Oxfam, rapporto shock: solo 1% della popolazione è più ricco del 99% del mondo

Colpo a sorpresa da 2,7 miliardi su Ynap (Yoox Net-a-por- ter). Gli svizzeri di Richemont, già proprietari del 50% del capitale, gli stessi degli orologi Car- tier e delle penne Montblanc, lanciano un’Opa a prezzi generosi per gestire il business in casa e strappare la società dalla Borsa. È l’ultimo capitolo di una storia iniziata vent’anni fa con la nascita di Yoox. Nel 2009 la quotazione per poco più di 4 euro per azione per un gruppo da circa 150 milioni di fatturato. Nel 2015 la fusione con Net-a-Porter. Oggi l’Opa di Richemont (che ha i diritti di voto congelati al 24%) al prezzo di 38 euro per azione per un gruppo che vale oggi 2,1 miliardi di euro di ricavi netti (dopo una crescita organica del 16,9% nel 2017) e a questo punto una capitalizzazione di circa 5,3 miliardi di euro. Una mossa, con tanto di delisting programmato, che servirà a puntare tutto sul digitale, fanno sapere da Richemont. Una scommessa per reggere la competizione e accelerare la crescita sull’e-commerce del lusso, dicono sul mercato.

Come dire che dietro l’operazione c’è l’ombra di colossi come Amazon e Alibaba, per gli analisti. E chissà se i due protagonisti del commercio online non sono già pronti alle contromosse, visto che l’Opa è sul 75% del capitale ordinario.

L‘economia mondiale, che si trovi in espansione o in recessione, si muove sempre e comunque lungo una stessa direzione che è quella della disuguaglianza sociale con i ricchi che sono sempre più ricchi, e con i poveri che sono sempre più poveri. Da un rapporto choc della britannica Oxfam, una delle più importanti confederazioni internazionali nel mondo specializzata in aiuto umanitario e progetti di sviluppo, è infatti emerso che l’1% della popolazione è più ricco del restante 99% del mondo.

Questo forte divario era stato già pronosticato da Oxfam per il 2016, ma è addirittura accaduto con un anno di anticipo e con 62 persone nel mondo che, da sole, possiedono la stessa ricchezza di 4 miliardi di persone, ovverosia della metà della popolazione mondiale più povera.

Di queste 62 persone, tra l’altro, solo 9 sono donne con le loro fortune che, complessivamente, sono aumentate di ben 500 miliardi di dollari negli ultimi sei anni, mentre i poveri hanno perso, di contro, ben 1.000 miliardi di dollari a conferma di un ulteriore ampliamento delle disuguaglianze sociali.

Lo stesso divario si registra pure in Italia con l’1% della popolazione più ricca che possiede quasi un quarto della ricchezza nazionale netta, per la precisione il 23,4% stando sempre ai dati che sono emersi dal Rapporto choc dell’Oxfam che evidenziano cifre sempre più sproporzionate. Secondo la confederazione internazionale britannica per combattere le disuguaglianze sociali servono interventi ad hoc a partire dalla messa al bando dei paradisi fiscali che sono proprio quelli che vanno a sottrarre risorse nelle casse degli Stati sovrani.

Oxfam un anno dopo, Davos un anno dopo, World Economie Forum un anno dopo. Anno dopo anno, però, il problema è sempre lo stesso: il divario tra i ricchi e i poveri del Mondo.
Secondo il rapporto diffuso ieri dall’organizzazione no profit O- xfam, che si occupa di emergenze e lotta alla povertà, oggi ci sono 62 super ricchi nelle cui mani si concentra la stessa ricchezza di metà della popolazione più povera.

Il confronto è con sei anni fa, quando ad avere lo stesso record erano in 388. Il patrimonio accumulato dall’1 per cento dei più ricchi al mondo avrebbe poi superato quello del restante 99 per cento degli abitanti della Terra.

IL REPORT fornisce dati ben delineati: dal 2010, la metà della popolazione mondiale (3,6 miliardi di persone) avrebbe assistito al diminuire della propria quota di ricchezza. Mille miliardi di dollari in meno che corrispondono a una contrazione del 41%. A peggiorare il quadro, il fatto che la popolazione mondiale sarebbe cresciuta in questi anni: un incremento demografico di almeno 400 milioni di nuovi nati nello stesso periodo.

E i super ricchi? Alcuni si sono arricchiti ancora di più e altri hanno smesso di esserlo. Per i primi, si è registrato un aumento di oltre 500 miliardi di dollari. Se si prova a immaginare tutta la ricchezza del mondo in gruzzoli d’oro, quello dei 62 ‘paperoni’ sarebbe formato da 1.760 miliardi di dollari, 28 a testa in media. E pure tra gli “avvantaggiati”, sono sempre le donne a essere minoranza: solo 9 possono fregiarsi del titolo di multimiliardarie.

La scelta dei tempi per l’emissione del rapporto non è casuale: oggi, in Svizzera, inizia il WorldE- conomic Forum e l’obiettivo del l’organizzazione è portare all’attenzione dei leader mondiali il problema dell’iniquità delle ricchezze.

“Non hanno ancora intrapreso alcuna azione concreta per contrastare una disuguaglianza crescente e ormai fuori controllo – ha detto ieri la direttrice Winnie Byanyima – A Davos, quest’anno, chiederemo con forza a governi e grandi corporation di porre fine all’era dei paradisi fiscali”.

E questo è il secondo punto su cui si concentra l’Oxfam. Secondo la loro elaborazione, oggi 188 delle 201 più grandi multinazionali hanno una sede in almeno un paradiso fiscale e a livello globale gli investimenti offshore, dal 2000 al 2014, sarebbero quadruplicati. Il risultato è che 7.600 miliardi di dollari di ricchezza di privati individui (una somma equivalente ai tre quarti della ricchezza netta delle famiglie italiane nel 2015) sarebbe depositato nei paradisi fiscali. Se sul reddito generato da questa ricchezza venissero pagate le tasse, i governi avrebbero a disposizione 190 miliardi di dollari in più ogni anno.

Un problema che riguarda anche il continente africano: il 30% della sua ricchezza è depositato su conti offshore: 14 miliardi di dollari all’anno circa che sono sparsi nel resto del mondo e che non generano entrate fiscali a favore del territorio. “Con una tale somma in Africa – sostiene l’organizzazione – si potrebbero assicurare servizi sanitari che salverebbero 4 milioni di bambini ogni anno e retribuire un numero di insegnanti sufficiente a consentire a tutti i bambini del continente africano di andare a scuola”.

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