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Allarme ritiro di merendine per presenza di metalli al suo interno

Dopo l’episodio della scorsa settimana che avvisa centro l’attenzione la pasta contaminati da parassiti, puntualmente arriva un altro ritiro per contaminazione da oggetti metallici. Questa volta siamo parlando di un tipo specifico di merendine vendute in modo supermercato italiano la Lidl. Ovviamente per tutti coloro che fossero interessati ad approfondire l’argomento e vedere tutti i ritiri effettuati giornalmente su prodotti alimentari bassa recarsi sul portale on-line il ministero della salute, il quale pubblica periodicamente tutte le informazioni necessarie per il cittadino.

La Lidl la famosa azienda di supermercati ha immediatamente richiamato tutti gli scaffali dei suoi punti vendita alcuni lotti a marchio Milbona per presenza di pezzi metallici nelle #tortina della nonna.

Come sempre, il diniego alla vendita è stato fatto solamente a scopo precauzionale per tutelare la salute dei cittadini. La notizia è stata diffusa dal portare ilfattoalimentare.it. Vediamo nel dettaglio marca e lotti interessati al ritiro.

Come abbiamo detto in precedenza il ritiro è stato fatto per le tortina della nonna e le tortina alle mele prodotte confezionate dall’azienda Stabinger, situata in via Aderter 11 39090 Sesto (Bolzano).

Marca e Lotto ritirato

I lotti in questione hanno un termine di scadenza che va dal 24 febbraio 2018 al 6 marzo 2018. Il codice del prodotto incriminato è: Cod. Ean 2097 0284 e Ean: 2097 0277.

La Lidl ha voluto sottolineare come produttore Stabinger abbia deciso nel provvedere il ritiro immediato e volontario del prodotto a marchio Milbona Selection da 300 g – tortina della nonna e tortina alle mele solamente a scopo precauzionale. Infatti, come afferma il produttore il rischio che i prodotti siano stati contaminati è alquanto remoto, la decisione da togliere dagli scaffali i prodotti sopra citati è stata presa, dal momento che in precedenza il fornitore della materia prima aveva segnalato la possibilità di frammenti metallici in uno stock di grassi vegetali, i quali vengono utilizzati proprio per la produzione di questi dolciumi.

 Ovviamente l’azienda chiede a tutti i consumatori che avessero comprato il loro prodotto di non consumarlo, riconsegnato l’immediatamente al punto vendita per ottenere un rimborso od un buono spese. Dispiaciuti per l’accaduto è stato immediatamente attivato un numero verde per avere maggiori chiarimenti e informazioni sulla vicenda. Lidl Italia srl 800 48 00 48.

Altri ritiri simili: pasta infestata dai parassiti

Purtroppo ultimamente casi di alimenti ritirati a mercato sono all’ordine del giorno. Solamente poche settimane fa infatti, è stata ritirata la #Pasta di semola biologica. Il ritiro fu disposto in maniera tempestiva dal ministero della salute dopo aver effettuato alcuni controlli. In questo caso, a differenza del ritiro sopra citato non si parlò di contaminazione da oggetti metallici, ma di parassiti nella pasta. Una contaminazione che parte al momento che l’insetto depositano nel mezzo di chicchi della spiga di grano. Le uova sono difficili da individuare grazie alle loro dimensioni microscopiche, quindi, difficili da vedere a prima vista.

Altro caso di contaminazione

Solo nell’Unione europea (UE) sono riferiti ogni anno oltre 2 500 casi di infezioni parassitarie di origine alimentare nell’uomo. Nonostante il loro enorme costo sociale e l’impatto che hanno a livello mondiale, l’informazione è spesso carente per quanto riguarda l’origine di questi parassiti, come vivono nel corpo, e – soprattutto – perché ci fanno ammalare.

Il ministero della Salute ha ordinato il ritiro di un lotto della pasta di semola Valbio: si invitano i consumatori che avessero acquistato il prodotto a riportarlo al punto vendita.

Il Ministero della Salute ha dato comunicazione del richiamo da parte dell’azienda Valdigrano di Flavio Pagani di un lotto di pasta di semola biologica Valbio per la possibile presenza di parassiti nel prodotto. La pasta interessata (formato pipe rigate 135) è venduta in confezioni da 3 kg e fa parte del lotto L171295089, con scadenza al 14/03/2020. Il ritiro è causato dalla possibile presenza di parassiti; pertanto si invitano i consumatori che le avessero acquistate a non consumarle e a riconsegnare il prodotto presso il punto vendita. Sarebbero sempre più, all’ordine del giorno, le allerte che interesserebbero alimenti di varia natura.

Il parassitismo è una delle possibili associazioni simbiotiche che si ritrovano in natura, insieme al commensalismo (uno degli organismi simbionti trae vantaggio dall’altro senza causargli danno) e alla simbiosi mutualistica (entrambe le specie simbionti traggono vantaggio dalla simbiosi). A differenza delle ultime due, il parassitismo è caratterizzato dal rapporto antagonistico che si instaura tra il parassita e l’ospite, il quale fornisce i mezzi di sussistenza al parassita a suo danno. In base a queste definizioni, la distinzione tra parassiti e commensali viene effettuata in funzione della patogenicità (intesa come capacità di una specie simbionte di danneggiare una specie ospite).

