La crisi iraniana fa volare il petrolio

21 febbraio 2012 10:000 commenti

La crisi tra Iran e paesi occidentali sta infiammando nuovamente le quotazioni del petrolio, salite sui massimi a 9 mesi, dopo che la Repubblica islamica ha deciso di tagliare le forniture di greggio a Regno Unito e Francia. Teheran è tornata alla carica con il vice-ministro del petrolio iraniano Ahmad Qalebani, che ha minacciato di bloccare del tutto le esportazioni di “oro nero” anche ad altri paesi europei come Italia, Germania, Spagna, Olanda, Portogallo e Grecia. Secondo l’AIE (Agenzia Internazionale dell’Energia, ndr), l’Italia ha finora importato dall’Iran una media di 249mila barili di petrolio al giorno, che rappresentano il 13% circa dei consumi.

Lo scorso anno l’Iran ha fornito una media giornaliera di 500mila barili all’Unione europea, coprendo il 20% delle sue esportazioni. Con lo stop delle forniture ormai imminente anche agli altri paesi europei, l’Iran dovrebbe aumentare l’export verso la Cina che al momento è già il miglior cliente di Teheran per 543mila barili al giorno. Complessivamente la Repubblica islamica esporta il 70% del suo greggio verso i paesi asiatici (Cina in primis, poi India, Giappone e Corea del Sud). Molti paesi che hanno rapporti commerciali con l’Iran stanno cercando di aggirare le restrizioni e le sanzioni comminate da USA ed Europa senza imbattersi in pericolosi incidenti diplomatici.

Le difficoltà a piazzare il greggio iraniano permangono e ciò potrebbe creare i presupposti per un boom delle quotazioni petrolifere sui mercati internazionali. Il Brent ha già superato 120$ al barile, mentre il petrolio americano Wti si sta avvicinando a quota 106$ al barile (ad inizio mese quotava intorno a 96$ al barile). I prezzi potrebbero allungare ulteriormente nelle prossime settimane fino ai top di maggio 2011 toccati in area 115.5$ al barile.

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