I pro e i contro della previdenza integrativa

6 febbraio 2014 14:300 commentiDi:

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In seguito alle ultime vicende che hanno interessato l’INPS, l’Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale, che, almeno dai tempi dell’accorpamento con gli altri enti pubblici previdenziali si è trovato in balia di continui buchi di bilancio, è diventata sempre di maggiore attualità la questione della previdenza integrativa o complementare, dal momento che, già alcuni mesi fa, i contribuenti e i lavoratori italiani hanno dovuto ricevere in tal senso rassicurazioni sulla fruibilità delle loro pensioni.

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Al di là dell’intrinseca situazione patrimoniale dell’INPS, tuttavia, dopo le ultime riforme delle pensioni avutesi in Italia a livello nazionale, ultima e ben nota a tutti quella Fornero, l’esigenza della pensione complementare sembra essere balzata maggiormente avanti rispetto al passato. Vero è che oggi un numero sempre maggiore di lavoratori italiani aspira ad avere maggiori certezze di reddito anche nel periodo della messa a riposo, certezze però che non possono essere garantite da quanto la legge attuale prevede in merito.

I lavoratori italiani, infatti, sia quelli dipendenti che quelli autonomi, saranno con il passare del tempo sempre più soggetti a subire le conseguenze negative del cosiddetto tasso di sostituzione, ovvero la differenza tra lo stipendio percepito nel corso degli anni di attività e l’importo dell’assegno pensionistico di cui si troveranno poi ad essere beneficiari una volta a riposo.

Nella migliore delle ipotesi, infatti, secondo le ultime indicazioni, un lavoratore dipendente che andrà in pensione dopo il 2040 percepirà al massimo il 60 per cento del suo stipendio, ma le percentuali si riducono ancora per tutti i lavoratori che non maturano gli anni necessari. Allo stesso modo le percentuali della retribuzione diminuiscono anche per i lavoratori autonomi, che arriveranno a percepire al massimo il 40 per cento de loro stipendio.

Alla luce di questa situazione la stipula di una previdenza integrativa può risultare un valida soluzione, ma la sua convenienza o meno può anche variare a seconda del tipo di prodotto pensionistico prescelto.

Bisogna sapere, infatti, che non esiste una sola tipologia di previdenza integrativa o complementare ma ne esistono diverse tipologie e di ogni tipo è possibile valutare pro e contro. 

Sono almeno 4, infatti, le tipologie di  previdenza integrativa a cui è possibile accedere:

  • negoziale 
  • aperto 
  • preesistente 
  • PIP – Piano Individuale Pensionistico. 

E quelli che cercheremo di mettere in luce qui di seguito sono i loro vantaggi e i loro svantaggi, al fine di un migliore orientamento nella scelta del prodotto più adatto.

I pro e i contro della previdenza integrativa

Prima di inoltrarci però nella descrizione dei pro e dei contro di ogni forma di previdenza integrativa è bene sottolineare che anche i fondi pensionistici sono tenuti ad assicurare agli investitori una doppia linea di rendimento. Una linea di rendimento, cioè, deve essere per legge garantita e simile a quella del Tfr e una linea può anche non esserlo. Senza questa legge, infatti, si rischierebbe si avere fondi pensione poco redditizi.

C’è però da dire che i il Tfr mantenuto in azienda viene in genere tassato con una aliquota minima al 23 per cento, mentre le tasse che si pagano sui fondi pensione sono al massimo pari al 15 per cento, destinate a ridursi con gli anni.

Fondi pensione negoziali

Una prima tipologia di fondi pensione sottoscrivibili è costituita dai Fondi Pensione negoziali. Questi fondi nascono da una trattativa delle parti sociali attraverso accordi collettivi. Sono molto usati trai lavoratori dipendenti del settore privato e possono raccogliere tutti i lavoratori di una certa azienda o settore che facciano riferimento ad una determinata tipologia di contratto.

I fondi pensione negoziali sono quindi convenienti per tutti quei lavoratori che sono indotti ad una forma collettiva di previdenza dalla tipologia di contratto o dalla categoria di appartenenza. Per il resto il lavoratore è tenuto a versare al loro interno sia il Tfr sia una somma integrativa, ma anche il datore di lavoro vi verserà la sua parte.

Un altro pro di questa tipologia di previdenza è costituito dalla relativamente bassa tassazione, pari solo all’1 per cento, con prospettive di diminuzione. Anche a confronto con altri prodotti simili, i Fondi Pensione Negoziali risultano i più convenienti della categoria.

Fondi pensione aperti

Una seconda possibilità per la sottoscrizione di un fondo pensione è quello del Fondo Pensione Aperto, che viene offerto da banche, istituti di credito, compagnie di assicurazione, e società di gestione del risparmio. Si tratta di un prodotto di investimento che si rivolge alla maggior parte dei lavoratori, sia su base individuale che su base collettiva, e anche a coloro che non svolgono affatto una attività lavorativa.

Un pro di questi prodotti è però costituito dal fatto che si tratta di prodotti particolarmente adatti ai liberi professionisti proprio perché consentono l’adesione anche su base individuale.

Un contro, invece, può essere individuato nella tassazione perché si può partire anche da un 2 per cento per i primi anni per poi diminuire leggermente nei successivi.

Fondi pensione preesistenti

Una ulteriore tipologia di fondo pensione e una ulteriore possibilità di scelta è costituita dai cosiddetti Fondi Pensione Preesistenti, che sono una particolare tipologia di fondi già costituiti alla lontana data del 15 novembre 1992. Questi fondi si dividono in due grandi categorie, quelli autonomi e quelli interni, di cui i primi sono dotati di soggettività giuridica e i secondi sono invece interni all’azienda presso cui sono impiegati i lavoratori stessi.

Un vantaggio di questi fondi di vecchia data è quello di poter assicurare in genere redimenti più elevati della media.

Piani Individuali Pensionistici o PIP

E arriviamo quindi a considerare l’ultima tipologia di fondi pensione che è possibile sottoscrivere. Si tratta dei Piani Individuali Pensionistici o PIP che sono dei prodotti assicurativi, in realtà, e per questo motivo non possono essere utilizzati per la destinazione tacita del Tfr. I PIP sono organizzati come assicurazioni sulla vita e la posizione di ogni singolo lavoratore può essere collegata a gestioni separate di ramo I o a fondi interni assicurativi.

Un esplicito contro di questa forma di previdenza integrativa è costituita dal fatto che le commissioni possono raggiungere livelli anche molto elevati, soprattutto nelle forme più antiche, antecedenti al 2007, che hanno di norma spese leggermente più alte della media.

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