Spesso non esiste una netta separazione tra le due situazioni, poiché il potenziale patogeno di un parassita può richiedere particolari alterazioni dell’ospite, quali ad esempio carenze nutrizionali, lesioni di continuità delle barriere fisiche o ancora una compromissione del sistema immunitario. In sintesi, l’azione patogena dei parassiti si può esplicare attraverso azioni traumatiche, meccaniche, necrotizzanti, tossiche, immunologiche e spogliatici, spesso in associazione tra di loro. Le azioni traumatiche sono tipiche di tutti gli ectoparassiti e di alcune larve/adulti di elminti (ad esempio, la perforazione intestinale causata dagli ascaridi o il danno di diversi tessuti provocato dalla migrazione delle microfilarie di diverse specie di filaridi, umani e animali).

Le azioni meccaniche, dipendenti da grandezza e numerosità dei parassiti, si possono presentare a diversi livelli, macroscopico (ad esempio, l’ostruzione intestinale causata dagli ascaridi, o la compressione di organi vitali che si verifica nelle infestazioni da metacestodi – Echinococcus spp. e Taenia spp.) o microscopico (ad esempio, l’ostruzione dei capillari cerebrali causata dall’adesione endoteliale degli eritrociti parassitati nel caso della malaria). Le azioni necrotizzanti possono essere o diretta conseguenza dell’azione traumatica (ad esempio l’azione di Fasciola hepatica a livello di fegato e vie biliari), o eventi dovuti alla secrezione di enzimi proteolitici da parte del parassita o ancora, nel caso dei protozoi intracellulari come Neospora, Leishmania e Toxoplasma, conseguenza della lisi 4 cellulare che avviene al termine del ciclo litico di replicazione. Le azioni tossiche sono spesso presenti come conseguenze dell’inoculo da parte di ectoparassiti di sostanze tossiche o come risposta ai cataboliti (tossici) dei parassiti in generale.

L’azione spogliatrice, spiccata in molte elmintosi (numerosi elminti gastrointestinali sottraggono direttamente i fluidi organici dell’ospite o causano direttamente malassorbimento e perdita di proteine plasmatiche) è presente anche come effetto globale di altre parassitosi: si pensi al caso della malaria, in cui ogni accesso febbrile costa all’organismo circa 5000 kilocalorie, pari ai pasti di 3 giorni di un individuo che vive in un paese in via di sviluppo (Sacchi L. et al., 2004). Più complesse sono invece sono le azioni dei parassiti sul sistema immunitario; i parassiti infatti tentano di evadere la risposta immunitaria o impiegano, per la loro esistenza, strutture del sistema immunitario stesso (come ad esempio avviene nell’interazione Leishmania-macrofago). A volte, in seguito a riattivazioni di infezioni latenti in particolari fasi della vita dell’animale (come la gravidanza) la risposta immunitaria che insorge nei confronti del parassita può stravolgere delicati equilibri (l’immunotolleranza del frutto del concepimento) e causare gravi conseguenze (l’aborto, ad esempio nelle infezioni da Toxoplasma gondii e Neospora caninum). In relazione allo studio della risposta immunitaria nei confronti dei parassiti e ai potenziali danni che ne derivano, si sono sviluppate due discipline relativamente “giovani”, nate a seguito dell’enorme ampliamento delle conoscenze immunologiche acquisite negli utimi anni: l’immunoparassitologia e l’immunopatogenesi. Recentemente inoltre ha assunto sempre maggior rilevanza il ruolo dell’immunità innata nei confronti dei patogeni parassitari, in particolare come strumento in grado di indirizzare e istituire risposte acquisite di tipo diverso, più o meno efficienti nel controllo dell’infezione e delle conseguenze dell’infezione stessa cellulare che avviene al termine del ciclo litico di replicazione. Le azioni tossiche sono spesso presenti come conseguenze dell’inoculo da parte di ectoparassiti di sostanze tossiche o come risposta ai cataboliti (tossici) dei parassiti in generale.

L’azione spogliatrice, spiccata in molte elmintosi (numerosi elminti gastrointestinali sottraggono direttamente i fluidi organici dell’ospite o causano direttamente malassorbimento e perdita di proteine plasmatiche) è presente anche come effetto globale di altre parassitosi: si pensi al caso della malaria, in cui ogni accesso febbrile costa all’organismo circa 5000 kilocalorie, pari ai pasti di 3 giorni di un individuo che vive in un paese in via di sviluppo (Sacchi L. et al., 2004). Più complesse sono invece sono le azioni dei parassiti sul sistema immunitario; i parassiti infatti tentano di evadere la risposta immunitaria o impiegano, per la loro esistenza, strutture del sistema immunitario stesso (come ad esempio avviene nell’interazione Leishmania-macrofago). A volte, in seguito a riattivazioni di infezioni latenti in particolari fasi della vita dell’animale (come la gravidanza) la risposta immunitaria che insorge nei confronti del parassita può stravolgere delicati equilibri (l’immunotolleranza del frutto del concepimento) e causare gravi conseguenze (l’aborto, ad esempio nelle infezioni da Toxoplasma gondii e Neospora caninum). In relazione allo studio della risposta immunitaria nei confronti dei parassiti e ai potenziali danni che ne derivano, si sono sviluppate due discipline relativamente “giovani”, nate a seguito dell’enorme ampliamento delle conoscenze immunologiche acquisite negli utimi anni: l’immunoparassitologia e l’immunopatogenesi. Recentemente inoltre ha assunto sempre maggior rilevanza il ruolo dell’immunità innata nei confronti dei patogeni parassitari, in particolare come strumento in grado di indirizzare e istituire risposte acquisite di tipo diverso, più o meno efficienti nel controllo dell’infezione e delle conseguenze dell’infezione stessa.

