Italia paga debito di 3,4 miliardi a Morgan Stanley

19 marzo 2012 11:340 commenti

L’Italia è stata costretta a chiudere il contratto di interest rate swap (IRS), che serve per proteggersi dall’aumento dei tassi di interesse, stipulato nel 1994 e avente come controparte Morgan Stanley. L’esborso per le casse dello stato italiano è stato pari a 3,4 miliardi di dollari, cioè oltre 2,5 miliardi di euro. In questo modo è stato sanato il debito dovuto al mark-to-market negativo, anche se il Tesoro ha definito quello con Morgan Stanley un “caso unico”. Nei contratti di swap attualmente in essere con le banche non ci sono clausole rescissorie come quella che ha favorito Morgan Stanley e non si ripresenteranno nemmeno in futuro.


Infatti, sembrerebbe che l’esercizio della clausola rescissoria dal contratto a beneficio della banca d’affari americana sia un caso eccezionale. Alla fine dello scorso anno, quando lo spread era alle stelle e i BTp sotto l’attacco della speculazione internazionale, Morgan Stanley doveva ridurre la sua esposizione verso l’Italia per non sbilanciarsi troppo verso i paesi periferici europei diventati troppo rischiosi. Senza ricorrere alla vendita forzata di BTp, Morgan ha esercitato la clausola di rescissione per chiudere anticipatamente dal contratto di IRS stipulato 17 anni prima.

PERCHE’ LA SPECULAZIONE FINANZIARIA ATTACCA GLI STATI

Chiudendo il contratto l’Italia ha dovuto pagare 3,4 miliardi di dollari a Morgan Stanley per evitare guai peggiori. Il Tesoro fa notare che la perdita effettiva per lo stato italiano è nettamente minore, in quanto bisogna considerare anche il mark-to-market positivo a favore dell’Italia nei 17 anni di vita del contratto con i flussi netti a carico di Morgan Stanley. Secondo Bloomberg, il Tesoro italiano ha attualmente posizioni nette in derivati con banche europee ed americane per circa 31 miliardi di euro.






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