Gli immobili della Chiesa non pagheranno la Tasi

5 marzo 2014 16:340 commentiDi:

sanpietro

Uno degli ultimi decreti del Consiglio dei Ministri ha precisato la posizione degli immobili della Chiesa nei confronti del prossimo impegno fiscale cui saranno chiamati buona parte dei patrimoni immobiliari italiani. Si tratta della Tasi, di cui arrivano ora alcune precisazioni.

Gli immobili utilizzati per il culto, dunque, rimarranno esenti dal pagamento della Tasi, così come già succedeva nei confronti dell’IMU, a differenza invece di quelli impiegati per attività commerciali, che saranno soggetti a tassazione. Restano esclusi dalla Tasi, inoltre, anche i 25 immobili che rispondono direttamente alla fiscalità della Santa Sede, così come previsto da accordi che si rifanno ai Patti Lateranensi.

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L’esenzione riguarda gli immobili destinati ad attività della Chiesa e delle Onlus che ad essa fanno capo e sarà varata insieme alle altre norme che fanno parte del Decreto Salva Roma. Nessuna novità, quindi, rispetto al passato, nel passaggio tra l’IMU e la Tasi. Almeno per gli immobili ecclesiastici.

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Si apprende invece dalla stessa bozza del decreto che i Comuni in fatto di tassazione sugli immobili potranno decidere di innalzare le aliquote della Tasi fino ad uno 0,8 per mille purché siano garantite le detrazioni sulle abitazioni principali o ad esse assimilate. Per quanto riguarda le modalità di pagamento, invece, i Comuni procederanno alla definizione di due rate, una per la Tasi e una per la Tari, oppure ad una sola rata con scadenza fissata il 16 giugno.

In merito alle modalità di versamento, per il pagamento della Tasi potrà essere utilizzato il Modello F24 o i bollettini appositamente predisposti dai diversi comuni. Nel corso del 2014, tuttavia, ai Comuni saranno distribuite risorse pari a 625 mila euro, e un apposito decreto stabilirà n quale percentuale sulla base dei gettiti effettivi già percepiti dalle singole amministrazioni locali.

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