Licenziamenti più facili scontro su deroga art. 18

5 settembre 2011 07:170 commentiDi:

Nuova norma a nuova manovra, ma, da tutti i fronti le polemiche non tardano ad arrivare. 

 “Se il governo divide, Camusso sta facendo molto di più del governo, il doppio, per dividere il sindacato”. A sostenerlo il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, riferendosi al numero uno della Cgil, Susanna Camusso, relativamente all’emendamento della maggioranza approvato in commissione, che prevede che accordi aziendali e territoriali deroghino a contratti nazionali anche sul licenziamento.  

Una norma che secondo Susanna Camusso: “Il Governo andrà a cancellare la Costituzione.  

Con la Manovra arriva la possibilità di derogare con i contratti aziendali e territoriali ai contratti nazionali e alla legge. Anche sul licenziamento (fatto salvo  quello discriminatorio, per matrimonio o per gravidanza) e, quindi, all’art.18 dello Statuto dei lavoratori, la legge 300 del 1970 che impone, per le aziende sopra i 15 dipendenti, il reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo. 

Ora, con la nuova formulazione dell’art.8 del decreto, approvata dalla maggioranza in Commissione di Bilancio, un accordo a livello aziendale o territoriale, raggiunto a maggioranza dai sindacati più rappresentativi, sarà sufficiente anche per licenziare. 

L’ok alla modifica dell’art. 8 del ddl da Cisl e Uil:  “E’ un fatto positivo che la nuova formulazione dell’art.8 della manovra precisi che solo i sindacati comparativamente più rappresentativi sul piano nazionale e territoriale possano siglare intese a livello aziendale”. Questo il parere della segreteria della Cisl sugli emendamenti approvati dalla Commissione Bilancio. Parere favorevole anche dal segretario confederale Uil, Pirani il quale ritiene che “con l’art.8 si recepisce l’accordo interconfederale di giugno e si evita la costituzione di sindacati di comodo”.  

Completamente opposto il giudizio del leader della Cgil, Susanna Camusso che attacca: “Il governo autoritario annulla il contratto collettivo nazionale di lavoro e cancella lo Statuto dei lavoratori, e non solo l’art.18, in violazione dell’art.39 della Costituzione e di tutti i principi di uguaglianza sul lavoro che la Costituzione stessa richiama”. 

Tuttavia una replica giunge dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, secondo cui “non ha senso parlare di libertà di licenziare o usare altre semplificazioni che non corrispondono, neppure lontanamente, alla oggettività della norma. Le intese possono solo preferire la sanzione del risarcimento a quella della reintegrazione per quelli cui non è stata riconosciuta la giusta causa”.  

Ma dal canto suo la Ggil promette una dura mobilitazione: “Non rinunceremo a nessuno strumento per cancellare l’articolo 8”, dice Camusso, per la quale le ragioni dello sciopero contro la manovra previsto per  martedì prossimo “si rafforzano di minuto in minuto”.

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Ultimo aggiornamento 05 settembre  2011 ore 09,10

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