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Nuova partita iva minimi: cosa cambia nel 2015

Tra le misure della Legge di Stabilità 2015 che stanno facendo maggiormente discutere fuori e dentro dal Parlamento c’è la riforma annunciata della partita IVA agevolata: dal 1 gennaio del prossimo cambiano i parametri di reddito e anche l’imposta sostitutiva che sale dal 5 al 15%. Una nuova, ennesima partita iva dei minimi è quindi in arrivo. Curioso il destino dei famosi minimi che piuttosto che semplificare hanno spesso confuso e aggiunto norme su norme. A dispetto di quello che alcuni politici possono affermare, quindi, per chi è nel regime dei minimi, la consulenza di un commercialista è indispensabile per non farsi cogliere impreparati dal Fisco (e quindi la spesa per il commercialista c’è, eccome).

REGIME DEI MINIMI: COME CAMBIERA’

Per questi motivi combinati il regime “agevolato” non sarà più così conveniente come può essere ora per chi inizia un’attività, con tutte le difficoltà che la fase di startup presenta. Questo mese è l’ultimo di transizione prima dell’attuazione della riforma. Ma chi ha già la partita IVA aperta potrà mantenere, fino a che rispetta i vecchi requisiti, il sistema attualmente in vigore. E non sorprende da queste premesse che in questi ultimi giorni di dicembre ci sia la corsa dei professionisti ad aprire la partita IVA agevolata per rientrare nel vecchio regime dei minimi più conveniente. Altro vantaggio indubbio è la soglia di reddito massima fissata a 30 mila euro: dal prossimo anno invece scatteranno fasce di reddito in base alla categoria professionale. Si attende comunque il passaggio al Senato anche se ormai le speranze dei professionisti di vedere cadere la riforma sono ridotte al minimo, soprattutto dopo la bocciatura alla Camera di alcune proposte di emendamento per rendere il cambio di sistema meno drastico (tra le altre quella di ridurre l’imposta all’8%). Per ora quindi non ci sono aperture al compromesso. Ma le polemiche continuano a farsi sentire da parte delle associazioni che rappresentano liberi professionisti e giovani autonomi.

I giovani professionisti che iniziano un’attività si sentono fortemente svantaggiati e discriminati da questa pressione fiscale. Si annunciano scioperi e proteste ad inizio del prossimo anno. La situazione continua ad essere molto tesa. Affossare ulteriormente la categoria potrebbe aumentare il numero di “cervelli in fuga”.