Caratteristiche dei parassiti in grado di influenzare la risposta immunitaria. Per molti anni le conoscenze di immunologia delle infezioni parassitarie hanno inseguito quelle di immunologia delle infezioni batteriche e virali. Progressi significativi in queste conoscenze sono stati possibili solamente negli ultimi venticinque anni grazie all’introduzione di nuove tecnologie e nuovi concetti. Le nuove scoperte si succedono rapidamente e l’immunoparassitologia è ormai diventata una disciplina a sé stante. Purtroppo solo una piccola parte di queste conoscenze è direttamente applicabile nella medicina veterinaria pratica, in particolare nelle aree della diagnosi e del controllo delle parassitosi.

Come in altri settori della medicina veterinaria, la maggior parte degli studi più approfonditi in questo ambito riguarda le infezioni parassitarie nella specie umana. La diversità della risposta immunitaria nei confronti dei parassiti, rispetto a quella evocata da virus e batteri, è suggerita da semplici osservazioni. Mentre la maggior parte delle infezioni batteriche e virali sono infatti caratterizzate dall’essere eventi acuti e in grado o di uccidere rapidamente l’ospite o di essere arrestate dalla risposta immunitaria, la maggior parte delle infezioni parassitarie sono croniche. L’organismo animale risponde sempre allo stesso modo nei confronti di stimoli analoghi, a prescindere dalla natura del patogeno. Vi sono diverse caratteristiche dei parassiti, assenti nei procarioti, che potrebbero almeno in parte spiegare l’inefficacia nell’evocare una risposta immunitaria e la loro ridotta suscettibilità all’immunità (Barriga O.O., 1997). Complessità antigenica. I parassiti in generale sono in grado di sintetizzare antigeni in maggior quantità e maggiormente complessi rispetto a virus e batteri. Gli antigeni derivanti dal metabolismo dei parassiti sono definiti antigeni metabolici, prodotti escretori-secretori (ES) o esoantigeni. Solitamente si tratta di enzimi o di cataboliti generati da parassiti vivi e in accrescimento. I parassiti rilasciano anche componenti strutturali detti antigeni somatici, antigeni strutturali o endoantigeni.

Questi sono rilasciati di solito dai parassiti solo in seguito alla morte e alla successiva degradazione dei loro tessuti. Numerosi parassiti posseggono antigeni ampiamente presenti in natura (antigeni eterofili). Infine, la presenza dei parassiti potrebbe portare ad un’alterazione delle proteine dell’ospite in corso d’infezione, facendo sì che esse diventino anigeniche (antigeni derivati dall’ospite) (Miller H.R., 1990). Tra tutti questi antigeni, solo quelli metabolici sembrano contenere sostanze indispensabili al parassita vivente (Arroyo R. et al., 1989). Una neutralizzazione immunitaria di questi componenti risulta essere probabilmente letale al parassita ma questi antigeni in condizioni naturali devono competere con tutti gli altri in grado di attirare l’attenzione del sistema immunitario. Dal momento che gli antigeni metabolici sono solitamente presenti a basse concentrazioni e sono chimicamente simili alle sostanze che compongono l’ospite (sono cioè meno immunogeni) sono raramente in grado di superare la competizione con gli altri ed evocano solo risposte ritardate e di lieve entità (Barriga O.O., 1997). Complessità fisiologica. I parassiti possiedono una fisiologia più complessa rispetto a batteri e virus, e in tal modo hanno più alternative per eludere i meccanismi effettori dell’immunità. Ad esempio, un elminte potrebbe avere più tipologie di uno stesso enzima (isozimi). Se vengono prodotti anticorpi nei confronti di un tipo, il parassita potrebbe concentrarsi sulla produzione del tipo alternativo, non oggetto di immunità. Complessità strutturale.

