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Inps: abuso di Act per creare falso Jobs e ora arriva la stretta antifubetti

Il ministro del Lavoro Poletti è stato molto categorico nel commentare i dati recentemente forniti dall’Inps in merito all’utilizzo improprio da parte di molte aziende italiane del Job Acts. Secondo la Previdenza Sociale in questo anno e mezzo di applicazione, molte aziende che sono ricorse al Jobs Act per assumere personale non avevano i requisiti per farlo e quindi, quando avvenuto, si deve configurare come reato sul quale sarà compito dell’autorità realizzare gli accertamenti del casi.

Il governo, dal canto suo, si è limitato ad affermare che in Italia, ogni volta che viene varato un qualsiasi incentivo da parte dell’esecutivo, si assiste ad una corsa allo sgravio che coinvolge anche chi è semplicemente un furbo che vuole approfittare della nuova situazione che si è creata. Contro questi furbi, ha detto Poletti, si dovrà essere molto rigidi anche se, a conti fatti, la loro incidenza sul totale è scarsamente impattante. In pratica Poletti salva capre e cavoli affermando che si gli abusi ci sono stati come ha rilevato l’Inps ma che essi sono stati una minoranza che, in quanto tale, non è stata in grado di andare a cambiare quelle che sono carte in tavola. In poche parole, nonostante i furbetti, il bilancio del Jobs Act era e resta positivo.

In realtà, però, l’allarme lanciato dall’Inps non fa altro che confermare quello che si sapeva da molto tempo ossia il Jobs Act altro non è stato che un modo per convertire i vecchi contratti di collaborazione che tutto un tratto non erano più convenienti e per magari sciogliere vecchie realtà aziendali e trasformarle in altre andando ad assumere gli stessi dipendenti che vi erano in precedenza. Per farla breve la maggior parte dei posti di lavoro che il governo si vanta di aver creato con il Jobs Act sono solo riconferme di vecchie presenze. Come ha rilevato un articolo del Manifesto adesso si apre la questione dell’impatto sul bilancio dello stato del provvedimento.

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