L’Europa intera contro l’elusione fiscale delle grandi multinazionali di Internet. Chi la spunterà?

5 gennaio 2014 17:000 commentiDi:

GOOGLE 00

Anno nuovo, vecchi problemi. E uno dei grandi nodi irrisolti dell’economia dell’Europa e del mondo è in questi anni quello rappresentato dalla posizione fiscale delle grandi multinazionali dell’economia digitale, le rampanti aziende monopolistiche di Internet, ormai note anche nei più reconditi angoli del pianeta.

Stiamo infatti parlando di colossi come Google, Microsoft, Apple, Ebay, Facebook, Amazon e Yahoo, che nel mondo continuano a mietere, di anno in anno, grandi successi a livello di profitti economici, ma a quanto pare ancora non “restituiscono” alla collettività, dal punto di vista fiscale, una parte di quello che la società globalizzata permette loro di realizzare.

La fiscalità controversa delle grandi multinazionali di Internet

Le grandi multinazionali di Internet hanno infatti quasi tutte adottato, dal punto di vista fiscale, regimi speciali che consentono loro di versare al Fisco solo una minima parte dei loro ingenti guadagni, fatto che ha permesso loro di incrementare gli utili a doppia e tripla cifra. La crisi globale, di conseguenza neanche le sfiora.

Ma a partire da alcuni anni hanno cominciato a susseguirsi nelle diverse parti del mondo iniziative per cercare di regolamentare meglio il settore dell’economia digitale dal punto di vista fiscale, in modo tale da non permettere più il proliferare di una tale situazione.

facebook

Francia e Italia chiedono una regolamentazione del settore digitale dal punto di vista fiscale

Anche il 2013 è stato caratterizzato da interventi di questo tipo, che hanno trovato terreno fertile non solo in America, ma anche in Europa, dove nel corso del 2013 si è potuto assistere ad una serie di silenziose battaglie, anche mediatiche, sfociate in alcuni tentativi più palesi di richiesta di regolamentazione. Da tempo esiste, ad esempio, in Francia un movimento che chiede di regolarizzare la tassazione dei grandi big di Internet, ed è stato probabilmente sotto gli occhi tutti anche il recente tentativo italiano della Web Tax, che si prefiggeva di trovare una soluzione alla situazione.

Ma se la proposta italiana della Web Tax è stata giustamente tacciata di incostituzionalità dalla Commissione Europea sul finire del 2013 – per incompatibilità con il complesso delle norme comunitarie, con l’inizio del nuovo anno la polemica non si è placata e, anzi, è ripresa con toni ancora più decisi oltre la Manica.

apple

Anche la Gran Bretagna a favore della tassazione delle imprese del web

E’ infatti proprio la Gran Bretagna in questi giorni a sollevare l’increscioso problema del mondo di Internet, forte dei dati sulla fiscalità nazionale raccolti nel 2012. Il Financial Times ha infatti rivelato che nel corso del 2012 i sette grandi colossi americani di Internet – Google, Microsoft, Apple, Ebay, Facebook, Amazon e Yahoo – hanno versato alla Corona solo circa 54 milioni di sterline – 65 milioni di euro – di imposte sui redditi di impresa, anche se i loro ricavi sono stati in totale pari a 15 miliardi di dollari – circa 11 miliardi di euro.

I dati in questione, quindi, mettono subito in evidenza l’esistenza di una lampante sproporzione tra il ricavato e il dovuto dalle grandi aziende monopolistiche. Ma come riescono le multinazionale dell’economia digitale a ottenere tali vantaggi in ambito fiscale?


I grandi big di Internet riescono ad ottenere l’avallo a versamenti fiscali relativamente bassi grazie alla capacità di concentrare la maggior parte delle proprie attività in paesi che presentano una bassa imposizione fiscale – cioè aliquote decisamente inferiori alle medie degli altri paesi.

Nel Vecchio Continente questi piccoli “paradisi fiscali” sono ad esempio rappresentati da paesi come l’Irlanda, la Svizzera e il Lussemburgo. Alle multinazionali basta quindi domiciliare la propria sede fiscale in queste nazioni per ottenere non solo l’imposizione di una aliquota che si riduce di anno in anno per le attività svolte all’interno dei confini della nazione, ma anche quella di una aliquota ridotta sulle attività svolte nei paesi stranieri.

A conti fatti, dunque, per l’anno 2012 in Gran Bretagna sono risultati versamenti fiscali in calo per aziende come Microsoft, eBay, Yahoo, Facebook e Apple e solo in leggero rialzo per Google ed Amazon.

windows 8

Già un anno fa il primo ministro David Cameron si era impegnato a prendere provvedimenti nei confronti di questa situazione, ma le aziende interessate si sono sempre difese rispondendo di agire nel rispetto delle norme internazionali.

Il nodo della questione infatti risiede nell’emergere di un problema di fiscalità nazionale che ormai tutti i governi d’Europa si trovano in un modo o nell’altro a dover fronteggiare e nella sempre più impellente necessità di rivedere le regole fiscali globali. Come a dire che un problema che si diffonde e prolifera a livello globale, va affrontato su un terreno globale.

La proposta anti evasione ed elusione dell’Unione Europea

Ed è proprio a questo punto che entra in gioco l’Europa. L’Unione Europea, sin dal mese di dicembre 2012, ha approntato un piano per combattere le frodi fiscali e l’evasione all’interno degli stati membri. Al centro dell’azione europea sta quindi adesso la proposta di revisione della Direttiva comunitaria contro la doppia tassazione, il meccanismo fiscale che fino ad oggi ha consentito alle multinazionali di pagare meno tasse o di non pagarne proprio, sfruttando a proprio vantaggio la possibilità del profit shifting – la distribuzione dei profitti – o il pagamento dei dividendi tra una società capogruppo e una sussidiaria, residenti in diversi Stati membri.

Promotore della Direttiva contro la doppia tassazione è il commissario Ue per la tassazione Semeta, la cui intenzione è quella di stringere le maglie fiscali dei paesi membri al fine di non consentire più alle società multinazionali le complesse operazioni infragruppo che sono alla base dei fenomeni dell’evasione e dell’elusione fiscale, fenomeni che in Europa hanno già raggiunto il peso di circa 1000 miliardi l’anno.

Ora, proprio all’inizio del nuovo anno, i Ministri delle Finanze dei paesi europei saranno chiamati a discutere sulla doppia tassazione e sui modi per impedire l’applicazione di stratagemmi fiscali che consentano di non pagare tasse in nessuno degli stati membri.

La proposta è quella di superare i singoli approcci fiscali dei diversi paesi e  di attuare regole comuni anti abuso, affinché le società paghino le imposte su bilanci reali, negli stessi paesi in cui si genera il fatturato, secondo un approccio coordinato da Bruxelles stessa.

La questione della lotta all’evasione e all’elusione fiscale viene sostenuta, di pari passo, oltre che dalla Comunità Europea, anche dall’OCSE, che ha approntato un piano per contenere il fenomeno dell’erosione fiscale e appoggia apertamente le azioni UE. Chi la spunterà?






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