A causa delle loro dimensioni e della complessità strutturale i parassiti sono meno suscettibili a meccanismi effettori dell’immunità altrimenti in grado di eliminare batteri e virus. Ad esempio i macrofagi possono solamente scalfire la cuticola esterna o al tegumento degli elminti, e il parassita è probabilmente in grado di riparare questo danno nello stesso tempo in cui viene generato. Anche se vengono prodotti anticorpi neutralizzanti nei confronti di un enzima metabolico (ad esempio in seguito alla morte del parassita), tali anticorpi avrebbero difficoltà ad accedere l’enzima nei tessuti all’interno del parassita vivo. Nel caso in cui un nematode ingerisca macrofagi o anticorpi specifici, è possibile che questi vengano digeriti prima di poter agire contro il parassita. Anche per danneggiare un organismo protozoario suscettibile all’azione degli anticorpi o del complemento è necessario che venga colpito un maggior numero di molecole bersaglio rispetto ad un virus o un batterio (Soulsby E.J.L., 1987). Complessità biologica. I nematodi entrano nell’organismo ospite come larve infestanti (solitamente L3) e in seguito si sviluppano a L4, L5 e adulti. Ciascuno di questi stadi è dotato dei propri processi biochimici e dei propri antigeni. Nel momento in cui il sistema immunitario reagisce nei confronti dei rispettivi antigeni il parassita ha raggiunto lo stadio successivo, non più soggetto alla risposta immunitaria.

Nel caso dei platelminti, nell’unico caso studiato in maniera approfondita (Schistosoma) è stato dimostrato che gli antigeni delle forme invasive del parassita differiscono da quelli dei parassiti stabilitisi nell’organismo. Inoltre gli antigeni del tegumento di questi elminti presentano un turnover talmente rapido che anticorpi o macrofagi adesi al parassita verrebbero probabilmente rilasciati in circolo prima di poter provocare un danno permanente (Warren KS, 1993). Localizzazione. Numerosi parassiti si localizzano nel lume intestinale ove il complemento non è attivo e altri effettori (ad esempio macrofagi, IgM, IgG) sono presenti in scarse quantità. Altri parassiti si trovano in posizione intracellulare (Neospora, Trichinella), a livello di sistema nervoso centrale (cisticerchi di Taenia solium, Babesia bovis, Plasmodium falciparum), nell’occhio (Toxocara, Toxoplasma, cisticerchi di T. solium), localizzazioni difficilmente raggiungibili dagli effettori del sistema immunitario. Presentazione antigenica. Come già accennato i parassiti producono numerosi antigeni che causano allo stesso tempo una competizione antigenica. Poiché gli antigeni protettivi sono meno immunogeni (se così non fosse i parassiti verrebbero facilmente eliminati nella maggior parte dei casi), la risposta immunitaria solitamente è diretta verso antigeni non protettivi. Inoltre, antigeni prodotti nel lume mucosale causano una produzione preferenziale di IgA, anticorpi che non sono in grado di attivare il complemento o di stimolare la fagocitosi, entrambe tra i principali meccanismi necessari all’eliminazione dei parassiti. Solitamente le IgA agiscono occupando i recettori di batteri e virus responsabili dell’adesione e della successiva invasione delle cellule ospiti. Dal momento che molti parassiti guadagnano l’ingresso nei tessuti dell’ospite mediante azioni meccaniche o enzimatiche (senza cioè la necessità di recettori), le IgA non sono in grado di impedire l’invasione da parte di questi organismi (Barriga O.O., 1997). Ipobiosi. Numerosi parassiti sono in grado di entrare in ipobiosi o di passare ad una forma latente nel corso dell’infezione (Toxocara, Ancylostoma, Strongyloides, Trichinella; Toxoplasma, Neospora e Trypanosoma nelle infezioni croniche). A causa del diminuito tasso metabolico in questa fase la produzione di antigeni e la rispettiva stimolazione immunitaria sono minimi. Inoltre, qualunque risposta immunitaria che agisca su vie metaboliche sarebbe meno efficace (Barriga O.O., 1997).

Risposta immunitaria nei confronti degli organismi parassiti. La maggior parte delle malattie parassitarie sono croniche perché l’immunità innata è debole nei loro confronti e perché i parassiti stessi hanno la capacità di evadere o di resistere all’eliminazione immunitaria acquisita. In ambito umano, vista la scarsa efficacia dei farmaci nell’eliminare i parassiti o visto che la frequenza dei trattamenti richiesti per la clearance dei parassiti non è economicamente sostenibile (quasi esclusivamente nelle aree tropicali endemiche nei paesi in via di sviluppo), l’immunoparassitologia si pone come obiettivo principale la messa a punto di strategie immunizzanti efficaci (Abbas A.K. et al., 2003). In ambito veterinario, lo studio della risposta immunitaria nei confronti dei parassiti, oltre ad avere la finalità di mettere a punto strumenti per la diagnosi ed il controllo delle parassitosi, rappresenta un valido modello per la specie umana, soprattutto quando è possibile impiegare parassiti comuni (agenti di zoonosi) o molto simili a quelli dell’uomo. Immunità innata nei confronti dei parassiti. Nonostante sia stato dimostrato che numerosi protozoi ed elminti sono in grado di attivare diversi meccanismi dell’immunità innata, questi organismi sono spesso capaci di sopravvivere e replicarsi nei loro ospiti poiché ben adattati a resistere alle difese dell’ospite. La principale risposta immunitaria innata nei confronti dei protozoi è la fagocitosi, ma come già accennato molti di essi sono resistenti all’eliminazione mediata dalla fagocitosi e addirittura possono replicarsi all’interno dei macrofagi (Leishmania). I fagociti possono anche aggredire gli elminti e possono secernere sostanze microbicide in grado di eliminare organismi troppo grandi per essere fagocitati. Numerosi elminti possiedono però un tegumento spesso e resistente ai meccanismi citocidi dei neutrofili e dei macrofagi. Alcuni elminti potrebbero anche attivare la via alternativa del complemento, nonostante parassiti prelevati da ospiti infetti sembrano essere in grado di resistere alla lisi mediata dal complemento (White A.C. et al., 1997).

