Home / economia / Terrore in crociera, in balia della tempesta con onde oltre 15 metri. Il video shock

Terrore in crociera, in balia della tempesta con onde oltre 15 metri. Il video shock

Quella che doveva essere una vacanza da sogno, si è trasformata in un vero e proprio incubo per oltre 4000 passeggeri di una nave di crociera mentre attraversava l’oceano verso le Bahamas. Tutto è stato ripreso e registrato su un video a dir poco spaventoso.
Le navi da crociera sono bellissime e lussuoso e anche sicure, ma difronte alla potenza di madre natura anche i giganti del mare sembrano piccoli ramoscelli in balia delle onde.

È ovvio che per tutti i passeggeri a bordo della nave da crociera doveva essere una spensierata e divertente vacanza, purtroppo per loro si è trasformata in un’esperienza disastrosa che solo per fortuna non si è conclusa in tragedia. La violenta tempesta ha messo sotto pressione l’intero equipaggio, la nave e tutti i passeggeri a bordo, una vera e propria cittadina galleggiante con oltre 4000 persone tra passeggeri e equipaggio.

Proprio l’equipaggio è stato duramente attaccato dai passeggeri, ed è stato accusato di non avere fornito alcun  tipo di assistenza e d’informazioni rassicuranti su cosa stava accadendo.

Ecco il video:

Affrontare una burrasca con una barca da crociera è difficile. Affrontarla con la costa sottovento, alle difficoltà si somma la tensione. Ma quando i venti soffiano oltre i 60 nodi le condizioni divengono proibitive. Molti giornalisti e navigatori hanno parlato di questo problema, hanno scritto libri e articoli, hanno spiegato le teorie, hanno descritto come comportarsi. In qualche caso senza avere mai vissuto una tale esperienza.

Quando si tratta di testimonianze dirette, i racconti fanno riferimento a situazioni specifiche, affrontate con scafi realizzati con materiali e progetti diversi, da skipper diversi per formazione e esperienza. È quindi difficile, salvo per quanto riguarda alcune elementari norme di sicurezza, stabilire regole e tecniche valide per ogni situazione. Io non mi sento in grado, e non mi compete, di pronunciarmi ed emettere sentenze su quello che si deve e quello che non si deve fare quando le situazioni diventano critiche. Tuttavia posso darvi qualche suggerimento e raccontarvi come io ho affrontato una tempesta forza undici. La forza dell’uomo È importante ricordarsi che di solito è l’uomo, e non la barca, che cede per primo. Ed è proprio in virtù di questa certezza, che preferisco evitare di parlare di barche più o meno resistenti, di vele più o meno adatte o di andature.

Mi limito, attraverso il racconto delle mie esperienze, a darvi pochi suggerimenti di comportamento, a mio avviso fonda- mentali, non solo per superare una tempesta, ma anche una burrasca con venti poco più forti del solito, venti che si possono incontrare durante tutto l’anno anche in Mediterraneo. Preferisco ricavare dalla mia esperienza una serie di consigli, che magari non si trovano nei manuali di navigazione, ma che potranno tornare utili nel percorso di formazione di un marinaio. Panico e supponenza: i peggori nemici La prima regola è banale ma imprescindibile: evitate di trovarvi in mezzo a una burrasca, oggi le previsioni meteorologiche ve lo consentono. Ma se il cattivo tempo arriva all’improvviso, la cosa più importante è quella di evitare il panico e anche la convinzione ottimistica di essere in grado di poter affrontare qualsiasi tempo.

Si tratta di atteggiamenti pericolosi. Si deve invece preparare noi stessi e tenere la barca in efficienza e ordine. Dopo di che, fare quello che ho sempre fatto: attendere che passi. Le situazioni meteorologiche cambiano con velocità. In più di 35 anni di navigazione da diporto, non mi è successo molto spesso di dovere pensare a lungo a come uscire da una situazione di difficoltà. Spesso si è risolta da sola. La prima burrasca Il primo vento forte, che per la sua velocità poteva essere classificato burrasca, mi è capitato a metà degli anni 80: superava allegramente i 50 nodi, ma era una tramontana, e mi trovavo in vicinanza delle coste Liguri. Ricordo ancora oggi che il fiocco montato a quell’epoca – la randa era ben stivata sotto un copriranda – era troppo grande, la soluzione per me, e per tutti gli altri usciti quella domenica, era stata semplice: togliere la vela di prua, accendere il motore e percorrere lentamente le poche miglia che ci separavano dal porto. Eravamo molto eccitati per quel vento forza nove, pensavamo di aver superato la prova del fuoco, e che d’ora in poi avremmo potuto affrontare qualsiasi burrasca. Ma non era così: avevamo affrontato un vento potente, ma senza fetch. Al largo sarebbe stata tutta un’altra cosa. Avevamo vissuto una burrasca, certo, ma in condizioni ben diverse da quelle che avremmo trovato a poche miglia dalla costa con un vento anche inferiore. Nel 1997 un’esperienza ben diversa.

Durante la prima crociera in solitario da Gibilterra verso le Azzorre, mi aveva sorpreso una bassa pressione, con venti che arrivavano da sud- ovest ed erano a livello di burrasca. A differenza di quando mi ero trovato in Liguria, dovevo affrontare anche l’onda lunga e ripida dell’Atlantico nord orientale. Il mare era vera – mente formato, almeno così sembrava a me che ero un novellino delle crociere d’altura. Proseguire verso le Azzorre era diventato impossibile, non potevo fare altro che mettermi alla prima cappa della mia vita e attendere. Rientrare a Gibilterra, dopo aver fatto 900 miglia mi sarebbe dispiaciuto, ne mancavano 150 a Ponta del Gada. Dopo altre ventiquattro ore, ero ancora là in mezzo, a dondolare e cavalcare le montagne russe, con il tempo che non si placava, e una situazione meteorologica statica, con una bassa pressione stazionaria proprio sopra le Azzorre. Alla fine non ho avuto altra scelta: ho dovuto girare la prua e rientrare verso il Portogallo: una corsa tutta in discesa, in poppa per ben 550 miglia.