Il lavoro diventa sempre più a tempo determinato in Italia

4 agosto 2014 10:190 commentiDi:

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A voler tracciare un bilancio delle conseguenze che la crisi economica che ha investito l’Italia a partire dal 2008 ha lasciato sul paese, il primo elemento che salta all’occhio è il cambio della tipologia di occupazione a cui è possibile aspirare al giorno d’oggi. In soli sei anni, infatti, sono andati in fumo oltre un milione di posti di lavoro, ma oltre che nel numero, i contratti di lavoro sono diminuiti anche in qualità. 

>  Le nuove modifiche al Decreto Lavoro di Renzi – Poletti

Tra il 2008 e il 2013, infatti, secondo gli ultimi dati rilevati dalla IUL, i contratti a tempo indeterminato in Italia hanno subito un calo o meglio un tracollo del 46 per cento, mentre le forme di contratto a tempo determinato un incremento del 19,6 per cento. E tale fenomeno si fa sentire soprattutto sul blocco delle nuove assunzioni, le quali nella maggior parte dei casi, cioè circa all’80  per cento, vengono trattate con forme contrattuali instabili e solo al 19 per cento con forme contrattuali stabili, come il contratto a tempo indeterminato o l’apprendistato.


Le nuove modifiche al Decreto Lavoro di Renzi – Poletti – II

Anche i primi mesi del 2014 secondo la UIL hanno confermato il perdurare di questa tendenza. I contratti a termine, infatti, al momento rappresentano il 67 per cento del totale, mentre peri contratti a tempo indeterminato i valori sono fermi al 17 per cento e le collaborazioni all’8 per cento. Gli apprendisti, infine, non raggiungono neanche il 3 per cento del totale.

Accanto a questo si registra poi il dato dell’aumento del numero di attivazioni per lavoratore. Uno stesso lavoratore, cioè è destinatario di un maggior numero di contratti. E la regione che a livello statistico accoglie il maggior numero di contratti di questo tipo è il Lazio, seguito dalla Puglia.

 






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