Poco tempo fa anche le Brioche di NaturaSi erano state ritirate per plastica

Dopo il richiamo effettuato da parte del mistero su azione dello Sportello dei diritti riguardante diversi lotti di latte senza lattosio Accadì prodotto da Granarolo, adesso tocca proprio ad un altro prodotto. Nello specifico ad annunciare il ritiro di due Lotti di brioche a marchio ecor è stata NaturaSi per la possibile presenza di frammenti di plastica dura. Questo richiamo riguarda perlopiù le confezioni di brioche con farina integrale macinata a pietra 5 x 35 g Ecor,con data di scadenza 3 marzo 2018 e brioche all’albicocca con farina integrale macinata a pietra 5 X 45 g Ecor,  da consumarsi preferibilmente entro il 3 marzo 2018. Le brioche Sono entrambe prodotte per Ecornaturasì Spa da Fraccaro Spumadoro Spa di Castelfranco Veneto.

Nello specifico il richiamo riguarda le brioche all’albicocca con farina integrale macinata a pietra, in confezioni da 5 merendine da 45 grammi le quali riportano il termine di conservazione del 3 marzo 2018. L’azienda invita tutti gli acquirenti a controllare le scorte in casa e qualora abbiano le confezioni sopportate Sono pregati di non consumare il prodotto, ma di restituirlo al punto vendita dove sono state acquistate, che provvederà immediatamente a sostituirlo ed eventualmente chiarire ogni tipo di dubbio.

Giovanni D’Agata presidente dello sportello dei diritti intervenuto nella giornata di ieri ha dichiarato che non si esclude che il prodotto possa provocare un pericolo per la salute e dunque mettere in guardia la popolazione. “Chiediamo a tutti gli acquirenti di controllare le scorte in casa e di NON consumare il prodotto suddetto ma di restituirlo al proprio negoziante che provvederà a sostituirlo o rimborsarlo oltre che a chiarire eventuali dubbi”, scrive Naturasì.  In questi lotti di brioche, pare vi sia la possibilità di trovare frammenti di plastica dura che sono stati inglobati nelle confezioni durante il processo di produzione e proprio per questo motivo si è disposto l’immediato ritiro, invitando tutti coloro che non sono entrati in possesso a restituire la confezione presso il punto vendita Dove è stato effettuato un acquisto.

Sono state davvero tante le segnalazioni arrivate nell’ultimo anno riguardanti alimenti ritirati dal mercato a seguito di controlli qualità o addirittura Perché potrebbero essere potenzialmente pericolose per la presenza di alcune sostanze contenuti. Proprio per questa ragione è consigliabile controllare con frequenza i siti online che si pongono come obiettivo proprio la salute dei consumatori come lo Sportello dei diritti dedicato ai medicinali e ad altre anomalie riscontrate nei cibi. Ci sono stati circa 100 alimenti infetti e contaminati in Italia negli ultimi due mesi, due mesi e mezzo dal formaggio con muffe e pesticidi, a dei vini con il rame a pollo e pancetta con salmonella, all’acqua in bottiglia per arrivare poi al caso molto grave ed eclatante delle uova con Fipronil.

Le industrie alimentari e gli importatori devono avere procedure in atto per il richiamo e il ritiro dal mercato di alimenti pericolosi o non idonei al consumo. I rivenditori devono rimuovere il cibo ritirato dalla vendita.

Che cos’è il richiamo dal mercato?

Il richiamo di un alimento dal mercato si verifica quando questo crea una minaccia immediata alla salute pubblica e alla sicurezza e viene quindi rimosso dalla vendita. I richiami dal mercato sono di solito effettuati dal produttore o importatore e devono essere segnalati alle autorità statali e federali. Che cos’è il ritiro dei prodotti alimentari? Un ritiro è un’azione intrapresa per rimuovere un prodotto alimentare dalla vendita anche se non ci sono problemi di salute pubblica e sicurezza. Questo può avvenire per due ragioni :

1. il prodotto ha un difetto di qualità, ha un peso ridotto o ha un’irregolarità nell’etichetta che non comporta rischi per la salute pubblica.

2. come precauzione, per un potenziale rischio di salute pubblica, in attesa di ulteriori indagini. Se viene stabilito un rischio per la salute pubblica, l’alimento deve essere ritirato. I richiami non devono necessariamente essere notificati alle autorità. Quando avvia un ritiro dal mercato il Food Standards Australia New Zealand (FSANZ) coordina tutti i ritiri di alimenti a livello nazionale.

La NSW Food Authority è responsabile del monitoraggio dei ritiri di alimenti e di assicurare la collaborazione con i produttori nel NSW. La Food Authority ha anche il potere di ordinare un ritiro di alimenti se necessario. La maggioranza dei ritiri di prodotti alimentari vengono iniziati dalle aziende quando il monitoraggio della produzione alimentare identifica un difetto, in seguito a reclami pubblici oppure come risultato di una verifica governativa.

