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Nuovo regime dei minimi, a qualcuno conviene ancora

Dal 1 gennaio 2015 è scattato ufficialmente il nuovo regime dei minimi così come introdotto dalla Legge di Stabilità: c’è comunque ancora qualche giorno per usufruire delle agevolazioni sulla partita IVA ma è bene fare attenzione ad alcune considerazioni prima di muoversi e non lasciarsi prendere da quel terrore che, a fine dicembre, aveva spinto centinaia di italiani ad aprire una partita Iva dei minimi in vista degli aumenti introdotti dal governo.

NUOVI MINIMI: COSA E’ CAMBIATO

Prima di tutto bisogna valutare la convenienza del nuovo regime visto che le condizioni sono cambiate. Va premesso peraltro che fino al 31 gennaio i contribuenti si troveranno in un periodo di transizione: è ancora possibile usufruire dell’aliquota al 5%. Dal prossimo mese invece chi apre la partita IVA rientrerà in automatico nel nuovo regime. Ma quest’ultimo conviene ancora? Il reddito lordo su cui calcolare la tassazione (imposta sostitutiva e contributi Inps) non si calcolerà più sui ricavi effettivi ma si applicherà un coefficiente di redditività che cambia a seconda del settore di appartenenza. Chi può considerare questa formula vantaggiosa? A conti fatti solamente chi, nei limiti di reddito ammessi nel regime dei minimi, si trova nella fascia più alta. Meglio se non si sostengono per l’attività costi elevati di gestione e investimento. Restano fuori invece l’ampia schiera di piccoli imprenditori ma soprattutto di autonomi e artigiani che sono appena al di sopra della soglia consentita dal nuovo regime. Una buona notizia almeno per gli iscritti alla gestione separata Inps che non dovranno più versare il contributo minimo in quattro rate (ovvero tre mila euro l’anno in tutto) ma avranno la possibilità di versare in proporzione al reddito effettivamente percepito. Queste due possono essere quindi ad oggi considerate le uniche ipotesi in cui si possa parlare ancora di convenienza del regime dei minimi. Questo almeno in attesa di ripensamenti da parte del governo dopo l’ammissione di colpa da parte del premier Renzi. Gli autonomi sono poco speranzosi e le polemiche su questo fronte non si placano con tanti autonomi che accusano il governo Renzi di aver avviato al capestro le partite Iva dei minimi.

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