Greenpeace e Croce Rossa vittime dell’evasione fiscale

29 aprile 2013 15:310 commenti

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A loro insaputa, numerose associazioni di beneficenza, tra le quali figurano tre associazioni italiane, vengono sfruttate da evasori fiscali al fine di nascondere i propri fondi all’estero e non pagare le tasse.

Lo ha rivelato il Sunday Times, in virtù di una soffiata fatta da un anonimo informatore che ha trasmesso al giornale londinese 2 milioni e mezzo di documenti da uno dei paradisi fiscali utilizzati dai grandi evasori.

Il meccanismo della ‘truffa’

Qualcuno crea un “offshore trust”, un fondo di investimenti collocato presso uno dei luoghi divenuti noti come paradisi fiscali, dopodiché nomina in qualità di beneficiario un’associazione di carità. Questo status consente di sfuggire alla maggior parte dei controlli delle autorità del Regno Unito, nonché di altri Stati.

In verità, però, l’associazione menzionata come beneficiario non ne è a conoscenza, e naturalmente non percepisce alcun denaro dall’offshore trust.

Le vittime

Vittime dell’imbroglio sono anche associazioni quali Croce Rossa, Amnesty International, Greenpeace, Cancer Research. Tra queste, il Sunday Times ha scoperto nei documenti che gli sono arrivati anche tre associazioni di carità italiane: l’Unione Italiana Ciechi, il Centro Bambino Maltrattato e la Lega Italiana per la Lotta all’Aids. Tutte e tre, a domanda del giornale britannico, hanno risposto che non erano al corrente del “trust” generato a loro presunto beneficio e che non hanno mai ricevuto da esso alcuna donazione.

Al pari di Croce, Rossa, Amnesty e Greenpeace, scrive il Sunday Times, anche le tre associazioni di beneficenza italiane stanno attualmente considerando la possibilità adire alle vie legali per chi si è appropriato indebitamente del loro nome e anche per vedere se, a questo punto, possono reclamare almeno una parte dei fondi nascosti a questo modo.

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