Se il problema è abbastanza serio da richiedere un ritiro del prodotto, il coordinatore dei ritiri della Food Authority lavorerà con il produttore per assicurare che il ritiro venga effettuato efficacemente. Tipi di richiami A livello commerciale: comporta il recupero del prodotto dai centri di distribuzione e dai grossisti e può anche comprendere ospedali, ristoranti e altri maggiori stabilimenti o punti vendita che vendono cibi prodotti per il consumo immediato o cibi preparati sul posto. A livello del consumatore: comporta il ritiro del prodotto lungo l’intera catena di produzione, distribuzione e vendita, inclusi i prodotti interessati che siano in possesso del consumatore. Ritiro intrapreso dalle aziende: dove il produttore o l’esportatore intraprendono il ritiro. Ritiro obbligatorio: quando l’amministratore delegato della Food Authority ordina al produttore/ importatore di ritirare un prodotto alimentare.

Effettuare un richiamo Secondo la norma 3.2.2, clausola 12, delle Food Safety Practices and General Requirements del Food Standards Code, un produttore, impresa all’ingrosso o importatore di prodotti alimentari deve: • avere un sistema per assicurare il ritiro di alimenti pericolosi • stabilire questo sistema tramite documento scritto che possa essere mostrato agli ufficiali autorizzati su richiesta e • rispettare questo sistema quando gli alimenti pericolosi vengono ritirati. Per assistere le aziende nello sviluppo di un piano per il ritiro di prodotti alimentari, FSANZ ha un opuscolo intitolato Food Industry Recall Protocol – Information on recalling food in Australia and writing a food recall plan.

La sicurezza alimentare. L’interesse generale per la salute pubblica ha indotto la commissione europea ed il ministero della salute a emanare norme per garantire elevati standard di sicurezza alimentare, mediante: i controlli integrati nella filiera produttiva, i piani di autocontrollo, il sistema H. A. C. C. P. la traccia abilità per lasciare traccia di ogni passaggio e informare i consumatori, e la rintracciabili da del prodotto.

I controlli integrati nella filiera

In base al regolamento dell’unione europea numero 882 del 2004, ciascuno Stato membro elabora un piano di controllo nazionale pluriennale di integrato riguardante le filiere produttive, è basato sul coordinamento tra le azioni dei vari enti responsabili. I controlli sono finalizzati all’accertamento di conformità o meno alla normativa in materia di mangimi e di alimenti e alle norme sulla salute e sul benessere degli animali.

Il sistema HACCP

Queste norme impongono all’imprenditore di adottare un piano di autocontrollo che riguarda: la progettazione e la pulizia dei locali la manutenzione delle attrezzature e dei macchinari, la preparazione la conservazione dei prodotti alimentari, l’igiene del personale che lo smaltimento dei rifiuti. Sono tenuti a dotarsi di un piano di autocontrollo tutti gli operatori della ristorazione e gli esercizi commerciali che trattano alimenti comprese le farmacie.

La tracciabilità

La tracciabilità dei prodotti alimentari è un insieme di norme che obblighi diversi operatori ad assicurare una corretta e trasparente informazione al consumatore e alle autorità competenti mediante indicazione sulla confezione o l’etichetta del prodotto.

La rintracciabili tra due prodotti

La rintracciabilità è la capacità di ricostruire il processo produttivo di un alimento a ritroso, da valle a monte. Consiste nell’utilizzare le impronte ovvero la documentazione raccolta dei vari operatori coinvolti nel processo di produzione per controllare varie situazioni di pericolo di intervenire rapidamente.

I regolamenti comunitari in materia di sicurezza alimentare scaturiscono tutti da un principio fondamentale: evitare in tutti i modi che siano messi in commercio prodotti per l’alimentazione umana inadeguati o nocivi alla salute. Chi più di ogni altro deve garantire che siano messi in commercio solo alimenti non nocivi per i consumatori sono le imprese che operano nella produzione, distribuzione e vendita di prodotti alimentari.

Queste aziende sono tenute a monitorare tutte le fasi che vanno dalla materia prima alla cessione al consumatore, facendo in modo che gli alimenti rispondano alle disposizioni sulla sicurezza alimentare. Com’è emerso più volte in passato, il mero controllo del prodotto finito non è sufficiente a garantire la sicurezza degli alimenti, da un lato perché al momento in cui si concludono le analisi di laboratorio, di solito l’alimento è già stato consumato, e dall’altro perché è impossibile sottoporre tutti i prodotti circolanti a controlli preventivi. A queste considerazioni si aggiunge il fatto che le analisi di laboratorio sono quasi sempre più costose delle misure preventive che si possono adottare durante le fasi di lavorazione in un’azienda. Consapevoli di questi fattori, le autorità comunitarie hanno stabilito che le aziende che lavorano con alimenti (ad eccezione della produzione agricola primaria) sono tenute a eseguire dei controlli autonomi interni nelle fasi di lavorazione più importanti per la sicurezza degli alimenti, sui prodotti semilavorati e nell’ambiente lavorativo, in base alle regole internazionali dell’HACCP. Questo principio consente di: – prevenire sul nascere eventuali pericoli per la salute, – eliminare le fonti di pericolo esistenti con misure adeguate, – comunque ridurre il rischio per il consumatore a un livello ragionevolmente accettabile. Il responsabile aziendale, quindi, è tenuto a predisporre nella propria struttura produttiva un piano di HACCP adeguato col quale eliminare o tenere sotto controllo ogni eventuale punto critico per la sicurezza degli alimenti. Tale piano va aggiornato e adeguato in loco alla realtà specifica dell’azienda in questione.

