotta anche dall’allungamento dell’età pensionabile. £ Il numero di lavoratori a chiamata o intermittenti (Inps-Uniemens) nel quarto trimestre 2017 continua a crescere anche se a tassi leggermente meno forti (+69,2%; Figura 6) rispetto ai due trimestre precedenti (+79,3% nel terzo e 75,9% nel secondo) quando il forte incremento era iniziato a seguito dell’abrogazione del lavoro accessorio (voucher).3 £ Analogamente prosegue il significativo aumento del numero dei lavoratori in somministrazione (+26,9% nel quarto trimestre 2017; Figure 5 e 6), in crescita tendenziale dal secondo trimestre 2013, con una forte accelerazione a partire dal primo trimestre 2017 (+22,5%) e confermata nel secondo e nel terzo trimestre del 2017 (+24,4% e +23,8%, rispettivamente). £ Gli infortuni sul lavoro accaduti e denunciati all’Inail nel quarto trimestre del 2017 sono 132 mila (di cui 111 mila in occasione di lavoro e 21 mila in itinere), in diminuzione del 2,4% (-3.312 denunce) rispetto al quarto trimestre del 2016 . Stabili invece le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale, aumentate di 1 sola unità (da 180 a 181) nei trimestri a confronto .

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