Cos’è la microbiologia? La microbiologia è la scienza che studia esseri viventi piccolissimi non visibili ad occhio nudo. Questi esseri viventi si trovano ovunque in natura: nell’uomo, negli animali, nell’aria, nell’acqua, sugli alimenti, ecc.. Alcuni di questi microorganismi, se vengono in contatto con l’uomo possono provocare malattie di varia gravità. 3.2 Quali sono i principali microorganismi? La maggior parte dei microorganismi si divide in una delle seguenti quattro categorie:

– LIEVITI E MUFFE: di norma questi microorganismi non provocano malattie, ma sono responsabili dell’alterazione degli alimenti causando la comparsa di cattivi odori e sapori. In alcuni casi possono essere aggiunti intenzionalmente agli alimenti (p.es. formaggi) per ottenere dei sapori particolari.

– BATTERI: sono i principali responsabili delle malattie trasmesse dagli alimenti. Possono usare gli alimenti come fonte di energia, ma per sopravvivere e moltiplicarsi hanno bisogno di un ambiente idoneo che può essere differente da specie a specie; per ambiente si intende la temperatura, la quantità d’acqua disponibile, la presenza o meno di ossigeno, l’acidità e la presenza di sostanze nutritive. – VIRUS: non crescono e non si sviluppano sugli alimenti, ma gli alimenti possono essere utilizzati per trasferire i virus da persona a persona (norovirus, sapovirus, rotavirus, adenovirus, virus dell’epatite A, virus dell’epatite B). Virus associati agli alimenti possono essere contagiosi, anche una dose minima basta per contagiare una persona. I virus vengono eliminati con una semplice cottura. 3.3 Come fanno i microorganismi a trasmettere malattie attraverso gli alimenti?

– INFEZIONE: Per alcune specie di microorganismi è sufficiente che il virus o il batterio sia presente nell’alimento. Attraverso il cibo essi penetrano nel corpo umano e provocano la malattia. Per ammalarsi nella maggior parte dei casi non basta ingerire un singolo microorganismo, ma un numero minimo (dose infettante) che varia da specie a specie.

– INTOSSICAZIONE: Alcune specie di microorganismi, se riescono a vivere all’interno di un alimento per un tempo sufficiente e in condizioni favorevoli, possono produrre delle sostanze dannose chiamate tossine che se ingerite possono provocare malattie e che possono resistere a temperature di cottura anche molto elevate.ì

Come si manifestano le malattie causate da microorganismi e trasmesse attraverso gli alimenti? Di solito il tempo che passa dal consumo dell’alimento alla comparsa della malattia è abbastanza breve e va da 2 a 36 ore, solo in casi particolari si può arrivare ai 3 giorni. I sintomi principali sono vomito, diarrea, nausea, dolori addominali e febbre. 3.5 Come prevenire queste malattie? Abbiamo già detto che i microorganismi per sopravvivere, ed eventualmente produrre tossine, hanno bisogno di un ambiente adatto. Vedremo ora quali sono le caratteristiche ambientali che, se tenute sotto controllo, contribuiscono a conservare gli alimenti.

BASSE TEMPERATURE La REFRIGERAZIONE intesa come conservazione ad una temperatura tra 0° e +4°C blocca la moltiplicazione e lo sviluppo dei batteri che si trovano sulla superficie o all’interno dell’alimento. I batteri non vengono uccisi, la loro crescita è solo arrestata o rallentata. Pertanto un alimento, seppur contaminato con una piccola carica di microorganismi, potrà non essere un pericolo per la salute, poiché i microrganismi non arriveranno mai a moltiplicarsi fino ad arrivare ad una quantità tale da provocare una malattia e non saranno in condizione di produrre tossine pericolose. Mentre nel frigorifero i batteri si moltiplicano solo lentamente, a temperatura ambiente il numero si moltiplica ca. 20 volte tanto. Per questo motivo, sia le materie prime e anche gli alimenti altamente deperibili o già pronti, se adeguatamente conservati in frigorifero, possono avere una durabilità anche di 3-4 giorni.

La SURGELAZIONE, ovvero la conservazione a temperature inferiori ai -18°C, blocca la vita dei microorganismi e consente una durabilità degli alimenti fino a molti mesi. Per effettuare una corretta surgelazione si devono utilizzare materie prime di ottima qualità. Gli alimenti una volta preparati dovranno essere sottoposti, in tempi molto rapidi, a temperature molto basse. Meglio quindi, se tale operazione viene effettuata per piccole pezzature e piccole quantità e con l’impiego di apposito abbattitore di temperatura. Per non danneggiare l’alimento surgelato e mantenerne le caratteristiche organolettiche, è molto importante che il successivo scongelamento venga effettuato in frigorifero, che l’alimento sia al più presto utilizzato e che non venga più ricongelato.

ALTE TEMPERATURE MANTENIMENTO A CALDO: Poiché le temperature comprese tra i 30° ed i 40°C sono le più favorevoli alla sopravvivenza ed allo sviluppo dei microorganismi pericolosi, è opportuno che un alimento, già preparato in attesa di essere successivamente consumato caldo (es. banco ristorante self service) , sia conservato ad una temperatura non inferiore a +60°/+65°C, impiegando idonei dispositivi (es. sistema a bagnomaria, piastre o lampade riscaldanti). A questa temperatura i batteri non crescono più. I microorganismi di norma vengono distrutti dal calore durante una normale cottura, ma non sempre le temperature elevate riescono a distruggere anche le tossine prodotte dai microorganismi. Alimenti freschi, cotti e mangiati ancora caldi, non dovrebbero presentare un rischio di natura microbiologica. La cottura di un alimento si può considerare adeguata, quando venga raggiunta una temperatura di almeno +75°C, in ogni sua parte e so prattutto nel suo interno (si raccomanda l’uso di termometro a sonda per la verifica). Bisogna fare molta attenzione alla preparazione di alimenti di grossa pezzatura (p.es. carni, pollame) e/o preparati con ingredienti molto pericolosi (p.es. uova fresche, frutti di mare, molluschi). Anche un alimento già cotto, conservato in frigorifero, e successivamente da consumarsi caldo, deve essere riscaldato ad una temperatura di + 70°/+75°C per alcuni minuti. Per alcuni alimenti liquidi, come per esempio latte, uova sgusciate e succhi di frutta, che sarebbero un ambiente ottimo per la crescita dei batteri, la pastorizzazione rappresenta un buon sistema per aumentarne la conservabilità. La pastorizzazione consiste nel portare l’alimento a temperature che variano dai 65° C fino a 80° C, per alcuni minuti nel caso si utilizzino le temperature più basse, per alcuni secondi per le più alte. I vantaggi della PASTORIZZAZIONE consistono nel fatto che il sapore delle sostanze trattate non viene modificato eccessivamente e che la durabilità dei prodotti aumenta da alcuni giorni, come nel caso del latte, fino ad alcuni mesi come nel caso della birra. Una volta trattati i prodotti devono essere immediatamente inseriti in contenitori puliti a chiusura ermetica in modo da evitare la possibilità che entrino nuovamente in contatto con batteri.

Il consumatore, inoltre, se le circostanze concrete lo consentono, può pretendere la risoluzione per inadempimento del venditore del contratto di compravendita del bene, rispetto al quale sia stato tratto in inganno, o chiedere l’annullamento del contratto. Infine, il codice del consumo prevede la c.d. class action. Istituto di nuova creazione nel diritto italiano, essa è un’azione giudiziaria che può essere promossa, a tutela degli interessi collettivi dei consumatori e degli utenti, dalle associazioni di consumatori iscritte in un apposito elenco tenuto presso il Ministero dello Sviluppo Economico. In particolare, può essere chiesto al Tribunale l’accertamento del diritto al risarcimento dei danni, conseguenti ad atti illeciti extracontrattuali od a pratiche commerciali scorrette, quando sono lesi i diritti di una pluralità di consumatori o di utenti. Il consumatore, qualora volesse accedere a questo rimedio, può contattare una associazione di consumatori e descrivere la propria situazione per valutare la possibilità e l’opportunità di farsi tutelare tramite essa. Si segnala, infine, che l’art. 18 L. n. 99/2009 prevede “Azioni a tutela della qualità delle produzioni agroalimentari, della pesca e dell’acquacoltura e per il contrasto alla contraffazione dei prodotti agroalimentari ed ittici” e stabilisce che, al fine di rafforzare le azioni volte a tutelare la qualità delle produzioni agroalimentari, della pesca e dell’acquacoltura e a contrastare le frodi in campo agroalimentare e nella filiera ittica nonché la commercializzazione di specie ittiche protette ovvero prive delle informazioni obbligatorie a tutela del consumatore, per gli anni 2009-2011 il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali promuova le iniziative necessarie per assicurare la qualità delle produzioni e dei prodotti immessi al consumo nel territorio nazionale. Inoltre, per potenziare l’azione di contrasto alle frodi e di monitoraggio della produzione dell’olio di oliva e delle olive da tavola, i frantoi oleari hanno l’obbligo di comunicare all’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (AGEA) anche le informazioni relative all’origine del prodotto trasformato. Alle attività di controllo collaborano con il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, l’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari per il coordinamento, il Comando dei Carabinieri, i NAS, il Corpo Forestale dello Stato e il Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera, nell’ambito delle rispettive competenze. Tutto ciò dimostra come la tutela contro le frodi e la tutela della salubrità e della qualità degli alimenti siano uno degli obiettivi primari del legislatore e le norme a ciò dirette possano proteggere i consumatori dai pericoli e dai danni che nel cibo mal preparato o ingannevolmente offerto possono annidarsi.